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A cura della Redazione Virtuale

Gina Lagorio
(Foto © Aldo Palazzolo)
utti i viaggi sembrano ricondursi ad una stessa unica dimensione. Reale o letterario, il viaggio, prima ancora che fuori, è qualcosa che si fa dentro se stessi, come metafora della vita. Quando si parla di scrittori di viaggi si parla di uomini e… i viaggi più profondi ed irrinunciabili sono quelli fatti all’interno di se stessi. «Caelum non animum mutant qui trans mare currunt» (1), cambia cielo, non animo, chi corre di là dal mare… E allora, resta il fatto che nel viaggio portiamo soprattutto noi stessi, con le nostre incertezze, malinconie, nostalgie…

«Il mio primo viaggio fu in corriera, al Santuario» - ricorda la scrittrice Gina Lagorio.

«La prima gita con la scuola!…al ritorno in corriera, guardandomi nello specchio del finestrino, mentre mi ripetevo versi che amavo e pensavo alle pagine che già scrivevo e alle altre che speravo avrei scritto, ebbi un’immagine di me che mi consolò: non mi vidi, all’improvviso, così brutta…» (Gina Lagorio, L’elogio della zucca, Rizzoli, ottobre 2000, Lire 28.000 euro 14,46).

«Nella foresta brasiliana, io che non ho il senso del selvatico, quando sentivo i fruscii, sognavo di essere in piazza Galimberti a Cuneo…» Lasciandosi trasportare a ruota libera dai ricordi, la Lagorio racconta del suo viaggio in Brasile, fatto per raccogliere del materiale per elzeviri, con una guida d’eccezione, lo scrittore Jorge Amado. «In quanto scrittore che ha narrato e difeso le radici della sua terra, era una sorta di santone per il suo popolo … ». Raccontando la relazione con Zélia Gattai, figlia di anarchici toscani, moglie di Jorge Amado e scrittrice ella stessa, la lagorio ci conduce all’interno della realtà brasiliana, dove lo scrittore è portavoce del popolo, punto di riferimento morale e oggetto di un’adorazione quasi religiosa da parte di tutti, anche dei poveri e degli incolti.

«La bellezza dell’America Latina è questo loro essere vivi in una speranza di libertà».

Un immaginario, quello dell’America latina, che l’europeo sente come esotico, ma che spesso, troppo spesso, dimentica essere il frutto e lo specchio della stessa Europa. Questo continente che è stato, da un lato, l’El Dorado, simbolo del viaggio e della volontà di scoperta dell’uomo occidentale; dall’altro, è rimasto vittima della cupidigia dello stesso Occidente, che lo ho sfruttato e lo ha lasciato senza risorse, privo di forze. Ma a questa sua miseria materiale - sottolinea Gina Lagorio - si oppone una grande vitalità e umanità, una ricchezza umana che ha reso questa, una terra di seduzione nei secoli - la terra al ritorno dalla quale, sin dai primi anni della Scoperta, diveniva impossibile non darsi alla scrittura, come testimoniarono non solo Colombo o Cortés, ma anche Chatwin e il nostro Gadda.

Una realtà di atroci contrasti sociali ed esistenziali che scrittrici come Clarice Lispector o Alba de Cespedes, hanno, con la loro capacità di introspezione, saputo cogliere negli aspetti più intimi, dando voce ad «una grandissima solitudine indivisa».

«Ero a Parigi, e a Alba de Cespedes mi parlava del libro cui lavorava da anni…..le chiesi quanti anni fossero passati dal primo, quel Nessuno torna indietro che credo sia stato il primo best-seller italiano.

«Era uscito - le risponde la scrittrice cubana - di venerdì, il diciassette dicembre del 1938, e fu subito un successo, di cui non potei rendermi conto, perché dovetti partire per Cuba dove mio padre (2) stava morendo. Mi imbarcai a Genova sul Rex, e ci fu un mare terribile, il piroscafo a metà navigazione si piegò da una parte forse per improvviso cambiamento del vento….Passai ancora tre anni accanto a lui che morì alla fine di marzo, poi, ai primi di giugno, rientrai in Italia, sul Conte di Savoia». (da L’elogio della zucca).

Certo, oggi sembra oramai lontana l’antica dimensione dei piroscafi, dei gloriosi e lenti transatlantici di linea, contesto di destini e narrazioni memorabili, ma intatto rimane la seduzione del viaggiare… «Là, tout n’est qu’ordre et beauté, / luxe, calme et volupté» (3)

Milano, 9 Novembre 2000
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(1) Orazio, Epistole, 1, 11, 27
(2) Presidente della Repubblica cubana.
(3) [«Tutto, laggiù, è ordine e bellezza, /lusso, calma e voluttà»] da L’invitation au voyage, in Les fleurs du Mal di Charles Baudelaire.

«Il pizzino di Provenzano spesso non è una piccola carta, ma un foglio intero generalmente suddiviso per argomento e ripiegato più e più volte fino a diventare una listeralla sigillata da un nastro adesivo trasparente».

(Andrea Camilleri, Voi non sapete. Gli amici, i nemici, la mafia, il mondo nei pizzini di Bernardo Provenzano)



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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 3 ago 2006

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