| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
|
|
|
|
|||
| FORUM | CONTRIBUTI | RIVISTA | |
|
|
Ma veniamo al punto che mi riguarda. Lei scrive nel Suo libro: «Ho sentito una fine analisi psico-letteraria in un convegno in Svizzera da parte di un giovane ricercatore, Andrea Paganini: dopo aver ascoltato il suo pezzo di bravura il suo professore lo ha rimbrottato ed ha voluto chiarire che lui, nelle sue lezioni, non gli aveva mai insegnato a vedere nei personaggi dei romanzi l'autobiografia dell'autore». A parte l'«analisi psico-letteraria», chi sarebbe questo mio professore? Perché in verità le cose sono andate un po' diversamente: al convegno organizzato dall'Università di Zurigo il 5 maggio 2000 (come a quello di Ascona), pur illustrando alcune analogie fra la tesi Biocca/Canali (L'informatore. Silone, i comunisti e la polizia, Luni Editrice, 2000, Ndr) e la pièce teatrale di Silone Ed egli si nascose, io ho continuamente distinto l'opera letteraria (che può contenere anche degli elementi autobiografici) dalla verità storica (di cui ben poco mi sono occupato). E il mio professore, che per Sua informazione si chiama Georges Güntert, se ne è compiaciuto alla fine della mia relazione affermando proprio il contrario di quanto ha scritto Lei; apprezzando insomma la mia netta distinzione tra le due realtà, quella storica e quella letteraria. Dello stesso parere tra gli altri è anche Vincenzo Todisco, il redattore della rivista «Quaderni grigionitaliani» che ha pubblicato il mio intervento nei primi due numeri del 2001, il quale sottolinea appunto come, nonostante la delicatezza del problema, non sia incorso nell'errore di identificare pari pari «l'autore, Silone, con Murica, uno dei personaggi del dramma». Ma Lei il mio articolo non l'ha letto e - contrariamente a quanto si potrebbe dedurre dal Suo scritto - a Zurigo non c'era! Non c'era (e non può aver sentito... quello che non è stato detto)! Si è invece fidato di un suo informatore; ma quanto sono affidabili questi "informatori"? Nel convegno di Ascona al contrario io L'ho sentita parlare e Le confesso più delle altre cose mi sono rimasti impressi il suo senso dell'humor e il suo sarcasmo nei confronti di Biocca e Canali; ironizzava su tutto («Bellone? Macché Bellone! Bruttone!...»). Questo atteggiamento, benché più moderato, l'ho ritrovato in alcuni passaggi del Suo libro e mi è sembrato degno di un romanziere più che di uno storico. Lei chiama spregiativamente «romanzo» il "caso Silone" com'è stato sollevato da Biocca e Canali, e forse bisognerebbe intendersi sulla definizione che vogliamo dare alla parola "romanzo". La prima parte del Suo saggio è infatti almeno altrettanto romanzesca, ed è certo di piacevole lettura (nonostante qualche difficoltà coi congiuntivi). È squisitamente romanzesca la Sua drammaturgica messinscena sullo sfondo di Kafka e Dostoevskij da una parte e del dottor Jekyll e mr. Hyde dall'altra di un "processo" con un appassionante miscuglio di calcolate dosi di narrativa e di storia. Benché vi si trovino generi narrativi diversi, nella prima parte del suo libro domina senz'altro quello "romanzesco-storico-giudiziario" annunciato fin dal titolo. Ma nel processo inscenato di fronte al giudice (il lettore) si presenta un avvocato unico. È questa unilateralità, insieme al pregiudizio ideologico (anche giustificabile), che conferisce al Suo saggio un'invisa aura manicheista. Fatto sta che guarda un po' è proprio Lei a cadere nella "tentazione" di «vedere nei personaggi dei romanzi l'autobiografia dell'autore»; e, insomma, «per ristabilire la verità ha dovuto leggere e rileggere le opere di Silone» (cito sempre parole Sue); e riporta ripetutamente affermazioni del personaggio Pietro Spina ponendole in bocca a Silone. Fatto sta che, per vie traverse e pur non ammettendolo esplicitamente, anche dalle Sue pagine emerge netta la somiglianza tra le lettere chiaramente attribuibili a Silone contenenti «notizie politiche per lo più note, ma mai delazioni» e l'attività di Murica «che non tradisce i compagni e dà alla polizia solo documenti innocui». Ma non potendo/volendo ammettere che il personaggio di Murica derivi dall'esperienza diretta di Silone, commette un errore metodologico altrettanto imperdonabile (imperdonabile per un letterato; più imperdonabile per uno storico), e si chiede: «Allora chi possiamo riconoscere nel Murica di Ed egli si nascose»? «Se non è lui, mi viene in mente una frase pronunciata da un fascista in quella stessa pièce teatrale a pensarci bene, è perfino probabile che sia un altro». E giunge, annaspando, a salvarsi in extremis attribuendo al personaggio Murica un volto extratestuale e referenziale con tanto di nome e cognome: la spia Guglielmo Jonna (ma poi siamo sinceri: Jonna assomiglia ben poco a Murica!). Nel Suo libro si colgono però anche delle contraddizioni che non dovrebbero trovarsi neanche in un buon libro di narrativa. Ci spieghi: l'OVRA era una macchina perfetta, efficiente, scaltra, attendibile e micidiale, o era un'organizzazione caotica, inaffidabile, idiota, cialtrona e inconcludente? Perché l'impressione che se ne ha leggendo il suo saggio varia col numero delle pagine; e così capirà si può sostenere tutto e anche il suo contrario. Io non so quanta verità storica sia riscontrabile nella tesi di Biocca e Canali. Ma volendo ammettere che essa contenga anche solo un briciolo di verità, il Silone "incriminato" è quello degli anni Venti, non quello dei romanzi (che sono stati scritti dopo, quando in Silone era avvenuta una profondissima metamorfosi politica, culturale e religiosa). Anche se non mi sembra sostenibile il Suo polarizzante e manicheista aut-aut che vede in Silone o un mostro o un eroe, tutta l'inconciliabilità tra «l'ignobile delatore» e «l'intransigente combattente per la libertà», tra «la spia che ha fatto il suo sporco mestiere» e «il nobile antifascista» potrebbe essere ridotta all'inconciliabilità tra due "Siloni" distinti (o tra Secondino Tranquilli ed Ignazio Silone), lontanissimi, appartenenti a due epoche diverse, prima e dopo una svolta capitale, politica, religiosa, culturale. Una persona può anche cambiare e la crisi tremenda attraversata da Silone al suo arrivo in Svizzera lo ha portato difficile ammetterlo per uno che si dice «ateo» ad una profondissima conversione. È evidente che il fratello Romolo, autoproclamatosi comunista ma ritenuto da Silone un antifascista cattolico, in tutta questa faccenda, c'entra. Scrive Silone: «Finalmente mi decisi a scrivere qualcosa su Romolo per cercare di ristabilire tutta la verità e perché rimanesse qualche ricordo del suo sacrificio». E in Ed egli si nascose il tipografo Murica picchiato dai fascisti e morto in carcere da martire, come Romolo, tipografo pure lui afferma: «Se infine mi decisi di confessare tutto, senza preoccuparmi delle conseguenze, fu nel deliberato e preciso proposito di ristabilire l'ordine tra me e il mondo, l'antica distinzione tra il bene e il male, senza la quale non potevo più vivere». Non credo che siano analogie casuali. Per l'umanità di Silone, questa compromissione con il fascismo fosse anche solo per aiutare il fratello: per quanto scusabile ed encomiabile poteva già essere considerata un'attività delatoria e (pseudo)"spionistica", e in ogni caso comportava un atroce rimorso di coscienza (come anche Lei ammette). In occasione del convegno di Ascona ho rivolto a Lei e agli altri studiosi seri l'invito a ricercare con onestà la verità storica nel rispetto delle persone. Veda Lei. La invito ora a rileggersi Ed egli si nascose senza pregiudizi di sorta (compresa la premessa in cui l'Autore si rivolge Al lettore) e se vuole a leggerne la mia interpretazione; può darsi che la trovi meno ostica di come finora probabilmente ha pensato; può darsi pure che aggiusterà il tiro, o forse l'atteggiamento. Cordialmente Andrea Paganini Milano, 19 Novembre 2001 © Copyright 2001 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net
NOTE Nel suo volume Processo a Silone, lo storico Giuseppe Tamburrano risponde alle tesi di Biocca e Canali; commette però anche alcuni errori di metodo e non mancano le scorrettezze. (Andrea Paganini - 1974, Poschiavo/CH. Ha conseguito il diploma di insegnante alla Scuola magistrale di Coira (1994) e la laurea in lingua e letteratura italiana, storia e storia dell'arte all'Università di Zurigo (2000). È stato aiuto-assistente presso la Cattedra di lingua e letteratura italiana del Politecnico federale di Zurigo (1995-1999) e dal 2000 insegna italiano alla Scuola cantonale Enge di Zurigo; sta inoltre lavorando alla sua tesi di dottorato in letteratura. Segnalato in diversi concorsi letterari, scrive in varie riviste e giornali. È presidente della sezione di Zurigo della Pro Grigioni Italiano). |
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
(Berto, De Monticelli, Fallaci, Malaparte, Romano) Quando la madre è una fanatica SS
La verità, prima vittima della guerra Impegnato in reportages che descrivono avvenimenti e storie dellumanità sofferente in varie parti del mondo, troviamo Ettore Mo in Mauritania, in Birmania, in Grecia, in Cile... Nell'intervista a ItaliaLibri l'autore tratteggia lidentikit dell'inviato di guerra, di cui è egli stesso uno dei più significativi rappresentanti. (di Maria Antonietta Trupia).
Note mitiche ed ermetiche su Cima delle nobildonne Figure del mito popolano dai tempi di Pitagora limmaginario umano. Così in Gilgamesh, in Ovidio, nelle leggende cristiane e nel Corano, in Teodorico di Chartres, in Nicola Cusano, nella mitologia egizia in quella indiana e in Frankenstein. Il saggio di Marco Trainito ripercorre il libro do Stefano DArrigo alla ricerca dei numerosi riferimenti a modelli culturali che fanno dell'ultima fatica dell'autore scomparso un capolavoro paragonabile al celebrato romanzo Horcynus Orca. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
