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    1) GRANDE ALBERGO SOLE

    Se io fossi il deserto,
    se i miei fianchi fossero dune,
    tu che saresti?
    Saresti palma verde
    mi copriresti il capo
    mi daresti l’ombra ed il riparo.
    Saresti carico di dolci datteri succosi
    dorati come miele
    come ambra
    mi nutriresti e sfameresti
    saresti oasi e conca d’acqua fresca
    e in te io mi disseterei.

    Se io fossi il deserto
    se i miei fianchi fossero dune
    tu saresti un guerriero tuareg
    e vestiresti d’azzurro
    sopra un cammello.
    In me ti accamperesti
    e accenderesti un fuoco
    pianteresti la tua tenda
    su di me accosteresti l’ orecchio.

    Ed io ti parlerei
    dei miei silenzi
    del vento che mi solleva in aria
    in turbinio
    delle tempeste di sabbia
    che mi offuscano la mente e gli occhi
    dei viaggiatori solitari
    che mi hanno percorsa
    le loro storie
    i loro carichi di spezie
    ti canterei i loro canti
    intonerei la loro musica.

    Se io fossi il deserto,
    se i miei fianchi fossero dune
    tu saresti le bianche fungaie
    e i calcari fossili,
    e le nummoliti nere
    e i pinnacoli di roccia
    e le montagne strapiombanti
    e io, da lì, mi butterei giù.

    Se io fossi il deserto,
    se i miei fianchi fossero dune
    tu saresti alternanza di colori e luci
    saresti il secco ghibli che toglie il respiro
    la durezza del sole
    saresti un disco rosso rovente
    e ogni giorno
    per mesi, per anni
    bruceresti la mia pelle
    saresti la calura
    che accende e infiamma ogni arbusto
    e avvampa in fuoco ogni filo d’erba.

    Saresti la mia desolazione,
    la mia squallidezza;
    saresti serpente strisciante
    e scorpione mortale e lucertola
    e ratto canguro e volpe fennec
    e poi
    saresti arsura
    saresti sete
    saresti aridit
    e io ne morirei.

    Per me saresti questo e altro e altro ancora
    se io fossi il deserto,
    e se i miei fianchi fossero dune
    ma, oggi, non saremmo qua,
    in questi quattro canti di Palermo
    in questo grande albergo a quattro stelle
    in questo grande letto a due piazze
    sdraiati a chiacchierare e a riposare
    con quest’arietta fresca che entra dalla finestra
    rivolta giusto verso noi
    rivolta sopra questi miei grandi fianchi
    sopra i miei grandi fianchi, grandi come dune,
    dune del deserto.

    Antonella Pizzo, nessuna precedente pubblicazione

Milano, 2006-09-08 03:25:55
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Le modalità della malattia mentale si radicano nelle strutture stesse dell’esistenza
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Percorsi e ipotesi di ricerca muovendo dal caso di Napoli
Da tempo, tra i temi evocati dalla storiografia ambientalista vi è il ruolo svolto dal sistema energetico e dalla straordinaria crescita urbana nell’indurre i cambiamenti degli assetti ambientali. La legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale che prevede una specifica attenzione per l’uso delle fonti rinnovabili di energia. Napoli detiene un primato in termini di densità abitativa che la rende dipendente da un flusso di energia in entrata molto elevato e ne fa un caso emblematico nell'ambito del panorama nazionale. A partire dal caso di questa città, si sollevano dunque alcuni interrogativi e si presentano alcuni primi risultati di una ricerca sulla storia dei consumi di energia nelle città italiane in età contemporanea. (Silvana Bartoletto)
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Giannino di Lieto (Minori, Salerno 1930-2006), poeta nuovo che non ha modelli, non ha maestri, ripudia gli imitatori, non cerca adepti, ha vissuto intensamente, dividendosi fra la scrittura, l’organizzazione culturale e l’impegno ideologico, seguendo un discorso proprio, fuori e sopra le mode, libero. (Giovanni Maria di Lieto)


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