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Il sentiero dei nidi di ragno
In un paese indefinito, sospeso in una geografia senza nomi come quella delle favole, il piccolo orfano Pin vive uninfanzia solitaria e selvaggia, emarginato dai piccoli e deriso dai grandi. Gli unici, brevi momenti di gloria gli vengono dal saper cantare struggenti canzoni damore, che incantano e ammutoliscono anche i più miseri derelitti dellosteria, e dal piglio beffardo, temuto da tutti, con cui riesce a tenere a bada e ad avere la meglio su chiunque. È un bambino strano, Pin, un bambino già vecchio che dietro alle battute sconce (di cui spesso gli sfugge il vero significato), agli scherzi e ad una violenza istintiva, primordiale, nasconde il bisogno disperato di avere un suo posto nel mondo: e la Guerra, gioco magico, esperienza mitica, diventa per lui loccasione per conquistarselo. |
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- Certo, se il maresciallo non avesse sparato... cominciò Tonino; ma lei lo interruppe: - Io invece non accuso nemmeno il maresciallo. Nessuno ebbe colpa... fu solo un male. Ma cosa credono di aver fatto mettendo in galera Bube e Ivan? Giustizia, forse? No, hanno fatto dellaltro male: a Bube, a Ivan, alle loro famiglie; e a me... Tutto quello che ci hanno fatto soffrire, che ci faranno soffrire ancora, è servito forse a rimediare qualcosa? Io glielo vorrei proprio domandare, ai giudici: facendo soffrire noi, avete forse alleviato il dolore di qualche altro? |
La ragazza di Bube
Mara è una ragazza di sedici anni, bella e sicura di sé, che guarda con curiosa avidità al proprio futuro. Quando in famiglia capita la visita di Bube, compagno del fratello di Mara morto durante la Resistenza, per la giovane è naturale, quasi inevitabile, invaghirsi di quel bambino cresciuto troppo in fretta che, con la sua aria corrucciata e gli abiti ridotti in stracci, è circondato da un alone di eroismo e avventura. La loro storia comincia come per gioco, anche se Bube sembra avvertirne subito limportanza, terribile e fatale: e infatti, quello che per Mara era nato come un capriccio adolescenziale, allimprovviso si trasforma in un legame indissolubile, che segnerà tutta la sua esistenza determinando in modo drammatico il passaggio dalla fanciullezza alletà adulta e consapevole. Quando Bube verrà condannato a quattordici anni di carcere per un delitto commesso poco dopo la fine della guerra, Mara sceglierà di aspettarlo, e proprio in questo sacrificio, con dolore e coraggio, troverà il vero significato della vita. |
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«Su, basta piangere, adesso» lei disse. «Mi dispiace di averti fatto del male. Io intendevo solo scherzare. Hai capito, no, che intendevo scherzare.» Il ragazzo mosse la testa per dire di sì. «Ecco che ho fatto una cosa cattiva senza pensarci. Mi dispiace.» Egli tirò su col naso, a scatti. «Fa niente» disse. «Ma devi diventare più forte» disse la ragazza. «Bisogna aver forza per stare a questo mondo. Vedrai che ti capiteranno tante cose ben peggiori di questa.» |
Il cielo è rosso
Durante la II Guerra Mondiale una piccola città di provincia subisce un bombardamento aereo devastante, che distrugge i quartieri e decima la popolazione civile. Alcuni adolescenti di un rione popolare e una bimba, miracolosamente scampati al massacro, si ritrovano riuniti a vivere tra le rovine di un vecchio bordello semidistrutto, dove si arrabattano a sopravvivere, presto ristabilendo, come in un gioco, gli stessi schemi appresi dai grandi. Ad essi si unisce un ragazzo di buona famiglia, fuggito da un collegio di preti e rimasto, come gli altri, solo al mondo. All'interno di questa improbabile famiglia si creerà un regime di fiducia, di amicizia e di dedizione, più forte dello squallore e del degrado circostante, ma troppo debole per la realtà della guerra. |
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E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare |
A Ferrara, negli anni delle leggi razziali, un gruppo di giovani ebrei si trova escluso dai circoli sportivi, dalle biblioteche e dai luoghi di ritrovo pubblico: è loccasione per i Finzi Contini, famiglia nobile ed altera, di rompere il proprio dorato riserbo e offrire il leggendario giardino della loro magna domus ai coetanei dei figli, Alberto e Micòl. È un piccolo universo chiuso e separato, dove la guerra e gli orrori della follia nazista sembrano solo uneco lontana, appena percepibile, soffocata dal suono delle risate, dei grammofoni e delle partite a tennis. Ma è solo unillusione, a cui il protagonista dovrà presto rinunciare, insieme al suo primo, struggente amore. |
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Useppe era talmente trascinato dalla gioia che quasi non colse questa domanda. Appena appena, al passaggio della povera ombra di Blitz, il suo sguardo raggiante si velò per un attimo, forse a sua insaputa. Allora Ida, timorosa di richiamargli il ricordo, in disparte mormorò a Nino: «Blitz non c'è più» «Ma come? ... Remo non me l'ha detto, questo...» [...] In tono di scusa, Ida si mise a balbettare: «La casa è andata distrutta... niente, c'è rimasto...» Ma Nino proruppe con furore: «Che me ne frega, a me, della casa» |
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«Malattie della volontà» Sriveteci le vostre impressioni
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