«Mi aspettavo che suscitasse interesse. Ma non fino a questo punto. Lo ho notato in egual misura sia in persone interessate direttamente al problema sia in persone che non hanno nessun rapporto con il problema, che sono la maggioranza. Io credo che le ragioni siano, come sempre, molteplici...».

Nelle Novità, in esclusiva, per La «Libreria di Dora», Giuseppe Pontiggia parla del suo nuovo libro, Nati due volte, che, appena pubblicato, lo ha scaraventato in vetta alla classifica delle vendite.

inque opere che propongono l'incontro, a volte umoristico, a volte drammatico con la persona che ciascuno conosce di meno in assoluto: se stesso. La finzione narrativa diviene palcoscenico e metafora della realtà. Realtà e finzione si fondono e vengono a rappresentare i limiti e le difficoltà che la ragione umana incontra nel mondo storico e sociale. Personaggi bizzarri, forti ed intensi mettono in scena inconsuete ipotesi di rapportarsi a se stessi e al mondo al di fuori di sé: modi insoliti estremi ma lucidi e razionali di comprendere la società e di commisurasi ad essa.

1999-2000
Primo anniversario
«La Libreria di Dora»

Lucia, lettrice ideale de «La Libreria di Dora»
Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.

Gratis!

Cerca



Get a free search
engine for your site
«Il Sacro
nel Rinascimento»


Atti del convegno
Nella fiabesca ed allegorica trilogia I nostri antenati (1960), Italo Calvino porta sulla scena i modelli di comportamento dell’uomo e dell’intellettuale contemporaneo.

Ne Il visconte dimezzato (1952), la metà buona e la metà cattiva del visconte Medardo di Terralba, sono allegoria di un modo scisso e parziale di conoscere la realtà storica e sociale, la cui ragion d’essere risiede nella finale riunificazione delle due metà, ossia nel raggiungimento di una superiore consapevolezza basata sulla somma della duplice esperienza.

Ne Il barone rampante (1957), la vicenda del barone Cosimo Piovasco di Rondò che trascorre tutta la sua esistenza sugli alberi, pur partecipando, ma dall’alto, alla vita altrui e ai grandi avvenimenti della storia, è la chiara rappresentazione di un rapporto con il reale che fa del distacco ironico lo strumento necessario per una conoscenza ordinata del mondo.

Infine, ne Il cavaliere inesistente (1959), Agilulfo, cavaliere privo di corpo, puro intelletto, pura forza di volontà, mette in scena l’assoluto fallimento della razionalità pura e astratta incapace di commisurarsi e ad adeguarsi alla realtà. Agilulfo lascerà, infatti, la sua armatura a Rambaldo, via di mezzo tra lui, pura razionalità, e Gurdulù, pura corporeità.

Sciascia ripercorre, nel Candido (1977) le cocenti e amare delusioni del suo rapporto di intellettuale «disorganico» con il mondo politico, sempre più ambiguamente compromesso con la menzogna e con l'inganno dei poteri costituiti. Candido, il «mostro» che rompe e mette in crisi gli ipocriti equilibri familiari e sociali, finisce per lasciare lo spazio della Storia, la Sicilia, per evadere nel sogno dell’anarchia, dell’utopia: Parigi, patria della ragione illuministica.

Nell’Enrico IV (1922) di Luigi Pirandello si rappresenta la tragedia un falso Enrico IV che, denunciando e rifiutando la falsa ed ipocrita normalità, può vivere la sua serietà tragica solamente nel ridicolo della finzione e della follia razionale.

«La Libreria di Dora» completa il ricordo di tre scrittori che in vita furono tra loro grandi amici, di cui in novembre ricorreva l'anniversario della morte: Elsa Morante, Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini.

Nell'articolo Una specie di porcile con un'anima, la Redazione Virtuale fornisce alcune testimonianze dirette sul soggiorno della Morante a Fondi (Latina) insieme a Moravia, nel '43.

Le sorprendenti analogie nella vita e nell'opera di Pier Paolo Pasolini e Michelangelo Merisi da Caravaggio, vengono documentate nell'articolo Dove l'acqua del Tevero s'insala, attraverso le voci dei testimoni, nell'arte, nella letteratura e nella storia, fino alla morte, avvenuta tragicamente per entrambi in riva al mare.

Ricordiamo inoltre Un té per Moravia. in cui, in esclusiva per «La Libreria di Dora», Roberta Simonis, editrice della rivista internazionale «Sahara», rievoca un incontro fortuito con Alberto Moravia, avvenuto durante uno dei suoi viaggi di studio nello Yemen del Sud, tra il dicembre 1989 e gennaio 1990

Milano, 7 Novembre 2000
© Copyright 2000 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net



Era lì sul prato [..] sarebbe bastato un niente a [...] riaverla tra le braccia [...], poteva dirle: - Dimmi che cosa vuoi che faccia, sono pronto... – e sarebbe stata di nuovo la felicità [...]. Invece disse: - Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze.
Viola ebbe un moto di contrarietà che era anche un moto di stanchezza. [...] aveva sulle labbra le parole da dire: “Tu sei come io ti voglio...” e subito risalire da lui... Si morse un labbro. Disse: - Sii te stesso da solo, allora.
“Ma allora esser me stesso non ha senso...”, ecco quello che voleva dire Cosimo. Invece disse: - Se preferisci quei due vermi...
– Non ti permetto di disprezzare i miei amici! – lei gridò, e ancora pensava: “A me importi solo tu, è solo per te che faccio tutto quel che faccio!”
– Solo io posso essere disprezzato...
– Il tuo modo di pensare!
– Sono una cosa sola con esso.
– Allora addio. Parto stasera stessa. Non mi vedrai più.
Italo Calvino
Il barone rampante
Calvino narra la vita del barone Cosimo Piovasco di Rondò, interamente trascorsa sugli alberi a causa di un litigio con il padre. Continua ad avere una vita sociale normale: possiede un cane, si innamora, ha degli amici e rimane in contatto con la famiglia. Persegue con successo l’obiettivo di non scendere dagli alberi fino alla morte.
La voce narrante è del fratello minore del barone e la sensazione prevalente è che Calvino utilizzi una metafora per distaccarsi dalle “miserie” quotidiane pur continuando a far parte del proprio contesto sociale. Descritta in toni bonari, è un’opera piacevole e divertente che nasconde forse un atteggiamento vagamente snob, ma ancora una volta pone l’autore dalla parte di chi accetta opinioni diverse da quelle della maggioranza, o anche dalle proprie, senza valutarle negativamente a priori.


Questa linea, secondo quel che si diceva nelle feste nazionali, e specialmente in quella del 25 aprile che ricordava la liberazione dell’Italia tutta dal fascismo, aveva come separato le tenebre dalla luce, la notte dal giorno; e trovandosi il generale di mezzo, lo aveva dunque dimezzato. E ne era prova, per Candido, quell’occhio abbuiato dalla benda, che apparteneva alla metà di suo nonno rimastra nelle tenebre. E il problema più immediato era questo, per Candido: poteva un uomo così dimezzato vivere con quell’energia e felicità che il generale dimostrava?
Leonardo Sciascia
Candido
Nel 1977, l’anno delle sue dimissioni dal consiglio comunale di Palermo, Leonardo Sciascia pubblica una sorta di autobiografia intellettuale, Candido ovvero Un sogno fatto in Sicilia.
Le amare delusioni del suo rapporto con il partito comunista rivivono in questo «racconto filosofico» d’ispirazione volterriana, in cui si narra l’impossibile integrazione con la realtà storica, politica e sociale del «mostro» Candido Munafò e la sua evasione dalla Sicilia verso Parigi, la patria della ragione.


«Ero intero e tutte le cose erano per me naturali e confuse, stupide come l’aria; credevo di vedere tutto e non era che la scorza. Se mai tu diventerai metà di te stesso, e te l’auguro, ragazzo, capirai cose al di là della comune intelligenza dei cervelli interi. Avrai perso la metà di te e del mondo, ma la metà rimasta sarà mille volte più profonda e preziosa. E tu pure vorrai che tutto sia dimezzato e straziato a tua immagine, perché bellezza e sapienza e giustizia ci sono solo in ciò che è fatto a brani».
Italo Calvino
Il visconte dimezzato
Durante una battaglia, il visconte Medardo di Terralba viene tagliato in due metà speculari da una palla di cannone. Le due parti sopravvivono autonomamente e si comportano in senso diametralmente opposto: una malvagia e dispettosa ma anche ironica e divertente, l’altra buona e altruista però noiosa e sdolcinata. L’innamoramento per la stessa donna porta le due metà ad un duello che finirà con un’operazione di «ricongiungimento» del dottor Trelawney.

Il racconto è una parabola e, simultaneamente, una parodia sulla coesistenza «del bene e del male» in ognuno di noi, scritta con gli occhi di un bambino e priva di giudizi che risultano scontati e, spesso, bigotti.



ENRICO IV Molte sì qui si son presentate, assicurandomi, assicurandomi d'essere lei - quella che io sapevo di averla... sì, ho pur cercato qualche volta - (non è una vergogna: mia moglie) - Ma tutte dicendomi d'essere Berta, dicendomi d'essere di Susa - non so perché - si son messe a ridere!

Come in confidenza

Capite? - a letto - io senza quest'abito - lei anche... sì, Dio mio, senz'abiti... un uomo e una donna... è naturale!... Non si pensa più a ciò che siamo. L'abito, appeso, resta come un fantasma! Luigi Pirandello

Enrico IV

In una villa della campagna umbra, un signore romano vive recluso credendo di essere Enrico IV, l'imperatore che scese a Canossa a pentirsi davanti a Gregorio VII, per intercessione di Matilde di Toscana.
Un giorno, i suoi amici invadono il suo esilio con il proposito di strapparlo, con uno stratagemma alla pazzia. Ma il malato ha in serbo una sorpresa sconvolgente e gli ospiti, bardati nei costumi medievali, si troveranno presto a cavalcare lungo l'esiguo margine che corre tra realtà e follia. E quando partiranno, si porteranno dietro un cadavere.


...qualcun altro va cercando Agilulfo: è Gurdulù, che ogni volta che vede una pentola vuota, o un comignolo, o una tinozza, si ferma e esclama: - Sior padrone! Comandi, sor padrone!
Seduto su di un prato ai margini d’una strada stava facendo un lungo discorso nella bocca d’un fiasco, quando una voce lo interpella: - Chi cerchi lì dentro, Gurdulù?
Era Torrismondo, che celebrate solennemente le nozze con Sofronia alla presenza di Carlomagno, cavalcava con la sposa e un ricco seguito per la Curvaldia, di cui è stato nominato conte dall’imperatore.
– Il mio padrone, cerco, - dice Gurdulù.
– Dentro quel fiasco?
– Il mio padrone è uno che non c’è; quindi può non esserci tanto in un fiasco quanto in un’armatura.
– Ma il tuo padrone si è dissolto nell’aria!
– Allora, io sono lo scudiero dell’aria?...
Italo Calvino
Il cavaliere inesistente
Tra i cavalieri di Carlomagno, sporchi e disordinati, ce n’è uno lindo e sempre in ordine, si tratta di Agilulfo, un armatura dotata di coscienza e di una personalità meticolosa e pedante ma anche onesta e valorosa. In un vortice di viaggi e disavventure, Agilulfo e Torrismondo devono provare la liceità del loro titolo di cavaliere. Torrismondo e sua madre si risvegliano nudi in una grotta e il cavaliere inesistente non riesce a provare la verginità di Sofronia. Quando tutto sembra perduto...un finale a sorpresa mette ogni tassello del mosaico a posto.

A differenza delle altre opere della “trilogia”, invece di un bambino, la voce narrante è di una suora di clausura che, in seguito, si rivelerà essere...

Ancora una volta Calvino si guarda bene dal pronunciare anatemi o condanne anche quando sembra accada qualcosa di “oggettivamente” esecrabile.



Nel prossimo numero:

«I ragazzi e la guerra»
Berto, Bassani, Calvino, Cassola, Morante...

Sriveteci le vostre impressioni



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 26 feb 2004


© Copyright 2000 italialibri.net, Milano - Tutti i diritti riservati