Abbiamo chiesto al Professor Andrea Ermano, attuale direttore dell'«Avvenire dei Lavoratori», che lo stesso Silone diresse negli anni '40, di esprimere un parere sul caso che abbiamo trattato nel mese di giugno 2000.

Puntualmente, il Professor Ermano ci ha inviato l'intervento che volentieri pubblichiamo.

Gentile signora [Dora] Marraffa,

nel congratularmi per la rivista letteraria on line www.italialibri.net che mi pare molto ben fatta, Le invio come richiesto una mia opinione sul caso siloniano sollevato da Biocca e Canali.

In quanto lontano (e indegno) successore di Ignazio Silone – che tra il 1941 e il 1944 guidò la Federazione Socialista Italiana in Svizzera e diresse l’Avvenire dei lavoratori – mi ritengo vincolato non a obblighi apologetici, ma solo a un laico dovere di onestà. E, onestamente, le tesi accusatorie non mi convincono: per varie ragioni che sono state messe in luce anche di recente da diversi valenti studiosi. A tali ragioni, per parte mia, vorrei solo aggiungere un elemento contestuale riguardante l’esilio elvetico.

Silone visse per quindici anni da rifugiato politico antifascista in Svizzera dov’era giunto dopo lo scontro con Stalin e dopo aver preso le parti di Trockij a Mosca. In Svizzera, con l’esponente socialista Oprecht, Silone concertò l’uscita di Fontamara, libro che molto nocque a Mussolini: non pochi soldati italo-americani ne portavano copia nelle bisacce quando sbarcarono in Sicilia, a Salerno e ad Anzio tra il 1943 e il ‘44.

Quello svizzero fu esilio vero, duro; finché il successo letterario non gli arrise, Silone campò nella miseria, dovendo spesso essere sostenuto dal punto di vista economico, anche tramite qualche minestrone gratis al Ristorante Cooperativo o qualche colletta di carbone durante i rigidi inverni di quegli anni. Per uscire da una situazione d'indigenza la sua compagna, Gabriella Seidenfeld, sposò pro forma un conoscente svizzero affinché, insieme alla cittadinanza, le venisse concesso il permesso di lavoro.

La comunità italiana in questo Paese conserva dello scrittore e uomo politico marsicano un ricordo diretto, non superficiale e non episodico, alla luce del quale mi pare ad esempio inaccettabile l’insinuazione che Biocca annota alla fine del suo saggio: «allo stato attuale delle ricerche non possiamo né affermare né escludere che la relazione fiduciaria ebbe termine nel 1930. Com’è noto, infatti, alcuni anni più tardi Silone (...) tornò all’attività politica dirigendo in Svizzera il Centro estero del Partito socialista. Alla guida della Divisione Polizia politica era ancora Guido Leto il quale (...) era a conoscenza della collaborazione prestata da Silvestri».

Ora, è ben vero che dopo l’occupazione nazista di Parigi Silone diresse le attività del Centro Estero del PSI a Zurigo (e, ricordiamolo, tra i collaboratori di cui si circondò nell’elaborazione della nuova politica socialista vi erano i federalisti europei di Colorni, Trentin e Spinelli, gli azionisti rosselliani di Schiavetti, giovani letterati come Fortini e altri ancora). Ma in qual modo tutto ciò possa ritenersi anche solo compatibile con l’insinuazione di cui sopra, onestamente non riesco comprendere. Si capisce bene, invece, che il castello accusatorio non regge laddove si tenga fermo al fatto – per altro incontrovertibile – che almeno durante l’esilio elvetico Silone di certo non svolse mai alcuna attività a favore del regime fascista.

In realtà, sul versante "spionistico" l’unico fatto storico accertato è che l'accusato diresse la rete clandestina del PCd’I durante gran parte degli anni Venti. In altre parole, lo specifico, quotidiano compito di Ignazio Silone fu per lungo tempo quello di depistare, tenere in scacco e neutralizzare la polizia di regime. E, a giudicare dai risultati, svolse tale compito in modo efficace. Tant’è che ancora nel 1931 Alfred Kurella, già segretario generale dell’Internazionale giovanile comunista, solo di Silone si fidò e proprio a lui si rivolse per pianificare una lunga missione in Italia, dalla quale nacque un libro dal titolo Mussolini ohne Maske («Mussolini senza maschera»).

Con i migliori saluti, cordialmente

Andrea Ermano

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Andrea Ermano è nato a Tolmezzo (UD), 26.7.1957

Ha studiato a Bologna e a Zurigo. È traduttore, pubblicista e docente precario di filosofia dal 1996 (temi trattati: Levinas, la tradizione metafisica, il pensiero filosofico contemporaneo, ontologia ed ermeneutica della secolarizzazione).

Ha condotto alla luce della "relazione etica" o "relazione sociale" (Levinas) elaborate indagini filologico-filosofiche, sfociata in una critica dell’ousiologia platonico-aristotelica raccolta nel volume Substanz als Existenz.

Ha pubblicato numerosi saggi, articoli, recensioni e interviste su specifici temi di filosofia, di politica, teologia e storia.

È consulente delle case editrici Laterza di Roma e Suhrkamp di Francoforte.

È autore di traduzioni filosofiche: a) dal tedesco in italiano (Peter Sloterdijk, Garzanti, Milano 1992; Helmut Holzhey, Le Lettere, Firenze 1997); b) dall’italiano in tedesco (Poma, Frankfurt 1988 e Frankfurt 1996); c) dal greco antico in tedesco (Aristoteles, Categoriae I-V in "Substanz als Existenz", Olms 2000).




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