Chi è Valerio Varesi?

Nelle Novità, in esclusiva, per La «Libreria di Dora», un intervista con l'autore di Bersaglio: l'oblio.

pesso gli scrittori, di fronte ad un problema di pressante rilevanza storica, scelgono di affrontarlo da un punto di vista secondario. Non per sfuggire ad una responsabilità opprimente, ma per scongiurare i rischi di una retorica univoca, perentoria, che dal confuso brusio della storia fa emergere solo le voci più ovvie e potenti, consacrate da una vittoria ormai indiscussa.

2000-2001
Primo anniversario
«La Libreria di Dora»

Lucia, lettrice ideale de «La Libreria di Dora»
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«Il Sacro
nel Rinascimento»


Atti del convegno
È quanto succede per la guerra, tema vasto e ricchissimo nella letteratura italiana di questo secolo, spesso rappresentata attraverso gli occhi di chi, non potendo ancora parteciparvi come protagonista attivo, è costretto a subirla come un nudo dato esistenziale, incomprensibile e drammatico: i bambini e gli adolescenti.

Questa è la prospettiva comune che lega i romanzi affrontati dalla «Rivista» di questo mese: una prospettiva comune, che però non è sinonimo di uniformità. L’infanzia e l’adolescenza si presentano infatti come un universo molteplice, in continuo movimento, con aspetti diversi e talvolta discordi. Adottare il punto di vista di un “minore” può quindi portare agli esiti più disparati: dal realismo del Berto di Il cielo è rosso, ancora profondamente radicato nella tradizione del romanzo ottocentesco, alla visione stralunata, ai limiti dell’espressionismo, del Pin de Il Sentiero dei nidi di ragno, opera prima di Calvino: un bambino strano, già un po’ adulto eppure ancora capace di costruirsi quelle piccole schermaglie mentali, quelle fantasie tipiche dell’infanzia che però, nella sua piccola mente violata, spesso si trasformano in incubi.

Per Useppe, protagonista de La Storia di Elsa Morante, la guerra è invece l’unica realtà possibile, l’unico mondo conosciuto. Frutto dello stupro di un soldato tedesco, il bambino porta inciso nella propria anima il marchio di una violenza profonda, ancestrale, che si manifesta fisicamente attraverso l’epilessia, malattia che lo porterà a morire prima di aver superato i confini dell’infanzia. Guardare al mondo come ad una favola strana e crudele, ma che conserva sempre intatta la speranza di un possibile lieto fine, sarà il suo modo per affrontare le prove della storia.

Per Mara, protagonista de La ragazza di Bube, la guerra viene invece a coincidere con il difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta, imponendole una scelta che le segnerà la vita in modo irrevocabile e definitivo. La giovane ne saprà trarre una forza tutta sua, saprà confezionarsi una personale filosofia spicciola assai utile per trovare una spiegazione accettabile su quanto le è accaduto, ma che non le potrà mai restituire la libertà e la freschezza di un’età in cui tutto è ancora possibile, tutto può essere ancora scelto o respinto: quell’età dell’adolescenza che le è stata negata.

Quest’età è già stata superata dai protagonisti de Il giardino dei Finzi Contini, giovani studenti di buona famiglia che si aggrappano ad un’esistenza illusoria, fatta di tradizioni e di piccoli rituali, inconsapevolmente presi a tenere lontano il carico di sofferenza e di morte di una realtà troppo terribile per essere accettata: solo il trauma della guerra, che nella storia sentimentale del protagonista viene a coincidere con la perdita del suo amore, li costringerà a recuperare il rapporto con la storia, doloroso ma finalmente autentico.

Inoltre

La Chiesa Cattolica si è distinta per secoli per un duplice rapporto di amore/odio nei confronti dei libri. Nel Dossier degli approfondimenti «La Libreria di Dora» presenta una breve storia del Index Librorum Prohibitorum, l'elenco delle opere che i cattolici non potevano leggere.

La Redazione Virtuale, fucina inesauribile di lumi, ai cui sforzi si devono molti dei contributi pubblicati questo mese su questo sito, sta integrando le informazioni che abbiamo pubblicato su tre grandi scrittori del Novecento. Il ricordo dei Mosillo, raccoglie dalla viva voce dei protagonisti ulteriori gustosi e interessanti aneddoti sul soggiorno di Elsa Morante e di Alberto Moravia (1907-1990) a Fondi, in provincia di Latina, durante lo sfollamento del 1943.

Mentre l'originale e controversa posizione di Pier Paolo Pasolini nei confronti dell'uso del dialetto in letteratura e della sua preservazione nell'uso corrente della popolazione italiana, viene affrontato nell'articolo La so storia a è duta lì, lavorà, preà, patì, murì.

Il «caso Silone», infine, con le rivelazioni che hanno sconvolto la nostra coscienza e ci hanno costretto a riaffrontare la sua opera in una luce totalmente nuova, sembra essere arrivato a un punto morto. Del «libro bianco», annunciato e riannunciato da coloro che hanno scelto di negare ad oltranza l'evidenza, anche di fronte alle prove documentali raccolte dagli storici Biocca e Canali, non si parla più e la polemica esplosa in seguito a queste rivelazioni, sembra essersi assopita nel silenzio.

Un anno fa, il 23 dicembre 1999, nasceva ItaliaLibri, il sito contenitore de «La Libreria di Dora». Il primo numero della «Rivista» fu messo in rete nel Gennaio del 2000. Un anno con «La Libreria di Dora» ripercorre le tappe che hanno caratterizzato questo periodo che è stato elettrizzante, grazie anche al contributo dei nostri visitatori.

A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora»

Milano, 18 Gennaio 2001
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I grandi sono una razza ambigua e traditrice, non hanno quella serietà terribile nei giochi propria dei ragazzi, pure hanno anch’essi i loro giochi, sempre più seri, un gioco dentro l’altro che non si riesce mai a capire qual è il gioco vero. Prima sembrava che giocassero con l’uomo sconosciuto contro il tedesco, adesso da soli contro l’uomo sconosciuto, non ci si può mai fidare di quel che dicono. (...) La pistola rimane a Pin e Pin non la darà a nessuno e non dirà a nessun che l’ha. Solo farà capire che è dotato d’una forza terribile e tutti lo obbediranno. Chi ha una pistola vera dovrebbe fare dei giochi meravigliosi, dei giochi che nessun ragazzo ha fatto mai, ma Pin è un ragazzo che non sa giocare, che non sa prender parte ai giochi né dei grandi né dei ragazzi. Pure adesso Pin andrà lontano da tutti e giocherà tutto solo con la sua pistola, farà giochi che nessun altro conosce e nessun altro potrà mai sapere
Italo Calvino
Il sentiero dei nidi di ragno
In un paese indefinito, sospeso in una geografia senza nomi come quella delle favole, il piccolo orfano Pin vive un’infanzia solitaria e selvaggia, emarginato dai piccoli e deriso dai grandi. Gli unici, brevi momenti di gloria gli vengono dal saper cantare struggenti canzoni d’amore, che incantano e ammutoliscono anche i più miseri derelitti dell’osteria, e dal piglio beffardo, temuto da tutti, con cui riesce a tenere a bada e ad avere la meglio su chiunque. È un bambino strano, Pin, un bambino già vecchio che dietro alle battute sconce (di cui spesso gli sfugge il vero significato), agli scherzi e ad una violenza istintiva, primordiale, nasconde il bisogno disperato di avere un suo posto nel mondo: e la Guerra, gioco magico, esperienza mitica, diventa per lui l’occasione per conquistarselo.


- La colpa, se lo vuoi sapere, non è di nessuno, - disse Mara recisa. – Io figurati quante volte ho ripensato a quel giorno maledetto. Non ho fatto altro che ripensarci, in tutti questi anni. E mi sono convinta che la colpa non è stata di nessuno...
- Certo, se il maresciallo non avesse sparato... – cominciò Tonino; ma lei lo interruppe:
- Io invece non accuso nemmeno il maresciallo. Nessuno ebbe colpa... fu solo un male. Ma cosa credono di aver fatto mettendo in galera Bube e Ivan? Giustizia, forse? No, hanno fatto dell’altro male: a Bube, a Ivan, alle loro famiglie; e a me... Tutto quello che ci hanno fatto soffrire, che ci faranno soffrire ancora, è servito forse a rimediare qualcosa? Io glielo vorrei proprio domandare, ai giudici: facendo soffrire noi, avete forse alleviato il dolore di qualche altro?
Carlo Cassola
La ragazza di Bube
Mara è una ragazza di sedici anni, bella e sicura di sé, che guarda con curiosa avidità al proprio futuro. Quando in famiglia capita la visita di Bube, compagno del fratello di Mara morto durante la Resistenza, per la giovane è naturale, quasi inevitabile, invaghirsi di quel bambino cresciuto troppo in fretta che, con la sua aria corrucciata e gli abiti ridotti in stracci, è circondato da un alone di eroismo e avventura. La loro storia comincia come per gioco, anche se Bube sembra avvertirne subito l’importanza, terribile e fatale: e infatti, quello che per Mara era nato come un capriccio adolescenziale, all’improvviso si trasforma in un legame indissolubile, che segnerà tutta la sua esistenza determinando in modo drammatico il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta e consapevole. Quando Bube verrà condannato a quattordici anni di carcere per un delitto commesso poco dopo la fine della guerra, Mara sceglierà di aspettarlo, e proprio in questo sacrificio, con dolore e coraggio, troverà il vero significato della vita.


Lui non faceva resistenza. Con la testa abbandonata sulla sua spalla, e gli occhi chiusi, piangeva più di prima, e non più in silenzio. Dei lunghi singhiozzi lo scuotevano tutto.
«Su, basta piangere, adesso» lei disse. «Mi dispiace di averti fatto del male. Io intendevo solo scherzare. Hai capito, no, che intendevo scherzare.»
Il ragazzo mosse la testa per dire di sì.
«Ecco che ho fatto una cosa cattiva senza pensarci. Mi dispiace.»
Egli tirò su col naso, a scatti. «Fa niente» disse.
«Ma devi diventare più forte» disse la ragazza. «Bisogna aver forza per stare a questo mondo. Vedrai che ti capiteranno tante cose ben peggiori di questa.»
Giuseppe Berto
Il cielo è rosso
Durante la II Guerra Mondiale una piccola città di provincia subisce un bombardamento aereo devastante, che distrugge i quartieri e decima la popolazione civile. Alcuni adolescenti di un rione popolare e una bimba, miracolosamente scampati al massacro, si ritrovano riuniti a vivere tra le rovine di un vecchio bordello semidistrutto, dove si arrabattano a sopravvivere, presto ristabilendo, come in un gioco, gli stessi schemi appresi dai grandi. Ad essi si unisce un ragazzo di buona famiglia, fuggito da un collegio di preti e rimasto, come gli altri, solo al mondo. All'interno di questa improbabile famiglia si creerà un regime di fiducia, di amicizia e di dedizione, più forte dello squallore e del degrado circostante, ma troppo debole per la realtà della guerra.


... quasi presaga della prossima fine, sua e di tutti i suoi, Micòl ripeteva di continuo a Malnate che a lei del suo futuro democratico e sociale non gliene importava un fico, che il futuro, in sé, lei lo aborriva, ad esso preferendo di gran lunga «le vierge, le vivace et le bel aujourd’hui», e il passato, ancora di più, «il caro, il dolce, il pio passato».
E siccome queste, lo so, non erano che parole, le solite parole ingannevoli e disperate che soltanto un vero bacio avrebbe potuto impedirle di proferire, di esse, appunto, e non di altre, sia suggellato qui quel poco che il cuore ha saputo ricordare
Giorgio Bassani
Il giardino dei Finzi Contini
A Ferrara, negli anni delle leggi razziali, un gruppo di giovani ebrei si trova escluso dai circoli sportivi, dalle biblioteche e dai luoghi di ritrovo pubblico: è l’occasione per i Finzi Contini, famiglia nobile ed altera, di rompere il proprio dorato riserbo e offrire il leggendario giardino della loro magna domus ai coetanei dei figli, Alberto e Micòl. È un piccolo universo chiuso e separato, dove la guerra e gli orrori della follia nazista sembrano solo un’eco lontana, appena percepibile, soffocata dal suono delle risate, dei grammofoni e delle partite a tennis. Ma è solo un’illusione, a cui il protagonista dovrà presto rinunciare, insieme al suo primo, struggente amore.


«E Blitz? Dove sta?»
Useppe era talmente trascinato dalla gioia che quasi non colse questa domanda. Appena appena, al passaggio della povera ombra di Blitz, il suo sguardo raggiante si velò per un attimo, forse a sua insaputa. Allora Ida, timorosa di richiamargli il ricordo, in disparte mormorò a Nino:
«Blitz non c'è più»
«Ma come? ... Remo non me l'ha detto, questo...» [...] In tono di scusa, Ida si mise a balbettare:
«La casa è andata distrutta... niente, c'è rimasto...» Ma Nino proruppe con furore:
«Che me ne frega, a me, della casa»
Elsa Morante
La Storia narra le tragiche vicende di Useppe, nato dalla violenza che la madre, Ida Ramundo, maestra elementare vedova ed ebrea, ha subito ad opera di un giovane militare tedesco - un ragazzo incosciente e al tempo stesso spaventato e melanconico - alla ricerca di una donna che lo consoli della sua triste condizione di soldato occupante. Cresciuto gracile e minuto tra gli stenti e la fame di una Roma umiliata, Useppe muorirà, alfine, stroncato da una grave forma di epilessia («Il Grande Male») e Ida, piccola donna mite e indifesa, impazzirà dal dolore



Nel prossimo numero:

«Malattie della volontà»
Borgese, Brancati, Buzzati, Moravia, Svevo...

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