I poeti Franco Manzoni (a sinistra) e Filippo Ravizza, redattori del profetico«Manifesto in difesa della lingua» del 1995.

Dora e Renato, alla ricerca di lumi sulla questione linguistica hanno scoperto che... (nelle Novità)

streme, tragiche passioni infiammano, disperatamente e follemente, i protagonisti delle opere che La libreria di Dora vi propone in questo numero – opere in cui s’intersecano amore e politica, desiderio e ragione di vita autentica.

Italo Calvino - autore moderno ma dalla scrittura così affine a quella "ariostesca" - ha scritto L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino, una guida straordinaria per viaggiare in lungo e in largo nel poema di quel poeta, di cui Calvino era «innamorato».

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«Il Sacro
nel Rinascimento»


Atti del convegno
Certamente suggestivo e persuasivo è innanzi tutto l’accostamento proposto da Italo Calvino tra il poema cinquecentesco di Ludovico Ariosto, Orlando Furioso (1532) e Una questione privata (1963), romanzo breve del poeta della Resistenza, Beppe Fenoglio. A Calvino, Una questione privata appare, infatti, «costruito con la geometrica tensione di un romanzo di follia amorosa e cavallereschi inseguimenti»: proprio come il poema ariostesco.

Come Orlando - che per amor d’Angelica «venne in furore e matto» - così Milton, il protagonista del romanzo di Fenoglio, insegue una donna inafferrabile ed irraggiungibile, simile ad Angelica: «Fulvia splendore», «Fulvia dannazione» - assoluta ragione di vita.

In Una questione privata l’amore ha il sopravvento sull’ardore della lotta politica. Non così avviene nel romanzo epistolare di Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis (1817). In Jacopo Ortis, sull’intensità dell’illusione d’amore per Teresa, prevale la romantica disperazione per la libertà perduta e per la patria venduta.

E se Una questione privata chiude la stagione della narrativa della Resistenza, quella stagione neorealistica si era aperta con un Uomini e no di Elio Vittorini, edito nel 1945, subito dopo la Liberazione. Il suo protagonista, Enne 2, lotta sicuro che vi sarà la liberazione dalla dittatura fascista, ma sul piano privato - quello del sentimento d’amore - il suo ideale di libertà e d’emancipazione non può prendere corpo: insolubilmente e tragicamente Berta rimane la «donna di due uomini».

Per Eugenio Montale, invece, nell’universo sconvolto dalla guerra, unica residua speranza - ma non fede - di salvezza, rimane proprio la donna amata, Clizia, la donna-angelo della raccolta poetica, La Bufera e altro (1956). Clizia che come la Teresa amata da Jacopo Ortis è donna angelicata dalle fattezze stilnovistiche.

E così, sullo sfondo atroce della guerra e della lotta per alti ideali politici, si stagliano indimenticabili ed eterne, le storie d’amore di Clizia e del suo poeta, di Berta e di Enne 2, di Fulvia e Milton, di Teresa e Jacopo, di Angelica e Orlando e degli altri paladini dell’infinito poema della vita e della morte.

Milano, 23 Settembre 2000
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Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,
le cortesie, l'audaci imprese io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
seguendo l'ire e i giovenil furori
d'Agramante lor re, che si diè vanto
di vendicar la morte di Troiano
sopra re Carlo imperator romano.

Dirò d'Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d'uomo che sì saggio era stimato prima;
…..

In principio c'è solo una fanciulla che fugge per un bosco in sella al suo palafreno. Sapere chi sia importa sino a un certo punto: è la protagonista d'un poema rimasto incompiuto, che sta correndo per entrare in un poema appena cominciato. Quelli di noi che ne sanno di più possono spiegare che si tratta d'Angelica principessa del Catai, venuta con tutti i suoi incantesimi in mezzo ai paladini di Carlo Magno re di Francia, per farli innamorare e ingelosire e così distoglierli dalla terra contro i Mori d'Africa e di Spagna. Ma piuttosto che ricordare tutti gli antecedenti, conviene addentrarsi in questo bosco dove la guerra che infuria per le terre di Francia non si fa udire se non per sparsi suoni di zoccoli o d'armi di cavalieri isolati che appaiono e scompaiono […].

Fugge tra selve spaventose e scure, […] Italo Calvino

Orlando Furioso
Orlando Furioso di Ludovico Ariosto raccontato da Italo Calvino

Con ironica saggezza, tessendo e ordendo le fila del poema cavalleresco, Ludovico Ariosto trasforma la guerra tra i saraceni di Agramante e i cristiani di Carlo Magno, l'amore tra Ruggiero e Bradamante e la passione folle di Orlando per Angelica, in romanzo contemporaneo: «nel romanzo delle passioni e delle aspirazioni degli uomini del suo tempo». Armi, cortesi amori, eroiche e cavalleresche virtù e passioni si connettono, si fondono, si incrociano con l'illusione, l'inganno, l'errore, il dubbio e la follia, nel primo grande romanzo europeo dell'età moderna, l'Orlando Furioso (III edizione 1532).



Illusioni! grida il filosofo - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credevano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondevano lo splendore delle divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il Bello ed il Vero accarezzando gli idoli della loro fantasia! Illusioni! Ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e dolorosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele
Ultime lettere di Jacopo Ortis

All'indomani del trattato di Campoformio (1797), ceduto il Veneto da Napoleone all'Impero austriaco, Jacopo - fuggiasco, «disperato e della sua patria e di se stesso» - consuma sui Colli Euganei l'estremo amore per l'inafferrabile Teresa, promessa sposa al mediocre Odoardo.
Nel romanzo epistolare, le Ultime lettere di Jacopo Ortis (edizione definitiva 1817), Ugo Foscolo rappresenta la sua insanabile amorosa e politica irrequietezza, la «delusione storica» vissuta dalla società italiana tra Settecento e primo Ottocento e il «dramma eterno dell'uomo dominato dalla violenza e dalla paura».


L’ombra della magnolia giapponese
si sfoltisce or che i bocci paonazzi
sono caduti. Vibra intermittente
in vetta una cicala. Non è più
il tempo dell’unìsono vocale,
Clizia, il tempo del nume illimitato
che divora e rinsangua i suoi fedeli.
Spendersi era più facile, morire
al primo batter d’ale, al primo incontro
col nemico, un trastullo. Comincia ora
la via più dura: ma non te consunta
dal sole e radicata, e pure morbida
[...], flette
il brivido del gelo…
Eugenio Montale
La Bufera e Altro
Nel suo terzo libro di poesie, La Bufera e altro (1956), Eugenio Montale cerca vita «là dove solo/morde l’arsura e la desolazione».

In un universo brutalmente sconvolto dalla bufera «di una guerra cosmica e terreste, senza scopo e senza ragione», è lei, Clizia - l’antica mitica amante del sole, trasformata in girasole - la divinità terrestre: il varco - unica residua speranza di salvezza.



Chi aveva colpito non poteva colpire di più nel segno. In una bambina e in un vecchio, in due ragazzi di quindici anni, in una donna, in un'altra donna: questo era il modo migliore di colpire l'uomo. Colpirlo dove l'uomo era più debole, dove aveva l'infanzia, dove aveva la vecchiaia, dove aveva la sua costola staccata e il cuore scoperto: dov'era più uomo. Chi aveva colpito voleva essere il lupo, far paura all'uomo. Non voleva fargli paura? E questo modo di colpire era il migliore che credesse di avere il lupo per fargli paura.
Però nessuno, nella folla, sembrava aver paura
Uomini e no
In pieno tempo di guerra, tempo di violenza, delusione ed illusione, Elio Vittorini scrive della lotta partigiana e dell’amore per una donna: di Enne 2, disperato partigiano diviso tra amore e politica, e di Berta - «donna di due uomini».
Così, subito dopo la fine della guerra esce un unicum della letteratura resistenziale, Uomini e no (1945): «romanzo a sfondo politico, nel periodo più tetro e arroventato della Resistenza, dopo il settembre del ’43, a Milano» e romanzo d’amore - d’amore grande, impossibile.


Le aveva sempre pensate, le colline, come il naturale teatro del suo amore - per quel sentiero con Fulvia, con lei su quella cresta, questo gliel’avrebbe detto a quella particolare svolta con tanto mistero dietro di essa… - e gli era invece toccato di farci l’ultima cosa immaginabile, la guerra. Aveva potuto sopportarlo fino a ieri, ma…».
Una questione privata

In «un’epoca in cui i ragazzi come lui erano chiamati più a morire che a vivere», il partigiano Milton «non poteva più vivere senza sapere e, soprattutto non poteva morire senza sapere». Quindi, furioso, implacabile cavaliere dinanzi alla morte, corre per le colline degradanti sulla città di Alba, alla ricerca di una verità assoluta di vita: la verità su Fulvia.

L’inchiesta privata intorno all’amore si fa inchiesta esistenziale intorno alla verità, in Una questione privata (postumo 1963) - romanzo breve del poeta della Resistenza, Beppe Fenoglio.



Nel prossimo numero:

«In viaggio con l'autore»
Moravia, Magris, Maraini, Pasolini, Polo...

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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 26 feb 2004


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