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Gustavo Zagrebelsky (1943)

Il pensiero, tra verità e dubbio
(Redazione Virtuale)

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Gustavo Zagrebelsky, piemontese, è uno degli spiriti più brillanti della magistratura, un sostenitore convinto delle potenzialità di sviluppo della democrazia, uno strenuo difensore della carta costituzionale e della laicità dello Stato.

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ustavo Zagrebelsky è nato il 1 giugno 1943 a San Germano, un villaggio di tradizione valdese della Val Chisone in provincia di Torino, dove – è una curiosità – accanto all’italiano e al dialetto piemontese, si conserva la tradizione del patouà, l'occitano alpino, una variante della lengue d'Oc parlata un tempo nella Francia meridionale.

Ha insegnato Diritto costituzionale e Dottrina dello Stato nelle Università di Sassari e Torino ed ha pubblicato numerosi volumi e saggi che approfondiscono gli aspetti di questa materia: Amnistia, indulto e grazia. Problemi costituzionali nel 1972; Manuale di diritto costituzionale. Il sistema costituzionale delle fonti del diritto, nel 1974, ripubblicato nel 1978; La giustizia costituzionale, nel 1978, ripubblicato nel 1988; Societa', Stato, Costituzione. Lezioni di dottrina dello Stato, nel 1979; Le immunita'parlamentari, nel 1979 (Einaudi).

Ne Il diritto mite, 1992 (Einaudi), ripercorrendo la storia europea, dallo Stato di diritto dell'Ottocento allo Stato costituzionale di oggi mostra come le norme del diritto non possano più essere né espressione di interessi di parte né formule per concezioni universali e immutabili che qualcuno impone. Quindi ripropone una teoria che si basa sulla distinzione weberiana tra diritto formale e diritto materiale e introduce quello che sarà la base del suo lucido e vivace pensiero giuridico: una visione dualistica del diritto diviso in lex e ius, che mette in evidenza l’impossibilità, nonché il pericolo, di prendere in considerazione soltanto uno dei due aspetti, ignorando l’altro.

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Nel 1993 pubblica Questa Repubblica (Le Monnier);

Socio Costituzionalista dell' A.I.C. – è stato nominato giudice costituzionale dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro il 9 settembre 1995 – in quell’anno, nel saggio Il crucifige e la democrazia (Einaudi), attraverso una personale “revisione” del processo a Gesù, Gustavo Zagrebelsky esprime una teoria della democrazia, come fine e non solo come mezzo, in grado di proporre un modello di pensiero «che non presuma – sono parole sue – di possedere la verità e la giustizia, ma nemmeno ne consideri insensata la ricerca».

Nel 1996, con i curatori Pier Paolo Portinaro e Joerg Luther, pubblica Il futuro della costituzione (Einaudi), quindi La giustizia costituzionale, (Il Mulino) e, con Carlo Maria Martini, scrive La domanda di giustizia (Einaudi), una meditazione in forma di dialogo che incrocia la visione laica con quella religiosa e raccoglie, intorno al tema della giustizia, i testi dei due autori per l'ultima lezione della Cattedra dei non credenti. Sempre nel 1996 pubblica La leggenda del grande inquisitore, Morcelliana, un’analisi del personaggio tratto da I fratelli Karamazov, di Fyodor Dostoevsky. L’anno seguente, 2003, cura il volume Diritti e Costituzione nell'Unione europea, Laterza.

Il 28 gennaio 2004 viene eletto Presidente della Corte Costituzionale, carica che ha ricoperto fino allo scadere del suo mandato il 13 settembre 2004, anno in cui esce, sempre per Laterza, anche Norberto Bobbio tra diritto e politica, una raccolta di saggi che analizza da sei prospettive specialistiche l’essenza del pensiero dell’intellettuale torinese. Insieme a Zagrebelsky, chiamato a portare la propria riflessione dal punto di vista del diritto, nel volume figurano i contributi di Massimo L. Salvadori, Riccardo Guastini, Michelangelo Bovero, Pier Paolo Portinaro, Luigi Bonanate.

Principi e voti (Einaudi, 2005) è un libro sulla Corte Costituzionale il cui ruolo è di proteggere la repubblica limitando la mera quantità della democrazia per preservarne la qualità, contro la degenerazione democratica che può verificarsi nella concomitanza di una maggioranza irresponsabile. La funzione dei giudici costituzionali è di difendere i principî della convivenza contro la divisione e di diffondere il "bisogno di costituzione" contro la tentazione di fare della materia costituzionale un campo di sopraffazione della maggioranza sulla minoranza. Segue Essere delle istituzioni, Editoriale Scientifica (2005).

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La pratica e la riflessione costituzionale del professor Zagrebelsky lo hanno portato a rilevare una lacuna peculiare del regime democratico. «Tutti i regimi hanno sempre curato l’educazione politica dei propri soggetti o gruppi dirigenti», scrive l’autore nel volume Imparare democrazia (Einaudi, 2007). Tra gli esempi portati a sostegno di questa affermazione egli cita la Ciropedia di Senofonte, il De officiis ciceroniano, il Principe di Machiavelli, il Cortegiano di Baldesar Castiglione, la Politica estratta dalla Sacra Scrittura di Bossuet, il quarto libro dell’Esprit des lois di Montesquieu. Manca ai nostri giorni un testo che possegga queste caratteristiche. «Nel momento della massima diffusione della democrazia – si potrebbe dire nel momento della sua vittoria su ogni altro tipo di sistema di governo –, sembra dunque essere venuta meno l’esigenza di insegnarne lo spirito.» Da qui lo stimolo ad elaborare un decalogo di indicazioni che stimolino «il raffronto tra ciò che l’ideale richiede che debba essere e ciò che la pratica dimostra essere.»

Questi dieci articoli sintetizzano la riflessione approfondita dall’autore nelle opere precedenti, aggiungendo spunti per degli approfondamenti successivi. Riflessione complessiva che il costituzionalista piemontese accompagna con un impegnativo programma di divulgazione nelle scuole, nelle associazioni e ovunque egli si rechi ad illustrare, anche con inaspettate ironia e leggerezza, in un personaggio di questa "gravità", le caratteristiche e le potenzialità della carta costituzionale, nonché i danni permanenti che una manomissione irriguardosa del trattato può causare alla libertà dei cittadini.

In essenza, quello che il professor Zagrebelsky ci fornisce, in questo e negli altri lavori che egli ha dato alle stampe in questi anni, è una dotazione di strumenti intellettuali atti a interpretare razionalmente e con maggiore equilibrio i quesiti che la società incessantemente sottopone ai cittadini, spesso all'esclusivo scopo di indirizzarne il consenso.

Altre opere uscite nel 2007 sono: Il giudice delle leggi artefice del diritto, Editoriale Scientifica; Giuda. Il tradimento fedele, Morcelliana; La virtù del Dubbio. Intervista su etica e diritto, A cura di Geminello Peterossi, Laterza.

Zagrebelsky è tuttora docente di giustizia costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Torino e docente a contratto presso l'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa a Napoli. Collabora con i più importanti i quotidiani italiani («Repubblica», «La Stampa»), ed è socio corrispondente dell'Accademia nazionale dei Lincei.

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Negli ultimi tempi è ripetutamente intervenuto nel dibattito pubblico italiano in merito alla svolta integralista manifestata dalle ingerenze di una parte del clero, sostenuto dai cosiddetti ateo-con, sull’essenza e sulla tradizione dello Stato laico e sullo spirito del Concordato. Contro l’etica della verità, scrive Gustavo Zagrebelsky nel volume omonimo (Laterza, 2008) – che raccoglie i suoi interventi in merito a queste manifestazioni –, significa a favore di un’etica del dubbio. Il rischio maggiore in cui lo spirito democratico può incorrere, di fronte a certi sconfinamenti da parte della Chiesa cattolica, sul terreno dell’autodeterminazione delle coscienze, è quello di scordare su quale concetto fondamentale si basi la democrazia moderna: quella tolleranza che, nell’età dei lumi – dopo i secoli del terrore, delle stragi, delle inquisizioni, delle arbitrarie violenze, dell’oscurantismo scientifico – ha strappato il monopolio della “verità”, dalle mani obiettivamente insanguinate e colpevoli degli uomini di Chiesa, ridimensionandola, da valore assoluto di dogma a quello relativo di opinione.

Un esempio del rigore intellettuale di Zagrebelsky è fornito dal suo intervento, il 28 gennaio 2008 sul quotidiano «Repubblica», in merito al delicato quesito suscitato dalla proposta di una “moratoria” sull'aborto in funzione dell'abolizione della legge 194 che ne regola l'àmbito. Primo: nessuna legge dovrebbe essere irreversibile, quindi nemmeno la 194. Secondo: moratoria è termine inappropriato, applicabile a un'imposizione, come la pena di morte, non a un'opzione regolata dalla legge, come l'aborto. Terzo; «il vero contrasto» – il punto, diremmo noi – non è tanto l'aborto e la legge che media tra due diritti (della donna e del feto) quando entrano in conflitto, quanto «tra una concezione della società incentrata sui suoi componenti, i loro diritti e le loro responsabilità, e un'altra concezione incentrata sull'organismo sociale, i cui componenti sono organi gravati di doveri anche estremi.» Quarto: l'aborto per necessità può essere prevenuto agendo sul tessuto sociale (informazione, sviluppo, assistenza ecc.); l'aborto per leggerezza troverà sempre, più o meno drammaticamente, le sue strade, indipendentemente dalla legge. Quindi? «In ogni caso, non e' accettabile che di necessità e leggerezza si faccia un unico fascio a danno dei piu' deboli, spinti dalla necessità, e li si metta sotto la cappa inquisitoriale della criminalizzazione e delle intimidazioni morali, come l'equiparazione dell'aborto all'omicidio e della donna all'omicida.»

Componente dei comitati scientifici delle riviste «Giurisprudenza costituzionale», «Quaderni costituzionali», «Il diritto dell'informazione», «L'Indice dei libri», e della Fondazione Roberto Ruffilli, dal febbraio 2008 è presidente onorario del movimento Libertà e Giustizia. Socio corrispondente dell'Accademia delle Scienze di Torino, per la casa editrice Einaudi dirige la collana "Lessico civile". Autore di vari volumi e saggi, ha collaborato al Commentario alla Costituzione italiana (Zanichelli) diretto da Giuseppe Branca, uno strumento destinato a diffondere la conoscenza della Costituzione approvata dall’Assemblea costituente il 22 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1° gennaio 1948.


Per esprimere la tua opinione e partecipare al dibattito aperto innescato su questo autore:



NOTE
Le immagini (dall'alto):
Una frazione, nel comune di San Germano Chisone
Il palazzo della Consulta, a Roma
Gustavo Zagrebelsky
Il cardinale Angelo Bagnasco



BIBLIOGRAFIA
Amnistia, indulto e grazia. Problemi costituzionali,1972;
Manuale di diritto costituzionale. Il sistema costituzionale delle fonti del diritto, 1974, 1978;
La giustizia costituzionale,1978, 1988;
Societa', Stato, Costituzione. Lezioni di dottrina dello Stato, 1979;
Le immunita'parlamentari, Einaudi, Torino 1979;
Il diritto mite, Einaudi, Torino 1992;
Questa Repubblica, Le Monnier, Firenze 1993;
Il crucifige e la democrazia, Einaudi, Torino 1995;
(con Pier Paolo Portinaro e Joerg Luther, a cura di), Il futuro della costituzione, Einaudi, Torino 1996;
La giustizia costituzionale, Il Mulino, Bologna 1996;
(con Carlo Maria Martini), La domanda di giustizia, Einaudi, Torino 2003;
La leggenda del grande inquisitore, Morcelliana (2003);
(a cura di), Diritti e Costituzione nell'Unione europea, Laterza, Roma-Bari 2003, 2005;
Norberto Bobbio tra diritto e politica, (con M. L.Salvadori, R. Guastini, M. Bovero, P. P. Portinaro, L. Bonanate), Laterza, Roma-Bari 2005;
Imparare la democrazia, Gruppo editoriale L'Espresso, Roma 2005, Einaudi (2007);
Principi e voti, Einaudi, Torino 2005;
Essere delle istituzioni, Editoriale Scientifica (2005)
Giuda. Il tradimento fedele, Morcelliana (2007)
La virtù del Dubbio. Intervista su etica e diritto., A cura di Geminello Peterossi, Laterza (2007)
Contro l’etica della verità, Laterza (2008)

Milano, 2008-07-25 15:24:54

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«In arte non si deve partire dalla complicazione. Alla complicazione bisogna arrivarci. Non partire dalla favola d’Ulisse simbolica, per stupire; ma partire dall’umile uomo comune e a poco a poco dargli il senso di un Ulisse.»

(Cesare Pavese, Il mestiere di vivere, 23 agosto 1949)

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