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di Franco Manzoni
COMITRAGEDIA
I PROMESSI SPOSI


Atto I, scena quarta
LUCCHINO: " Con qual gioia non immergerei io il mio pugnale nel cuore di quella tigre...che mi ha strappato crudelmente dal fianco la mia cara Violante nel punto in cui le più avventurose nozze andavano ad unirci per sempre!..."


Cap. II: Avrebbe voluto correre alla casa di Don Rodrigo, afferrarlo per il collo, e... Si figurava allora di prendere il suo schioppo... e si risvegliò da quel sogno di sangue...
Cap. III -Ah birbone! ah dannato! ah assassino! -gridava Renzo, correndo innanzi e indietro per la stanza, e stringendo di tanto in tanto il manico del suo coltello.


Atto I, scena quarta
ACCONCIO: ...v'è anche chi susurra avere la di lei bellezza ottenuto grazia presso il tiranno che se n'è invaghito...
LUCCHINO: La mia Violante prostituta del tiranno!

Atto IV, scena terza
LUCCHINO: Hai tu sempre tenuto al Duca il linguaggio di quella rigida virtù, di cui ora fai mostra in faccia mia?
VIOLANTE: Lucchino! Tu mi spezzi il cuore con una tale domanda…


Cap. II:...ma un'ombra tormentosa gli passava per la mente. Quella soverchieria di don Rodrigo non poteva esser mossa che da una brutale passione per Lucia. E Lucia? Che avesse data a colui la più piccola occasione...Poteva colui aver concepita quell'infame passione, senza che lei se n'avvedesse? E Lucia non aveva mai detta una parola a lui! al suo promesso!
… (…)… -Dunque voi sapevate…? – disse Renzo
-Pur troppo! – rispose Lucia;- ma a questo segno!
-Che cosa sapevate?
-Non mi fate ora parlare, non mi fate piangere. …

Cap.III …tutt’e due, lasciando travedere, in mezzo al dolore, …un cruccio pur diverso perché avesse taciuto loro qualche cosa, e una tal cosa.


Atto I, scena quinta:
BIAGIO: Chi mì?...mì...cossa farev mì?... (...) Sacrefizi el ghe dis? Scior no: quist hin paroll de lor sciori, e nun poveritt noj capissem. Nun femm i coss a la materiala, e no femm tante reson.


Cap. I : Cioè...-rispose, con voce tremolante, don Abbondio- cioè. Lor signori son uomini di mondo, e sanno benissimo come vanno queste faccende. Il povero curato non c'entra...
(...) e poi... e poi, vengon da noi... (...) e noi... noi siamo i servitori del comune.
… (…)…Disposto… disposto sempre all’ubbidienza.


Atto II, scena quinta
DUCA: …Quel giorno che cadde in mio potere, quando la vidi piangente che mi abbracciava le ginocchia, e mi chiedeva in dono la vita, non tel negherò, sentii nel cuore un insolito affetto… (…) ma che pure mi fece inchino ad esaudire i di lei preghi.


Cap. XXI: Ma… dico il vero, che avrei avuto più piacere che l’ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in viso. …(…)Voglio dire che tutto quel tempo, tutto quel tempo…M’ha fatto troppa compassione.
(…) -Sentiamo un poco come ha fatto costei a moverti a compassione.
-O signore illustrissimo! tanto tempo…! Piangere, pregare, e far cert’occhi…
…(…)…Ha ragione quel bestione del Nibbio; uno non è più uomo… (…) Io?… io non son più uomo, io? … (…) …sono a tempo; le posso dire: andate, rallegratevi; posso veder quel viso cambiarsi, le posso dire: perdonatemi…


Atto IV, scena seconda
Didascalia degli autori: Nel piano inferiore, rappresentante la prigione, si vedrà Violante con una catena al piede infissa in un anello. Ella sarà inginocchiata colle mani giunte, e stese verso il fondo della scena.
VIOLANTE: …Eccomi sola…in questa orrenda, perpetua notte! …Ho lambito avidamente le mie lagrime cadenti attraverso i solchi del volto… Adesso non posso più versarne, mi si sono inariditi gli occhi… Sento mancarmi lentamente la vita…

Atto IV, scena settima
VIOLANTE: Accetta il sacrificio della mia vita… gran Dio, ricevi l’anima mia…

Atto IV, scena ottava
VIOLANTE: Il migliore (consiglio ndr.) è quello in cui fui sempre fissa: voglio morire illibata…


Cap. XXI: Lucia stava immobile in quel cantuccio, tutta in un gomitolo, con le ginocchia alzate, con le mani appoggiate sulle ginocchia, e col viso nascosto nelle mani. …(…) Si ricordò di quello che aveva di più caro… (…) e risolvette subito di farne un sacrificio. S’alzò, e si mise in ginocchio, e tenendo giunte al petto le mani…disse: … (…)… e fo voto a voi di rimaner vergine…


Atto V, scena prima
DUCA: Guai! Se mi lasciate solo. Sono ancora così fitte le tenebre?…(…) Squarcia! Fissami gli occhi in volto: sono molto più pallido dell’usato? I capelli gli ho ancora rizzati sulla fronte?…Senti, è ancora fredda, trema ancora tanto la mia mano?…
DUCA (dopo di essersi guardato in atto di spavento il braccio destro): Squarcia? Non vedi tu macchie di sangue su questo braccio?


Cap. XXXIII: Metti qui vicino, a buon conto, quel campanello, se per caso, stanotte avessi bisogno di qualche cosa. …(…) e vide un sozzo bubbone d’un livido paonazzo. Afferrò il campanello, e lo scosse con violenza. Comparve subito il Griso, il quale stava all’erta. …

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Milano, ottobre 2000
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«A bella posta abbiamo usato queste espressioni retoriche; senza la retorica, nulla di serio e di vero può essere detto, mancando quel falso ch’è misura o supporto del vero.»

(Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato)



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 3 ago 2006

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