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Lidia Ravera (1951)

Cantore delle trasformazioni della società e dei problemi dell'universo femminile
(Luca Gabriele)

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Lidia Ravera ha saputo rispecchiare con il suo lavoro il disagio di una generazione irrequieta e idealista. I suoi romanzi sezionano i legami familiari, i rapporti madre-figlio e padre-figlia - stereotipi relazionali che tendiamo a riprodurre anche nei rapporti di coppia – i genitori come elementi che condizionano prepotentemente la crescita, la vita personale e sociale degli individui

    «Scrivo da quando ho memoria, scrivo per mantenerla, la memoria, l’attenzione, qualcosa di vigile. Scrivo per sorvegliare lo svolgimento della vita. La mia, quella degli altri.»

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idia Ravera nasce negli anni cinquanta, a Torino. È narratrice di grande successo, collaboratrice e acuta polemista per «L’Unità» e «MicroMega». La sua professione si snoda in diciotto opere narrative e una sessantina di sceneggiature.

In gioventù firma sotto pseudonimo diversi romanzi rosa per la serie Blue Moon, ma il vero esordio letterario risale al 1976, quando presso l’editore Savelli pubblica Porci con le ali, scritto assieme a Marco Lombardo Radice. Un successo inatteso: due milioni e mezzo di copie vendute in trenta anni e numerose traduzioni estere. Seguono Ammazzare il tempo (Mondadori, 1978) e Bambino mio (Bompiani, 1979) che vanno a comporre assieme al best seller d’esordio una trilogia autobiografica, sulle tematiche adolescenti della fatica del crescere, la liberazione sessuale, la maternità precoce.

Nel 1986 escono Bagna i fiori e aspettami e Se lo dico perdo l’America, due romanzi per ragazze, secondo le intenzioni, che sviluppano l’dea di una riscrittura in chiave moderna di Piccole donne della Alcott.

Sempre attorno alla fine degli anni ottanta, pubblica Per Funghi e Voi Grandi per Teoria, casa editrice dalla quale esordiscono alcuni fra i migliori scrittori italiani dell’ultimo ventennio, come Lodoli, Veronesi, Petrignani.

Negli anni novanta pubblica per Rizzoli Due volte vent’anni, romanzo suddiviso in tre brevi e differenti narrazioni, e Sorelle (Mondadori 1994), riedito dalla BUR nel 2006. Sorelline. Sorellastre. Sorelle. Si tratta infatti di una trilogia di lunghi e intensi racconti, scritti dopo la morte precoce dell’unica e adorata sorella maggiore della scrittrice. Tre ampie narrazioni che descrivono con acume e commozione le diverse età del medesimo sentimento, quello dell’amore familiare. Ne è stata tratta anche una pièce teatrale interpretata da Lina Sastri e Patrizia Zappas Mulas.

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Sempre per Mondadori stampa Né giovani né vecchi, un saggio sulle età della vita, su come le si abiti con disagio e su come si cerchi sempre di evitarne l’ultima, la vecchiaia. Chiude gli anni novanta Maledetta gioventù (Mondadori), un romanzo sul tempo, sull’impossibile maturità, su quel perenne essere in bilico sull’eterna infanzia del sentimento che in qualunque età della vita minaccia la ragione.

Appaiono nel 2000 i romanzi La festa è finita (Mondadori, 2002), Il freddo dentro (Rizzoli, 2003), un'indagine letteraria sulla giovane assassina Erika de Nardo, sul suo delitto atroce e insensato, in cui Lidia Ravera, ci pone sotto agli occhi l'innegabile incomprensione di un eccidio che sconvolse la cittò di Novi Ligure. Il freddo dentro è quello che resta dopo tutto quello scrivere, parlare, commentare. Il processo a Erica e Omar non ha portato a una spiegazione, ma solo ad un accantonamento, al termine di un tempo giudicato, forse, appropriato.

Segue Eterna Ragazza (Rizzoli, 2006). Pubblica inoltre In fondo a sinistra (Melampo), una raccolta di scritti e racconti d’occasione su tema politico. Nel 2008 esce per l’editore Nottetempo Le seduzioni dell’inverno, selezionato tra i cinque finalisti del Premio Strega..

Ha collaborato a numerose sceneggiature per la Rai. Le principali sono: Porci con le ali, per la regia di Paolo Pietrangeli; Oggetti smarriti e Amori in corso, per la regia di Giuseppe Bertolucci; Una vita in gioco, serie televisiva prodotta da RaiDue e Una vita in gioco 2; Dopo la tempesta, regia di Antonio e Andrea Frazzi.

Da giugno 2001 organizza ogni anno a Maratea un convegno dal titolo Chi ha paura delle vacanze?, occasione che riunisce scrittori, sociologi, filosofi, storici, antropologi, osservatori del costume e personaggi del mondo dello spettacolo, per confrontare ricerche, esperienze e testimonianze sul fenomeno delle vacanze oggi e sull'uso del tempo libero.

Attenta alle trasformazioni della società e sensibile ai problemi dell'universo femminile, fin dagli anni settanta rispecchia con i suoi romanzi il disagio di una generazione irrequieta e idealista. Concentrata sul tema dei legami familiari, considera da sempre i rapporti madre-figlio e padre-figlia gli stereotipi relazionali che tendiamo a riprodurre anche nei rapporti di coppia e i genitori come gli elementi che condizionano prepotentemente la crescita, la vita personale e sociale degli individui.

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NOTE



BIBLIOGRAFIA

Milano, 2008-03-27 14:58:33

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PROGETTO U.G.O.
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«La fame di storia esprime nelle nostre società un bisogno analogo a quello per cui si ricorre sempre più spesso alle pratiche psicanalitiche per la ricostruzione della nostra personalità individuale: un recupero delle nostre identità collettive perdute, della cui coscienza abbiamo bisogno per sopravvivere e per poter confrontarci con altre identità»

(Paolo Prodi, «laRepubblica», 27-09-2004)

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PAROLE NUOVE

La follia e l'implosione dell'evento
Le modalità della malattia mentale si radicano nelle strutture stesse dell’esistenza
Henry Maldiney (Pensare l'uomo e la follia) nota come nel linguaggio occidentale il lessico riferito al comprendere, custodisca una radice ‘prensile’. Nella follia, vi sono due cortocircuiti, che riguardano il rapporto tra esperienza e tempo da una parte, ed esperienza e spazio dall’altro. In entrambi i casi, quello della malinconia e quello della schizofrenia, Maldiney evidenza una sorta di patologia di esperienza, di cui l’impermeabilità all’evento è una delle cifre rappresentative. (Roberto Caracci)
Fragilità dell'identità nazionale
(Ma l'universale umano è un valore superiore)
Claudio Magris parla della natura che riveste un confine a lui prossimo e di quell'altra, la natura degli esseri umani. Parla di alcune opere che la sua penna felice ci ha donato, parla della letteratura e dei suoi guasti e parla del proprio rapporto con il lettore. Parla della lingua, dell'identità e della cultura nazionali come opportunità di conoscenza ma anche di disconoscimento. Parla della globalizzazione, della competitività e della crescente difficoltà che uno scrittore incontra oggi se vuole coprire fino in fondo il proprio ruolo d'intellettuale. (Sergio Sozi)
La scrittura di Pianissimo: la poetica dell’interiorità
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Fuoco
Da "La vocazione del netturbino"
Un appartamento immerso in un'atmosfera lugubre. Un ragazzo ne esce e si aggira con un badile e una torcia elettrica per una discarica di rifiuti. La notte è animata dal volo dei gabbiani e dei corvi e il percorso è reso insicuro e viscido dalla incredibile varietà di prodotti organici marcescenti e dai liquami che ne fuoriescono. Mentre il rombo delle ruspe avanza, il protagonista è incalzato dal rogo generato dal calore della sua stessa torcia... (Roberto Caracci)
Democrazia critica
Un contributo illuminante e una proposta per contrastare alcuni fenomeni degenerativi della società democratica
Nel saggio ‘Il crucifige e la democrazia’, secondo il sottile e sofisticato ragionamento di Gustavo Zagrebelsky, una teoria della democrazia come fine e non solo come mezzo deve saper proporre un modello di pensiero ‘che non presuma di possedere la verità e la giustizia, ma nemmeno ne consideri insensata la ricerca’. (Redazione Virtuale)
Il giudice mite
Il pensiero, tra verità e dubbio
Gustavo Zagrebelsky, piemontese, è uno degli spiriti più brillanti della magistratura, un sostenitore convinto delle potenzialità di sviluppo della democrazia, uno strenuo difensore della carta costituzionale e della laicità dello Stato. (Redazione Virtuale)


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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 15 mag 2008