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di Federico Berti


Federico Berti è nato a Roma nel 1974. Dal '90 vive a Bologna, partecipa a spettacoli di teatro e di musica.

iabe e leggende, canti e danze tradizionali, liturgia e ricorrenze legate al ciclo agrario, ci sarebbero ignote senza il lavoro di uomini e donne che, instancabili, armati di penna e taccuino, o nell' ipotesi più rosea, di un grammofono a rulli di cera, percorrevano le campagne in cerca di questi piccoli inestimabili tesori. La ricerca sul campo svolta fra il secolo XVI e la metà del XX, è per noi infinitamente preziosa, perché la maggior parte delle culture a cui si rivolgeva, purtroppo non esiste più. E oggi, gli studiosi di tradizioni popolari sembrano interessarsi soprattutto alla salvaguardia delle culture passate, trascurando gli anni più recenti e spesso riducendo la ricerca a un inesorabile processo di museificazione. Un diffuso atteggiamento di chiusura verso il nuovo che ha origine dal confondere le arti popolari con la loro sublimazione ideologica.

Si pensi, per fare un esempio, all'arte del cantastorie: che senso avrebbe oggi continuare a proporre le stesse melodie ossessive su cui anticamente il testo veniva steso? In fondo esse non assolvono più la funzione informativa che avevano un tempo. Così come l’endecasillabo non costituisce più un metro facile da memorizzare, durante le notti di veglia nelle stalle.

I nuovi cantastorie progressivamente abbandonano le formule tradizionali che caratterizzavano il regime dell’ oralità, per adottarne di nuove. Iniziano a modellare i loro brani, a partire dai prodotti dell’industria culturale, più longevi poiché non costretti a veicolare informazioni facilmente deperibili. Giungono persino ad ottenere qualche sporadico riconoscimento nell’ambiente dei cantautori. Salgono sul palcoscenico di Umbria Jazz insieme a un’ orchestra di griot africani, suonano con importanti jazzisti e frequentano importanti salotti televisivi. Si rivela insomma possibile, anzi necessario per ciascuno di loro cercare un incontro fra teatro popolare e spettacolo tout-court.

In fondo, nel 1918 uno scroscio di applausi, proveniente da un treppo di ascoltatori stretti intorno a un curioso baraccone, rivelava la presenza del giovane Igor Stravinsky, il quale, espropriato dalla rivoluzione russa e accerchiato dalla guerra, aveva tentato la fortuna in un altro paese, mettendo in piazza uno spettacolo di burattini. Si può dire che lo spazio urbano era anche allora un laboratorio dove esperienze diverse trovavano punti di convergenza, dando luogo a proposte creative assai intense. Personalmente non ho dubbi: la distinzione fra linguaggio dello spettacolo popolare e linguaggio colto è solo un'invenzione, un prodotto del nazionalismo romantico, una vana astrazione teorica.

Bibliografia:

- R. Leydi, I Canti popolari italiani, Mi, Mondadori, 1973
- A. Altamura, I cantastorie e la poesia popolare italiana, Na, Fiorentino, 1965
- G. Zanazzo, Canti popolari di Roma e del Lazio, Roma, Newton, 1977
- A. Cavoli, I Briganti italiani nella storia e nei versi dei cantastorie, Rm, Scipioni, 1990
- A. M. Cirese, Cultura egemonica e culture subalterne, Pm, Palumbo, 1976
- M. Straniero, Manuale di musica popolare, Mi, BUR, 1991
- P. Clemente, Il dibattito sul folklore in Italia, Mi, ed di cult. popolare,1976
- R. Leydi, Il folk music revival, Pm, Flaccovio, 1972
- Bruno Pianta, Cultura popolare, Milano - 1982
- Gian Paolo Borghi, Giorgio Vezzani, C'era una volta un treppo... : cantastorie e poeti popolari in Italia settentrionale dalla fine dell'Ottocento agli anni Ottanta - Sala Bolognese
- E. De Martino, La terra del rimorso, Mi, Il Saggiatore.
- M. Bachtin, Rabelais e la cultura popolare, To, Einaudi.
- P. Camporesi, La maschera di Bertoldo, To, Einaudi
- P. Camporesi, Rustici e Buffoni, To, Einaudi.


Federico Berti, cantautore, si è laureato al Dams di Bologna, dove si è specializzato nella ricerca sulle tradizioni narrative «dal medioevo all'era telematica». Il repertorio da cui attinge spazia dagli antichi manoscritti alle leggende metropolitane. È autore di ambientazioni sonore per il teatro, musicista, vocalista, sperimentatore dei nuovi effetti sonori e spettacolari che possono essere prodotti combinando l’elettronica con la telematica. Gli strumenti di cui si serve negli spettacoli sono la chitarra elettrica, il PC e il campionatore. I brani migliori del suo repertorio si trovano nella raccolta Diavolo zoppo, un CD che riassume la sua attività di «cantore girovago». Alcune sue canzoni hanno ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il premio Cepam nel '95, il premio speciale G. Daffini in tre successive edizioni, il premio Pavanello nel '99.

Sito web personale di Federico Berti


«In arte non si deve partire dalla complicazione. Alla complicazione bisogna arrivarci. Non partire dalla favola d’Ulisse simbolica, per stupire; ma partire dall’umile uomo comune e a poco a poco dargli il senso di un Ulisse.»

(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 23 agosto 1949)



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 3 ago 2006

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