Lucia
lettrice ideale

Londra,
23 dicembre
1999

uale miglior tema dell'esordio per dare il via a un nuovo progetto, un nuovo anno e persino un nuovo millennio?

«La Libreria di Dora» apre i battenti con il primo capolavoro in prosa, in ordine di tempo, della letteratura italiana: il Decameron di Giovanni Boccaccio di cui vi propone tre diverse edizioni. L’edizione BUR con le xilografie dell'edizione del 1492; per i bibliofili una preziosa edizione corredata dalle illustrazioni dell’autore e dei grandi artisti del Trecento e del Quattrocento; infine, per dare a tutti la possibilità di accedere ad un capolavoro della letteratura universale, la traduzione nell’italiano contenporaneo curata da Aldo Busi.

Nello spirito dell’inaugurazione, accanto al Decameron , vi presenta quattro grandi opere, che hanno segnato l’esordio sulla scena letteraria dei loro rispettivi autori, solo a prima vista molto diversi e lontani l’uno dall’altro. A legarli in un’immaginaria catena è l’autenticità della vita, che D’Annunzio ne Il Piacere traveste, Pirandello ne II fu Mattia Pascal cerca ma non trova, Elsa Morante in Menzogna e sortilegio svela e ambiguamente vela; mentre Montale in Ossi di Seppia scopre a guizzi e a rapidi spicchi.



Sapere adunque dovete, in Lombardia essere un famosissimo monistero di santità e di religione, nel quale, tra l'altre donne monache che v'erano, v'era una giovane di sangue nobile e di maravigliosa bellezza dotata, la quale, Isabetta chiamata, essendo un dì ad un suo parente alla grata venuta, d'un bel giovane che con lui era s'innamorò; ed esso, lei veggendo bellissima, già il desidero avendo con gli occhi concetto, similmente di lei s'accese, e non senza gran pena di ciascuno questo amore un gran tempo senza frutto sostennero.

Boccaccio, Decameron

Carissime, dovete sapere che in Lombardia sorgeva un monastero in gran fama di santità e che fra le altre sepolte vive c'era dentro anche una monachella giovane, di nobile famiglia e di celestiale bellezza, che si chiamava Isabetta. Un giorno fu chiamata in parlatorio per la vista di un suo parente attraverso la grata ebbe un colpo di fulmine per un bellissimo ragazzo che lo accompagnava. Questo Egido in anticipo sui secoli, vedendo quello schianto di monaca e intercettando il lampo di desiderio nei suoi occhi, prese fuoco all'istante anche lui; ma per parecchio tempo i due giovani furono costretti a rassegnarsi a coltivare ciascuno per suo conto e in separate sedi il loro acerbo amore.

Aldo Busi, Decameron da un italiano all'altro

Decameron
Narra il Boccaccio come, durante la peste del 1348 a Firenze, sette fanciulle e tre giovani si incontrino per caso nella chiesa di Santa Maria Novella e decidano di ritirarsi a vivere insieme in una villa lontana dalla città. Là giunta, la lieta brigata racconterà, per dieci giorni in cento novelle, l'uomo a confronto con la fortuna , l'amore e l'ingegno.

La traduzione di Aldo Busi «non ha affatto la pretesa di essere una traslitterazione o una ricreazione o altra cosa dall'originale: è l'originale oggi».



Il male velenoso della menzogna serpeggia per i rami della mia famiglia, sia paterna che materna. Esso vi apparirà sotto molti aspetti, evidenti o larvati, in diversi personaggi della presente storia, e voi non dovrete addebitarlo a vizio della medesima, essendo questa appunto intesa a raccogliere le testimonianze veritiere della nostra antica follia.

Elsa Morante, Menzogna e sortilegio

Menzogna e sortilegio
Nel suo esordio romanzesco (Enaudi, 1948), Elsa Morante presta la voce narrante ad Elisa, una giovane donna che, rimasta sola al mondo, scrive e racconta il romanzo della sua famiglia: la leggenda di casa De Salvi. Tendendo l'orecchio al bisbiglio notturno dei suoi avi e affidandosi alla sua memoria, Elisa cerca di definire la propria identità di donna cresciuta sotto l'influenza di due opposte madri: Anna «La notte» e Rosaria «Il giorno».



Ritornai sul ponte, cheto, chinato. Mi tremavano le gambe, e il cuore mi tempestava in petto. Scelsi il posto meno illuminato dai fanali, e subito mi tolsi il cappello, infissi nel nastro il biglietto ripiegato, poi lo posai sul parapetto, col bastone accanto; mi cacciai in capo il provvidenziale berrettino da viaggio che m'aveva salvato, e via, cercando l'ombra, come un ladro, senza volgermi addietro.

Luigi Pirandello,
Il fu Mattia Pascal

Il fu Mattia Pascal
Nel suo primo grande romanzo (pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia» , aprile - giugno 1904) Pirandello fa narrare al protagonista Mattia Pascal una singolare vicenda di morte e reincarnazione.
Mattia Pascal, dopo essere fuggito da casa, afflitto da debiti e da continue tensioni con la moglie e la suocera, apprende dalla cronaca di un giornale la notizia del suo suicidio. Credendosi finalmente libero dalla prigionia delle convenzioni sociali, decide di andare alla ricerca della sua identità perduta.



Le spalle emergevano pallide come l'avorio polito, divise da un solco morbido, con le scapule che nel perdersi dentro i merletti del busto avevano non so qual curva fuggevole, quale dolce declinazione di ali; e su dalle spalle svolgevasi agile e tondo il collo; e dalla nuca i capelli, come ravvolti in una spira, piegavano al sommo della testa e vi formavano un nodo, sotto il morso delle forcine gemmate.

Quell'armoniosa ascensione della dama sconosciuta dava agli occhi di Andrea un diletto così vivo ch'egli si fermò un istante, sul primo pianerottolo, ad ammirare.

Gabriele D'Annunzio, Il Piacere

Il Piacere

Nel suo primo romanzo (1889) D'Annunzio si racconta negli ambigui amori del giovane esteta Andrea Sperelli.

Nella Roma barocca e aristocratica di fine Ottocento, tra concerti, balli, corse di cavalli, aste di raffinati oggetti antichi, Andrea costruisce la sua esistenza come «un'opera d'arte», smarrendovi tuttavia il senso autentico della vita.



Cigola la carrucola del pozzo,

l'acqua sale alla luce e vi si fonde.

Trema un ricordo nel ricolmo secchio,

nel puro cerchio un'immagine ride.
……………………

Eugenio Montale, Ossi di seppia

Ossi di seppia

Nella sua prima raccolta di poesie (1925) Montale, immergendosi nel ricordo e nell'aspro e secco paesaggio ligure, tenta di entrare in rapporto con l'essenza più nuda delle cose, di cui l'osso di seppia , sballottato e levigato dalle onde, è il simbolo emblematico.

Il destinatario della sua poesia è invitato a seguire gli indefinibili segni e scatti attraverso i quali la realtà arida e priva di senso, all'improvviso, si disgrega aprendosi verso altri mondi, ma……


Nel prossimo numero:

«Il rapporto madre-figlio»:
Fallaci, Gadda, Ginsburg, Morante, Romano...

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 26 feb 2004


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