
L'isola di Arturo di Elsa Morante sembra essere, fuor di metafora, la storia di una maternità impossibile a realizzarsi nel mondo della realtà. La lettura che si ricava da La cognizione del dolore, Le parole tra noi leggère, Caro Michele, scritti e pubblicati in un relativamente breve ma fortemente caratterizzato lasso di tempo (dagli anni d'oro del boom italiano, agli anni di piombo della sovversione armata), è quella della crisi dei valori della borghesia, coltivati e trasmessi dalla Madre - e dal Figlio pervicacemente rigettati. Se lincomunicabilità tra la "Signora" e "il figlio" ne La cognizione del dolore è spietata, Adriana insegue invano Michele con parole accorate fino in Inghilterra, da una Roma benevola e indifferente. La Romano azzarda un'operazione invasiva di ri-cognizione del figlio, ma riesce solo a scalfirne la superficie coriacea. Messi in prospettiva, questi tre libri ci restituiscono un «album di famiglia» dellItalia del tempo. Il malessere deborda dalle tavole e dai «tinelli» delle case bene (Gadda), alle fabbriche e alle piazze (Romano, Ginzburg). Il conflitto ruota intorno a una minaccia terrificante: il rifiuto autodistruttivo della prole di riprodursi. Un discorso a parte merita Oriana Fallaci, in Lettera a un bambino mai nato - che non siamo riusciti a presentare, per inaspettate difficoltà nel reperire il materiale relativo a questa scrittrice (ci riserviamo di provvedere non appena possibile). La Fallaci porta all'estremo la riflessione sulla responsabilità della scelta della madre di generare un figlio. |
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Elsa Morante, Menzogna e sortilegio |
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L'isola di Arturo Con sorriso ammiccante, Elsa Morante nel suo secondo romanzo (1957) presta la voce narrante ad Arturo, fanciullo-eroe dal nome di stella, che rievoca la storia mitica della sua iniziazione alla vita. Fra le «rocce torreggianti» di Procida, maliosa e solare isola dell'infanzia, Arturo aspetta il «giorno pieno», la «perfezione della vita». Poi, varcato il divino mare materno, «come tanti», impara che «fuori del limbo non v'è eliso». |
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«Non so, dottore: badi . Forse è dimenticare, è risolversi! È rifiutare le sclerotiche figurazioni della dialettica, le cose vedute secondo forza .». «Secondo forza? .che forza? .». «La forza sistematrice del carattere
.questa gloriosa lampada a petrolio che ci fuma di dentro,
.e fa il filo, e ci fa neri di bugie, di dentro,
.di bugie meritorie, grasse, bugiardosissime
.e ha la buona opinione per sé, per sé sola
.. Ma sognare è fiume profondo, che precipita a una lontana sorgiva, ripullula nel mattino di verità». Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore |
La cognizione del dolore In quella che è stata definita la più bella e terribile delle sue opere (prima edizione in volume 1963, edizione accresciuta 1970), Carlo Emilio Gadda indaga impietosamente, fino a giungere alla «cognizione del dolore», le ingarbugliate cause dell'invisibile «male oscuro» che porta dentro di sé il suo alter ego, l'hidalgo - ingegnere Gonzalo Pirobutirro d'Eltino, il «figlio». Nel 1924, alla fine di un'atroce guerra, in una delle tante ville e villette che costellano l'immaginaria Brianza sudamericana dello Stato del Maradagàl, si consuma il suo rabbioso e irreparabile odio, il suo inespresso e disperato amore nei confronti della «Signora», la madre.. |
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Tua madre Natalia Ginzburg, |
Caro Michele Nelle grigie lettere a Michele, figlio sbandato, balordo, ed oramai fuggito lontano, Adriana scopre la sua spoglia incapacità di essere madre; e tutti gli altri personaggi, tutti esseri ugualmente orfani e appassiti, capaci di «respirare niente altro che la propria solitudine», rivelano quella zona di sé in cui «ognuno di noi è sbandato e balordo». In Caro Michele (1973), romanzo metà epistolare e metà narrativo, Natalia Ginzburg ricompone così i giorni logori, desolati e senza meta di una famiglia sfasciata e dispersa, a cui non rimane niente altro che amare le proprie solitarie memorie. |
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Adesso, gli giro intorno; un tempo invece lo assalivo. Ma anche adesso ogni tanto- raramente - sbotto. Allora lui mi guarda con la sua famosa calma e dice: - Tu mi manchi di rispetto! Lalla Romano, Le parole tra noi leggère |
Le parole tra noi leggère Osservando il figlio che nel mondo sta "come fuori del mondo", una madre scava nella memoria e scrive, ma temendo di "avergli girato intorno, come nella vita". Nell'intento, coraggioso e rischioso, di "leggere" e di comprendere il figlio e se stessa, ne Le parole tra noi leggère (1969) Lalla Romano racconta con "spietatezza" il diverso modo di amarsi - e di vivere - di una madre e di un figlio. |
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Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato
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Una donna, senza nome e senza volto, nell'attimo stesso in cui si accorge che dentro di sé esiste «una goccia di vita scappata dal nulla», si pone l'antico angoscioso «dilemma di dare la vita o negarla». In Lettera a un bambino mai nato (1975) viene così a rappresentarsi il drammatico monologo di una donna sola e indipendente, per la quale la maternità non è né «un dovere morale» né «un fatto biologico», ma «una scelta cosciente». |
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«Il Libro»: |
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