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CONTRIBUTI
Il lancio del nano

Il paradosso del razzista

In una notte senza luna tutte le vacche sono nere
(di Armando Massarenti)

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Il clima di emergenza in tema di sicurezza (apparentemente ingiustificato) stimola una riflessione sulla distanza esistente tra percezione del rischio e reale consistenza del fenomeno e degli scherzi che la suggestione a volte tira alle persone prevenute.

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n una città vive un nero ogni dieci abitanti. Un uomo denuncia di essere stato aggredito da un nero. La polizia simula più volte la scena, nelle stesse condizioni di luce, con persone diverse nella parte dell'aggressore, metà bianche e metà di colore.

Nell'80 per cento dei casi l'uomo indica correttamente se il simulatore è bianco o nero. Nel 20 per cento si sbaglia. Domanda: quanto è giustificata la sua convinzione che il vero colpevole sia nero?

All'80 per cento, sarà la risposta più immediata. E invece non è così. Per fare una stima corretta, infatti, bisogna tener conto di quanti neri ci sono in città. Il 10 per cento, abbiamo detto. Dunque, su 100 persone 10 sono nere. Di queste 10, due verranno identificate erroneamente come bianche e 8 correttamente come nere. Dei rimanenti 90 bianchi, 18 verranno identificati erroneamente come neri. La probabilità che l'aggressore sia nero è dunque solo di 8/26, cioè poco più del 30 per cento.

Altro che 80 per cento! Si aggiunga che se i neri fossero non il dieci ma, per esempio, l'uno per cento (cifra assai più vicina alla realtà degli immigrati in Italia) la probabilità di avere ragione per l'aggredito crollerebbe a poco più del tre per cento. Con l'aumentare del numero dei neri invece le probabilità dell'aggredito di avere ragione aumenterebbero in proporzione. Fino alla assoluta certezza. Ma allora egli vivrebbe in una città in cui tutti (a parte lui) sono neri.

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È il «paradosso del razzista». Lo si trova nel volume di Michael Clarck I paradossi dalla A alla Z (Cortina). Ma forse non è neppure un paradosso. È solo un esempio dei diversi modi in cui, per un errore di prospettiva, che per pigrizia non ci sforziamo di correggere, tendiamo a trattare ingiustamente le minoranze etniche.

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Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato da questo brano:



NOTE
Questo brano viene pubblicato nell'ambito del progetto formativo Il lancio del nano, promosso dalla Società Filosofica Italiana, per cortese concessione dell'editore Guanda




BIBLIOGRAFIA
Armando Massarenti,
Il lancio del nano. E altri esercizi di filosofia minima
(Guanda, Parma, settembre 2006)

Michael Clarck I paradossi dalla A alla Z, Cortina 2006

Milano, 2007-12-19 19:14:21

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«Un clàcson, dalla camionale: e il vuoto delle cose. Tutto taceva, finalmente. I gatti, all’ora consueta, certo, ecco erano penetrati nella casa, per dove solo loro entrano: vellutate presenze l’affissavano dalla metà delle scale, con occhi nella oscurità come topazi, ma fenduti d’un taglio, lineate pupille della lor fame: e le rivolsero, miaulando, un saluto timido e un appello: “ è l’ora”»

(Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore)

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