Atto I, scena quarta
LUCCHINO: " Con qual gioia non immergerei io il mio pugnale nel cuore di quella tigre...che mi ha strappato crudelmente dal fianco la mia cara Violante nel punto in cui le più avventurose nozze andavano ad unirci per sempre!..."
Cap. II: Avrebbe voluto correre alla casa di Don Rodrigo, afferrarlo per il collo, e... Si figurava allora di prendere il suo schioppo... e si risvegliò da quel sogno di sangue...
Cap. III -Ah birbone! ah dannato! ah assassino! -gridava Renzo, correndo innanzi e indietro per la stanza, e stringendo di tanto in tanto il manico del suo coltello.
Atto I, scena quarta
ACCONCIO: ...v'è anche chi susurra avere la di lei bellezza ottenuto grazia presso il tiranno che se n'è invaghito...
LUCCHINO: La mia Violante prostituta del tiranno!
Atto IV, scena terza
LUCCHINO: Hai tu sempre tenuto al Duca il linguaggio di quella rigida virtù, di cui ora fai mostra in faccia mia?
VIOLANTE: Lucchino! Tu mi spezzi il cuore con una tale domanda
Cap. II:...ma un'ombra tormentosa gli passava per la mente. Quella soverchieria di don Rodrigo non poteva esser mossa che da una brutale passione per Lucia. E Lucia? Che avesse data a colui la più piccola occasione...Poteva colui aver concepita quell'infame passione, senza che lei se n'avvedesse? E Lucia non aveva mai detta una parola a lui! al suo promesso!
( ) -Dunque voi sapevate ? disse Renzo
-Pur troppo! rispose Lucia;- ma a questo segno!
-Che cosa sapevate?
-Non mi fate ora parlare, non mi fate piangere.
Cap.III tutte due, lasciando travedere, in mezzo al dolore, un cruccio pur diverso perché avesse taciuto loro qualche cosa, e una tal cosa.
Atto I, scena quinta:
BIAGIO: Chi mì?...mì...cossa farev mì?... (...) Sacrefizi el ghe dis? Scior no: quist hin paroll de lor sciori, e nun poveritt noj capissem. Nun femm i coss a la materiala, e no femm tante reson.
Cap. I : Cioè...-rispose, con voce tremolante, don Abbondio- cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra...
(...) e poi... e poi, vengon da noi... (...) e noi... noi siamo i servitori del comune.
( ) Disposto disposto sempre allubbidienza.
Atto II, scena quinta
DUCA: Quel giorno che cadde in mio potere, quando la vidi piangente che mi abbracciava le ginocchia, e mi chiedeva in dono la vita, non tel negherò, sentii nel cuore un insolito affetto ( ) ma che pure mi fece inchino ad esaudire i di lei preghi.
Cap. XXI: Ma dico il vero, che avrei avuto più piacere che lordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in viso. ( )Voglio dire che tutto quel tempo, tutto quel tempo Mha fatto troppa compassione.
( ) -Sentiamo un poco come ha fatto costei a moverti a compassione.
-O signore illustrissimo! tanto tempo ! Piangere, pregare, e far certocchi
( ) Ha ragione quel bestione del Nibbio; uno non è più uomo ( ) Io? io non son più uomo, io? ( ) sono a tempo; le posso dire: andate, rallegratevi; posso veder quel viso cambiarsi, le posso dire: perdonatemi
Atto IV, scena seconda
Didascalia degli autori: Nel piano inferiore, rappresentante la prigione, si vedrà Violante con una catena al piede infissa in un anello. Ella sarà inginocchiata colle mani giunte, e stese verso il fondo della scena.
VIOLANTE: Eccomi sola in questa orrenda, perpetua notte! Ho lambito avidamente le mie lagrime cadenti attraverso i solchi del volto Adesso non posso più versarne, mi si sono inariditi gli occhi Sento mancarmi lentamente la vita
Atto IV, scena settima
VIOLANTE: Accetta il sacrificio della mia vita gran Dio, ricevi lanima mia
Atto IV, scena ottava
VIOLANTE: Il migliore (consiglio ndr.) è quello in cui fui sempre fissa: voglio morire illibata
Cap. XXI: Lucia stava immobile in quel cantuccio, tutta in un gomitolo, con le ginocchia alzate, con le mani appoggiate sulle ginocchia, e col viso nascosto nelle mani. ( ) Si ricordò di quello che aveva di più caro ( ) e risolvette subito di farne un sacrificio. Salzò, e si mise in ginocchio, e tenendo giunte al petto le mani disse: ( ) e fo voto a voi di rimaner vergine
Atto V, scena prima
DUCA: Guai! Se mi lasciate solo. Sono ancora così fitte le tenebre? ( ) Squarcia! Fissami gli occhi in volto: sono molto più pallido dellusato? I capelli gli ho ancora rizzati sulla fronte? Senti, è ancora fredda, trema ancora tanto la mia mano?
DUCA (dopo di essersi guardato in atto di spavento il braccio destro): Squarcia? Non vedi tu macchie di sangue su questo braccio?
Cap. XXXIII: Metti qui vicino, a buon conto, quel campanello, se per caso, stanotte avessi bisogno di qualche cosa. ( ) e vide un sozzo bubbone dun livido paonazzo. Afferrò il campanello, e lo scosse con violenza. Comparve subito il Griso, il quale stava allerta.
Il ritorno di Hermes nella critica letteraria«Nel segno del Tao e di Mercurio, distruggiamo la regia più autoritaria e autoreferenziale che ci sia: quella dellEgo.»Capire non vuol dire circoscrivere il senso di un testo. Paolo Lagazzi ripropone unermeneutica che rispetti Hermes in ogni senso, e il testo con lui. Una critica mimetica che trova il suo esponente più acuto in Pietro Citati. Lautore-critico porta dentro di sé due archetipi: il Saltimbanco baudelairiano, che viaggia sulla corda sospesa, e lillusionista o il Mago, che riesce a tirare fuori dal reale quello che è nascosto, ma anche quello che non cè, che non esiste, e gioca sul filo del mistero tra realtà e apparenza é caratteristiche che Lagazzi indica in scrittori come Barilli, Bontempelli e Zavattini. (di Roberto Caracci)
«Il retrobottega della sua poesia»Insieme a Satura rappresenta il "laboratorio creativo" in cui Eugenio Montale mette in mostra gli strumenti della sua opera. ItaliaLibri intervista Francesca Ricci, autrice della prima opera di esegesi del Diario del 71 e 72 (di Roberta Andres).
Una realtà da scontareLe anguste vicende della piccola borghesia nelle pagine di Maria Messina (1887-1944)Dimenticata dalla storia letteraria del Novecento, tratta dalloblio grazie allattenzione di Leonardo Sciascia, Maria Messina apre le porte di un mondo mediocre, chiuso nel proprio egoismo e refrattario ad ogni mutamento, un mondo piccolo-borghese la cui unica preoccupazione è di salvare la faccia di fronte alla comunità. A questo universo ristretto e spesso meschino non è facile sfuggire, soprattutto per chi, come le donne che lei racconta, non riesce ad esercitare la propria libertà interiore. Le prigioni che descrive, che rinserrano tanto le vittime quanto i persecutori, sono i cerchi chiusi dentro i quali le protagoniste si vedono vivere. Nella rinuncia, nella resa, nellaccettazione di quello che è ritenuto ineluttabile non vè debolezza o ignavia, ma il segno di una realtà da scontare. (di Anna Maria Bonfiglio)
E lo «spirito aristocratico»...?
Dal romanzo antistorico all'antistoriaTre romanzi storici che si concentravano sulle contrapposizione tra vecchia e nuova classe dirigente, a confronto con un noir dei nostri giorni.De Cataldo, De Roberto, Lampedusa, Pirandello...
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La complessa trama dell'Io. Il romnzo di formazioneSe lOdissea è considerata larchetipo del romanzo occidentale, è proprio perché Ulisse è il primo personaggio nellepica antica ad invecchiare, il primo che mostra di sentire su di sé il peso dellesperienza e la responsabilità della memoria. (Berto, Bevilacqua, Moravia, Nievo, Nove...)
Tolleranza zeroIl metodo Feuerstein è un approccio metacognitvo concepito per potenziare il ragionamento. In Israele era applicato al recupero delle attività cognitive dei reduci dai campi di concentramento. E' diversamente utilizzato, per il recupero di soggetti portatori di ritardo mentale e nella formazione in azienda (di Lucia Berardinelli)
Piero Dorfles, giornalista, critico letterario e responsabile dei servizi culturali del Giornale Radio RAI, affronta il problema della costruzione del lettore, analizza pregi e manchevolezze del mercato editoriale e indaga sulla evoluzione dei generi letterari (di M.A.Trupìa).
"Dopo la felicità" Boccaccio fa raccontare a Lauretta la storia di tre giovani donne che si trovano nella posizione di poter scegliere in tutta libertà il proprio compagno. Paolo Di Paolo, nella sua lettura critica, mette la novella in relazione con altre della stessa giornata, per attuare poi una riflessione sul ruolo della donna nell'opera di Boccaccio.