Aldo Nove

Nelle Novità, nell'intervista a Italialibri Aldo Nove parla dell'evoluzione del suo rapporto con la realtà, con la televisione e con il mondo della pubblicità, alla luce del suo ultimo romanzo, Amore mio infinito, e ci rivela il suo pensiero su Internet, sulla letteratura, sulla politica italiana...

ai come oggi il mondo degli affari ha occupato un ruolo così predominante e pervasivo rispetto alla politica, a scapito degli interessi locali dei cittadini e del loro ambiente. Affari che spesso arrivano da lontano, dietro i vessilli di marche apprezzate, sostenute da campagne pubblicitarie miliardarie (in euro), che tendono a prevaricare le culture locali, svuotandole della propria diversità e anche dei propri contenuti più civili.

Quando si parla di letteratura, invece, spesso si parla di luoghi circoscritti, città o campagne, in cui le vicende dei personaggi si intrecciano, i drammi si consumano, i delitti maturano. La “cornice” assume un'importanza determinante nell'economia della storia, che si svolge intorno ai confini segnati da principi etici consolidati che concorrono eventualmente allo sviluppo di una “morale”. È il trionfo della politica (polis) e della località.

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Con Il mare non bagna Napoli Anna Maria Ortese si distacca dal già letto e sentito, dal “chiacchiericcio” di quella letteratura che da Napoli parte, di Napoli è impregnata e a Napoli si conclude. In modo quanto mai insolito, l’autrice coglie il ribollente e fermentante scenario offerto dalla vita partenopea. Una magnifica miniatura in cui la Napoli della gente unica, dei colori del popolo e della terra, del mare e delle voci è ingrandimento feroce offerto al restante pezzo di mondo che, almeno per “sentito dire”, ha già conosciuto tanta incontaminata bellezza made in Italy.

In Bagheria Dacia Maraini dà spazio al racconto autobiografico che segue l’odore dei luoghi e dei tempi della memoria. I sapori e le luci di una terra antica, la Sicilia, e di una realtà ancora più piccola, Bagheria, sono sicuro approdo dopo la scioccante esperienza di due anni trascorsi in un campo di concentramento giapponese. Tra le pagine del romanzo si svela un incantevole paesaggio dalla natura intatta che, seppur minacciato dalla modernità che ne cambierà l’aspetto, è ancora capace di dare consolazione. Un nido che, tuttavia, pur nella suo essere esiguo, offre conforto e riparo dalle atrocità che hanno sfigurato il mondo e che tuttora affliggono gli uomini.

Ne Il romanzo di Ferrara Giorgio Bassani traduce l’immaterialità della sua ispirazione in scrittura. Particolarmente attratto da Ferrara, sua personale Musa, e dalla comunità israelita che, evocata in un’atmosfera di sortilegio, diventa punto discriminante di una difficile comunicazione tra gli esseri umani, Bassani riporta la vita degli uomini intrappolati dalla solitudine e da un mondo che li ha voluti distinguere, partendo dall’identificazione di diversi strati sociali, ceti e razze.

Canne al vento è solo uno dei tanti capolavori di Grazia Deledda, instancabile disegnatrice di una terra che galleggia sulle onde senza mai spostarsi, saldamente ancorata alla salsedine e alla sabbia di fondali sconosciuti: la Sardegna. In questo romanzo la forza sta nella densità di fatti e contrasti, i quali sono dominati da un senso religioso e tragico della vita e dal destino che rende tutti, inevitabilmente, canne che il vento incurva e muove a sua piacimento. Poche fotografie, dunque, in questo scritto ambientato in Sardegna, ma “scatti” compendiati in un più grande album che ha condotto la Deledda ad un riconoscimento mondiale: il Premio Nobel.

La Roma de La romana offre ai protagonisti del romanzo di Alberto Moravia una condizione infima e una posizione precaria che si risolve in un ambiente popolare, strano, ciarliero, tappezzato di polvere e miseria. Dal fango dell’ instabilità non si può uscire, dalla povertà si alza la testa a stento e i piccoli passi in avanti sono un arrabattarsi tra imbrogli e inganni. Sia Adriana, che i protagonisti maschili, che l’autore le affianca, sono specchio di un’unicità data dal luogo in cui essi sono nati e vivono. E le abitudini, così come il suono e il volume delle loro voci, li rende autentici e inimitabili a scapito di una globalità che, pur giungendo inesorabile, non potrà mai annullarli.

Inoltre

Nelle Novità, a cura della Redazione Virtuale, «Se c'è democrazia c'è faziosità... credo». Nell'intervista a Italialibri Aldo Nove parla dell'evoluzione del suo rapporto con la realtà, con la televisione e con il mondo della pubblicità, alla luce del suo ultimo romanzo, Amore mio infinito, e ci rivela il suo pensiero su Internet, sulla letteratura, sulla politica italiana...

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Novità in libreria: Alighieri, Andreoli, Argentina, Barricco, Bettetini, Cantarella, Castaldi, Cenni, D’Agostini, d’Annunzio, Eco, Elkann, Ferraro, Fine, Gallina, Gambero, Givone, Goldoni, Golino, Lanzetta, Lepardi, Levi, Lucarini, Magi, Malerba, Manara, Mancinelli, Manzoni, Mazzantini, Morante, Nebbia, Paolini, Pariani, Pazienza, Piersanti, Raimondi, Varni, Ricchetti, Santagata, Sellerà, Sgarbi, Stendhal, Svevo, Tralli, Trevisan, Vattimo, Wu–Ming,

A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora»

Milano, 18 febbraio 2002
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Cercare le madri, appariva follia. Di tanto in tanto ne usciva qualcuna da dietro la ruota di un carro, gridando orribilmente afferrava per il polso il bambino, lo trascinava in un tana da cui poi fuggivano urli e pianti, e si vedeva un pettine brandito in aria, o una bacinella di ferro, appoggiata su una sedia, dove lo sfortunato era costretto a piegare la sua dolorosa faccia. Faceva contrasto a questa selvaggi durezza dei vicoli la soavità dei volti raffiguranti Madonne e Bambini, Vergini e Martiri, che apparivano in quasi tutti i negozi di San Biagio dei Librai, chini su una culla dorata e infiorata e velata di merletti finissimi, di cui non esisteva nella realtà la minima traccia.Non occorreva molto per capire che qui gli affetti erano stati un culto e proprio per questa ragione erano decaduti in vizio e follia; infine, una razza svuotata di ogni logica e raziocinio s’era aggrappata a questo tumulto informe di sentimenti, e l’uomo era adesso ombra, debolezza, nevrastenia, rassegnata paura e impudente allegrezza. Una miseria senza più forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a nodo gli strati minimi della plebe, che qui è regina.

Annamaria Ortese (Oro a Forcella)

Il mare non bagna Napoli

La raccolta di novelle che per prima diede notorietà ad Anna Maria Ortese è un viaggio nelle viscere della città, durante il quale la scrittrice ci porta a conoscere ambienti e situazioni poco noti. Ma soprattutto ci dona una lettura scevra da pregiudizi e libera da quella facile retorica che connota generalmente le descrizioni di Napoli e dei suoi abitanti. La narrazione conduce attraverso realtà infernali. Nel descrivere lo stato della plebe, i vicoli della città, l’indifferenza della classe borghese verso i problemi antichi di Napoli, la Ortese si serve di una scrittura lucida e appassionata, ma anche di uno sguardo critico, non complice, non patetico, con quell’effetto di estraniamento frutto di un profondo bisogno di rinnovare il proprio lessico


Fra le “ragazze di oggi” c’era anche mia madre, bionda e splendente, insofferente di ogni imposizione materna, sprezzante verso i “grandi matrimoni” che le si volevano imporre.
Difatti, abbandonando tutti i nobili principi siciliani, era partita da sola per Firenze, dove aveva incontrato mio padre, ragazzo burbero e allegro, ribelle e solitario, sportivo, inquieto, introverso e imprevedibile. Si sposarono subito, senza una lira e andarono a vivere a Fiesole, in una stanza in cima a una torre, mangiando patate bollite e uova sode.
Gli occhi delle famiglie Maraini e Allata si chiudevano disgustati di fronte a questi due “presuntuosi”….
Dacia Maraini
Bagheria
Dacia Maraini ripercorre le tappe della sua infanzia isolana, dal momento in cui, lasciato il campo di concentramento giapponese, nel quale aveva trascorso due anni assieme alla famiglia, per la non adesione dei genitori alla Repubblica di Salò, approda a Palermo da Napoli.
Nel ricordare la sua lontana infanzia e quel mondo che aveva ripudiato per ragioni oscure e profonde, l’autrice si riconcilia con la sua “derivazione materna”, con una terra che scopre di amare ma di cui vuole anche denunciare gli orrori prodotti dalla Mafia e dal malcostume delle famiglie nobili, chiuse nella loro orgogliosa solitudine e ormai conniventi con uno stile sociale devastante e delittuoso.
Per varie ragioni, non ultima la familiarità con cui cita il compagno di vita Alberto Moravia, è da considerare il suo romanzo più autobiografico.



Quand'ecco, guardando a loro e al vasto paesaggio urbano che mi si mostrava di lassù in tutta la sua estensione, mi sentii d'un tratto penetrare da una gran dolcezza, da una pace e da una gratitudine tenerissime. Il sole al tramonto, forando una scura coltre di nuvole bassa sull'orizzonte, illuminava vivamente ogni cosa: il cimitero ebraico ai miei piedi , l'abside e il campanile della chiesa di San Cristoforo poco più in là, e sullo sfondo, alte sopra la bruna distesa dei tetti, le lontane moli del castello Estense e del duomo. Mi era bastato recuperare l'antico volto materno della mia città , riaverlo ancora una volta tutto per me, perché quell'atroce senso di esclusione che mi aveva tormentato nei giorni scorsi cadesse all'istante. Giorgio Bassani
Il romanzo di Ferrara
Quest’opera, composita e omogenea nello stesso tempo, venne realizzata da Giorgio Bassani nel corso di oltre quarant’anni: lui stesso, nel 1974, provvide a riunire sotto un unico titolo i romanzi e i racconti, frutto di un’intera vita di passione letteraria. Non si sarebbe potuto dare all'intero scritto un titolo più adeguato e illuminante di questo. Proprio Ferrara è la vera protagonista, il filo sottile, ma fortissimo, che lega tra di loro questi romanzi. Una Ferrara reale, storicamente connotata (si pensi solo a Il Giardino dei Finzi Contini), riconoscibile nella rappresentazione delle sue vie ordinate e della sua raccolta eleganza, ma anche una Ferrara simbolica, segno di una condizione esistenziale e di un modo particolare di vivere la storia: la stessa Ferrara che affiora in certi quadri di De Chirico.


«Starò ancora un anno al loro servizio» aveva detto Efix, mosso a pietà del loro abbandono. Ed era rimasto vent’anni.
Le tre donne vivevano della rendita del podere coltivato da lui. Nelle annate scarse donna Ester diceva al servo, al momento di pagarlo (trenta scudi all’anno e un paio di scarponi):
«Abbi pazienza, per l’amor di Cristo: il tuo non ti mancherà.»
E lui aveva pazienza, e il suo credito aumentava di anno in anno, tanto che donna Ester, un po’ scherzando, un po’ sul serio gli prometteva di lasciarlo erede del podere e della casa, sebbene egli fosse più vecchio di loro.
Vecchio, oramai, e debole; ma sempre un uomo, e bastava la sua ombra per proteggere ancora le tre donne.
Adesso era lui che sognava per loro la buona fortuna: almeno che Noemi trovasse marito!

E a lui, al povero servo, non rimane che ritirarsi per il resto della vita nel poderetto, spiegar la sua stuoia e riposarsi con Dio, mentre nel silenzio della notte le canne sussurrano la preghiera della terra che s’addormenta.
Grazia Deledda

Canne al vento

Canne al vento, vite in balia della sorte, ma, come le canne, anche queste vite squassate sono destinate in fondo a rimanere ostinatamente radicate sul proprio suolo d’origine: potranno spezzarsi, ma non trapiantarsi.
Punteggiati dal tema dell’incesto vagheggiato e non consumato insieme con quello della sete di denaro, ci saranno lutti e nozze, si ricomporranno destini, ma resterà un senso d’incompiutezza, d’incontro mancato, di tensione, oltre e contro le intenzioni dell’autrice, che in un simulacro di happy ending raccoglie tutto l’amaro lentamente accumulato nel corso del romanzo.
Lo stile della Deledda è forse soltanto l’affannosa ricerca di uno stile, in una scarna, drammatica prospettiva esistenziale e morale.
Là dove non la soccorrono le descrizioni e gli abrupti calchi lessicali dal sardo, lingua di manierismi e invettive, la scrittura poggia sulla forte sghembatura della composizione, nel punto d’osservazione tutto concentrato su Efix, così ribassato che costringe il lettore idealmente a guardare le cose da un livello rasoterra.


Forse si deve a questo mio stato d'animo di persona beneficiata che sente oscuramente il dovere di sdebitarsi se, pochi giorni dopo, non resistetti come avrei fatto qualche tempo prima, ai suoi atti d'amore sempre più arditi. Ma è anche vero che, come ho già detto a proposito del nostro primo bacio, io mi sentivo portata a darmi a lui da una forza potentissima e dolcissima; paragonabile a quella del sonno che, per vincere la nostra volontà contraria, talvolta ci persuade a dormire col sogno di star svegli; così che ci abbandoniamo ad esso convinti di resistergli tuttora. Ricordo benissimo tutte le fasi della mia seduzione, perché ognuna delle conquiste di Gino fu da me voluta e non voluta e mi procurò insieme piacere e rimorso
Alberto Moravia
La romana
Scritto tra il ’43 e il ’46 e pubblicato nel 1947, La romana segna una tappa importante nello sviluppo della narrativa di Moravia. Protagonista del romanzo, ambientato a Roma al tempo della guerra d’Etiopia, è una straordinaria figura femminile, profondamente viva e moderna: Adriana, un’attraente diciottenne. Sua madre Margherita, una modesta camiciaia soggiogata dalle ristrettezze di una vita coniugale fallita e dalla annichilente miseria, vorrà per la figlia un'esistenza diversa, più tranquilla, onesta e basata sul privilegio datole dalla bellezza. Alla ragazza, invece, finita nelle spire della prostituzione, toccherà affronare un destino contorto, amaro, infelice e costellato da figure maschili senza scrupoli e coscienza. In lei sopravviverà comunque la speranza di un cambiamento in virtù della nuova vita che porta dentro sé, nonostante essa sia frutto del rapporto con un delinquente dall’animo malvagio e insensibile. Il romanzo troverà la sua inaspettata conclusione, con un Moravia eccezionalmente intenerito e portato alla pietà, in un mondo meno infelice e lontano dallo squallore più greve.


Nel prossimo numero:

Il «Viaggio in Italia»
Giono, Goethe, Gracq, Hemingway, Stendhal...

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 15 feb 2008


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