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SCRIPTORIUM
Per una nuova Etica dello sviluppo

L’energia delle città.

Percorsi e ipotesi di ricerca muovendo dal caso di Napoli
(di Silvana Bartoletto)

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Da tempo, tra i temi evocati dalla storiografia ambientalista vi è il ruolo svolto dal sistema energetico e dalla straordinaria crescita urbana nell’indurre i cambiamenti degli assetti ambientali. La legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale che prevede una specifica attenzione per l’uso delle fonti rinnovabili di energia. Napoli detiene un primato in termini di densità abitativa che la rende dipendente da un flusso di energia in entrata molto elevato e ne fa un caso emblematico nell'ambito del panorama nazionale. A partire dal caso di questa città, si sollevano dunque alcuni interrogativi e si presentano alcuni primi risultati di una ricerca sulla storia dei consumi di energia nelle città italiane in età contemporanea.

    «Solo assumendo la relazione e la distinzione tra le dinamiche sociali e quelle ecologicheè possibile analizzare il significato storico delle modalità con cui i sistemi hanno incorporato – nel loro farsi – porzioni di natura».

    [Gabriella Corona e Simone Neri Serneri, Città e ambiente nell'Italia contemporanea. Un'introduzione, in Storia e ambiente, Carocci 2007 (1)]

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n Italia, negli anni Settanta dell'Ottocento, la quasi totalità dei consumi d'energia era rappresentata dalla legna e dal cibo per gli uomini e per gli animali, mentre i combustibili fossili fornivano meno del 7 per cento del totale (2).

L'equilibrio tra fonti di energia da una parte e popolazione in aumento dall'altra stava diventando sempre più problematico. [...] Solo in seguito all'impiego del carbon fossile fu possibile disporre di maggiori quantitativi di energia [...] In termini percentuali, il consumo di combustibile fossile rappresenta il 42 percento della disponibilità energetica complessiva nel 1913 e il 50 percento alla vigilia del secondo conflitto mondiale. Attualmente rappresenta l'88 percento del bilancio energetico degli italiani, contro il 6 percento delle fonti tradizionali (6). [...] In seguito all'impiego di combustibile fossile si è allargata la geografia dell'approvvigionamento ed è aumentata la dipendenza energetica. [...] Le città moderne, per poter sopravvivere, hanno bisogno di enormi quantitativi di energia. basti considerare che secondo talune stime, un ettaro di area metropolitana consumerebbe mille volte più energia di un'area equivalente a economia rurale (11). [...] La questione energetica assume una posizione centrale nell'ambito del dibattito relativo alla sostenibilità urbana, poiché la città si è trasformata da sistema dissipativo a bassa entropia a sistema dissipativo altamente entropico in seguito all'impiego su vasta scala di risorse energetiche non rinnovabili, quali il carbon fossile e il petrolio. [...] Esiste una correlazione negativa tra consumo di elettricità e consumo di gas. Infatti i comuni con bassi consumi di gas presentano nel contempo consumi più alti per l'energia elettrica.

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Il caso Napoli

Napoli rappresenta, per ammontare di popolazione, la terza città d’Italia, dopo Roma e Milano. Al contrario, la sua superficie, se raffrontata a quella degli altri grandi comuni italiani, risulta superiore soltanto a quella di Firenze.

Da ciò consegue per Napoli un primato in termini di densità abitativa. Al momento dell’unificazione, Napoli contava circa 447.000 abitanti, mentre città come Milano, Roma e Torino ne avevano meno di 200.000 (16). L’importanza di Napoli era legata al suo ruolo di capitale e di centro amministrativo: ancora all’inizio del Novecento, era la città più popolosa d’Italia, con oltre 750.000 abitanti. Ciò non solo perché Napoli fungeva da catalizzatore della popolazione delle altre aree meridionali, ma anche per l’attività portuale e per la presenza di un’attività artigianale e industriale polisettoriale di dimensioni significative per l’epoca. La sua popolazione sarebbe cresciuta fino al 1971, per poi mostrare una tendenza alla diminuzione, come si evince dai censimenti successivi.

Proprio perché la variabile demografica ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di transizione da un sistema energetico a un altro, il caso di Napoli appare particolarmente interessante. Una città così popolosa necessitava di un flusso di energia in entrata molto elevato, che poteva essere soddisfatto solo drenando risorse da regioni sempre più distanti (17).

Nella prima metà del XIX secolo si avviò, anche se in maniera lenta e graduale, il passaggio da fonti energetiche rinnovabili, come la legna, a fonti energetiche non rinnovabili, come il carbon fossile. Si pensi all’introduzione del trasporto a vapore, nel 1839, con l’inaugurazione della prima ferrovia, la Napoli-Portici, e all’avvio, nel 1840, del sistema di illuminazione a gas, con l’attivazione del primo gasometro proprio nel cuore della città (18).

[...] A partire dall’Unità d’Italia fino agli anni Sessanta nel Novecento, i consumi di gas da carbone aumentano notevolmente. In particolare, dal 1861 fino al 1900 praticamente decuplicano, passando da 1.250.000 a 10.850.300 metri cubi. Tuttavia, un forte balzo in avanti si ha durante il periodo giolittiano. Infatti, in soli dieci anni, e cioè dal 1905 fino al 1915, i consumi aumentano del 145 per cento. Una brusca riduzione dei consumi si ha nel corso dei due conflitti mondiali, ma a partire dal secondo dopoguerra si ha una rapida ripresa fino ad arrivare, nel 1961, a un consumo annuo di ben 65.916.834 metri cubi e a un numero di utenti pari a 140.139.

La maggiore domanda dipende non solo dall’aumento della popolazione, ma anche dalla crescita dei consumi pro capite. Questi ultimi infatti, passano da 2,8 metri cubi annui nel 1861 a 21 metri cubi nel 1900, per raggiungere i 30 metri cubi alla vigilia del primo conflitto mondiale. Tra il 1950 e il 1961 crescono da 36 a 47 metri cubi.

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A partire dagli anni Cinquanta, una nuova fonte energetica si affaccia sulla scena nazionale, il gas naturale, che gradualmente sostituisce il gas da carbone. Dalla fine degli anni Settanta, in seguito alle crisi energetiche e al forte rialzo del prezzo del petrolio, il consumo di metano aumenta rapidamente, raddoppiando addirittura tra il 1989 e il 1999. Verosimilmente, la forte crescita della domanda di metano non è dipesa tanto da un aumento della popolazione, che al contrario si è ridotta da 1.225.227 abitanti nel 1977 a 1.004.500 abitanti nel 2003, quanto dai consumi pro capite, che durante l’arco di tempo esaminato sono aumentati di cinque volte, passando da 40,44 metri cubi nel 1977 a 210,62 nel 2003. Anche l’estensione della rete ha contribuito all’incremento dei consumi. Infatti, il numero delle utenze, ovvero il numero dei contatori installati, è cresciuto, passando da 212.029 a 306.388 (cfr. TAB. 11,4).

Attualmente il consumo di gas metano è di circa 210 metri cubi pro capite. Se si guarda alla ripartizione del consumo per tipo di utenza, nel 2002 circa l’80 per cento è costituito dagli usi domestici e dal riscaldamento. Circa il 5 per cento va alla grande industria, l’8 per cento al commercio e all’artigianato e il 5 per cento agli ospedali.

Per ciò che riguarda i consumi di energia elettrica, si sono ricostruiti i consumi dal 1948 a oggi. L’articolazione dei dati varia nel corso degli anni. Per il periodo compreso tra il 1948 e il 1958 i dati sono stati tratti dal «Bollettino mensile di Statistica» del Comune di Napoli, dove vengono distinti i consumi per illuminazione da quelli per forza motrice. Come si vede, in soli dieci anni i consumi complessivi raddoppiarono, passando da poco meno di 521milioni di kwh a circa 1.265 milioni.

Ciò dipende dal forte aumento dei consumi per forza motrice, che passano da circa 424 milioni di kwh a 1.080 milioni. Anzi, possiamo dire che i consumi di elettricità per forza motrice hanno sempre rappresentato più dell’80 per cento del consumo totale.

I consumi per illuminazione, pur essendo raddoppiati durante l’arco di tempo considerato, rappresentano una percentuale non rilevante rispetto altotale: il 18 per cento nel 1948 e il 14 per cento nel 1958.

Per gli anni successivi, anche se la fonte è sempre costituita dalle statistiche del Comune di Napoli, muta l’articolazione dei dati: illuminazione pubblica, usi domestici, usi in locali e luoghi diversi dalle abitazioni. Quest’ultimo settore, che comprende anche le industrie, nel 1976 rappresenta il 51 per cento del totale e nel 2003 il 60 per cento circa. Gli usi domestici, invece, costituiscono il 38,6 per cento nel 1976 e il 37 per cento nel 2003, mentre i consumi per l’illuminazione pubblica ammontano a poco più del 2 per cento.

Accantonando temporaneamente l’analisi della domanda per categorie di utilizzatori finali e tornando a considerare l’andamento dei consumi complessivi, si nota che buona parte della crescita si è concentrata tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta (cfr. FIG. 11.5).

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Specialmente durante gli anni del “miracolo economico” si è avuta una crescente elettrificazione delle abitazioni e dei consumi elettrici, sia per uso illuminante che per il diffondersi degli elettrodomestici, dai frigoriferi agli apparecchi televisivi, e di altri apparecchi e utensili alimentati elettricamente. In quell’arco di tempo i consumi raddoppiarono, passando da quasi 1.265 milioni di kwh nel 1958 a oltre 2.375 milioni nel 1978. Anche i consumi pro capite aumentarono rapidamente: in soli sette anni, passando da 610 kwh a 1.939 kwh tra il 1958 e il 1978. Ciò significa che per l’energia elettrica l’aumento dei consumi è dipeso solo in parte dalla crescita della popolazione e che in buona parte si è trattato di un maggiore consumo pro capite.

Fino alla fine degli anni Ottanta i consumi sono aumentati, ma successivamente si è verificata un’inversione di tendenza: tra il 1989 e il 1998 i consumi si sono ridotti da 3.005.971 migliaia di kwh a 2.363.295. Tale diminuzione è dovuta in buona parte alla minore domanda del settore degli usi in locali e luoghi diversi dalle abitazioni. Poiché tale categoria include anche i consumi industriali, e quindi i consumi delle industrie siderurgiche, si potrebbe ipotizzare che tale riduzione sia in qualche modo dipendente dalla chiusura dell’impianto siderurgico di Bagnoli. Si tratta però solo di un’ipotesi, poiché al momento non si hanno dati più dettagliati sui consumi di elettricità nel settore industriale.

Oltre a quanto fin qui considerato, relativamente ai consumi di energia elettrica e gas, è da aggiungere che una parte considerevole dei consumi energetici urbani è costituita dai carburanti per le autovetture. Tuttavia, le serie statistiche attualmente disponibili – elaborate dal ministero delle Attività produttive – non sono su base comunale, bensì provinciale, e dunque non utilizzabili ai fini della presente ricerca relativa all’ambiente urbano.

Per quanto lo studio dei flussi energetici delle città sia ancora in una fase molto iniziale, alcuni progressi sono stati compiuti. Oltre al già ricordato Osservatorio sulle città, la legge 9 gennaio 1991, n. 10, ha imposto ai comuni con oltre 50.000 abitanti di predisporre un piano energetico comunale allo scopo di definire le linee di indirizzo strategico nel settore dell’energia, di verificare l’esistenza delle condizioni e delle risorse per la loro attuazione e di controllarne nel tempo l’effettiva realizzazione. All’interno del piano, il legislatore prevede una specifica attenzione per l’uso delle fonti rinnovabili di energia, essendosi finalmente acquisita piena consapevolezza che il settore energetico, pur essendo essenziale per lo sviluppo economico, rappresenta nel contempo una delle maggiori sorgenti di emissione di inquinanti atmosferici e gas climalteranti quali anidride carbonica, ossidi di azoto e biossido di zolfo. Le città costituiscono in questa prospettiva un campo di intervento strategico, non solo perché contribuiscono in maniera consistente all’inquinamento e al consumo di risorse, ma soprattutto perché in un paese fortemente urbanizzato come l’Italia rappresentano un terreno fertile per l’attuazione di nuove politiche pubbliche per la sostenibilità delle aree urbane.


NOTE
1. Questo articolo è tratto dal volume Storia e ambiente, a cura di Gabriella Corona e Simone Neri Serneri (Carocci 2007), che, dalla Sicilia all'Adige offre una ricostruzione dell'intreccio fra la modernizzazione delle città e la la riconfigurazione epocale dei paesaggi, degli assetti territoriali e degli equilibri ambientali tra il primo Ottocento e il novecento. ItaliaLibri lo pubbllica per cortese concessione dell'editore.

2. Il vento per le vele e le cadute d’acqua per azionare mulini, segherie e frantoi fornivano solo l’1 per cento (P. Malanima, Energy Consumption in Italy in the 19th and 20th Centuries. A Statistical Outline, Consiglio nazionale delle ricerche, Roma 2006, in particolare pp. 96-8). Per altre stime della disponibilità energetica complessiva dall’Unità fino alla vigilia del primo conflitto mondiale cfr. C. Bardini, Senza carbone nell’età del vapore. Gli inizi dell’industrializzazione italiana, Mondadori, Milano 1998; Id., L’economia energetica italiana (1863-1913): una prospettiva inconsueta per lo studio del processo di industrializzazione, in «Rivista di Storia conomica», 8, 1991, pp. 81-114; Id., I flussi energetici in una prospettiva storica. Problemi metodologici della ricerca, in «Società e Storia», 56, 1992, pp. 357-92.

6. Il restante 6 per cento viene coperto dall’idroelettricità e dall’elettricità di origine geotermica, eolica e fotovoltaica. Il ruolo svolto dall’energia nucleare in Italia non è stato significativo, cfr. C. Lombardi, La questione dell’energia nucleare, in G. Zanetti (a cura di), Storia dell’industria elettrica in Italia, vol. V, Gli sviluppi dell’ENEL 1963-1990, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. 589-644.

11. Cfr. V. Bettini, La città come sistema dissipativo, in Id., Elementi di ecologia urbana, Einaudi, Torino 1996, pp. 39-57; J. Rifkin, Entropia, ed. rivista e aggiornata, Baldini e Castoldi, Milano 2000 (ed. or. 1989), pp. 234-47.

16. L. Del Panta, Dalla metà del Settecento ai nostri giorni, in AA.VV., La popolazione italiana dal Medioevo a oggi, Laterza, Roma-Bari 1996, p. 204.

17. S. Bartoletto, Dalla legna al carbon fossile. I consumi di combustibile a Napoli nel corso dell’Ottocento, in «Mélanges de l’Ecole française de Rome. Italie et Méditerranée», CXVI, 2004, 2, pp. 705-21. Inoltre cfr. L’approvvigionamento energetico della città di Napoli tra XIX e XX secolo, in I. Zilli (a cura di), La natura e la città. Per una storia ambientale di Napoli fra ’800 e ’900, Edizioni scientifiche italiane, Napoli 2004, pp. 139-75. In particolare sul concetto di città “termica” cfr. Corona, La sostenibilità urbana a Napoli, cit., pp. 20 e 24-8.

18. Il primo esperimento fu realizzato nel 1837 dal francese de Frigiére, che illuminò il portico della basilica di San Francesco di Paola. Nel 1840 fu attivato il primo gasometro proprio nel cuore della città, in via Cupa a Chiaia. Dopo la fondazione, nel 1862, della Compagnia napoletana d’illuminazione e scaldamento col gas sorsero accese polemiche sull’insediamento dei nuovi gasometri: mentre la compagnia li voleva in prossimità della ferrovia per agevolare il rifornimento del carbon fossile, alcuni amministratori pubblici sollevarono il problema della salubrità dell’aria, in vista dell’ampliamento dell’abitato, ma, pur dopo lunghe discussioni, l’interesse privato prevalse e fu consentita l’espansione degli impianti nella zona di Sant’Anna alle Paludi, cfr. S. Bartoletto, Gli esordi dell’industria del gas a Napoli 1837-1862, in «Ricerche storiche», 3, 2000, pp. 569-82.



BIBLIOGRAFIA

Milano, 2007-03-07 20:59:41

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