ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE

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Per una nuova etica dello sviluppo

Il tema dei RIFIUTI prosegue in questo semestre (gennaio-giugno 2007) una serie di argomenti incentrati sull\'Ambiente, che ItaliaLibri sottopone alla sensibilità, all\'immaginazione, alla razionalità degli autori. I frutti (versi, racconti o saggi) verranno accolti sul sito e tra le pagine della nuova pubblicazione letteraria.
SEZIONE POESIA
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    È AMORE

    Mentre ravvivi il fuoco,
    osservo le fiamme innalzarsi
    a cattedrali eteree,
    e voci scoppiettanti
    cantano inni ancestrali.
    Osservo il tuo viso segnato,
    ne accarezzo la storia,
    e lenisco i solchi
    incisi dalle sofferenze.
    Osservo le tue mani trasudate,
    ne raccolgo i caldi umori
    da serbare per il freddo inverno.
    Sento fondere i sensi
    che la vita ha congelato
    e, al cospetto del tuo ardore,
    si arrendono per approdare
    alla certezza del desio sperato:
    è amore…..
    E godo, ora, quel calore che fermenta in me,
    quel gusto di carni
    che, su tavola imbandita d’amore,
    assaporerò con te.

    3 agosto 2004

    Maria Iorillo, nessuna precedente pubblicazione (2006-08-29 03:18:45)

    HO DESIDERIO DI TE

    Stasera le mie carni urlano
    il desiderio che ho di te,
    bruciano del fuoco
    che i primordiali scoprirono
    una notte di luna piena.

    Sarò io a cercarti
    farò scivolare il corpo caldo
    fra le tue braccia
    fino ad affondare in esse.
    Sentirò i miei seni
    bagnarsi di te.

    Sensazioni di donna che ama.
    Sì, amo il perdermi in te
    e rinascere onda
    per portare il tuo seme ovunque...


    ... o mare.

    Maria, giugno 2006

    Maria Iorillo, nessuna precedente pubblicazione (2006-08-29 03:18:03)

    GLYKIPIKROS EROS

    Amore, non t‘incolpo, poiché la colpa fu mia, non fossi stato di creta comune,
    Avrei scalato le altezze somme, inviolate tuttora, visto l‘aria più piena, il giorno più ampio.
    Dalla ferocia della mia passione sprecata avrei tratto un canto migliore, più limpido,
    Acceso una luce più luminosa di più libera libert , combattuto ingiustizie dalla testa d‘Idra.
    Se le mie labbra avessero avuto il dono della musica dai baci pungenti che le fecero sanguinare,
    Tu avresti camminato con gli angeli su quel prato verde e smalto.
    Avrei percorso la strada sulla quale Dante vide rifulgere i soli di sette cerchi,
    Si! forse avrei visto aprirsi i cieli, come si aprirono al Fiorentino.
    E le potenti nazioni avrebbero incoronato me, che ora sono senza corona e senza nome,
    E un‘alba d‘oriente mi avrebbe trovato genuflesso sulla soglia della Casa della Fama.
    Mi ero seduto in quel circolo marmoreo dove il bardo più vecchio è come il giovane
    E la zampogna versa eternamente miele, e le corde della lira sono tese in eterno.
    Keats avrebbe sollevato le sue chiome imenee dal vino di semi di papavero,
    Con bocca di ambrosia mi avrebbe baciato in fronte, la mia mano avrebbe serrato con la mano
    del nobile amore.
    E a primavera, quando i germogli del melo sfiorano il seno lucido della colomba,
    Due giovani amanti distesi in un frutteto avrebbero letto la storia del nostro amore.
    Avrebbero letto la leggenda della mia passione, conosciuto l‘amaro segreto del mio cuore,
    Si sarebbero baciati come ci siamo baciati noi, ma non separati come ora è destino
    che ci separiamo.
    Poiché il fiore cremisi della nostra vita è divorato dal verme della verit
    E nessuna mano può raccogliere i petali caduti e secchi della rosa della giovinezza.
    Pure non rimpiango di averti amato - ah! che altro avrei dovuto fare io...(...) -
    Poiché i famelici denti del tempo sbranano, e gli anni dai piedi silenziosi inseguono.
    Senza timone, andiamo alla deriva nella tempesta, e una volta passato il fortunale della gioventù, Senza lira, senza liuto o coro, la Morte, pilota silenzioso, finalmente viene.
    E nella tomba non c‘è piacere, poiché la cecilia si pasce della radice,
    E il desiderio diventa rabbrividendo cenere, e l‘albero della passione non da frutti.
    E meno cara la Citerea che si levava come un giglio d‘argento dal mare.
    Ho fatto la mia scelta, ho vissuto i miei carmi, e anche se la gioventù è sparita in sogni sprecati,
    Ho trovato la corona di mirto dell‘amante migliore di quella d‘alloro del poeta.

    oscar wilde, Poems (2006-08-25 17:31:01)

    Obliquo

    Mani scivolano al corpo
    nitido il tatto carezza impetuosa d’agosto
    Lo sento il tuo alito
    - soffio di terre bruciate -
    scende alla mente la bocca nei fianchi
    Isola di femmina sono tra femmine
    la tua sete, d’inviolabili idee,
    più giù nella carne
    in telo d’inebrianti sudori
    sillabe mute come lividi albori mi vestono
    Passione d’algida nebbia mi toglie esistenza
    e affonda la mente fino a ridurre
    vita e respiro.
    Vorace cantore di serpi
    al varco m‘attendi dei tuoi spenti carboni
    lava sotto le ceneri, vulcano che vira nel cuore
    un intenso fragore di tuono
    Freddo di fuoco
    con unguenti vapori il mio languore
    disseti
    tu mi rendi nel sogno ciò che il giorno
    obliquo
    mi toglie

    Elisabetta Mori, nessuna precedente pubblicazione (2006-08-25 15:17:11)

    LE SERE DELLA LUNA


    Accendo una mantiglia sul passo incerto
    stanca a ricorrerti fra quattro muri sghembi
    Sono le sere dell’affannosa luna quelle che corro
    dentro al rivolo dolente.
    Ho visto ogni cosa ed ogni cosa ho scorto
    mi sono inerpicata su pendii scoscesi
    piangevano le mani
    e gli occhi sanguinavano
    Pellegrina di un’anima dannata
    ho preso le mie spalle e le ho portate al grezzo
    scrostate come seta livida su splendore antico.
    Ho preso i miei occhi e li ho graffiati a vista
    come una perla nera li ho rivolti al sole.
    Ho giunto le mie unghie ed ho pregato il vento
    l’ho udito lamentarsi di quel giorno perso.
    Ho raggirato il globo ottanta volte andato
    Restano sempre quelle le sere della luna
    quelle che incessantemente corro dentro
    al mio rivolo dolente.

    Elisabetta Mori, Raccolta (2006-08-25 15:16:38)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«Il littorio e i gerarchi sono cose che possono venire in mente solo a impiegati da mille lire al mese, non "stomping at the Ritz" o "waltzing at the Savoy"! E si trasforma ancora adesso qui sotto i nostri occhi invece di morir del tutto perché rimane una delle costanti più sinistre di questo bel paese!»

(Alberto Arbasino, Fratelli d’Italia")

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PAROLE NUOVE

Il Palazzo d'Inverno
La ricca e raffinata raccolta del museo Ermitage
Il termine "ermitage" in francese designa un luogo isolato, un "eremo". E questo fu il nome scelto dalla zarina Caterina II per indicare il palazzo in cui aveva disposto a San Pietroburgo le proprie raccolte; un luogo dove sfuggire al peso del governare. (Elena Marocchi)
Dal palcoscenico all'aula
Significato e valore della trasmissione del sapere
Da questo colloquio con Moni Ovadia cerchiamo di ricostruire il percorso che ha portato il musico-teatrante all'insegnamento dell'umorismo ebraico all'Università di Padova, le emozioni e la lezione che lui stesso ha ricavato da questa esperienza e che condivide con noi. (Laura Tussi)
Gabriele D’Annunzio e il cuore messo a nudo
Una parentesi oscura nella vita del Poeta
Il Notturno andrebbe letta come l’opera di un cuore mis a nu alla maniera di Baudelaire, un taccuino esistenziale di dolore e sofferenza, con prospettiva sulla morte, come limite invalicabile dell’umana avventura. Quando la capacità di stupire venne meno, potè manifestarsi il D’Annunzio costretto a confrontarsi con uno stato e con sentimenti di sconfitta, di prostrazione, di ripiegamento, di delusione, di rinuncia e di tregua. (Fabrizio Falconi)

Greenpeace e la gestione dei rifiuti urbani
Spingere verso soluzioni sicure per la salute e per l'ambiente e condivise dai cittadini
Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad una crescente e smisurata produzione di rifiuti, indice di una società sempre più orientata ai consumi e verso il sistema usa e getta. La corretta gestione dei rifiuti, secondo Greenpeace, è quella che ha come obiettivo la minimizzazione della quantità dei materiali da portare allo smaltimento finale. Questo si traduce nella minimizzazione della produzione dei rifiuti e nella massimizzazione del recupero dei materiali presenti nei rifiuti. (Vittoria Polidori)
Toblack
Il linguaggio di Sergio Corazzini apre la strada alla poesia moderna del secolo scorso
Toblack (Toblach, Dobbiaco, in alta val Pusteria) nella poesia è una città-ospedale. Il sanatorio si trovava in verità a San Candido, conosciuta fin dal medioevo per le sorgenti termali, usate a scopi terapeutici. Nel 1856 fu eretto il noto sanatorio del dottor Johann Scheiber, trasformato poi in un imponente e prestigioso “Grand Hotel Wildbad”. Nella scelta del titolo il poeta è stato influenzato dalla suggestione onomatopeica che risuona nella parola “Toblack”. (Redazione Virtuale)
Le insolite astrazioni di Giannino di Lieto
«Un immenso deposito dei detriti di un mondo che, già prima dell’esplosione, doveva essere destituito di significato»
Giannino di Lieto (Minori, Salerno 1930-2006), poeta nuovo che non ha modelli, non ha maestri, ripudia gli imitatori, non cerca adepti, ha vissuto intensamente, dividendosi fra la scrittura, l’organizzazione culturale e l’impegno ideologico, seguendo un discorso proprio, fuori e sopra le mode, libero. (Giovanni Maria di Lieto)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008