
Per Galileo l'universo è un libro, il «grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi , ma non si può intendere se prima non s'impara a inteder la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola». Al contrario, in Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino, ne Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, e ne L'uomo invaso (1986) di Gesualdo Bufalino si trovano echi della concezione della letteratura e del libro di Jorge Luis Borges, per il quale è il libro, ogni libro degno di questo nome, a contenere l'universo. Anzi ogni parola lo contiene, è «il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli» tanto che si può sostenere con il filosofo Plotino che «tutto sta in tutte le parti, qualsiasi cosa è tutta le cose, il sole è tutte le stelle, e ogni stella è tutte le stelle e il sole». Unaltra affinità lega Il nome della rosa, Il Consiglio dEgitto e il Dialogo dei massimi sistemi (1632), di Galileo Galilei. In queste tre opere sovrasta il timore che il potere assoluto ha nei confronti del libro, per la sua capacità di «mettere sottosopra il mondo». Come per Galileo, anche per Guglielmo da Baskerville (protagonista de Il nome della rosa) il sapere è il perfetto contrario dell'«arroganza dello spirito, della fede senza sorriso, della verità che non viene mai presa dal dubbio», è ricerca continua e mai conchiusa. Ed entrambi arrivano alla verità proprio attraverso ipotesi errate. Ringraziamo Luca Lamperti per la collaborazione fornita in questo numero. |
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Gesualdo Bufalino, L'uomo invaso |
L'uomo invaso Volgendo lo sguardo indietro, soprattutto al passato storico e mitico, Bufalino, in L'uomo invaso (1986), affida al potere della parola il compito di dare nuova vita ad Orfeo ed Euridice, al sofista Gorgia e a Baudelaire, a Noè e a Jack lo squartatore, a Don Chisciotte e a Ferdinando I re di Napoli, e a molti altri. In una raccolta di ventidue poemetti romanzeschi un universo immaginario, tutto letterario e "cartaceo", è opposto alla morte: «momento in cui finisce la memoria». |
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Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore |
Un anonimo narratore scrive, tutto in seconda persona, un romanzo «fatto solo d'inizi di romanzo», in cui il protagonista che «non riesce ad andare oltre l'inizio» e si perde in un mondo labirintico di libri - libri da fare, vivere, leggere e distruggere - altri non è se non il Lettore. Nel best-seller dall'enigmatico titolo, Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), Italo Calvino, narrando le avventure di una lettura interrotta, scrive, giocando, un romanzo che è «il romanzo della teoria del romanzo». |
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Umberto Eco, Il nome della rosa |
Il nome della rosa Nel novembre del 1327, in sette giorni, sette misteriosi delitti vengono perpetrati nella labirintica ed inaccessibile biblioteca di un'abbazia benedettina dell'Italia del Nord. L'autore dei crimini, l'arcano «fomite d'empietà», si scoprirà solamente, leggendo, e collegando, «con percorsi molteplici ed interrotti», i segni «con cui il mondo ci parla come un grande libro». Fatto di «segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose», il best-seller internazionale di Umberto Eco, Il nome della rosa (1980) è così un affascinante romanzo medioevale, ed un oscuro ed anomalo giallo, capace di produrre - per dirla con Barthes - «schizzi di senso all'infinito». |
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Galileo Galilei, Dialogo Dei massimi sistemi |
Dialogo dei massimi sistemi In un palazzo sul Canal Grande, nella «meravigliosa città di Venezia», si tiene una «comedia filosofica»: il gentiluomo veneziano, Giovan Francesco Sagredo, il nobile fiorentino Filippo Salviati, e il filosofo peripatetico Simplicio discorrono vivacemente, nell'arco di quattro giornate, sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano. Nel Dialogo dei Massimi sistemi (1632), capolavoro della letteratura scientifica di ogni tempo e di ogni paese, Galileo Galilei legge ed illustra il «grandissimo libro della natura che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi»: l'universo «scritto in lingua matematica». |
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«Imbecille» pensò il Di Blasi «e non capisci che sto cominciando a morire? Leonardo Sciascia, Il consiglio d'Egitto
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Nella felice Palermo, «svagata e galante, superstiziosa e feroce» della fine del Settecento, il cappellano maltese, don Giuseppe Vella arma, contro quella società «che è di per sé impostura, impostura giuridica, letteraria, umana», un imbroglio «di grande abilità, di grande azzardo»: l'impostura contraria. Ne Il Consiglio d'Egitto (1963), il romanziere storico, Leonardo Sciascia racconta la storia passata e presente, «la storia di una continua sconfitta della ragione e di coloro che nella sconfitta furono personalmente travolti e annientati». |
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«La spia che scriveva libri» |
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