REALE POSSIBILE; L'UTOPIA DELLA LUCE E DEL TEMPO. DUE LINEE DI TENDENZA NELLA FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE







Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!



Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org

Immagni da un mondo rovesciato

Due linee di tendenza nella fotografia contemporanea producono immagini indifferenti, potenzialmente in grado di confermare o di smentire, vere e false assieme
(Testo e immagini di Silvio Wolf)


a fotografia s’è rivolta sin dalla sua nascita al Reale. L’ha copiato, rappresentato, simulato, banalizzato, invidiato, studiato, ricordato, negato, ridefinito, idolatrato, documentato, onorato, ritratto, offeso, sublimato, testimoniato, denunciato, registrato, simbolizzato, antropomorfizzato, raffigurato.

L'ha messo in codice fino a identificarsi e confondersi a tal punto con esso da divenirne il sinonimo per antonomasia, la sacerdotessa d’ogni sua espressione e rappresentazione sensibile: s'è fatta Icona del Reale.

Con l’avvento di nuovi e più evoluti mezzi di rappresentazione e di tecnologie che la sopravanzano nel campo della comunicazione, la fotografia vive oggi una profonda crisi d’identità e di ruolo. I suoi statuti storici sono smentiti e superati dall'uso dei processi digitali associati alle tecniche tradizionali. Ciò non di meno la fotografia è oggi anche molto più libera di ricercare e di sviluppare il proprio linguaggio slegandosi dal fardello dei doveri storici che fin dalla sua invenzione le sono stati affidati.

La grande madre di tutti i mezzi non manuali di produzione dell’immagine può ora occuparsi di sé stessa senza dover più render conto ai propri figli e nipoti dell’etica e dell’ortodossia con cui raffigura il reale. La fotografia non solo può dare testimonianza del passato, ma anche evidenza del futuro e del possibile, mostrandoci luoghi senza altrove e presenti senza più un passato. Sostanzialmente può rappresentare ciò che vuole – come vuole –, creando il proprio dominio in un territorio di completa autoreferenzialità.

Sembrano oggi affermarsi nella fotografia contemporanea soprattutto due linee di tendenza, parallele e complementari, ma assai diverse tra loro per il metodo e per le strategie di comunicazione adottate.

L’una mette in scena il reale, ricostruendolo e raffigurandolo come se ciò che accade all’interno dell’immagine fosse in realtà accaduto anche nel tempo e nello spazio, ciò che vediamo fosse anche stato: come se ad un qui presente corrispondesse un altrove passato.

E’ la raffigurazione di una realtà che sembra reale e che lo diventa nel momento in cui si dà vita alla sua icona. L'immagine del mondo è il suo modello, il teatro della vita è il palcoscenico virtuale su cui progettare le scene e i ruoli d’un immateriale sfera della soggettività.

L’altra rappresenta la realtà data, quella dura, esterna e preesistente, raffigurandola però in modo magico e sorprendente, quasi a cogliere e svelare il mistero e l’artificio ch'essa può accogliere.

E' una visione speciale della realtà, che la rende somigliante e insieme diversa da come normalmente la percepiamo. Il suo campo d'indagine è il banale e il quotidiano. Essa si concentra su ciò che normalmente tendiamo a ignorare, sullo scarto della percezione: proprio tra ciò che già ci circonda è dunque riposta la possibilità di riscatto dall'indifferenziato, dall'opaca apparenza del nostro quotidiano.

Questi due diversi atteggiamenti nei confronti della realtà sensibile, pur se di segno contrario, raggiungono forme di rappresentazione sorprendentemente simili, fino a confondersi l'una con l'altra. Entrambi infatti creano una visione della realtà apparentemente analoga a quella della quale abbiamo esperienza diretta, ma la rappresentano in modi sottilmente inquietanti: siamo di fronte a immagini indifferenti, potenzialmente in grado di confermare o di smentire, vere e false assieme. Arbitri di questa scelta non sono più né il soggetto rappresentato, né l'etica di chi crea le immagini, ma piuttosto il pensiero e l'atteggiamento di chi vi si confronta ed il contesto in cui esse sono inserite.

Siamo ormai giunti di fronte all'immagine di uno specchio del mondo in grado di ricombinare da solo i frammenti delle infinite immagini riflesse e di restituirceli in forma di pure Icone della Luce e del Tempo.


PROFILO BIOGRAFICO
Silvio Wolf (www.silviowolf.com) nasce a Milano nel 1952, dove vive e lavora. Studia Filosofia e Psicologia in Italia (1971-72) e Fotografia ed Arti visive in Inghilterra (1972-74). Dal 1977 al 1987 lavora come artista esclusivamente con il mezzo fotografico. In questo periodo esplora e approfondisce il linguaggio fotografico, del quale nega il valore documentario e narrativo e la referenzialità dell'immagine. Espone in Italia e all'estero; tra le mostre di questo periodo, da segnalare Documenta 8 a Kassel. Dal 1987 introduce nel proprio lavoro l’uso di nuovi linguaggi, utilizzando anche il video, le proiezioni e il suono. Crea interventi sonori nell'ambiente ed elabora le immagini anche mediante l'uso di processi digitali. Divengono centrali nel suo lavoro i problemi dello spazio e del luogo, dell'assenza e dell'altrove. Ha realizzato installazioni temporanee e permanenti appositamente concepite per gallerie, musei e spazi pubblici in Belgio, Canada, Germania, Inghilterra, Italia, Lussemburgo, Spagna e Stati Uniti. Dal 1994 pubblica saggi e progetti speciali e cura mostre in gallerie private e spazi pubblici. E’ docente di Fotografia nella Scuola di Arti Visive dell’Istituto Europeo di Design di Milano e visiting professor all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Milano, 12 febbraio 2003
© Copyright 2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


«Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d'allarme sono rudimentali: non c'è neppure un equivalente affidabile della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse né pretesti, ne rispondi appieno.»

(Primo Levi, La chiave a stella)



Novità in libreria...








AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
PAROLE NUOVE

Chi decide della dignità di un nano?
Ovvero, la libertà di liberarsi da alcune libertà fondamentali

Un sano pragmatismo fondato sulla alleanza tra scienza laica e filosofia permea Il lancio del nano, accanto a una tenace, puntigliosa, divertita curiosità per quelli che sono i veri e falsi dilemmi e i paradossi della morale moderna. Le forze oscurantiste ostacolano la risoluzione di tali dilemmi. Armando Massarenti inquadra la diatriba fra una cultura arroccata sul giustificazionismo a-storico, e una cultura aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali. (di Roberto Caracci)
Il dolore di quella ferita

(che ogni scrittore dovrebbe sentire)
Raffaele La Capria indaga un aspetto dell’esistenza umana oggi abbastanza trascurato: l’interiorità. L'amorosa inchiesta, romanzo epistolare e autobiografico, è un tentativo di conoscere la realtà attraverso l’io dei sentimenti, contrapposto a quello delle idee. L'autore ne discute con Paolo Di Paolo

Il dolore del vivere
(Da assaporare fino all'ultima stilla)

La poesia di Camillo Sbarbaro fa da spartiacque fra la poesia del primo Ottocento e quella della prima rivoluzione industriale. L'atonia vitale, la pietrificazione interiore dell'individuo che assiste da spettatore inerte alla vita, la frantumazione della propria identità nei rapporti con il mondo esterno, sono la misura del disagio che l'uomo Sbarbaro avverte nei confronti di un'esistenza che subisce, volendola vivere nondimeno con avidità. (di Anna Maria Bonfiglio)
L'energia delle città.
Percorsi e ipotesi di ricerca muovendo dal caso di Napoli
Da tempo, tra i temi evocati dalla storiografia ambientalista vi è il ruolo svolto dal sistema energetico e dalla straordinaria crescita urbana nell'indurre i cambiamenti degli assetti ambientali. La legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale che prevede una specifica attenzione per l'uso delle fonti rinnovabili di energia. Napoli detiene un primato in termini di densità abitativa che la rende dipendente da un flusso di energia in entrata molto elevato e ne fa un caso emblematico nell'ambito del panorama nazionale. A partire dal caso di questa città, si sollevano dunque alcuni interrogativi e si presentano alcuni primi risultati di una ricerca sulla storia dei consumi di energia nelle città italiane in età contemporanea. (di Silvana Bartoletto)


ALTROVE

Da Gadda al Gruppo 63
Il primo congresso della Neoavanguardia ebbe luogo a Palermo dal 3 all’8 ottobre del 1963
Gruppo 63

Il primo congresso del Gruppo 63 formalizzava l'impegno di alcuni intellettuali che osarono sfidare lo status quo e proporre un approccio creativo che tenesse conto di nuove realtà concretizzatesi con un diverso clima economico e con la rivoluzione massmediatica del dopoguerra.
(Arbasino, Balestrini, Eco, Gadda, Pasolini, Sanguineti, Testori...).


La Musa senza un “pubblico”
Produzione e fruizione, comunità e mercato della poesia
Dopo che tutto è stato già scritto, alla ricerca di nuove cose da dire, di nuovi linguaggi, la poesia ridiventa l’identità di una nuova comunità linguistica, originaria e reticolare, nella quale lettura e scrittura si incrociano, pubblico e critica si soprappongono... (di Pasquale Vitagliano).

d.De Silva
L'odore del nulla
L'olfatto come traccia della memoria. Città senza nome, negazione dello spazio. La ferocia come prodotto dell'educazione che provoca conflitti. L'amore, unica esperienza «che possiede la dignità di vita». Intervista dal tono colloquiale a Diego De Silva, autore dal linguaggio forte e carico di emozioni. (di Marina Giardina)


L'amore che si autotradisce
«Una vita come protesta vissuta, come lento suicidio, come sciopero o martirio»
Dario Bellezza ha vissuto immerso nella vita, spendendo, anzi dilapidando poeticamente la sua vita, fitta di errori e di illuminazioni. In ciò, superbamente eroico, catastroficamente autodistruttivo. Resta la sua poesia, alta, sublime, "di un impegno immenso" (di Fabrizio Cavallaro)






http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 27 apr 2007

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy