Per il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, «la pluralità dell'informazione è il sale della democrazia».

ossiamo ritenerci soddisfatti dell'affermazione di Aldo Nove, che dà il titolo a questa pagina, in risposta alla domanda: «Gli italiani, secondo te, sono faziosi?» L'importante è garantire che la faziosità possa venire liberamente da ogni parte: da Al Jazeera o dalla CNN; da Emilio Fede o da Michele Santoro (per citare due popolari giornalisti televisivi nazionali sostenuti da schieramenti opposti), e non pretendere di possedere il monopolio dell'oggettività e arrogarsi il diritto di decidere cosa è fazioso (e oscurarlo) e cosa non lo è. Insomma, democrazia è anche imparare a tollerare la faziosità altrui.


Novità
Marzo 2002
E anche in Internet, come fa notare Aldo Nove nel corso dell'intervista, «si trova proprio di tutto».

Alla fine è una questione di buon gusto. E a questo proposito, l'eloquenza di certe nostre affermazioni, per restare in un ambito familiare, recentemente è stata ritenuta “un po' forte”. In un'altra occasione abbiamo addirittura fatto marcia indietro di fronte alle rimostranze di alcuni, su certe nostre fughe retoriche. In quel frangente ci eravamo accorti che, con le nostre parole, avremmo potuto offendere i sentimenti di una parte dei nostri lettori. Ed è questo è il nocciolo della questione, da cui scaturisce l'esigenza di assumerci un impegno: rispettare sempre l'intelligenza e la sensibilità del nostro lettore. Dal canto suo, poiché siamo esseri umani e possiamo eccedere, ci aspettiamo che il lettore ci richiami all'ordine ogni qual volta lo ritenga necessario.

Per tornare ad Aldo Nove, Edoardo Sanguineti lo ha inserito, insieme a Caliceti e Scarpa, nel suo Atlante del Novecento Italiano, una raccolta di ritratti fotografici che corrispondono a «testi culturali», sintomatici, rappresentativi di «zone critiche - critiche nel senso che meritano l'attenzione e la discussione...», e lo ha posto a chiusa di un “secolo delle avanguardie” che fa iniziare con Italo Svevo, rimproverando forse a lui, Aldo Nove e agli scrittori suoi coetanei, la mancanza di un respiro europeo quale egli attribuisce invece ai protonovecentisti Bontempelli e Malaparte. (Edoardo Sanguineti, Atlante del Novecento Italiano, Manni Editore 2001)

Aldo Nove è venuto a trovarci nella nostra sede di Milano e ha voluto condividere con noi i suoi punti di vista e soddisfare alcune nostre curiosità sul suo lavoro di scrittore. Facendo un po' fatica, secondo noi, perché, in realtà, è il tipo che tendenzialmente si sottrae a ogni domanda con una battuta. Invece, in questo caso, di fronte alla serietà di Cristiano, che è un suo estimatore, e al sorriso enigmatico di Dora, si è sforzato di darci delle risposte “serie”, superando il naturale imbarazzo che traspare dal suo carattere introverso.

A cura della Redazione Virtuale


Aldo Nove

D. Nelle varie fasi di elaborazioni di un testo preferisci la videoscrittura, la macchina da scrivere o la penna?

Non sono capace di scrivere a mano, non tocco la macchina da scrivere da 15 anni.

D. Ma non pensi che la videoscrittura, il fatto della pagina bianca, la mancanza della segnatura, dell’errore, possa influenzare magari anche involontariamente il modo di scrivere?

Sicuramente influenza il modo di scrivere. Lo stesso fatto che si possa cancellare tutto senza lasciare tracce ha delle implicazioni filologiche stranissime. La filologia oggi non ha più senso, perché non ci sono più i testi. Un manoscritto di Leopardi, invece, è pieno di cancellature su cancellature.

D. Qual è il tuo rapporto con Internet e l’informatica in generale? In che senso dici che Internet è «un fantasma della realtà»?

Il mio rapporto con Internet è buono. Come tutti gli strumenti, dipende dall’uso che se ne fa. André Breton affermava che Sade fissava il confine oltre il quale non era possibile andare. Tutto questo, culturalmente e socialmente, è stato superato da Internet. Nel senso che su Internet c’è molto più di qualunque cosa uno possa immaginare. E’ una specie di realtà al cubo, c’è tutto e infinitamente più di tutto e infinitamente più di tutto di tutto. E’ un incubo. L’altro giorno ho scoperto il sito di un gruppo integralista americano, razzista, che cercava di dimostrare che nei disegni de «La torre di guardia» e «Svegliatevi», in piccolino, non si vede, ma spesso c’è nascosta la faccia del demonio. C’è veramente tutto su Internet. Si tratta del rapporto tra quantità da una parte, e cultura e identità, dall’altra. Le informazioni sul mondo che poteva ricevere un contadino 700 anni fa, nell’arco della sua vita, sono meno di quelle che possiamo avere noi in un giorno. Quanto ci viene fatto vedere, la disponibilità di rappresentazioni che abbiamo mi sembra che superi proprio il livello di tolleranza.

C’è uno studio di pochi giorni fa sui giapponesi, ma dubito che riguardi solo i giapponesi, che mette in evidenza come sia impossibile mantenere l’attenzione della gente su un determinato argomento per più di tre settimane.

Anch’io ricordo l’11 settembre, sicuramente nessuno di noi l’ha dimenticato perché ha avuto anche conseguenze molto gravi, però la prima settimana si parlava solo di quello, e poi pian piano ci siamo abituati anche al delirio della guerra. E’ un incubo in questo senso, cioè, troppo.

D. Leggendo le tue opere Puerto Plata Market, Superwoobinda, Amore mio infinito, è possibile identificare un percorso evolutivo nel rapporto uomo-donna?

La differenza sostanziale è che il protagonista di Puerto Plata Market è più scemo al confronto di quello di Amore mio infinito. In realtà quella di Amore mio infinito, più che una evoluzione, è una involuzione. Non ci sono amori ma innamoramenti, soltanto fasi iniziali, sguardi, approcci e inizi di rapporti. E non può esserci evoluzione dove non c’è rapporto.

D. Guardi ancora i cartoni animati? Quali differenze ti colpiscono maggiormente, rispetto a quelli "preistorici" dei primi anni 80?

Vivo in una dimensione nostalgica, sclerotica già adesso, quindi compro le videocassette dei vecchi cartoni, quelli di quando ero piccolo, della Warner Bross: Haidi, Atlas, Ufo Robot. I Pokemon sono curiosi con questa idea dell’evoluzione. Mi sembrano molto intelligenti.

D. Anche un po’ pericolosi, non so chi aveva scritto, Umberto Eco forse, che riprodurrebbero un regime quasi nazista, con queste continue tensioni, sfide, divisioni in categorie e sottocategorie.

E’ vero anche questo, sì, sono molto competitivi, molto duri, ha ragione anche Eco.

D. Quando scrivi provi un senso di piacere, di meditazione, di allontanamento dalla realtà?

Non so, di delirio direi, di dolore anche, di passione che comprende sia gioia che dolore, una estroflessione di quello che ho dentro. Sì, sono quasi in trance, attraverso due fasi diverse, perché quando scrivo sono molto freddo, altrimenti non si capirebbe niente.

D. Dalla poesia al racconto, al romanzo. Da cosa nasce l’esigenza di cambiare genere?

Io ho sempre amato la poesia e la prosa, non ho mai avvertito molto la differenza tra le due cose. Sicuramente sono due linguaggi diversi con delle regole diverse Mi fa piacere leggere e scrivere entrambe. Direi che si tratta di una compresenza di generi. Al di là dell’andare a capo, della metrica, c’è un fatto d’intensità del testo. Il testo poetico è più concentrato, il testo narrativo più diluito.

La poesia è più reattiva, nel senso che può essere veramente quasi uno sfogo, quindi si inizia e si chiude. La si può creare in un quarto d’ora. Il romanzo devi costruirlo, richiede più tempo, un’architettura, un’organizzazione, più freddezza, più distacco. Sono proprio tempi diversi, scrivere 20 righe o scrivere 200 pagine è diverso.

La differenza, poi, sta nel fatto che la poesia la leggono 500 persone, il romanzo 25.000.

D. In Amore mio infinito sembra essere scomparso il furore iconoclastico dei primi racconti nei quali te la prendevi ferocemente con la società consumistica. Pare che tu, rispetto ai temi di Superwoobinda ti sia “ammorbidito”. La rivalutazione del consumismo degli anni 70 e '80 è reale o è un mezzo per dimostrare una tesi personale più sottile?

E’ strumentale all’oggetto dei libri. Amore mio infinito è una rivisitazione di un’esperienza in chiave sentimentale, perciò gli stessi prodotti, anche le stesse merci che comunque saturano questo mondo, sono visti e considerati anche in chiave sentimentale.

D. Perciò non c’è secondo te una rivalutazione di quel mondo, non hai notato una differenza fra la pubblicità degli anni '70 e '80 e quella di oggi?

Sì, questo sicuramente. La forma «Carosello» rispetto alla forma dello spot di oggi è assai differente. La spottizzazione degli spazi minimi all’interno della televisione e dei giornali, indica un cambiamento rispetto a come viene proposta la pubblicità, sempre più massiccia ma al contempo sempre più invisibile, subliminale, quasi ossessiva, onnipresente.

D. Le tue opere sono contraddistinte da un forte sperimentalismo stilistico. L’elaborazione di uno stile cosi diverso dalla tradizione letteraria non è un modo un po' complesso per raggiungere l’articolazione del pensiero?

E’ una specie di realismo emotivo, penso, quindi proprio di dire quello che sento cercando di usare la punteggiatura, non per dare le regole prefissate grammaticali che vanno benissimo a scuola e vanno bene per scrivere le lettere alla ASL [Azienda Sanitaria Locale (N.d.R.)], ma di rendere appunto, attraverso la punteggiatura, l’emozione, lo stato d’animo, il livello psichico-psichiatrico di chi racconta.

D. Il tuo stile è stato influenzato di più dal linguaggio pubblicitario, nella sua essenzialità o dalla prosa di Nanni Balestrini?

Che domanda. Mi piacerebbe riportargliela. Come faccio a dirlo? Culturalmente e consapevolmente da Nanni Balestrini, inconsciamente, visto quando sono nato, dove sono nato e che sono nato, dal linguaggio pubblicitario. Quando io assimilavo pubblicità a cinque anni non sapevo di Nanni Balestrini, non lo leggevo, così come non leggevo Gadda. Leggevo “Miao”.

D. La scelta del "romanzo di formazione", nasconde una volontà di confrontarsi con i classici della letteratura, un bisogno di misurarsi per saggiare le tue potenzialità?

Il motivo dei classici è sempre stato presente. Io ho fatto riferimento a Petrarca, alla grande opposizione Dante-Petrarca, alla liricità, all’ossessività quasi maniacale, al lessico molto limitato, anche se in Amore mio infinito non è così. Come riferimento ideale, però, avevo proprio Petrarca, quindi i classici, anzi un classico.

D. Chi è il lettore ideale cui pensi quando scrivi?

La fidanzata che ho in quel momento. Cioè una persona che amo, di sesso femminile.

D. Quali autori ti sentiresti maggiormente di condividere con questa persona?

Partiamo dai nostri: Niccolò Ammaniti, Isabella Santacroce, Tiziano Scarpa, Edoardo Sanguineti, Giuseppe Caliceti; Pier Vittorio Tondelli, Carlo Emilio Gadda... Ne potrei dire mille. I contemporanei esprimono la contemporaneità, quelli non immediatamente contemporanei un approccio al linguaggio, alla realtà, adeguato ai tempi.

D. Se Pasolini potesse, a quarant’anni dalla sua pubblicazione, riscrivere il saggio Nuove questioni linguistiche, quale lingua indicherebbe come la nuova lingua italiana unificata?

Potrei dare una risposta brillante ma sto prendendo tutto molto sul serio, quindi...

Mi viene più facile immaginare per qualche anno una specie di calderone, contenente una quantità di termini inglesi, ma anche altri di “meticciato” vario che non appartengono all’italiano vero e proprio. Sicuramente un italiano impoverito di forme, ma più significativo nella sostanza. Il congiuntivo in italiano sta saltando, per esempio. Infatti l’inglese è una lingua semplice, almeno per quanto riguarda la coniugazione dei verbi.

D. Com’è il tuo rapporto con le lingue straniere nella tua scrittura?

La questione è comunicare, la lingua che si usa per farlo è irrilevante. Istituzioni come l’Accademia della Crusca e altre del genere sono insignificanti. Il linguaggio è uno strumento quindi si tratta di saperlo usare. Sono meglio le lire o l’Euro? Al di là del fatto economico, come praticità e simbologia, sono sempre soldi. Io non sono mai riuscito a imparare a suonare. Quando mi esibivo con la “Democrazia Cristiana” [il nome della formazione musicale in cui appariva Aldo Nove (N.d.R.)] leggevo i testi delle Brigate Rosse –le azione delle BR saranno pure state delinquenziali, però le analisi che elaboravano alla fine degli anni ‘70 hanno anticipato quello che è poi successo oggi –. Se sapessi suonare mi esprimerei facendo il musicista. Siccome non so farlo, questo è il linguaggio che uso.

D. Scrivere oggi nello stile complesso di Gadda, nel barocco di Consolo nell'italiano marmoreo e schizoide di Manganelli ha ancora senso? Se sì, come mai gli editori rifuggono dagli autori che si pongono in continuità con questi stili?

Il sistema di produzione di massa richiede prodotti semplici e facilmente smerciabili. Da quel che ho letto, Manganelli non ha mai venduto tanto nella sua vita, sono cifre molto basse. Gadda non so. Più facile è il libro, più vende, è ovvio.

D. La tua scrittura si pone in qualche modo in relazione con i principi a cui s’ispirava il Gruppo ’63?

No. Credo che col Gruppo ’63 si sia creata una tensione comune nel rifiuto di una concezione della letteratura che la vuole un luogo ideale di redenzione rispetto alla realtà, in un equilibrio schizofrenico tra fascino e repulsione nei confronti dei nuovi mezzi di comunicazione, di amore/odio nei confronti della pubblicità. Tra i presupposti del Gruppo ’63 c’è quello di “svecchiare” la letteratura in un confronto attivo con il presente qualunque esso sia, con linguaggi diversi, che non sono più quelli di trent’anni fa, in realtà non sono neanche più quelli di qualche mese fa.

D. Sei stato spesso associato al gruppo dei “Cannibali”. Cosa, secondo te, questo gruppo ha espresso di meglio?

La curiosità sta nella sinfonicità, perché Destroy, Occhi sulla graticola, Fango e Superwoobinda, sono usciti nel giro di un mese e mezzo, quando non ci conoscevamo, eppure presentano analogie notevoli. Forse il Gruppo ’63 voleva confrontarsi con una nuova realtà, noi non potevamo farne a meno. Lo scrittore dei primi dell’800 non poteva essere stato condizionato dalla televisione o dalla pubblicità, come è successo a noi, perché non c’erano. E’ un problema storico: inevitabilmente qualcuno l’avrebbe fatto. Non so se è stata un’esigenza. Per me era così e basta. Quello ero io, quello era Ammaniti e quelli erano gli altri.

D. C’era un manifesto comune, o è stato più un progetto editoriale creato ad arte?

C’era l’Antologia Gioventù cannibale. Ma questi quattro libri sono usciti indipendentemente l’uno dall’altro. Non c’era nessun progetto editoriale, è stato un caso.

Mi ricordo che mi arrabbiavo tantissimo quando uscivano i primi articoli. Parlavano di Niccolò Ammaniti e di me, dicevano una cosa su Niccolò Ammaniti, poi una su di me.

In seguito ho letto Fango. Sono impazzito, me ne sono innamorato, e così per gli altri due, Santacroce e Scarpa. L’antologia che poi ha anche dato il nome al gruppo è stata una cosa curiosa. Inizialmente doveva chiamarsi Spaghetti plate; invece, all’ultimo momento è diventata Gioventù cannibale.

D. Qual è il tuo rapporto con la critica letteraria?

Non c’è alcun rapporto, nel senso che la critica letteraria non esiste. Esistono alcuni vecchi baroni, la maggior parte veramente rincoglioniti. Mancano i giovani. Sicuramente caratteristica del Gruppo ’63 era che erano quasi più i critici letterari che gli scrittori. Oggi i critici giovani sono tre. Potrei dire i nomi, ma preferisco non farlo. Se poi sono quattro... ?

Aldo Nove (in centro, tra Dora e Cristiano) durante una fase dell'intervista

D. Sei d’accordo con chi giudica gli italiani faziosi? E se sì, a che cosa, secondo te, si deve questa eccezionale faziosità?

Non c’è un contesto in cui si può non essere faziosi se non in un regime veramente nazista in cui tutti devono essere dalla stessa parte. Se c’è democrazia c’è faziosità credo, o no? E’ il termine che mi scappa... Penso comunque che gli italiani siano veramente delle merde. Una decina di anni fa c’è stata Tangentopoli, tutti quanti sputavano addosso a Craxi [Craxi Bettino, segretario del PSI e Presidente del Consiglio, fino alla sua incriminazione e condanna per corruzione N.d.R.], adesso lo si sta celebrando, e qualcosa di analogo è successo quando tutti si era fascisti e il giorno dopo più nessuno era fascista.

E Oriana Fallaci dovrebbe essere arrestata per apologia di reato, ma questo è un altro fatto. Che schifo, non immaginavo che fosse a questi livelli. Veramente delinquenziale. Dovrebbero arrestatela. Deve stare malissimo... Poi dice che Arafat, durante l’intervista, continuava a sputare. Proprio una raffinatezza di stile incredibile, proprio un intellettuale! Sta male, ma [La rabbia e l'orgoglio, Rizzoli 2001 N.d.R.] ha venduto 400.000 copie perché, come lei, stanno male tutti quelli che l’hanno comprato. Inshallah era stato un fallimento e giustamente non ha pubblicato nulla per quattordici anni, poi ha fatto il danno assoluto. Ha venduto, perciò il prossimo romanzo, qualunque cosa dovesse scrivere, venderà.

D. Com’è la vita di uno scrittore?

Credo che richieda una immensa disciplina, non è come andare in ufficio o in fabbrica; ti devi dare una struttura, e questo ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. «La libertà è una forma di disciplina», diceva Giovanni Lindo Ferretti, cantante dei CCCP-CSI, anche poeta. Io tendenzialmente inizierei a scrivere alle 2 di notte fino alle 7 del mattino, quello sarebbe l’ideale, ma dopo quattro mesi così sarei da ricovero, quindi mi devo gestire di conseguenza.

D. Quanto hai impiegato a scrivere Amore mio infinito?

E’ difficile rispondere, c’è un nucleo di base su cui poi sono tornato, direi tre anni, comprese le pause.

D. Il “Matteo” di Amore mio infinito sei tu?

Tranne che in un racconto, sì. Tutto quello che scrivo è vero. Anche su Puerto Plata Market e su Superwoobinda. Nel senso che non è che abbia ammazzato i miei genitori o cose così, però parte sempre da un’esperienza personale o di vita o di cooptazione di uno stato di cose; da scene reali. Quindi Amore mio infinito è tutto vero, a parte, in un certo senso, il primo racconto: poiché non avevo esperienze da raccontare anteriori ai dodici anni, allora me le sono fatte raccontare da un amico. A cui vanno i miei ringraziamenti.

D. Ho letto da qualche parte che Piattaforma di Michel Houellebcq è stato accusato di xenofobia e razzismo. Tu che ne pensi?

Penso che sia vero. Penso che lui ci giochi un po’. Chiaramente quando si parla di determinate cose... Per esempio, ci fu un momento che, per una strana concomitanza temporale, accusarono gli scrittori che facevano capo a Gioventù cannibale di ispirare quegli individui che lanciavano sassi dai cavalcavia dell'autostrada sulle auto in corsa. Come se deficienti come quelli passassero in libreria e poi corressero a lanciare sassi perché l’abbiamo detto noi. Sarebbe come accusare Shakespeare di pubblicizzare l'omicidio...

D. Cosa stai scrivendo adesso?

Un romanzo su Tangentopoli...

D. Con personaggi inventati o...

No, reali.

D. Ma segui i documenti o la tua immaginazione?

Entrambe le cose, l’immaginazione è legata a documenti che sono spariti e che non esistono più.

D. Come mai Tangentopoli?

Perché c’è un rapporto tra memoria e cultura.

D. Non hai mai fatto proposte per sceneggiare i tuoi racconti?

Dal teatro sì, dal cinema no. Credo che Niccolò Ammaniti sia molto più cinematografico, ha molta più trama. In Amore mio infinito, invece, non succede niente.

D. In generale quando ti intervistano che tipo di aspettative hai?

Nessuna, perché accade proprio di tutto: ci sono giornalisti disperati che non hanno la minima idea di chi io sia e cercano di farmi domande a caso... Esiste un libretto di Tiziano Scarpa che riporta le domande più stupide che gli sono state fatte. Un esempio: «Coma si chiama?», «Tiziano Scarpa». «E cosa ne pensa delle scarpe?» E’ un elenco di cinque pagine di follia...

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 18.02.2002
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Luigi Malerba, La composizione del sogno, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 140, _ 8, 20 – L. 15.877 Un grande scrittore italiano ci guida alla scoperta dell’alfabeto onirico. Un piccolo prezioso reportage della “terra del sogno”. Acuto e ironico, scritto con una precisione svagata e rabdomantica che lo rende una lettura godibilissima, il libro di Malerba ruota attorno a un paradosso: il sogno è quanto di più ambiguo e sfuggente ci sia, bizzarro, evanescente, insensato com’è.
Milo Manara, Pin–up art, a cura di Vincenzo Mollica, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 120 con 30 tavole a colori e 40 b/n, _ 8, 20 – L. 15.877

Un libro di figurine festoso, un gran bazar, l’antologia delle pin–up di Milo Manara. E una conversazione con Mollica dove Manara spiega perché la pin–up, questa “ragazza della porta accanto”, è la vera ultima forma di arte popolare. Completano questo libro–varietà un fumetto inedito e il mitico “strip–tease della pin–up”.
Laura Mancinelli, Andante con sentimento, I coralli, pp. 140, _ 10, 50 – L. 20. 330 Dopo numerosi romanzi storici, libri gialli e prove saggistiche, Laura Mancinelli si cimenta ora con l’autobiografia. «La memoria impreziosisce i ricordi, li fa risplendere come gioielli sulla loro base di velluto. Della memoria si può vivere […] Per questo – scrive la Mancinelli – ho deciso di scrivere il libro che raccoglie alcuni dei miei ricordi, i più preziosi, vincendo il riserbo che mi ha sempre impedito di parlare di me, della mia vita, se non per metafora, qualche volta».
Elsa Morante, Racconti dimenticati, a cura di Irene Babboni, presentazione di Cesare Garboli, Supercoralli, pp. 280, _ 16, 50 – L. 31. 948 «Per tutta la sua prima fase di attività, – dice Cesare Garboli – il laboratorio della Morante è stato un gioco segreto. La Morante scriveva chiusa e quasi segregata nella sua stanza; avendo per compagni metaforici un alambicco e un globo di vetro. Lavorava arruffata e indemoniata come una strega, ma anche attenta, scrupolosa, assistita da quella grande capacità di astrarsi dal mondo e di stare assorte nel loro lavoro che avevano un tempo le sarte». Questa raccolta di racconti inediti, dimenticati, presentata da Garboli, consegnano al lettore e allo studioso della Morante pagine “stralunate” che si svelano non solo come un prezioso incunabolo de romanzi successivi, ma anche come una luce che viene ad illuminare la narrativa più sotterranea.
Andrea Pazienza, Le storie di Zanardi 1986–1988, a cura di Felice Cappa, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 120 con 70 tavole a colori e b/n, _ 9, 20 – L. 17.813 Mentre esce il film Paz! Basato su Zanardi e gli altri personaggi di Pazienza, Einaudi pubblica il volume con le ultime splendide storie a colori di Zanardi. Il clima è ancora più visionario, a volte livido, che nelle prime storie, e il male sembra gratuito, addirittura congenito.
Andrea Pazienza, Paz. Scritti, disegni, fumetti, a cura di Vincenzo Mollica, con un racconto di Stefano Benni, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 207, _ 7, 23 – L. 14.000 Questa fortunata antologia contiene un gioiello assoluto, la lunga storia in b/n La prima delle tre, protagonista ancora lui: Zanardi. È l’“antologia” personale che Pazienza non ebbe tempo di raccogliere in vita, radunata da Mollica come omaggio all’amico scomparso, vademecum indispensabile per chi voglia conoscere Paz. Una scelta organica di storie a fumetti, storie di una pagina, ritratti, scritti (fra cui quello celebre e introvabile sul fumetto, e poesie e racconti inediti).
Umberto Piersanti, Nel tempo che precede, Collezione di poesia, pp. 150, _ 12, 50 – L. 24. 203 La compagna marchigiana fa da sfondo a storie figlie di una oralità contadina che mescola reale e fantastico. E anche gli affetti e i dolori personali vengono attraversati da un’atmosfera mitica senza tempo.
Marco Paolini, I cani del gas, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 170, _ 8, 50 – L. 16.458 Ora è possibile trovare in libreria, anche da solo, l’incantevole libro di Paolini (che è insieme racconto di viaggio, diario, riflessione sull’Italia, sul suo linguaggio, il suo paesaggio, le sue voci poetiche) scritto per accompagnare il fortunato video il Bestiario italiano…
Vitaliano Trevisan, I quindicimila passi, Einaudi Tascabili. Stile libero, pp. 140, _ 8, 50 – L. 16.458 L’originalissimo “thriller psicologico” di uno degli autori più promettenti della nuova leva di narratori italiani. Nel Veneto ossessionato dal lavoro e dal benessere, la strana storia di una lunga passeggiata che diventa una discesa agli inferi, per una personaggio che sembra uscito dalla mente di Thomas Bernhard.
Wu–Ming, 54, Einaudi Tascabili. Stile libero/big, pp. 540, _ 13, 50 – L. 26.139 Roberto Bui, Giovanni Cattabriga, Luca Di Meo e Federico Guglielmi, membri del Luther Blissett Project nel quinquennio 1994–99 e autori del romanzo Q, ora si chiamano Wu–Ming (in cinese mandarino “nessun nome”) e firmano 54. Essi hanno inventato un nuovo genere: il romanzo storico basato sulla minuziosa ricostruzione di uno scenario, tanto dettagliato da apparire trasfigurato e divenire un vero e proprio “personaggio”. Una folla di protagonisti è spinta verso uno sbocco ignoto da una corrente che li travolge e li supera. Un romanzo tra guerra fredda, show biz ed economia politica dell’eroina.

Edizioni E/O

Fabbri ragazzi

Antonio Facchin

Gianni Sutera, Era felice quella notte, Antonio Facchin, Roma 2001
Prezzo: 10, 33 Euro
Giani Sutera è solo se stesso; le sue radici affondano in una terra dove il dolore e la miseria fanno da struttura portante al carattere di un popolo e dove l’amore e l’avventura, il desiderio di evasione rendono gli uomini osservatori inquieti di se stessi e del mondo.’ Egli riesce a mescolare poesia e narrazione, fantasia e realtà, sogni e pensieri in una specie di balletto dove il protagonista è sempre lui: l’ io narrante. Un io che sembra prendere le sfumature dei vari personaggi immaginari, ma che nel romanzo sembrano reali, nella vita quotidiana della sua terra, la Sicilia: una terra questa, dove i cantastorie hanno riempito le piazze, dei vari paesi, di ballate in cui i protagonisti erano paladini e saraceni in un eterno duello, ma anche gente povera e meschina a cui la sorte ha regalato un posticino in piazza, al tiepido sole, in attesa di un pur misero lavoro giornaliero.

Fazi Editore

Gabriella Sica, Poesie familiari, pp.190, £. 25.000 pp.190, £.25.000 Poesie familiari è un libro che tratta in versi, familiarmente e realisticamente, di cose comuni e diverse, scritto tra il 1991 e il 2001.”, prossime alla terra d’origine e d’appartenenza, alla casa e alla famiglia, all’Italia e alla sua lingua. Poesie diventate forse adulte, da “bambine” che erano, nate dalla “familiarità”, in questo libro che si configura involontariamente tra le due grandi immagini cardinali, quella della madre col bambino e dell’uomo padre morto", scrive l’autrice. Gabriella Sica, protagonista negli ultimi venti anni di quella poesia che torna a credere nella parola dopo tanto “moderno”, ci offre il suo libro della maturità, libro della natura e degli uomini, del difficile percorso dell’umanità, dall’Italia povera e contadina degli anni Cinquanta alla Roma all’alba di un nuovo millennio, dalle radici e dalle cose morte ma non dimenticate del passato alla nuova vita dei bambini e della campagna. Sono poesie della “severa grazia”, intime e amorose, che non lasciano morire niente di quello che è stato; poesie colte, nel solco della tradizione italiana, e tuttavia semplici e con una segreta musica popolare. Dove l’infanzia e la maturità, l’innocenza e il classico sono espressi in una lingua limpida e comunicativa, mai astratta o retorica, profondamente fraterna, in confidenza con la lingua che già c’è, quella della realtà.

Feltrinelli

Alessandro Barricco, Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà, “Universale economica – SUPER UE”/ Feltrinelli, pp. 64, _ 6, 00 – L. 11, 618 Un piccolo libro per capire. Nato come pamphlet autonomo. Scandito in quattro puntate sulle pagine di Repubblica. Maturato al fuoco delle polemiche.
Eva Cantarella, Itaca. Donne, maghe, mostri e eroi tra vendetta e diritto, “Campi del sapere” / Feltrinelli, pp.312, _ 18 – L. 34.853 Una bella storia, piena di tutte quelle conoscenze sul mondo greco che si vorrebbe pretendere di sapere, e che invece per lo più si ignorano. Seguendo il filo delle avventure di Ulisse, Eva Cantarella mette in scena la vita sociale e politica della Grecia antica con verve, padronanza e grande stile.
Marosia Castaldi, Che chiamiamo anima, “I Narratori” / Feltrinelli, pp. 296, _ 15 – L. 29.044 La storia di un processo, di un quaderno che passa di mano in mano, di una città scritta, distrutta e ricostruita, di molti personaggi e molte vite. Un’altra prova in cui l’autrice continua la sua esplorazione della parola, conciliando visionarietà e realismo.
Peppe Lanzetta, Ridateci i sogni. Ballate, “Universale economica” / Feltrinelli, pp.136, _ 6, 50 – L. 12, 586 Peppe Lanzetta ha scritto queste ballate, le ha lette, le ha recitate, le ha trasformate in performance, e infine le ha lasciate cadere sulla pagina come si lascia cadere una bomba, una speranza, un dono.

Filema

Giuseppe Ferraro, Filosofia in carcere. Incontri con i minori di Nitida, Collana Sovrimpressioni, pp. 120, _ 7,75 – L. 15.000 Il libro racconta in modo essenziale e toccante la storia di cinque incontri di filosofia con i ragazzi del carcere minorile di Nisida, il loro stupore nell’ascolto di una parola diversa, il desiderio di capire se stessi e il mondo, la paura di esporsi, la scoperta della possibilità di entrare in relazione tra loro e con l’altro fuori da una logica di scambio e di violenza. Il libro continua il progetto dell’autore per una filosofia “fuori le mura”, messa alla prova sui luoghi estremi dove solo può rispondere del senso della vita e dei limiti dell’agire degli uomini. Nel testo sono raccolti inoltre gli interventi dei ragazzi, elaborati nei momenti di riflessione successivi ad ogni incontro, che testimoniano in modo accorato il desiderio di libertà e la voglia di cambiare ma anche la difficoltà di intravederne gli strumenti possibili che la realtà del carcere non offre loro. Un’esperienza importante per chi ritiene che l’educazione ai sentimenti e la pratica della relazione siano momenti essenziali alla formazione di una coscienza civile.
Gabriele d’Annunzio, Buona sera, cara Notte. Un carteggio con Marie de Régnier, a cura di Nicola Muschitiello, Collana Conchiglie pp. 100, _ 9,30 – L. 18.000 Si presentano qui per la prima volta tredici lettere autografe e la foto con dedica inviate da Gabriele d’Annunzio a Marie de Régnier nel periodo 1914-1921. La celebre scrittrice francese, che pubblicava con lo pseudonimo maschile di Gérard d’Houville ( Filema ne ha pubblicato recentemente la novella d’amore Le charmant rendez-vous) e il grande poeta intrecciarono una relazione amorosa, testimoniata da questo denso carteggio, in un periodo pieno di aspettative e decisivo per la vita di d’Annunzio. Apprendiamo infatti di prima mano alcuni fatti che interessano la sua vita intima nell’ultimo periodo di permanenza in Francia: la malattia venerea che nasconde abilmente con una ferita al ginocchio, procuratasi durante una partita di hockey, la morte della sorella Anna, avvenuta il 9 agosto 1914 a Pescara, il suo pensiero costante alla situazione politica italiana che precipitava verso la guerra, sullo sfondo di questo amore tenero e passionale verso colei che chiamava “Sorella notte” e che non dimenticherà mai più.

Frassinelli Sperling&Kupfer Editori

Gangemi

Anna Maria Fabiano, Il colore del mare. Romanzo di un viaggio mentale, pp. 255, £. 30.000 L'opera prima di Anna Maria Fabiano sembra aderire in qualche modo all'area del romanzo di formazione in una cornice attuale in cui è rintracciabile l'approfondimento di certa letteratura europea. Con minuziosa sottigliezza la scrittrice narra di angosce, timidezze, speranze e amori di una giovane donna. E scopriamo fra le righe un bel gioco di elaborazione formale: parallelamente al suo ritrovarsi vediamo nascere, racconto nel racconto, il primo lavoro della protagonista Eva ( il nome è un tributo a una natura femminile votata alla ricerca curiosa, paziente e sottile di sé e del mondo?). Non un manifesto femminista, ma un affresco moderno sull'esserci di una femminilità ora oscura ora trasparente e poetica, come il colore del mare.

Garzanti Libri

Commedie di Carlo Goldoni, a cura di Guido Davico Bonino:
Il servitore di due padroni. La famiglia dell’antiquario. La bottega del caffè, pp. LXVIII + 268, _ 8, 00 – L. 15.490
I pettegolezzi delle donne. La locandiera. Il campiello, pp. LXVIII + 252, _ 8, 00 – L. 15.490
Gli innamorati. I rusteghi. La casa nova. Le smanie per la villeggiatura, pp. LXVIII + 316, _ 8, 00 – L. 15.490
Sior Todero Brontolon. Le baruffe chiozzotte. Una delle ultime sere di carnevale, pp. LXVIII + 268, _ 8, 00 – L. 15.490
La fortuna scenica, oltre che critica, del teatro goldoniano testimonia della sua inestinguibile vitalità. La sottile costruzione psicologica dei suoi personaggi, la varietà dei caratteri rappresentati, la sapiente concertazione di linguaggi diversi sono alcuni degli elementi che ne costituiscono l’originalità.
Marco Santagata, Per l’opposta balza. “La cavalla storna” e “Il commiato” dell’“Alcyone”, Saggi, pp. 160, _ 18, 00 – L. 34.852 All’inizio del Novecento, nel giro di pochi mesi, vennero pubblicati I canti di Castelvecchio di Giovanni Pascoli e Alcyone di Gabriele D’Annuzio, che l’autore volle dedicare proprio a Pascoli: una concomitanza casuale e non voluta, e che tuttavia avrebbe segnato una svolta nella storia della letteratura italiana. In una affascinante lettura in parallelo Marco Santagata, professore ordinario di letteratura italiana all’Università di Pisa, ricostruisce la genesi delle due opere, tra la Garfagnana e la Versilia, e la loro collocazione all’inizio del Novecento poetico. È un confronto serrato e per molti aspetti illuminante, da cui emerge un sorprendente gioco delle parti tra D’Annunzio e il “fratello maggiore” Pascoli, fatto di reciproca ammirazione ma anche di prestiti lessicali e di rispondenze.
Gianni Vattimo, Dopo la cristianità, L’esperienza religiosa oggi, Saggi, pp. 150, _ 13, 00 – L. 25.171 La morte di Dio e la secolarizzazione hanno aperto, paradossalmente, un nuovo spazio alla religione. Da un lato subito invaso da neointegralismi e neomisticismi di massa, ma dall’altro percorso anche da un cristianesimo rinnovato perché finalmente libero da ipotetiche metafisiche e fondamentalistiche. A questa nuova possibilità di senso nata dall’inveramento stesso delle premesse cristiane (la secolarizzazione dal sacro è frutto maturo della storia ebraica–cristiana, non la sua negazione) sono dedicati i saggi qui raccolti insieme con le Lezioni newyorchesi, un ciclo di conferenze sulla religione dell’epoca postmoderna tenute dall’autore all’Università di New York.

Ugo Guanda Editore

Il sole 24 Ore

Laterza

Longanesi

Luni Editrice

Marsilio

Cosimo Argentina, Bar Blu Seves, Farfalle, pp. 256, _ 14, 50 – L. 28.075 Una sera d’inverno Dago Roio, un giornalista che quando non scrive pezzi, lava scale nei condomini, entra al “Blu Seves” per un caffè, proprio nei giorni in cui il locale sta per compiere cent’anni; e viene catturato dalla sua amara magia: il bar posto su una sponda del fiume che corre verso Milano è un luogo maledetto, di anima e cemento, che si trasforma di volta in volta in covo di malavitosi, banco dei pegni, alcova, comune di hippy, offrendo sempre un alibi a tutti quegli uomini sconfitti che passano la loro vita seduti, ad aspettare. Una sorta di mondo parallelo, dove inaspettatamente può sbocciare anche l’amore, e dove l’ironia e la semplicità rendono i fatti violenti e quelli grotteschi tasselli di un unico grande mosaico.
Giacinto Gallina, Tutto il teatro, a cura di Piermario Vescovo, Volume III, 1878–1884, I giorni, pp. 524, _ 38, 00 – L. 73.578 Giacinto Gallina (Venezia, 1852–1897) è l’ultimo importante autore del teatro veneto, tra i più rappresentativi – e un tempo rappresentati – della drammaturgia italiana del secondo Ottocento, che ha legato il suo nome alla narrazione di una Venezia minore, crepuscolare e declinante rispetto all’antica grandezza. Quest’opera in quattro volumi, a cura di uno specialista del settore, di cui ora esce il terzo tomo (il secondo è uscito nel maggio del 2001) offre l’intera produzione dell’autore in un’edizione critica, annotata e attendibile, che mancava dai primi del Novecento.
Paola Lucarini, Un incendio verso il mare, Elleffe, pp. 112, _ 11, 50 – L. 22.267 L’autrice deve l’intuizione che la vita è incendio a un sogno notturno: una figura umana in fiamme corre verso le acque dell’azzurro. Storia di passioni orientata verso l’Amore assoluto. Percorso mistico di una donna che attraverso progressive rivelazioni riconosce in sé, per bagliori, caratteri dell’eterno femminino.
Carlo Mazzantini, Amor ch’al cor gentil, Romanzi e racconti, pp. 168, _ 13, 00 – L. 25.171 L’incanto di un’infanzia stupefacente e remota rivive in questo nuovo romanzo di Carlo Mazzantini, che, libro dopo libro, disegna con amorosa precisione il ritratto di un’identità perduta, di un universo familiare e sociale che resiste soltanto nella magica luce della memoria.
Quei monti azzurri. Le Marche di Lepardi, a cura di Ermanno Carini, Paola Magnarelli, Sergio Sconocchia, Saggi. Testi e studi leopardiani, pp. 872, _ 46, 50 – L. 90.036. Celebri specialisti di differenti discipline hanno cercato di fornire una veduta d’insieme non solo su come si presentavano le Marche al tempo del Leopardi, ma su quanto esse hanno potuto offrirgli sia nei quadri ambientali e sociali, sia nel campo della letteratura, cultura, istituzioni, sia in quello della musica e della vita teatrale. Ne risulta un affresco ricco e variegato, dal quale si comprende che senza il paesaggio marchigiano, in qualche modo, una parte considerevole della poesia e del pensiero di questo scrittore la cui statura europea nessuno oramai mette più in discussione, ma le cui radici sono rimaste per troppo tempo – e ingiustamente – in ombra.
Enzo Raimondi, Angelo Varni, Dialogo sulla cittadinanza. Bologna vecchia e nuova, I grilli, pp. 120, _ 11, 00 – L. 21.298 Che cosa vuol dire sentirsi cittadini delle nostre città nelle quali persiste una forte dialettica tra un passato monumentale e un futuro sempre più rivolto all’uniformazione europea? Bologna ha sempre avuto una doppia vocazione: da un lato il senso del luogo, la sua dimensione raccolta, dall’altro lo spazio internazionale del sapere rappresentato dall’antica università. Questo rapporto tra localismo e dimensione globale, così attuale e che ne fa una città viva e moderna, “città perfetta”, secondo Hulme, è caratteristica della sua identità.
Franco Tralli, Il tempo e la sabbia. Romanzo in versi sulla casa e la città, prefazione di Maurizio Cucchi, Gli specchi, pp. 88, _ 10, 50 – L. 20.330 Un poema sulla volontà di edificazione dell’uomo che cerca di lasciare un segno di sé e sulla forza del tempo che sgretola inesorabilmente ogni pietra. Dalla costruzione della casa a quella della città, all’identificazione di un popolo–stirpe e alla sopravvivenza nelle pietre che restano, l’autore immagina un percorso da inviato speciale nelle province delle città del passato, di cui salva i palpiti e le sfide, ricordando che i siti archeologici mantengono “non città d’ombre ma di semprevivi”, fatte coincidere con un interrotto canto alla vita.

Mondadori

Neri Pozza

Leo S. Olschki

Riccardo Ricciardi Editore

Baldassarre Castiglione, Lettere, a cura di A. Stella e U. Morando, Tre volumi di complessive, pp. 2400, £. 380.000 La prima edizione integrale dell’epistolario di uno dei maggiori autori del Rinascimento italiano. Ben 1323 lettere della corrispondenza fra Castiglione e i grandi della Terra vengono riprodotte in edizione critica e ampiamente commentati.
Poeti lirici, burleschi e didascalici del Cinquecento, a cura di G. Gorni, M. Danzi e S. Longhi, Letteratura italiana. Storia e testi, pp. 1100, £. 160.000 Un libro atteso da oltre dieci anni che offre la più minuziosa sistemazione del Cinquecento poetico italiano, da cui emergono, con particolar rilievo le figure di Pietro Bembo e Francesco Berni, senza tuttavia dimenticare esponenti della scena letteraria più appartati ma importantissimi, quale ad esempio Michelangelo.

Rizzoli

Vittorino Andreoli, Una piroga in cielo, Romanzi, pp. 250, _ 16,00 – L. 30.980 In un quartiere-ghetto abitato da immigrati africani, a Verona, si scatenano di tanto in tanto le spedizioni punitive di “bravi ragazzi” bianchi in sella a potenti motociclette che, per noia o per delirio di onnipotenza, devastano, incendiano, stuprano, uccidono. È su questo scenario apocalittico che si apre il romanzo di Vittorino Andreoli. Il suo protagonista, l’ormai anziano Kouniò Baràm, cerca di dimenticare l’orrore ripensando alla lunga odissea che, dal suo villaggio nella foresta del Mali, l’ha condotto prima in riva all’oceano, poi a Marsiglia e infine a Verona. E come sempre accade con i libri di Andreoli, questo romanzo grottesco e sarcastico diventa uno specchio deformante ma rivelatore che riflette (e ci fa riflettere su) la nostra società.
Alessandra Cenni, Dalla morte si rinasce un giorno. Antonia Pozzi: vita breve di una poetessa, Saggi, pp. 260, _ 16,00 – L. 30.980 La prima biografia di una delle voci femminili più intense del Novecento, paragonabile per grandezza e destino a Sylvia Plath. La breve vita di Antonia Pozzi, nata a Milano nel 1912 e morta suicida a soli ventisei anni, fu consumata da una bruciante ricerca dell’assoluto: l’assoluto della poesia (le sue liriche uscirono postume con l’ammirata prefazione di Montale) e l’assoluto di una passione d’amore senza compromessi, alla quale nessuno, degli uomini di volta in volta amanti, seppe corrispondere. In questa biografia, Alessandra Cenni solleva per la prima volta il velo di reticenza e di mistero che ha avvolto finora la vita di Antonia e scava con sensibilità e partecipazione nella sua personalità tormentata.
Enzo Golino, A passo di storia. Scritture letterarie 1971-2001, Piccola Biblioteca La Scala, pp. 300, _ 16,50 – L. 31.948 Una raccolta appassionante di saggi sugli ultimi anni della nostra storia letteraria.
A passo di storia, nel ristretto mosaico del secondo Novecento, narratori e poeti disegnano un ritratto dell’identità italiana: l’individuo – e i suoi sentimenti, la sua lingua, i suoi pensieri – osservato dalla Letteratura nel suo vivere dentro la Storia, protagonista di temi come, ad esempio, l’ascesa e il declino di classi sociali, la scoperta della politica, l’evoluzione della donna e della famiglia, la questione omosessuale, il prete scrittore e personaggio, l’intellettuale global/local, la cultura e i mass media, i complotti e le bugie.
Silvia Magi, Tutto quello che mi sta a cuore, Sintonie, pp. 160, _ 12,50 – L. 24.203 Un coro di voci femminili si alternano per raccontare il senso d’inquietudine e di colpa, memorie e sogni ad occhi aperti, i nitidi e fulminanti microracconti. Racconti tesi e dritti come una pallottola compongono un romanzo sulla generazione dei giovani degli anni novanta. Chi prende la parola nei fulminanti racconti di Silvia Magi sono sempre giovani donne destinate a fare i conti con la propria esistenza, la fine di un’amicizia, una storia d’amore che va a rotoli, il ricordo di essere state insidiate da adolescenti da uno zio niente affatto raccomandabile e di cui solo ora, nell’età adulta, si sa tracciare un ritratto certo, in un bilancio amaro.
Laura Pariani, Quando Dio ballava il tango, La Scala, pp. 260, _ 16,00 – L. 30.980 Un romanzo di emigrazione, vista dalla parte delle donne: quelle che partono coi loro uomini, quelle che rimangono ad attenderli, quelle che riempiono la vita degli uomini soli di là del mare sapendo di non poter aspettarsi nulla. Romanzo sudamericano che traversa gli avvenimenti di un secolo. Romanzo di memoria, non solo per la presenza di grandi vecchie che ricercano qualcuno disposto a raccogliere le loro storie, ma anche perché tutte le protagoniste non possono che riempire di fantastici racconti il tempo dell’attesa.
Mauro Ricchetti, Liguria Sconosciuta. Itinerari insoliti e curiosi, pp. 264, _ 18,59 – L. 36.000 Arte, storia, tradizioni e paesaggi naturali ancora incontaminati in quasi cento itinerari Liguri, dai porticcioli più pittoreschi alle abbazie dell’entroterra, dai carruggi di Portofino ai palazzi nobiliari di Genova. Con l’ausilio di immagini a colori e in bianco e nero, ogni itinerario descrive dettagliatamente la strada da percorrere e le tappe più interessanti, e offre suggerimenti e spunti di carattere storico, artistico e naturalistico. Un libro dedicato a lettori e turisti curiosi in cerca delle bellezze nascoste di una regione ricchissima di percorsi suggestivi e di luoghi affascinanti lontani dalle più battute mete turistiche.
Vittorio Sgarbi, Carpaccio, pp. 224, _ 29,95 – L. 58.000 L’arte di Carpaccio, già protagonista di un fortunato volume della collana “I Maestri del Rinascimento”, viene ora presentata in un nuovo formato. Tutta l’opera pittorica di Carpaccio, che rappresenta un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana, viene illustrata con un ricchissimo apparato iconografico. Vittorio Sgarbi, con la sua consueta profondità di analisi e chiarezza di espressione, accompagna il lettore alla scoperta della pittura veneta rinascimentale, ripercorrendo l’intera vicenda biografica e artistica del grande maestro all’interno della storia dell’arte italiana tra Quattro e Cinquecento.

Sonzogno

Anne Fine, Il testamento di mamma, Romanzi, pp. 301, _ 15,90 – L. 30.787 Anne Fine, già pubblicata da Adelphi negli anni scorsi, torna in questa nuova opera ad
analizzare i rapporti familiari con uno sguardo ironico e penetrante. Colin è un uomo timido e goffo, uno yes-man vittima di una sorella perfida ed egoista e tirannizzato da una madre astiosa e collerica che accudisce con apparente amore, ma che in realtà sogna di uccidere. Una vita
frustrante che Colin sopporta solo coltivando nelle sue fantasie un mondo segreto e parallelo, abitato da una pin-up di carta che tiene celata nella legnaia del giardino, da un'acrobata che non vuole saperne di lui e dalla sua bambina, cui riserva un affetto paterno. Tutti pretendono sempre qualcosa da lui, i vicini lo mandano persino a far la spesa... ma la catarsi avviene il giorno in cui la madre, per capriccio, lo disereda. Finalmente libero da ogni legame materiale e sentimentale, Colin impara a dire di no e cambia radicalmente modo di vivere.

Sperling Paperback

Thea

Teseo Editore
(Contatti: enr@vizzavi.it Editore: teseoeditore@alfanet.it Distribuzione: rinascita.roma@inbox.ilink.it)

Franco Sellerà, La fisica tra paradossi e realtà, Progedit, pp. 200, con ill., _ 18,08 – L. 35.000 Dopo il 1927 Einstein, Planck, Schrödinger e de Broglie difesero il realismo scientifico contro Bohr, Heisenberg, Pauli e Born che negavano la realtà causale dei fenomeni atomici. Lo scontro continua ai giorni nostri fra i seguaci delle due tendenze. Questo libro dimostra che i paradossi della meccanica quantistica nascono da scelte filosofiche arbitrarie e innaturali.
Giorgio Nebbia, Risorse, merci e ambiente, Progedit, pp.176, _ 12,91 L. 24. 99 In un mondo che sembra sempre più virtuale, la vita economica, così come quella individuale, richiede crescenti quantità di materiali che possono essere estratti solo dalle riserve, grandi ma non infinite, della natura; materiali trasformati, con il lavoro umano e con la tecnica, in oggetti e
merci che, dopo l'uso, ritornano nei corpi riceventi naturali peggiorando la qualità dell'aria e delle acque. possibile correggere una economia e una tecnica che permettono a un quarto dell'umanità di soddisfare i propri esagerati e frivoli consumi, impoverendo e contaminando la natura, mentre gli altri tre quarti dell'umanità non hanno sufficiente cibo e acqua e energia né condizioni di vita dignitose? A questa domanda cercano di rispondere i saggi raccolti nel volume.

Unicopli

Gianni Biondillo, Pasolini il corpo della città, presentazione di Vincenzo Consolo, con 6 fotografie dell'associazione "Fondo Pier Paolo Pasolini". Pier Paolo Pasolini fu autore "senza dialetto" e "senza casa". Studiare le sue opere significa inseguire il suo itinerario umano alla ricerca di una lingua con cui esprimersi ed un paesaggio dove radicarsi. Dal Friuli della sua mitica gioventù alla Roma suburbana non ancora violentata dall'omologazione capitalista. Per poi, a "genocidio" avvenuto, fuggire, disperdere il centro, verso nuovi suoni, volti, corpi, luoghi: quelli (ma per quanto ancora?) incontaminati del terzo e quarto mondo. Gli itinerari (poetici, cinematografici, polemici, artistici) pasoliniani restano i più disperatamente e rabbiosamente coerenti che la letteratura del Novecento ha saputo consegnarci. Questo libro cerca di ricostruirne la mappa.
Fabio Gambero, Dalla parte degli editori. Interviste sul lavoro editoriale, Modernistica, pp. 231, _ 14, 98 – L. 58.000 Come si fanno i libri? Ma soprattutto perché e per chi si fanno? Dalla parte degli editori propone una serie di interviste nelle quali un buon numero di editori di vario tipo (Spagnol, Ferrari, Mauri, Laterza, Bo, Turchetta, De Michelis, Zapparoli, Ferri, Vigini) e alcuni osservatori esterni (Eco, Spinazzola, Chartier, Vescovi) affrontano e discutono l’evoluzione recente della nostra imprenditoria libraria, facendone emergere tendenze, prospettive e nodi irrisolti. Il risultato è un panorama composito di opinioni e esperienze, che permette di comprendere meglio la complessità della questione editoriale, con le sue difficoltà e le sue sfide. Sullo sfondo, emergono i problemi storici un sistema culturale in cui la lettura continua a non avere un ruolo adeguato.
UNA NUOVA COLLANA di EDIZIONI UNICOPLI
Le città letterarie
Con la pubblicazione dei volumi "Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho" di Alberto Giorgio Cassani e "Parigi nell'occhio di Maigret" di Marco Vitale, le Edizioni Unicopli danno vita a una nuova collana dal titolo "Le città letterarie".

Intento della collana, che pubblicherà quattro titoli l'anno, sarà di affrontare il tema del paesaggio urbano per come si manifesta e vive nelle pagine degli scrittori, dei poeti, dei narratori, nella sua duplice valenza cioè di scena architettonica e affettiva.

L'iniziativa si pone così come punto d'incontro e di riflessione tra letteratura e architettura, tra ambiti disciplinari e scritture diverse e naturalmente tra piano di realtà e immaginazione. Il volume su Barcellona - che si giova di una stimolante introduzione di Manuel Vasquez Montalban - è opera di un giovane studioso di storia dell'architettura e docente al Politecnico di Milano; mentre il volume su Parigi (con un bel ricordo simenoniano di Agnès Faganelli) è stato scritto da un poeta e traduttore letterario.

A ottobre sono usciti altri due libri della collana, sulle Città fantastiche, da Platone a Borges e Calvino; l'altro sulle utopie urbanistiche di A. Asimov.

Ad Aprile sono usciti: Pasolini. Il corpo della città di A. Biondillo e Con Bassani verso Ferrara di A. Toni.

Chi fosse interessato a scrivere un libro sul rapporto tra passeggio letteratura, può scrivere a unicopli@galactica.it

White Star
Luciano Garibaldi,
Un secolo di guerre,
White Star, Vercelli,
448 pagine, 50 euro
Il giornalista e storico Luciano Garibaldi ha scritto un libro dedicato ai momenti più drammatici che hanno caratterizzato il XX secolo: dalla Guerra dei Boeri in Sud Africa, alla Guerra del Kosovo, terminata nel 1999. La prefazione è di Wolf Blitzer , anchorman di punta della CNN. Imponente la documentazione fotografica: le drammatiche immagini sono state scovate presso le principali agenzie e gli Istituti militari di tutto il mondo. Tra esse, le più indimenticabili come la nube di gas tossico a Ypres, il miliziano spagnolo di Robert Capa, il bambino ebreo del ghetto di Varsavia, i marines a Iwo Jima, la piccola vittima del napalm in Vietnam, fino agli aironi del Golfo Persico.


http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 26 feb 2004


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