«Come fai a dire, "il mondo", senza sentire che Monet non sarebbe Monet se non ci fosse questo trionfo di colori nella natura. E come fai a vivere nel mondo senza avere la curiosità di ciò che tu puoi fare e capire?»...

Nelle Novità, in esclusiva per «La libreria di Dora», un'intervista con la scrittrice Gina Lagorio.

a rivista di marzo/aprile propone la lettura di cinque opere in cui «il libro» è protagonista.

Per Galileo l'universo è un libro, il «grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi …, ma non si può intendere se prima non s'impara a inteder la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri sono triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola».

Al contrario, in Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino, ne Il nome della rosa (1980) di Umberto Eco, e ne L'uomo invaso (1986) di Gesualdo Bufalino si trovano echi della concezione della letteratura e del libro di Jorge Luis Borges, per il quale è il libro, ogni libro degno di questo nome, a contenere l'universo. Anzi ogni parola lo contiene, è «il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli» tanto che si può sostenere con il filosofo Plotino che «tutto sta in tutte le parti, qualsiasi cosa è tutta le cose, il sole è tutte le stelle, e ogni stella è tutte le stelle e il sole».

Un’altra affinità lega Il nome della rosa, Il Consiglio d’Egitto e il Dialogo dei massimi sistemi (1632), di Galileo Galilei. In queste tre opere sovrasta il timore che il potere assoluto ha nei confronti del libro, per la sua capacità di «mettere sottosopra il mondo». Come per Galileo, anche per Guglielmo da Baskerville (protagonista de Il nome della rosa) il sapere è il perfetto contrario dell'«arroganza dello spirito, della fede senza sorriso, della verità che non viene mai presa dal dubbio», è ricerca continua e mai conchiusa. Ed entrambi arrivano alla verità proprio attraverso ipotesi errate.

Ringraziamo Luca Lamperti per la collaborazione fornita in questo numero.



Ma il mattino era l'ora innocente, ch'era l'ora dell'ispezione. Quando, estraendo con dita lievi dai ripiani le buste, una per una le osservava con la lente, per studiarne la salute. Lisciava con le dita gl'involucri trasparenti, li guardava controluce. I sigilli apparivano intatti, nessun varco s'era aperto alla camola. E tuttavia lo coglieva ogni volta una deserta lusinga, di fronte a tante proibite delizie, di delibarne qualcuna, gli antichi romanzi, soprattutto, alla luce d'una lampada cieca, violando i termini della consegna.

Gesualdo Bufalino, L'uomo invaso

L'uomo invaso
Volgendo lo sguardo indietro, soprattutto al passato storico e mitico, Bufalino, in L'uomo invaso (1986), affida al potere della parola il compito di dare nuova vita ad Orfeo ed Euridice, al sofista Gorgia e a Baudelaire, a Noè e a Jack lo squartatore, a Don Chisciotte e a Ferdinando I re di Napoli, e a molti altri.
In una raccolta di ventidue poemetti romanzeschi un universo immaginario, tutto letterario e "cartaceo", è opposto alla morte: «momento in cui finisce la memoria».



Chi tu sia, Lettore, quale sia la tua età, lo stato civile, la professione, il reddito, sarebbe indiscreto chiederti. Fatti tuoi, veditela un po' tu. Quello che conta è lo stato d'animo con cui ora, nell'intimità della tua casa, cerchi di ristabilire la calma perfetta per immergerti nel libro, allunghi le gambe, le ritrai, le riallunghi. Ma qualcosa è cambiato, da ieri. La tua lettura non è più solitaria: pensi alla Lettrice che in questo momento sta aprendo anche lei il libro, ed ecco che al romanzo da leggere si sovrappone un possibile romanzo da vivere, il seguito della tua storia con lei, o meglio: l'inizio di una possibile storia…Vuol dire che il libro è diventato uno strumento, un canale di comunicazione, un luogo d'incontro.

Italo Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore

Se una notte d'inverno un viaggiatore
Un anonimo narratore scrive, tutto in seconda persona, un romanzo «fatto solo d'inizi di romanzo», in cui il protagonista che «non riesce ad andare oltre l'inizio» e si perde in un mondo labirintico di libri - libri da fare, vivere, leggere e distruggere - altri non è se non il Lettore.
Nel best-seller dall'enigmatico titolo, Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979), Italo Calvino, narrando le avventure di una lettura interrotta, scrive, giocando, un romanzo che è «il romanzo della teoria del romanzo».



Sino ad allora avevo pensato che ogni libro parlasse delle cose, umane e divine, che stanno fuori dei libri. Ora mi avvedo che non di rado i libri parlano di libri, ovvero è come parlassero tra loro. Alla luce di questa riflessione, la biblioteca mi parve ancora più inquietante. Era dunque il luogo di un lungo secolare sussurro, di un dialogo impercettibile tra pergamena e pergamena, una cosa viva, un ricettacolo di potenze non dominabili da una mente umana

Umberto Eco, Il nome della rosa

Il nome della rosa
Nel novembre del 1327, in sette giorni, sette misteriosi delitti vengono perpetrati nella labirintica ed inaccessibile biblioteca di un'abbazia benedettina dell'Italia del Nord. L'autore dei crimini, l'arcano «fomite d'empietà», si scoprirà solamente, leggendo, e collegando, «con percorsi molteplici ed interrotti», i segni «con cui il mondo ci parla come un grande libro».
Fatto di «segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose», il best-seller internazionale di Umberto Eco, Il nome della rosa (1980) è così un affascinante romanzo medioevale, ed un oscuro ed anomalo giallo, capace di produrre - per dirla con Barthes - «schizzi di senso all'infinito».



Chi mira più in alto, si differenzia più altamente; e 'l volgersi al grande libro della natura, che è 'l proprio oggetto della filosofia, è il modo per alzare gli occhi: nel quale libro, benché tutto quel che si legge, come fattura d'Artefice onnipotente, sia per ciò proporzionatissimo, quello nientedimeno è più spedito e più degno, ove maggiore, al nostro vedere, apparisce l'opera e l'artifizio

Galileo Galilei, Dialogo Dei massimi sistemi

Dialogo dei massimi sistemi
In un palazzo sul Canal Grande, nella «meravigliosa città di Venezia», si tiene una «comedia filosofica»: il gentiluomo veneziano, Giovan Francesco Sagredo, il nobile fiorentino Filippo Salviati, e il filosofo peripatetico Simplicio discorrono vivacemente, nell'arco di quattro giornate, sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano.
Nel Dialogo dei Massimi sistemi (1632), capolavoro della letteratura scientifica di ogni tempo e di ogni paese, Galileo Galilei legge ed illustra il «grandissimo libro della natura che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi»: l'universo «scritto in lingua matematica».



Allungò il piede verso la pila più vicina, a farla crollare. Il Damiani, che non lo perdeva di vista pur continuando a leggere le lettere che tirava fuori dai cassetti, si allarmò, insorse di diffidenza; e ordinò agli sbirri di sfogliare pagina per pagina i libri che Di Blasi aveva fatto cadere.
«Imbecille» pensò il Di Blasi «e non capisci che sto cominciando a morire?

Leonardo Sciascia, Il consiglio d'Egitto

Il consiglio d'Egitto
Nella felice Palermo, «svagata e galante, superstiziosa e feroce» della fine del Settecento, il cappellano maltese, don Giuseppe Vella arma, contro quella società «che è di per sé impostura, impostura giuridica, letteraria, umana», un imbroglio «di grande abilità, di grande azzardo»: l'impostura contraria.
Ne Il Consiglio d'Egitto (1963), il romanziere storico, Leonardo Sciascia racconta la storia passata e presente, «la storia di una continua sconfitta della ragione e di coloro che nella sconfitta furono personalmente travolti e annientati».


Nel prossimo numero:

«La spia che scriveva libri»
Biocca-Canali, Silone...

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 26 feb 2004


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