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Per una nuova etica dello sviluppo

Il tema dei RIFIUTI prosegue in questo semestre (gennaio-giugno 2007) una serie di argomenti incentrati sull\'Ambiente, che ItaliaLibri sottopone alla sensibilità, all\'immaginazione, alla razionalità degli autori. I frutti (versi, racconti o saggi) verranno accolti sul sito e tra le pagine della nuova pubblicazione letteraria.
SEZIONE POESIA
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    Poco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che
    gi fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e
    Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.
    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era
    nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe;
    non avevano incominciato in tempo e perciò per un
    quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi
    vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani
    della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto
    l‘armamentario che una donna adopera in tali
    occasioni,
    e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta
    l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di
    seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il
    collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo
    era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio
    rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe
    che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce,
    la pelle chiara; la leggiadra corposit di
    quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso,
    pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così
    immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che
    questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio
    quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza
    una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di
    piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse
    una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la
    sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la
    stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito
    il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro
    stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando
    sui garetti. Agathe gettò un grido di spavento.
    Finora tutto si era svolto allegramente e
    scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e
    anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur
    sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di
    nascondere, sotto questa veste serenamente familiare,
    la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.
    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non
    si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un
    tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce
    costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco
    che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella
    si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata
    da ogni inquietudine terrena; con un movimento che
    mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe
    saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di
    seta della costrizione, si volse cadendo verso il
    fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e
    giacque precipitando come una nuvola di felicit nelle
    braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola
    dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava,
    fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra
    mite della sera che le inondava la faccia come un
    fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto
    questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva
    esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano
    parve loro stranamente remoto dalla forza edalla
    violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo
    strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la
    mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una
    ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno
    in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava
    tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua
    natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘
    rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso
    presentava una seconda natura che paralizzava
    delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso
    le recingeva con inesprimibile sensitivit . Con aria
    interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno
    alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna
    dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa
    radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come
    se vedessero per la prima volta qualche cosa di
    simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò
    che era accaduto perché la loro partecipazione era
    troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati
    all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello
    stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che
    tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure
    avevano sempre contemplato solo dal di fuori.
    Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così,
    nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso
    sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente,
    che tra un istante, o almeno col ritorno di
    un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla;
    tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero
    via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le
    loro attivit , ma ben presto tornarono ad
    abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò
    al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che
    non sarebbero venuti.



    Poco dopo quella visita si ripeté “l‘impossibile“ che
    gi fluttuava quasi materialmente intorno ad Agathe e
    Ulrich; accadde veramente senza che nulla accadesse.
    I fratelli si vestivano per una serata e non c‘era
    nessuno in casa, tranne Ulrich, per aiutare Agathe;
    non avevano incominciato in tempo e perciò per un
    quarto d‘ora s‘erano affrettati il più possibile, poi
    vi fu una piccola pausa. Sugli appoggi e sui piani
    della stanza era sparso pezzo per pezzo tutto
    l‘armamentario che una donna adopera in tali
    occasioni,
    e Agathe si chinava verso il suo piede con tutta
    l‘attenzione che esige l‘infilare una sottile calza di
    seta. Ulrich stava dietro di lei. Vedeva il capo, il
    collo, le spalle e quella schiena quasi nuda; il corpo
    era piegato un po‘ di lato, verso il ginocchio
    rialzato, e sul collo la tansione formava tre pieghe
    che attraversavano, agili ed allegre come tre frecce,
    la pelle chiara; la leggiadra corposit di
    quell‘immagine, scaturita da un silenzio improvviso,
    pareva aver perso la sua cornice e si trasmise così
    immediata e incomunicabile al corpo di Ulrich, che
    questi lasciò il suo posto e, non proprio inconscio
    quanto una bandiera spiegata dal vento, ma pur senza
    una risoluzione consapevole, s‘avvicinò in punta di
    piedi, piombò sulla reclinata e con dolce furore morse
    una di quelle frecce, mentre il suo braccio cingeva la
    sorella. Poi i denti di Ulrich si staccarono con la
    stessa cautela; con la mano destra egli aveva ghermito
    il ginocchio di Agathe e mentre col braccio sinistro
    stringeva a sé il suo corpo la strappò su scattando
    sui garetti. Agathe gettò un grido di spavento.
    Finora tutto si era svolto allegramente e
    scherzosamente, come in tanti episodi precedenti, e
    anche se era tinto dai colori dell‘amore, era pur
    sempre solo con l‘intenzione, timida in fondo, di
    nascondere, sotto questa veste serenamente familiare,
    la natura insolita e più pericolosa di quell‘amore.
    Ma quando Agathe ebbe vinto il proprio sgomento e non
    si sentì sospesa bensì adagiata nell‘aria, libera a un
    tratto da ogni peso, e guidata invece dalla dolce
    costrizione del movimento sempre più rallentato, ecco
    che per uno di quei casi che nessuno può dominare ella
    si trovò meravigliosamente placata e anzi affrancata
    da ogni inquietudine terrena; con un movimento che
    mutò l‘equilibrio del suo corpo e che mai avrebbe
    saputo ripetere ella strappò anche l‘ultimo filo di
    seta della costrizione, si volse cadendo verso il
    fratello, continuò ad ascendere pur nella caduta, e
    giacque precipitando come una nuvola di felicit nelle
    braccia di Ulrich. Egli la portò, stringendola
    dolcemente a sé, attraverso la stanza che si oscurava,
    fino alla finestra, e le stette accanto nella penombra
    mite della sera che le inondava la faccia come un
    fiotto di lacrime. Nonostante la forza che tutto
    questo esigeva, e la violenza che Ulrich aveva
    esercitato sulla sorella, tutto ciò che essi facevano
    parve loro stranamente remoto dalla forza edalla
    violenza; si sarebbe forse potuto paragonare con lo
    strano e meraviglioso fervore di un quadro, che per la
    mano che lo afferra dall‘esterno non é altro che una
    ridicola superficie pitturata. Così essi non aveveno
    in mente null‘altro che l‘evento corporeo che occupava
    tutta la loro coscienza, eppure accanto alla sua
    natura di scherzo innocente e all‘inizio anche un po‘
    rozzo che metteva in moto tutti i muscoli, esso
    presentava una seconda natura che paralizzava
    delicatissimamente tutte le membra e al tempo stesso
    le recingeva con inesprimibile sensitivit . Con aria
    interrogativa essi si avvinsero le braccia intorno
    alle spalle. Divennero partecipi della figura fraterna
    dei loro corpi, come cresciuti entrambi da una stessa
    radice. Si guardarono l‘un l‘altro negli occhi, come
    se vedessero per la prima volta qualche cosa di
    simile. E anche se non avrebbero saputo raccontare ciò
    che era accaduto perché la loro partecipazione era
    troppo fervida, sapevano tuttavia di essersi trovati
    all‘improvviso, per un attimo, proprio dentro a quello
    stato comune al cui limite avevano spesso esitato, che
    tante volte s‘erano descritto a vicenda e che pure
    avevano sempre contemplato solo dal di fuori.
    Esaminando l‘accaduto a sangue freddo - e così,
    nascostamente, cercavano di fare entrambi - esso
    sembrava poco più che un caso fortuito e affascinente,
    che tra un istante, o almeno col ritorno di
    un‘occupazione, si sarebbe dissolto nel nulla;
    tuttavia ciò non accadde. Al contrario, essi vennero
    via dalla finestra, accesero la luce, ripresero le
    loro attivit , ma ben presto tornarono ad
    abbandonarle; e senza aver preso accordi, Ulrich andò
    al telefono e informò la casa dov‘erano aspettati che
    non sarebbero venuti.







    Robert Musil, L\\\'uomo senza qualit (2006-09-15 23:05:32)

    IPOTESI

    Umida di mancamenti
    una sottana
    interni convulsi e cosce
    sbocciate di enigmi di offerte
    di sintagmi storditi
    e le condotte deviate dei
    condotti traboccanti di tutto
    e di nulla
    viluppi della carne e una culla
    a scorticare il giorno la notte e
    l’altre cose.

    Nichi Vendola, Ultimo Mare Manni Editore (2006-09-15 18:33:37)

    LUOGO COMUNE

    Poi che il sesso non batte
    le stanche finestre ioschiudo
    alla stridente luce dell’altrove.
    Orfane le parole
    s’attorcono
    nel rinsecchito bagliore
    d’un dio che mi accoltella e muore.

    Nichi Vendola, Ultimo Mare Manni Editore (2006-09-15 18:31:52)

    OVUNQUE IO SIA


    I tuoi piedi Madonna io bacio
    in quest’attimo d’astio restio
    che non voglio ma ho dentro
    che fluttua fino ad arrivare al centro.

    Le tue labbra Madonna io ho dentro
    che toccano viscere ad un metro
    da terra. Io ti ho sei mia irreale
    che lacrimi sangue per quest’animale.

    Ti ho dentro in ogni mio atomo,
    sei viva perché io ti ho dentro da uomo
    un po’ bestia che pensa e si perde
    in visioni infernali che pendono a corde

    mortali. Ti ho dentro dai piedi sino ad arrivare
    ai pensieri. Mia perché non so amare
    mia ovunque io vada, ovunque io sia
    mia che doni il tuo corpo al mio cuore di roccia.

    Massimo D'Arcangelo, nessuna precedente pubblicazione (2006-09-15 18:28:28)

    FERMATA NOTTURNA ALLA STAZIONE DI ROMA


    Il treno s’è fermato alla stazione
    di Roma. Nell’ultimo vagone
    - dove sono ammainato - puttane
    travestiti, con le loro violacee vagine
    e i loro cazzi morenti, son saliti fiaccati
    dal sonno e dal gran lavorare. Bagnati
    da bianche colate han seduto lì sul petto
    della luna i loro corpi che io tristo accetto.

    Non mento se dico che guardo alla luna
    stregato da un senso di lussuria vana.
    La pelle scura risveglia i mali incurabili
    dell’effimero mio corpo ove movimenti vili
    di necessit calano nel grottesco sesso
    la mia mente. “Appena libero il cesso
    della bruna guarirò dei mali l’ascesso.”

    Massimo D'Arcangelo, nessuna precedente pubblicazione (2006-09-15 18:28:28)

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PROGETTO U.G.O.
Ugo


«A te occhiazzurra questi canti deve
uno che ha sete e alle tue labbra beve.
Antichi come lui, come te nuovi,
se giri tutto il mondo non ne trovi.»

(Umberto Saba, Tre poesie alla Musa da Mediterranee)

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Chi decide della dignità di un nano?
Ovvero, la liberta di liberarsi da alcune libertà fondamentali
Un sano pragmatismo fondato sull'alleanza tra scienza laica e filosofia permea Il lancio del nano, accanto a una tenace, puntigliosa, divertita curiosità per quelli che sono i veri e falsi dilemmi e i paradossi della morale moderna. Le forze oscurantiste ostacolano la risoluzione di tali dilemmi. Armando Massarenti inquadra la diatriba fra una cultura arroccata sul giustificazionismo a-storico, e una cultura aperta alla comprensione del nostro tempo, alla complessità dei suoi problemi, alle sfide della scienza e del sapere filosofico, e soprattutto ai mutamenti che le trasformazioni sociali impongono ai codici etico-morali. (Roberto Caracci)
Vertigine da infinito
Critica: il 'metodo Citati'
In questa intervista, Pietro Citati ripercorre il Novecento animato dall’interesse per l'infinità del 'senza limite', suggestione che, fin dai tempi dell’Ulisse dantesco, ha affascinato l’umanità. (Pierluigi Pietricola)
Gabriele D’Annunzio e il cuore messo a nudo
Una parentesi oscura nella vita del Poeta
Il Notturno andrebbe letta come l’opera di un cuore mis a nu alla maniera di Baudelaire, un taccuino esistenziale di dolore e sofferenza, con prospettiva sulla morte, come limite invalicabile dell’umana avventura. Quando la capacità di stupire venne meno, potè manifestarsi il D’Annunzio costretto a confrontarsi con uno stato e con sentimenti di sconfitta, di prostrazione, di ripiegamento, di delusione, di rinuncia e di tregua. (Fabrizio Falconi)

Greenpeace e la gestione dei rifiuti urbani
Spingere verso soluzioni sicure per la salute e per l'ambiente e condivise dai cittadini
Negli ultimi anni in Italia abbiamo assistito ad una crescente e smisurata produzione di rifiuti, indice di una società sempre più orientata ai consumi e verso il sistema usa e getta. La corretta gestione dei rifiuti, secondo Greenpeace, è quella che ha come obiettivo la minimizzazione della quantità dei materiali da portare allo smaltimento finale. Questo si traduce nella minimizzazione della produzione dei rifiuti e nella massimizzazione del recupero dei materiali presenti nei rifiuti. (Vittoria Polidori)
L'enigma in versi della postmodernità di Montale
Il poeta misurò la distanza tra il millennio e l’istante
In Quaderno di quattro anni, così come in generale nell’ultimo Montale si riconoscono i temi trattati in precedenza dal poeta, in relazione alla vita e alla morte, al tempo e alla memoria e ai ricordi personali, che proiettano un senso inquietante sulla vita, in modo particolare nelle composizioni: Vivere, Sul lago d’Orta, Ai tuoi piedi, In negativo, Fine di settembre, Dormiveglia, I Miraggi e Morgana. (Biagio Carrubba)
Le insolite astrazioni di Giannino di Lieto
«Un immenso deposito dei detriti di un mondo che, già prima dell’esplosione, doveva essere destituito di significato»
Giannino di Lieto (Minori, Salerno 1930-2006), poeta nuovo che non ha modelli, non ha maestri, ripudia gli imitatori, non cerca adepti, ha vissuto intensamente, dividendosi fra la scrittura, l’organizzazione culturale e l’impegno ideologico, seguendo un discorso proprio, fuori e sopra le mode, libero. (Giovanni Maria di Lieto)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008