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Il cappello del prete
Carlo Coriolano di Montefusca, ultimo rappresentante di una gloriosa dinastia della nobiltà partenopea, è schiacciato dai debiti di gioco e da un tenore di vita decisamente superiore alle sue reali possibilità: tutto ciò che gli rimane degli antichi fasti di famiglia, è unantica villa, il cui decadente splendore è il segno tangibile di unepoca ormai giunta alla sua fine, di un prestigio sociale perduto per sempre. In questo clima di cupa desolazione, nella mente del barone matura la decisione di compiere un delitto, lunico gesto, estremo e disperato, in grado di salvarlo dalla rovina. Ma un oggetto banale e insignificante, un cappello da prete, tornerà a tormentarlo come un incubo funesto e diventerà, alla fine, la sua condanna. |
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Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Francesco Ingravallo, detto don Ciccio, è un funzionario della squadra mobile di Roma, trapiantato dal Molise di cui conserva la parlata e la gestualità. Appassionato di filosofia, egli vede la realtà come un groviglio inestricabile di cause e concause: il caso su cui si trova ad indagare, sembra offrirgli unulteriore conferma. Liliana Balducci, donna benestante, bella anche se non più giovanissima, viene trovata sgozzata nel salotto del suo appartamento in via Merulana, dove viveva insieme al marito: proprio nello stesso palazzo, solo tre giorni prima, era stata compiuta una rapina ai danni della vedova Menegazzi. Cè un legame tra questi fatti? |
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"Ecco..." "E voi?" "Non ci credo" "Bravissimo. Noi due, siciliani, alla mafia non ci crediamo: questo, a voi che a quanto pare ci credete, dovrebbe dire qualcosa. Ma vi capisco: non siete siciliano, e i pregiudizi sono duri a morire. Col tempo vi convincerete che è tutta una montatura. Ma intanto, per carità, seguite attentamente le indagini di questo Bellodi... E voi, che alla mafia non ci credete, cercate di fare qualcosa, mandate qualcuno: che sappia fare, che non pianti una grana con Bellodi, ma che... Ima summis mutare: capite il latino? Non quello di Orazio: il mio voglio dire." |
Il giorno della civetta
In un paese dell'hinterland palermitano viene ucciso Salvatore Colasberna, modesto impresario edile. Contemporaneamente scompare Paolo Nicolosi, di professione potatore. Il capitano Bellodi, giovane ufficiale dei carabinieri originario di Parma, affronta, assieme al maresciallo Ferlisi, la situazione con intelligenza e lucidità. Connette i fatti, fiuta l'angoscia della vedova Nicolosi, scarta la pista passionale, blandisce il confidente Parrinieddu. Da lui ottiene un nome e, in articulo mortis, una confessione epistolare. Confessioni e ritrattazioni, considerazioni fuori campo e voci di corridoi nei Palazzi romani, preparano poco a poco «l'iliade di guai» che finirà per annullare l'inchiesta. Scarcerati i colpevoli, trasferito il maresciallo Ferlisi, Bellodi, è spedito in licenza a casa. Italie diverse, a Sud e a Nord, fotografate all'alba d'un miracolo economico già denso di poteri occulti e speranze disattese. |
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Venere privata
Duca Lamberti, ex medico appena uscito dal carcere dopo aver scontato un pena per un atto di eutanasia, grazie allaiuto del commissario Càrrua, un vecchio amico e collega di suo padre alla polizia, trova unoccupazione temporanea ma assai ben retribuita: deve occuparsi della disintossicazione dallalcool di un giovane appartenente ad una facoltosa famiglia brianzola, Davide Auseri. Ma da infermiere occasionale, Lamberti sarà inaspettatamente costretto a trasformarsi in investigatore: Alberta Redaelli, una giovane con la quale Davide ha trascorso alcune ore dopo averla incontrata per caso, è stata trovata priva di vita in un prato vicino a Metanopoli. Apparentemente si tratta di un suicidio: ma lintuito e la sensibilità investigativa di Duca Lamberti lo spingono ad andare oltre le apparenze. Partendo da un minuscolo rullino fotografico che la Redaelli ha perduto nellauto di Davide, Lamberti scopre tutto un mondo di degrado e sfruttamento, nel quale la povera ragazza era caduta senza rendersi conto di dove lavrebbe portata. |
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L'isola dell'angelo caduto
Siamo nel gennaio del 1925: Mussolini sta pronunciando il suo discorso alla camera, assumendosi la responsabilità politica, morale e storica del delitto Matteotti. Ad indagare sulla morte di un uomo trovato cadavere in fondo ad una rupe dell'isola di Capo d'angelo viene mandato un giovane commissario senza illusioni, nè fascista, nè antifascista, una sorta di eroe involontario. Ad accompagnarlo è la moglie Hana, una donna resa folle dalla tristezza, dalla solitudine e dagli influssi malefici che l'isola sembra sprigionare. La verità galleggerà limpida, dopo la formulazione di assai variegate ipotesi, e risulterà feroce, diabolica e inaudita, come l'isola che l'ha generata. Un giallo avvincente, dalla narrativa intrigante e dall'ambientazione ossessivammente chiusa. |
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«Dentro al cerchio magico» Sriveteci le vostre impressioni
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