PERLA DI UN'OSTRICA, DINO CAMPANA COME POETA FU RICONOSCIUTO DOPO L'INTERNAMENTO IN MANICOMIO E LA MORTE

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Dino Campana (1885-1932)


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n questo scritto reso umile e quasi spaurito dal magma incandescente, dalla vertigine della parola, lascerò il Poeta stesso a disvelarsi, tra singulti, canti e infinito percorrere l’infinito, in un continuo contrappunto.

Dino nacque il 20 agosto a Marradi, un fazzoletto di terra in provincia di Firenze, al confine con la Romagna. «Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale».

In questo scritto reso umile e quasi spaurito dal magma incandescente, dalla vertigine della parola, lascerò il Poeta stesso a disvelarsi, tra singulti, canti e infinito percorrere l’infinito, in un continuo contrappunto.

Dino nacque il 20 agosto a Marradi, un fazzoletto di terra in provincia di Firenze, al confine con la Romagna. «Il mattino arride sulle cime dei monti. In alto sulle cuspidi di un triangolo desolato si illumina il castello, più alto e più lontano. Venere passa in barroccio accoccolata per la strada conventuale».

Anche la prosa di Campana è pura poesia, pura e dissonante come bronzo di campana, come il vuoto della notte, buco nero che risucchia il suo spirito così bisognoso di essere riconosciuto, come affetto, come persona, come poeta. L’amore nei poeti è linfa vitale, per la natura, per la donna, per il cosmo, per lui è fame divorante… L’amore lo conobbe tardi, poco, impreparato e con l’anima in disordine. Sibilla Aleramo lo amò per il suo talento, per la verità che le ispirava, incapace, alla fine, di contenere tanto dolore.

Vi amai nella città dove per sole
Strade si posa il passo illanguidito
Dove una pace tenera che piove
A sera il cuore non sazio e non pentito
Volge a un’ambigua primavera in viole
Lontane sopra il cielo impallidito.

Il diritto di persona gli fu negato ben presto dall’incomprensione familiare, dall’educazione repressiva del collegio, da un vizio di poeta che non si adatta alle regole del mondo, che travolge ciò che incontra, come la piena di un fiume. Tutto questo lo portò, ribelle e disperato, a fughe, ritorni, viaggi, illusioni, chimere, prostitute, visioni deliranti, ricoveri nei manicomi.

Acqua di mare amaro
Che esali nella notte:
Verso le eterne rotte
Il mio destino prepara
Mare che batti come un cuore stanco
Violentato dalla voglia atroce
Di un Essere insaziato che si strugge…

Come poeta fu riconosciuto dopo l’internamento definitivo in manicomio, dopo la morte. Il testo dei Canti Orfici, affidato a Papini e Soffici, fu smarrito ed egli lo ricostruì con la fatica e la furia di un gigante che non riesce a ricomporre la propria immagine. Dalla sua follia di poeta emergono visioni notturne, di un giorno che precipita rapidamente nella malinconia della sera, nel tremore notturno, nel buio dello spirito.

Pensare nel languore
Catastrofi lontane
Mentre colle sue antenne
E le sue luci un grande
Cimitero il tuo porto
……………………….
Ne la città voluttuosa
Scuotevasi il mare profondo
Caldo ambiguo il silenzio sullo sfondo
Le navi inermi drizzavansi in balzi
Terrifici al cielo
Allucinate di aurora
Elettrica inumana,risplendente
A la poppa ne l’occhio incandescente

Genova fa comprendere meglio l’intensità, la pienezza, la simbiosi affettiva che Dino prova nei confronti di un mondo che non riesce a separare da sé e che gli è ostile. Il Poeta e Genova sono stretti in un abbraccio, mai città fu cantata in quel modo così intimo da sembrare osceno.

…Furore della terra
Che chiami sui mari infiniti
Le antiche potenze a raccolta
Lampo fumido come un sogno
Vivo e terribile sulla rovina…
…Il porto che si addome, il porto,il porto
Il porto nell’odor tenue svanito
Di catrame vegliato dalle lune
Elettriche, sul mare appena vivo…
…Irraggia lo splendore orientale
Genova… In verso il mare che addensa
Le navi inesausto…

La purezza deriva a Campana da un’infantile, mancata mediazione con la realtà che lo circonda. Il solo strumento è la parola, incompresa, rigettata, nascosta (il manoscritto smarrito, i suoi versi ricomparsi in una soffitta nel 1971) che rimane incontaminata proprio perché non usata, non sfruttata. Perla di un’ostrica che il fato ha voluto isolare, rinchiudere. La poesia non tollera reclusioni, il canto è liberazione dagli affanni, è desiderio, è sogno, ricordanza, avvenire che fluisce e allora la parola costretta al silenzio di Dino Campana, si sprigiona e s’innalza come urlo, come lama, come luna elettrica, come pura energia poetica.

O poesia poesia poesia
Sorgi, sorgi, sorgi
Su, dalla febbre elettrica del selciato notturno
Sfrénati dalle classiche silhouettes equivoche
Guizza nello scatto e nell’urlo improvviso…

La poesia si svolge in un "eterno presente", incapace di storicizzare la vita interiore, il Poeta, dal primo all’ultimo verso, rivela un’eguale grandezza e tensione. Le esperienze non riescono a collocarsi, a integrarsi sopra un fondale certo e sicuro, sono vissute separatamente, come lampi di luce, schegge di dolore. I frammenti della poetica sono intessuti, tenuti insieme dal sublime linguaggio, quasi forza primigenia che li contiene, con armonia.

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose

…………………………………………

Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino.

Tutte le citazione sono tratte dai Canti Orfici.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 7 maggio 2002
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Paolo Pianigiani, Firenze, 14/11/'04

Ho scritto un articolo su Campana, per chi lo vuol vedere: http://www.transfinito.it/_archivio/poesia/campana_eretico1.htm

ciao a tutti paolo


Mauro Cortese, Brescia, 6/11/'04

Poesia facile

Pace non cerco, guerra non sopporto
tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
pieno di canti soffocati. Agogno
la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

In un gran porto pien di vele lievi
pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
dolci ondulando, mentre che il sussurro
del vento passa con accordi brevi.

E quegli accordi il vento se li porta
lontani sopra il mare sconosciuto.
Sogno. La vita è triste ed io son solo.

O quando o quando in un mattino ardente
l'anima mia si sveglierà nel sole
nel sole eterno, libera e fremente.

Dino Campana

Non c'è modo migliore di ricordarti che citare le tue immagini, che si rincorrono fino a morirci dentro.


Enza, Benevento, 4/11/'04

Il sorteggio della pazzia è toccato a me!
Allora avanti coraggio...
Mi tuffo dal più alto precipizio della mente
non c'è fondo... ... ...
Oblio fedeltà, solo i dubbi assassini tormentano l'anima,
ma la pazzia possiede un'anima?.......
Musica silenziosa che vuoi ballerine danzanti su note fantasma.
prendimi alienazione e portami con te in caverne primitive dove l'essere razionale è escluso...
inebria l'abulia dell'animo di dissomiglianza
di saggezza invecchiata.
Tienimi pazzia...
tienimi!

Ecco per me cos'è leggere Dino Campana!


Mimma, Roma, 30/10/'04

Leggo alcuni commenti .... ed ascolto le poche persone che conoscono Campana ... molti lo definiscono pazzo. Ma non lo era. Il suo psichiatra diagonsitco' una schizofrenia ... oggi alcuni credono che sia stato un ragazzo affetto da depressione bipolare .... Comunque sia al di la' di quelle che possano essere le categorie diagnostiche penso che la cosa meravigliosa del Nostro Poeta sia stata la sua infinita coerenza oltre che il coreggio di dar sfogo a quello che ... e' il mal d'anima ...il mal dell'uomo ... la paura di cio' che non si conosce..... forse dovremmo cominciare a "macinare chilometri" anche noi ...... per imparare il silenzio ...per ritrovare il coraggio di essere naturalmete noi stessi.


Giovanni Lebowski, Ancona, 14/09/'04

"... per la lettura, lungi dalla pretesa noississima di riferire lo scritto del morto orale, la lettura, dico, è non più ricordare, è non - ricordo, oblio." C.B. e le stelle assenti, e non un Dio nella d'amore di viola: ma tu nella d'amore di viola: ma tu chinayi gli occhi di viola, tu ad un ignoto cielo notturno che avevi rapito una melodie di carezze.


Alessandra, 23/08/'04

... "o poesia poesia poesia"...


Irma Caputo, Napoli, 25/05/'04

Semplicemente raffinatamente sublime


Giancarlo Del Grosso (carlojanky@libero.it), Napoli, 13/04/'04

Un autore in grado di fuggire la follia della quotidiana razionalità e di dare vita e forma ineguagliabili a ciò che la vigliaccheria dell'uomo ha sempre cercato di nascondere. Amore e Poesia,dolore e ricerca di sè. Ha saputo esprimere nei suoi versi struggenti la parte più vera e nascosta dell'uomo ed è riuscito a dipingere l'immaggine che solo il pennello di un grande poeta,ma prima ancora di un uomo vero con tutti i suoi dolori da urlare al mondo, è in grado di dipingere con i giusti colori.


Luca Caricato, 23/03/'04

L'istinto di un pazzo che spontaneamente traduce in parole allitteranti e armoniche il ritmo delle sue emozioni.Questo è Dino Campana.Parole che dipingono il concreto mare o l'astratto Amore!Parole che inciambano in una corsa sgambettata e ancora parole che Ti cullano nella serena ricerca di una pace dell'anima.


Sara, Sanremo, 21/02/'04

E'' stato uno dei migliori poeti del nostro 900...A tratti incompreso, fragile, ma forte e struggente nelle sue poesie!!!! E' adorabile...


Jenny Giallombardo,( ennyjo@tiscalinet.it), Milano, 26/11/2003

Il mio rammarico é quello di non riuscire a cogliere pienamente le sfumature dei suoi versi. Li leggo velocemente ed é come se il suono delle parole improvvisamente toccasse l'essenza profonda del mio essere, nudo e vulnerabile. La sua poesia é pura vita senza contaminazioni, di quella che non si può raccontare, ma solo sentire visceralmente e gridare.


Moira Bruni, (moira.bruni@virgilio.it), (Pt), 26/11/2003

Ogni tanto lascio che accada.Prendo la macchina e mi faccio condurre dove il momento vuole.Già da qualche giorno ci pensavo e oggi, dopo una mattinata piacevolmente spesa a rovistare fra i volumi polverosi di un archivio, mi sono lasciata tentare dalla voglia di vagabondaggio. Verso un luogo affascinante, ai miei occhi, per aver visto crescere ed impazzire un poeta.Quel luogo, in realtà ha sempre esercitato una sorta di attrazione - repulsione per me, come tutti i luoghi "di confine" che sono lo "spauracchio" per noi insegnanti di "primo pelo", al primo incarico. Alla fine, non ci sono mai "dovuta" andare e mi son ritrovata, a 36 anni, a desiderare di andarci solo perché un personaggio affascinante ci è vissuto, ci ha amato, ci ha sofferto.Il fascino del vagabondaggio sta soprattutto nell'attesa di quello che ti aspetta.Se guidi specialmente, e se sai lasciarti sorprendere e meravigliare da quello che passo passo ti trovi davanti, il viaggio diventa un'esperienza molto ricca di per sé, a prescindere se quello che poi trovi, alla fine, corrisponde all'aspettativa che ne avevi.Lasciando Firenze e poi Borgo San Lorenzo, ho incontrato luoghi già conosciuti: Barbiana, solo intravista a dire il vero. Subito, impellente, la voglia di contattare un'amica, assieme alla quale ci ero andata. San Martino a Scopeti, un'escursione seminotturna con quello che era il mio compagno, alla ricerca dei lavori un pittore minore.E poi il nuovo.E' incredibile come, a volte, basti lasciare una strada, per vedere il paesaggio cambiare all'improvviso, in modo quasi inconcepibile.Se poi la strada diventa sempre più stretta e le colline cominciano a circondarti, lasciandosi diventare balze, monti imponenti ricoperti di alberi fitti, é per me un vero e proprio spettacolo, un godimento del cuore!Le curve e i tornanti si son fatti via via sempre più numerosi e ripidi e il tempo che trascorreva mi ingannava sui chilometri percorsi.I borghi, ogni volta sempre più pittoreschi e comunque perfettamente integrati nel paesaggio davanti a me, mi illudevano di essere arrivata e invece dovevo piacevolmente continuare ancora. Questo faceva della mia meta qualcosa di inafferrabile e l'ora e la distanza non mi preoccupavano affatto, trovavo, anzi,questo perdermi, molto inebriante e allo stesso tempo rappacificante.Non sono estranea a questi vagabondaggi, l'ho detto. In passato ne ho fatti di più moderatamente rischiosi e lontani, sempre da sola. Non mi piace farne con gli altri, a meno che non siano essi stessi amanti dell'inaspettato ed aperti a quello che può accadere. Ma difficilmente ho incontrato persone così tranquille dentro da lasciarsi condurre dagli eventi, senza doverne per forza stabilire a priori, i limiti.

Così ho continuato e quasi quasi mi dispiaceva sapere che da un momento all'altro sarei arrivata al paese che volevo: magari sarebbe stato ordinario, come tanti centri di confine, sviluppati e insqualliditi dalla loro posizione storicamente strategica.Beh, non é stato così, quando sono arrivata a Marradi, la prima piacevole sorpresa é stata entrare in un paesello tutto sommato ancora semplice e raccolto. Niente di quei megacentri con casermoni a sei piani di schiere.Colpita dal miraggio, solo più tardi confermato, di una via dedicata a Sibilla Aleramo, ho proseguito, cercando di intravedere tra le indicazioni dove si trovasse il Centro di Studi Campaniano. Non ricordavo il nome della piazza che mi avevano indicato al telefono e non avevo alcun punto di riferimento ma perdio non era un problema: era ancora presto ed avrei anche avuto modo di guardarmi un po' in giro a piedi. A metà di una discesa, poco prima di una curva che non ho mai oltrepassato, sulla sinistra, c'era la piazzetta: uno spazio fra i portici e i palazzi d'epoca sovrastanti, tutti attaccati l'un l'altro. Molto carina. Ho parcheggiato ad un divieto di sosta incerto e comunque all'apparenza "innocuo" e subito la lunga e piacevole telefonata di un fidanzato passato, ha accompagnato l'attesa dell'orario di apertura del centro.Il Centro Campaniano, pur nella sobrietà dell'edificio e dei locali che occupa, é molto accogliente. Gentile, accomodante, garbato, premuroso uno dei responsabili che solo dopo ho capito essere Franco Scalini.Mi ha accolto con curiosità e, dopo aver capito che ero la "signora dei brigidini", sentita al telefono qualche giorno prima, mi ha presentato ad una donna, una professoressa,se non erro, che stava arrivando sul momento. Mi sono sentita come con un amico, con il mio primo ospite. Guardandomi, mentre parlavamo, aveva nella voce ma anche nei modi, incredulità gli avevo spiegato che VOLEVO vedere il manoscritto de IL PIU' LUNGO GIORNO di Campana. Beninteso, non ero arrivata lì per quello, e lui lo sapeva, dal momento che al telefono mi aveva già detto dove avrei potuto trovare quel pezzo unico. Era colpito dal fatto che avessi nel cuore di vedere con i miei occhi il manoscritto. Sono andata al Centro, in realtà solo per tentare di recuperare la copia di un articolo su Campana che ero riuscita a trovare ed avere dopo lunghe peripezie e che avevo stupidamente smarrito: l'avvenimento nella Livorno del 1916, in cui Dino fu scambiato per una spia tedesca. Vano il viaggio, anche se piacevole, perché il Centro non ha mai avuto quell'articolo. Ci siamo scambiati esperienze e aneddoti sul nostro poeta, che io amo più come persona che come poeta, per la scarsa conoscenza che ho delle sue opere. Parlare con il signor Scalini mi ha fatto dimenticare la mia già incosciente ignoranza. E' bello conversare con persone così appassionate. Azzardo "fanciullescamente rapite" da quello che amano ma ho paura di essere fraintesa, come molto spesso accade con le parole. Una persona alla Dino, per intenderci. Un po' come sono io, nelle mie passioni. Trovo sempre più raro che le persone sappiano ancora entusiasmarsi delle piccole cose, in modo autentico. Le più si innamorano superficialmente e temporaneamente di qualcosa, di cui si dimenticano dopo qualche mese, sinceramente già annoiati e catturati da altre novità magari ordinarie ma pur sempre novità. Ci siamo lasciati con una promessa, io e il signor Scalini: un pacco di brigidini e la fotocopia dell'articolo da parte mia; un aiuto "campaniano" per un regalo ad un caro amico da parte sua.
Per il momento ho lasciato in sospeso il regalo per il mio amico: un giro a Marrani, con un bel pacco di brigidini prima di Natale, conto di rifarlo.


Nicola Albertini, (Nicolaalbertini@hotmail.com), 24/11/2003

Per la prima volta mi sono imbattuto in Campana , nella proiezione del film del 2002 , con Stefano Accorsi . A chi ama questo autore consiglio quel film. Di esso mi é rimasta più di tutto la poesia, la sua espressione come profonda e travagliata intimità. La poesia dell'emozione e quindi dell'irrazionale.

In un momento sono sfiorite le rose
Erano le mie rose erano le tue rose,
le coglievamo insieme.
In un momento le rose sono sfiorite...

Credo che la poesia intensa possa essere un tumulto fortissimo, che il raziocinio umano non sia in grado di catturarla e che pazzia , o almeno l'umana pazzia, si possa confondere, esprimere, ma non sono certo che sia vera pazzia, ma piuttosto grande sensibilità e intelligennza, abissale profondità


November 23, 2003 at 05:29:44
Viviana Ciotoli, (sweetvivy84@yahoo.it), CECCANO, (Fr), 23/11/2003

Insieme abbiamo camminato instancabili
lungo le strade deformate
delle realtà impalpabili
insieme seguendo orme
impresse nel furore
delle realtà notturne,
di folgorazioni mitiche
abbiamo impresso
con il sangue delle dita
gli indefinibili bagliori,
di laceranti rivelazioni
del teatro dell'alienazione.
Intorno a pilastri
di fascinazioni di due menti
folli
E' girata la nostra esistenza,
in un cammino di vita,
senza vita,
io e Dino Campana.

Condivisione, sofferenza, un sottile filo che divide la normalità dalla "stranezza" ed il silenzio della malattia mentale, per urlare al mondo il "male d'artista" che ci unisce.


Elena Lorenzi, 26/10/'03

Dino Dino Dino dolce Dino... E' inutile raccomandarne la lettura a tutti. Dino parla a coloro a cui sceglie di parlare, arriva nelle vite in cui deve arrivare. Non sono io che ho scelto lui, ma lui che ha voluto me. Dopo averlo letto, niente è stato più lo stesso... tutto è divenuto furore e amore. Sono gelosa di Dino. Mi ripugna pensare che possa diventare lettura di massa. Dino dal profumo di abeti e olmi...


Silvia Rossi, Milano, 24/10/'03

Ho "conosciuto" Dino Campana troppo tardi per poterlo apprezzare da più tempo eppure il poco tempo che ho mi è bastato per capire la sua passionalità e l'armonia della sua poesia.Mi piace come autore perché riesce ad esprire ciò che sta nell'animo umano.Lo aprezzo come poeta perché mi è arrivato al cuore e le sue poesie credo che siano vera e propria arte!


Elena Rossella Raspanti (r-raspanti@libero.it), Nizza di Sicilia (Me), 17/09/'03

"In un momento sono sfiorite le rose".Questa è la perpetua instabilità del Campana. prima c' erano le rose ora non più.manca un certo rapporto di causa-effetto.perche sono appassite le rose?le rose sfioriscono,non c'è niente che vadi oltre un futuro stabilito,niente che non si fermi nel presente e che poi raffiori sotto forma di poesia,in versi all'ascolto spezzatti, poco armoniosi ma fluttuanti di volubili parole.


Moira Bruni (moira.bruni@virgilio.it), Pistoia, 14/09/'03

Per chi avesse voglia di approfondire la conoscenza su Dino e, allo stesso tempo, conoscere un paio di persone davvero affabili e disponibili, come ce ne sono poche, suggerisco una visita al Centro Studi Campana di Marradi, in piazza Scalelle. Oltre che della bellezza del paesaggio, sorprendente per chi si avvicina a Marradi da Borgo San Lorenzo, si può godere dell'accoglienza di questa cittadina e, ripeto, della cortesia dei responsabili del Centro campaniano. Chi abbia dimestichezza con il lasciarsi condurre dalla propria auto, senza fretta, verso luoghi dove la stupefacenza sola fa da padrone, questo è il mio suggerimento. Il centro è aperto solo il martedì dalle 17 alle 19. Moira


Livia Morandini (giappone77@virgilio.it), Breno (Bs), 24/08/'03

Emozioni, rabbia, amore, sentimenti che quest'autore riesce a trasmetterti forse grazie alla sofferenza che nella vita a incontrato, che l'ha reso vero, inquieto, ma capace di far arrivare a chi leggi i suoi versi un po' di quella voglia di andare oltre le regole, oltre le apparenze.....


Walter Valentini (waltp75@yahoo.it), Mezzolombardo (Tn), 28/06/03

Credo che la passione furente di Dino sia magma bollente per i corpi sazi di tutti noi, compreso chi scrive. La gioia feroce è la chiave dell'interpretazione delle sue emozioni, esclusivamente le sue. Non penso che Dino sia un poeta di tanti, anzi; mi rimane inoltre l'idea che egli sia stato obliterato troppo facilmente da chi lo leggeva e dalla società stessa del tempo, che, gravida di raziocinio,non l'ha compreso appieno. Forse ora il suo gioioso lamento avrà uditori consapevoli.


Lettore (apuleius@interfree.it), 10/06/03

In Campana la pratica di una poesia musicale simbolica, sacrale e visionaria si lega ad un nuovo senso del realismo tipicamente novecentesco, volto alla descrizione di stati della psiche, della memoria e dell'esistenzialità che trascendono i limiti tracciati dalle estetiche razionalistiche.


Silvia Penazzi (silvia729@supereva.it), Imola, 26/03/03

Dino è un poeta ovvero un uomo molto profondo che ha saputo esprimere con grandi parole tutto ciò che ogni giorno succede a noi tutti uomini sulla terra...travolti da passioni irrefrenabili, pazzie improvvise, gioie incontenibili...ma in fondo è bello rendersi conto che siamo tutti uguali e tutti soggetti alle stesse passioni, stravolgimenti a cui la nostra mente, il nostro cuore e la nostra anima ci portano.


Francesco Zegreo, Ginevra, Nyon, 08.12.2002

Dino caro non ho letto nessuna delle tue poesie però ho capito il tuo messaggio perchè anche io sono affetto dal "morbo sacro". Mi trovo a pochi chilometri da dove la "bellissima fanciulla" è stata rapita dal suo amante incestuoso. Leggendo il titolo ho sentito Orfeo cantare accanto a me dicendo: Hai vissuto da uccello, uomo, animale, roccia..spero solo che "Il Dio" non ti faccia resuscitare... Le leggerò giammai. Zegreo


Ottavia Francone (ottavia81@virgilio.it), Torino, 28/10/2002

Leggo le sue poesie ed é come un brivido su tutta la pelle...Estema capacità di scrvere in parole il cuore e l'anima.Davvero spettacolare!


paolo pianigiani, (paolopianigiani@interfree.it), Firenze, 12.10.2002

Dino è Dino...per chi vuole ho tutto il suo manoscritto "il più lungo giorno" scannerizzato...a richiesta invio volentieri qualche pagina.


Marcello Teano, (windigo@libero.it), San Giorgio a Cremano, Napoli, 14.10.2002

I suoi versi sembrano battute musicali... ossessivamente ripetute ma pur sempre diverse e fonicamente concatenate!Usa parole scarne, essenziali, umili ma enfatizzandole in chiave , per così dire allucinogena. Un po' come vivere un sogno indotto... non naturale!


Valeria Indelicato (eimi206@katamail.com), Palermo, 03.10.2002

Passione instancabile di chi ama, e quindi odia, la vita; nel suo essere un dolce dolore. Semplicemente profondo.


Francesca Bartalini (prosepina78@hotmail.com), San Gimignano (Si), 24.09.2002

Dino è stato e sarà sempre il più grande interprete dei sentimenti umani, colui che è riuscito a fondere musica immagini e poesia.


Paolo Pini (paolo.pini@inwind.it), Roma, 28/08/2002

L'interesse per il mondo interiore, talvolta drammatico, di ogni uomo, mi porta ad apprezzare la visionarietà di un poeta che attinge dall'inconscio tormentato il materiale per le sue "illuminazioni"...il confine tra la follia e la normalità é fragile.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 28 set 2006

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