li storici fanno iniziare ufficialmente il Novecento con l'attentato
Barbara Palombelli
Nelle Novità, l'illuminante esperienza di un'editor di Italialibri, alla presentazione del libro di una celebre giornalista.
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di Serrajevo, in cui perse la vita l'Arciduca d'Austria. Il Secolo si inaugura così con la caduta dei grandi Imperi europei e lo sgretolarsi dei maggiori sistemi di riferimento storici, politici ed esistenziali. Ma fin dal 1899 lInterpretazione dei sogni di Freud, con la scoperta dellinconscio, aveva incrinato nel profondo limmagine compatta e coesa del soggetto ereditata dallOttocento; pochi anni dopo, nel 1905, Einstein con i suoi studi sulla relatività minaccia le basi stesse della percezione umana, i concetti di tempo e spazio. Nulla appare più come certo e scontato: i valori del passato non bastano a colmare il senso di inadeguatezza, di impotenza e di vuoto che domina la vita delluomo.
Un romanzo come La coscienza di Zeno di Italo Svevo diventa allora lemblema di questo tempo dubbioso, obliterato nelle sue più intime certezze: un romanzo che abbandona la scansione cronologica classica e dove il tempo non è più un realtà fisica accertata ma diventa il riflesso vibratile e imprevedibile di un soggetto alla continua ricerca di unimmagine di se stesso, sia pure effimera e velata di ironia. E la vita, spogliata di ogni eroismo, priva di tragicità anche nel momento estremo della morte, diventa allora linevitabile malattia delluomo, lunica malattia, sentenzia Zeno, dalla quale è impossibile guarire.
E se Zeno ci rimanda il ritratto di un piccolo borghese invischiato nei suoi piccoli riti di quotidiana sopravvivenza, in Rubè di Giuseppe Antonio Borgese, romanzo che recupera un impianto narrativo classico, incontriamo invece un giovane intellettuale, che dalla sperduta provincia campana giunge a Roma carico dellentusiasmo di chi aggredisce la vita sicuro della vittoria finale: atteggiamento irruente e vitalistico che il giovane Filippo Rubè esprime nella sua adesione alla causa interventista, ma che è destinato a sfociare in unamara sconfitta, simbolo del fallimento di unintera generazione. Il protagonista, dopo la guerra, morirà schiacciato dalla cavalleria nel corso di una manifestazione, stringendo nei pugni due bandiere, una rossa e una nera: unirresolutezza connaturata alla vita stessa di Rubè, che nella sua rinuncia a scegliere incarna con grande profondità psicologica la crisi del soggetto moderno.
Incapacità di agire e passiva inettitudine nei confronti della vita sono i temi dominanti anche ne Gli Indifferenti di Moravia, romanzo che si fonda su una struttura assai nitida e lineare, atta a rendere il senso di una situazione esistenziale rigida, bloccata, priva di qualsiasi sbocco o via duscita. Mariagrazia, donna ottusa e di una certa età, intreccia una relazione con Leo, che in realtà è attratto da sua figlia, ladolescente Carla. A questa torbido triangolo si affianca il legame tra Michele, fratello di Carla e Lisa, amica coetanea della madre. Sono storie dominate dalla rassegnazione e dal disgusto di sé, subite più che vissute dai protagonisti, assolutamente incapaci di reagire nonostante la chiara consapevolezza del proprio degrado. La scena finale, con il fallito tentativo da parte di Michele di uccidere Leo, simboleggia la disfatta dei giovani dinanzi al mondo corrotto, falso e ipocrita degli adulti.
La sconfitta è lesito anche de Il bellAntonio di Vitaliano Brancati, anche se rappresentata in chiave grottesca e inserita in un contesto socio-culturale più profondamente connotato. È il gallismo tipico della società meridionale, unito alle miserie del fascismo di provincia, loggetto della satira di Brancati, che mette in scena il progressivo frantumarsi di un mito: il bellAntonio, adorato e vezzeggiato da tutti, immagine di una mascolinità sana e sicura di sé, si scopre impotente dopo il matrimonio con una bellissima ragazza. Da oggetto del desiderio e dellammirazione collettiva, Antonio si trasforma in oggetto di dileggio e disprezzo, motivo di imbarazzo e di accese recriminazioni per tutta la sua famiglia. Attraverso la crisi profonda del giovane, incorniciata dalla vivace raffigurazione di una ricca corona di personaggi minori, il romanzo si avvia ad una conclusione grottesca che stigmatizza i mali e le sottili crudeltà insite nella cultura siciliana.
Assai più pacati sono i toni dellultimo romanzo in questa sezione, Il deserto dei Tartari, di Dino Buzzati: una parabola morale di sapore beckettiano in cui, attraverso lattesa di sconosciuti quanto improbabili nemici da parte del comandante Giovanni Drogo, si avverte il senso di inutilità e limpotenza delluomo di fronte allo scorrere di una vita che sembra aver luogo sempre lontano da lui, in un altrove non meglio definito, per lui irraggiungibile, oltre le montagne, al di là del deserto dei Tartari.
Inoltre
Segnaliamo negli Autori, la biografia di Oriana Fallaci, la giornalista italiana che ha recentemente innescato un'intensa polemica, con le sue riflessioni sull'attentato alle torri WTC di New York, riportate sul «Corriere della Sera» del 29 settembre scorso.
Chi fosse interessato a scrivere un libro sul rapporto tra paesseggio e letteratura, può approfittare dell' opportunità offerta dalla casa editrice Unicopli, che ha lanciato una collana che si prefigge di pubblicare quattro titoli all'anno, affrontando il tema del paesaggio urbano, come si manifesta e vive nelle pagine degli scrittori, dei poeti, dei narratori, nella sua duplice valenza di scena architettonica e affettiva.
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A cura della Redazione Virtuale de «La Libreria di Dora»
Milano, 22 ottobre 2001
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