GRAZIA DELEDDA, L'AUTRICE NUORESE PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA NEL 1926.

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Grazia Deledda (1871-1936)


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Senza l’ombra d’un sorriso

a vita di Grazia Deledda, e l’opera, che ne costituisce quasi per intero la parte visibile, parrebbero costituire un “caso”, se ci si limitasse alla letteralità esemplare dei dati, senza reintegrarla nella trama d’un tessuto culturale ed esistenziale.

La nascita nella perifericissima Nuoro del 1876, la condizione d’autodidatta, seppure nel seno d’una famiglia borghese e acculturata, danno l’illusione d’una sorta di partenogenesi letteraria. In realtà, non va dimenticato che il canone delle letture e ispirazioni giovanili della Deledda non si limita alla pur ricca biblioteca paterna (si ha notizia d’un professore, ospite d’una sua zia, con al seguito casse di libri), né vanno sottovalutate le ricerche etnologiche compiute dalla Deledda su impulso del De Gubernatis, né ancora va trascurato l’influsso che senz’altro ebbero sulla giovane Deledda i dibattiti politici, sociali e culturali assai vivi nella pur effimera stampa periodica nella Sardegna dell’epoca.

D’altro canto, non si spiega l’interesse di pubblico e di critica per la sua narrativa d’ambientazione sarda senza rammentare di passata un precursore, Salvatore Farina, callido confezionatore a getto continuo di best sellers che inondavano le appendici dei quotidiani di tutta Italia a fine ‘800. All’incrocio tra il Verismo e il particolarissimo Decadentismo che in Italia ha come pietra di paragone D’Annunzio, l’opera della Deledda sembra quasi un risultato necessario, ancorché fragile, provvisorio e mai pienamente assestato. Il suo itinerario, del resto, rimane sempre assai personale, senza scosse, senza forti mutazioni di rotta e bruschi aggiornamenti, anche dopo il trasferimento, nel 1900, a Roma, dove risiede per il resto della sua vita.

razia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871. Il padre, benestante, dopo la scuola elementare — unica istruzione formale ricevuta dalla scrittrice — assume un istruttore per guidare la ragazza nello studio dell’italiano e del francese. Proprio a causa della breve educazione regolare e della giovanile propensione per la letteratura d’appendice (Sue, Dumas, Invernizio), durante tutta la precoce e fortunata carriera, Grazia Deledda ebbe non pochi detrattori, che la giudicarono rozza e illetterata. L'unica eccezione di rilievo fu Luigi Capuana. Anche l’attribuzione nel 1926 del Nobel per la letteratura, non contribuì a dissolvere i dubbi e l’ostilità di una parte della critica, che ancora oggi continua a relegarla in una posizione di secondo piano tra gli scrittori del primo novecento italiano.
Inizia a scrivere giovanissima, pubblica la sua prima novella a quindici anni e, dopo poco, collabora con l’allora famosa rivista femminile «Ultima moda». Le sue ambizioni letterarie vengono duramente ostacolate in famiglia e criticate dalla retriva società nuorese. Ma Grazia non si scoraggia: invia anche in Continente le sue novelle a puntate, abbandona a poco a poco lo stile approssimativo e dialettale, approfondisce lo studio dei caratteri dei suoi personaggi e soprattutto inizia a connotarsi come acutissima osservatrice della natura che la circonda e dei costumi della Barbagia e di tutta la Sardegna. Il suo stile comincia a personalizzarsi e, pur riconducibile talvolta al verismo ottocentesco, si connota sempre di più per il marcato regionalismo.
Il suo primo romanzo Fior di Sardegna esce nel 1892, seguito da Anime oneste del 1895.
Nel 1900 sposa Palmiro Madesani, funzionario ministeriale, e si stabilisce a Roma dove rimarrà fino alla morte, trasferendosi, di tanto in tanto per trascorrere le vacanze, a Cervia, la cittadina sull’Adriatico a lei così cara e alla quale dedicherà pagine vibranti d’affetto e nostalgia.
A Roma vedono la luce, tra le altre, le opere: Elias Portolu, il suo capolavoro, Cenere, L’edera, Canne al vento, Marianna Sicra.
Nel 1926 riceve, seconda donna ad essere insignita di tale onorificenza, il Nobel per la letteratura.
Il suo romanzo autobiografico, Cosima, uscirà nel 1937, ad un anno dalla morte, avvenuta a Roma il 15 agosto 1936.
Schematicamente, le sue opere, già dagli esordi, mirano alla pittura di caratteri, come traspare fin dai titoli (Anime oneste, 1895, La via del male, 1896). Le maggiori, poi, fra le quali ricordiamo Elias Portolu, 1900, Cenere (1904), Il segreto di un uomo solitario (1914), Canne al vento (1913), Marianna Sirca (1915), possono leggersi come lo sviluppo e la discussione di casi di coscienza, nell’alveo di un cattolicesimo terragno, confinante con una dimensione tutta prelogica. Seppur debitrici al sopravvenuto influsso dei romanzieri russi, sono opere da annoverarsi fra i molti tentativi, imperfettamente riusciti e rimasti senza seguito, di creare una moderna via italiana del romanzo.

Altre opere si succederanno, con una crescente intenzione autobiografica e introspettiva, e sempre con fortuna di pubblico, fino alla scomparsa dell’autrice, avvenuta a Roma nel 1936. Lascerà un’opera incompiuta: Cosima, che i curatori pubblicheranno col significativo sottotitolo di Quasi Grazia.

Il realismo della Deledda assorbe e in certa misura metabolizza anche ciò che contraddice al realismo. Sogno, magia, religione pesano sugli eventi quanto e più delle cause sociali ed economiche. Parallelamente, la ricerca di un bello scrivere mediano, affine a un livello discorsivo colto ma non dimentico d’un qualche classicismo, fa sì che la pagina deleddiana, anche quella più nuda, appaia stipata di apporti, denunciando una sorta d’horror vacui, di perenne inglobazione d’elementi.

Per altro, la renitenza tutta italiana a riflettere sull’artificialità del genere romanzesco (genere d’importazione, non si dimentichi), l’assenza di una tradizione matura che renda possibili le astuzie di Conrad e di James, ammette sviluppi solo in una direzione in cui l’artificio è del genere più immediatamente consentano alla cultura locale, quello che attinge da una parte al novellare d’ascendenza orale, dall’altra al melodramma. È fra queste linee di demarcazione che va individuata la cifra essenziale dell’opera deleddiana. Non meravigli dunque che una narrativa fondata su questi materiali di recupero abbia potuto suscitare l’ammirazione di un D. H. Lawrence, né che la Deledda sia stata ampiamente tradotta e abbia conseguito il premio Nobel nel 1926. Ritirato, come suggestivamente racconta Maria Giacobbe sulla scorta della stampa svedese d’epoca, senza l’ombra d’un sorriso.

OPERE PRINCIPALI

Fior di Sardegna (1892)
Racconti sardi (1895), Marco Valerio, 2001
Anime oneste (1895)
Elias Portulo (1903), a cura di Spinazzola, Mondadori, Oscar narrativa, 1998
Cenere (1904), Mondadori, Oscar narrativa, 1999
L’edera (1912), Mondadori, Oscar narrativa, 1999
Canne al vento (1913), Marco Valerio, 2001
Marianna Sirca (1915), Mondadori, Oscar narrativa, 1999
La madre (1920), Mondadori, Oscar narrativa, 1999
Cosima (1937), Mondadori, Oscar narrativa, 1998

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 20 settembre 2001, 14 febbraio 2002
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Gianluca Bella, 3/09/'04

Mi trovo perfettamente d' accordo sui lusinghieri commenti fatti relativamente alla Deledda, senza eccessi di patriotismo sardo. Se posso suggerire per chi inizia a leggere qualcosa di questa staordinaria autrice: La via del male. Ritengo sia uno dei suoi migliori lavori.


Ilaria Pilia, Monastir (Ca), 25/05/'04

In realtà avrei sperato di trovare qualche notizia in più sul pensiero e la tipologia letteraria di questa scrittrice che tanto ci rappresenta nel mondo...... In realtà non credo che G.Deledda segua una precisa corrente letteraria ma credo che sia piuttosto autobiografica!!!


Federica Pinna (effepi78@virgilio.it), Sassari, 30/05/03

A dire il vero neppure sul vostro sito ho trovato notizie su "La grazia" e relativa partitura...riuscirò? intanto continuiamo a leggere i suoi bellissimi romanzi.


Natascha Pizzati (natya_89@hotmail.com), 07/01/2003

Secondo me...Grazia Deledda é la miglior autrice contemporanea che abbia mai letto!!! Ho letto molti libri, di molti autori:da "il fu Mattia Pascal", "Uno, Nessuno e Centomila"(Pirandello)...poi Harry Potter, altri libri senza un noto autore ma... adesso mi sono soffermata su G. Deledda!!! Vorrei fare anche io la scrittrice, ho iniziato a "scrivere" già qualcosina...ma attenzione: RICORDIAMOCI CHE HO SEMPRE QUASI 14 ANNI!!! Ho già letto "Canne al Vento" e "Marianna Sirca", ma vorrei leggere tutti i libri di questa grande scrittrice!!! Da come credo che si é capito...ho una grande passione per i libri e per la Deledda e...mi farebbe piacere se qualcuno condividesse con me questa grande passione e questo gran dono che sono i LIBRI!!! P.S.Vorrei fare il classico---datemi qualche consiglio!!!


Silvietta Campus, quartucciu, cagliari, 15.11.2002

Mi chiamo Silvia e ho 13 anni, mi sono collegata su Grazia Deledda per fare una ricerca su questa bravissima e interessante scrittrice perchË domani a scuola iniziamo la lettura de "IL PAESE DEL VENTO"!!! Su questo sito ho trovato molte notizie che non ho trovato da nessun'ALTRA PARTE!!!!COMPLIMENTI!!!!


Gianluca Corsi (gianlucacorsi@tin.it), Nuoro, 24.09.2002

Mi fa piacere che ancora oggi la mia illustre concittadina sia così amata! A tutti consiglio la lettura del libro: "Dal mito dell'isola all'isola del mito: Deledda e dintorni" di Nicola Tanda, Bulzoni editore. Il critico e studioso sardo restituisce alla Deledda la dignità e il valore che merita. Purtroppo la critica italiana ha spesso maltrattato Grazia Deledda perché ha sempre cercato di farla rientrare nei parametri della letteratura italiana (nel senso più restrittivo del termine), ignorando che dietro Grazia Deledda si muove l'universo antropologico sardo e che, di conseguenza, la scrittrice appartiene alla letteratura sarda in lingua italiana! (Non al verismo italiano o peggio ancora al decadentismo ecc.) Quante volte i critici italiani si son trovati in imbarazzo perché non sapevano dove collocare la nostra? Nessuno dei loro "-ismi" poteva accoglierla completamente! Grazia Deledda è una scrittrice geniale, una personalità appartata nella storia (e geografia!) della letteratura in lingua italiana, l'unica che, col suo genio, sia riuscita a portare a compimento un'operazione culturale straordinaria: passare dal mito dell'isola (arcaica, selvaggia, abitata da banditi ingiustamente mitizzati dalla tradizione letteraria e dagli scrittori viaggiatori che avevano tentato di descriverla) all'isola del mito (in fondo se ci pensate bene le sue storie, alcune secondo me intrise di erotismo, parlano della sofferenza umana e sono incentrate sul senso del peccato e sul destino incombente e potevano essere scritte in qualsiasi altro luogo del mondo, per quanto alcune descrizioni di ambienti tipicamente sardi l'abbiano resa giustamente famosissima). In conclusione credo che la critica letteraria (solo in Italia!) sia in debito con Grazia Deledda, lo dimostra il successo costante dei suoi romanzi in tutto il mondo (recentemente una nuova edizione di Canne al vento è stata pubblicata negli Usa) ed io, da nuorese, sono molto orgoglioso per questo! Grazie per la pazienza e buona lettura a tutti!


Ed Sarro, (edsarro@terra.com.br), San Paolo, Brasiliana, 30.06.2002

Sono brasiliano e studente di italiano qui in mia città e ho appena cominciato da leggere un libro di Deledda, Il paese del vento. Non la conoscevo (da vero conosco pochissimi autori italiani) ma per le poche linee che ho visto fino qui a me mi sembra una persona veramente sensibile. Aspetto più sorprese e reflessione.


Tomas S. (dossodossi@hotmail.com), Trento, 15.05.2002

Benché discussa e spesso non apprezzata, Grazia Deledda riesce nelle sue opere a fornire degli affreschi psicologici di intensa forza e di affascinante profonditá che innegabilmente la fanno assurgere tra i piú grandi narratori italiani. Ho letto con vivo interesse il romanzo "La madre" e credo che ognuno che si sia avvicinato a un testo di tale portata sia rimasto avvinto dalla descrizione ammaliante dei moti di coscienza di una madre che segue disperatamente il figlio per salvarlo dalla perdizione peccaminosa, e, in vesti messianiche, donargli la redenzione.


Davide De Maglie (d_demaglie@hotmail.com), Bolzano, 30.03.2002

Ho letto alcuni libri di Grazia Deledda, ricordo soprattutto "Elias Portolu" che consiglio a tutti perché è un libro molto intenso e suggestivo, e "La madre" che racconta una vicenda torbida (la relazione segreta di un sacerdote) e piena di introspezione. Credo che Grazia Deledda sia molto brava non solo a descrivere la sua Sardegna (come si dice fin troppo spesso), ma anche ad analizzare la psicologia dei suoi personaggi: oggi è valutata con molte riserve, ma io credo che sia opportuno rileggerla per apprezzarne il fascino. E' una scrittrice apparentemente lontana dalla sensibilità contemporanea, ma in realtà l'angoscia esistenziale, i dubbi interiori dei suoi personaggi sono quelli di ognuno di noi.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 29 set 2006

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