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nche la quindicesima edizione della Fiera del libro di Torino (svoltasi tra il 16 e il 20 maggio 2002, nei padiglioni espositivi di Lingotto Fiere, in via Nizza 28) è giunta al termine. La vera novità dell’anno, rappresentata dall’”internazionalizzazione” dell’evento, ha portato come ospiti d’onore la Svizzera e la Catalogna.

Il manifesto della manifestazione

Il tema della manifestazione torinese è stato il Tempo, tradotto nello slogan Ritrovare il tempo. E ritrovarlo dove? Insieme a chi? In moltissimi rami dell’albero della nostra vita. Nella fisica, per esempio, nella biologia, nella matematica, nella religione, nella letteratura e persino nella guerra, con grandi invitati come Ettore Mo, Andrea Nicastro, Mimmo Càndito ed Ennio Remondino.

Vento ispiratore, da sempre rintocco dell’esistenza umana, il tempo ricopre pagine e pagine d’inchiostro, libri che abbiamo scritto, letto, respirato, osservato, dimenticato, reso cult.

Il Tempo è un rompiscatole quando scorre, quando ci seziona la vita in odiosi compleanni, quando, con quel suo odore di soffitta e di “stantìo”, arriva a dirci che siamo invecchiati; ma è anche un complice, un’irrinunciabile invenzione, un glorioso vincitore. Perché ci sopravvive, e amen, non c’è rimedio. S’insinua in ciò che più gli pare, decide la vita, l’allunga, l’accorcia, taglia e ritaglia. A volte folle e poi, d’un tratto, regolarissimo e razionale nella gestione dello ius vitae ac mortis con validità erga omnes. Nonostante ciò, come diceva uno dei personaggi creati da Baricco in Castelli di rabbia, «è geniale questa storia che i giorni finiscono». E chi non la penserebbe così?

La Biblioteca Lorenz del Tempo, aperta lo scorso 16 maggio alla presenza di autori come Ernesto Ferrero ed Emilio Tadini, è stata divisa in cinque sezioni: letteratura, illustrati, saggistica, filosofia e ragazzi. Tra questi anche un volume d’antiquariato, un testo pregiato del 1665, scritto da Giuseppe de Capriglia e uscito a Padova dalla bottega di Andrea Gatella: Misura del tempo, cioè trattato d’horologii da Ruota di tre Ordini.

Tra i libri per ragazzi: L’ora e il tempo che passa di Jean-Pierre Verdet e Il grande libro del tempo e dello spazio di William Edmonds.

Tra gli illustrati: Le ore e le ombre. Meridiane e orologi solari di Carlo Rigassio e Gli orioli meccanici di Filippo di ser Brunellesco Lippi di Mario Fondelli.

Imbarazzo della scelta nella sezione dedicata ala filosofia: non poteva mancare Sant’Agostino che nelle sue Confessioni si chiedeva cosa fosse il tempo; ma neppure Nietzsche, Kant, Hume, Spinosa, Freud, Shopenhauer, Seneca, Bergson avrebbero potuto disertare. E, inoltre, una “squisitezza”: l’analisi di Beierwaltes della terza Enneade di Plotino.

Tra i saggi anche quelli scientifici, comunque accessibili al grande pubblico: Dal big bang ai buchi neri di Stephen Hawking e Da zero a infinito di John D. Barrow.

Ricca la sezione dei classici della letteratura, da Omero a Dante, da Leopardi a Shakespeare, da Margherite Yourcenar a Thomas Mann. E ancora Buzzati con Il deserto dei tartari, Italo Calvino, Lalla Romano con La penombra che abbiamo attraversato. E per finire Gina Lagorio e Michele Serra.

L’ enorme Fiera di quest’anno –1100 gli editori, 304 gli incontri a tema- ha avuto come madrina Elvira Sellerio, della Sellerio Editore di Palermo. Tutti d’accordo, dunque, gli intervenuti a quest’evento, dalle scolaresche agli addetti ai lavori. Tutti “alla ricerca del tempo perduto”, di quel tempo sottratto alla lettura, vero lusso in questo durissimo secolo di New Economy.

Giovani visitatori

La sfilata di autori italiani ha presentato un codazzo di elementi ben noti e molto amati fra i lettori più incalliti, frequentatori assidui di librerie domenicali: Garboli, Rosetta Loy, Michele Serra, Leonardo Mondadori, Camilleri, Cerami, Scalfari, Asor Rosa, Margaret Mazzantini, De Crescenzo, Dacia Maraini, Jaeggy, Arbasino, La Capria…

Fra gli ospiti stranieri, invece, Bjorn Larsson, Ben Jelloun, Zoe Jenny, Tim Parks, l’africano Moses Isegawa, l’afghano Atiq Rahimi; e ancora, Johanne Harris, David Grossman, Catherine Dunne. E si è parlato anche di letteratura greca, della giovane narrativa americana, del noir mediterraneo, del romanzo storico, della nuova narrativa italiana. Protagonista anche la scienza, al centro della lectio magistralis di John D. Barrow, matematico e astrofisico.

Scontro di civiltà? il tema al centro della disquisizione di Samuel Huntington, sull’ Età dello sviluppo, invece, a cura de «La Stampa», sono intervenuti Baricco, Riotta, Bonomi, Baldassare, Biancheri.

A sentire Agnese Incisa, agente letteraria italiana di grande esperienza, gli stranieri, super coccolati, sarebbero rimasti soddisfatti. Il viaggio alla scoperta degli scrittori spagnoli, soprattutto catalani, ha fatto conoscere autori come Monzò, Porcel, Castello, De Palol, Conde, Javier Cercas, De Toro, Lertxundi. L’omaggio agli scrittori svizzeri, inoltre, ha riportato alle pagine autobiografiche di Hesse, all’Enciclopedia di Dürenmatt, all’incontro con Thomas Hürlimann e Hugo Loetscher.

Il bilancio di questa quindicesima edizione non ha prodotto risultati davvero inattesi. Andati a ruba gli “sfoghi nostrani” di Terzani e della Fallaci. Tra i campioni delle vendite, comunque, anche Bobbio, Ovadia e altri testi di saggistica legata all’attualità.

Visitato e rivisitato, il tempo, ce lo siamo letto in migliaia di memorabili scritti, alcuni meravigliosi, altri meno. Da Proust (Alla ricerca del tempo perduto) a Marina Ripa di Meana (I miei primi quarant'anni), lo abbiamo inquadrato in prospettive anche molto diverse tra loro.

E poi, in fondo, come insegna Borges, il tempo non ha mai, veramente, una cronologia, una progressione. Potremmo anche ignorarlo e mettere i personaggi della storia, o quelli dei nostri romanzi preferiti, in qualunque periodo, secolo, momento della memoria, dei ricordi. Dunque, meglio farsi una una ragione del tempo che passa: anche gli oggetti più stupidi, una lima, un portachiavi, un bastone, ci batteranno nella durata. Anzi, c’è di più. Di fronte ad essi noi siamo già morti, «dureranno più in là del nostro oblio, non sapranno mai che ce ne siamo andati», (Borges).

E se il tempo, poi, ci rende insopportabili le giornate, ci assilla con l'ineluttabile realtà che tutti attende alla fine della vita, niente paura, "Epicuro -infatti - docebat": «Quando noi siamo non c’è la morte e, quando c’è la morte noi, allora, non siamo», .

A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora»

Milano, 24 maggio 2002
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