| NARRATIVA | POESIA | SAGGISTICA | DOSSIER | INTERVISTE |
ORIANA FALLACI, GIORNALISTA E SCRITTRICE DIVISA FRA DUE 'PATRIE': FIRENZE E NEW YORK. |
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| SCRIPTORIUM | CONTRIBUTI | RIVISTA | |
Oriana Fallaci (1929-2006) |
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Durante la giovinezza, lo stato politico e sociale dellItalia ebbe un notevole influsso sulla sua vita, così come la figura del padre, un liberale contrario alla corsa al potere di Mussolini, il quale continuò lopposizione per tutto il periodo fascista. Quando lItalia decise di entrare attivamente nella Seconda Guerra Mondiale, Oriana Fallaci aveva poco più di dieci anni. Unendosi al padre nel movimento clandestino di resistenza, divenne membro del corpo dei volontari per la libertà contro il Nazismo. Nelloccupazione di Firenze da parte delle truppe naziste, il padre fu catturato, imprigionato e torturato, prima di essere rilasciato vivo. A quattordici anni, ricevette un riconoscimento donore dallEsercito Italiano per il suo attivismo durante la guerra. Il conflitto finì nel 1945 e di lì a poco, Oriana avrebbe deciso di diventare una scrittrice: «La prima volta che sedetti alla macchina da scrivere, mi innamorai delle parole che emergevano come gocce, una alla volta, e rimanevano sul foglio ogni goccia diventava qualcosa che se detta sarebbe scivolata via, ma sulle pagine quelle parole diventavano tangibili».
E poi il ricordo della madre, cui sintrecciano i giorni trascorsi insieme a Panagulis, luomo, poeta e martire di Un Uomo (1979), cui la scrittrice è stata legata sentimentalmente: «Le due creature che amavo di più. Le amavo tanto che dividere il mio amore per loro era una fatica quasi drammatica; voglio dire, il tempo che passavo con luno mi sembrava rubato a quello che avrei dovuto passare con laltra e Una della scale, tra piano terreno e primo piano, nella mia casa di campagna, è quella che unisce lappartamento dove viveva la mamma e lappartamento dove vivevamo io e Alekos. Ebbene, quando ero lì con entrambi, era tutto un correre su e giù per quelle scale Su e giù, su e giù. Poi, di colpo, nel giro di pochi mesi, limmobilità. Se ne erano andati tutti e due.» Oriana Fallaci iniziò la sua carriera di giornalista con un articolo di cronaca, ma le sue doti spiccate le valsero in fretta degli incarichi importanti. Presto cominciò ad intervistare figure politiche di rilievo e a seguire gli eventi internazionali. Ha lavorato per il settimanale «Europeo» fino a quando la pubblicazione ha chiuso i battenti e collaborato con altre testate, sia in Europa, che nel sud America. Ha intervistato figure del calibro del direttore della Cia William Colby, il primo ministro pakistano Ali Bhutto, liraniano Ayatollah Khomeini, concentrandosi sul loro ruolo di figure dominanti nel sistema politico internazionale.
Una delle sue interviste politiche più famose, almeno nella memoria degli americani, rimane quella con il segretario di stato americano, Henry Kissinger. Prima dellintervista con Oriana Fallaci, Kissinger era stato sempre restio a rivelare alla stampa fatti riguardanti la sfera privata. Durante lintervista, la Fallaci aveva chiesto al segretario di stato di spiegare la celebrità che, come diplomatico, aveva raggiunto. Inizialmente Kissinger evitò la domanda ma, in seguito allimplacabilità della Fallaci, rispose: «A volte mi vedo come un cowboy che guida la carovana da solo sul suo cavallo, un western se preferisce.» È interessante notare, tuttavia, come la Fallaci consideri la sua intervista con Kissinger una delle peggiori mai fatte (l'allora Segretario di Stato annoverò l'aver rilasciato l'intervista tra i propri maggiori errori ndr.). Tra le altre, si possono ancora ricordare quella con Federico Fellini e Sean Connery, Yassir Arafat e Von Braun. Per il suo passato di membro del Movimento di Resistenza con cui combattè i nazisti durante la guerra e per i suoi sentimenti verso quegli stessi uomini che avevano arrestato, imprigionato e torturato il padre, la Fallaci fu portata ad avere una forte reazione verso Wernher von Braun, ex soldato e scienziato del regime nazista. Lo ammette nel suo racconto dellintervista, anche se la trascrizione della stessa mostra una straordinaria e assai professionale imparzialità. Lodore di limone nel respiro di quelluomo e la memoria di quel profumo la disturbò. Lei stessa ne disse: «Ricordo i soldati tedeschi, tutti lavati con il sapone disinfettante che odorava di limone. Tutti sentivamo quellodore.» La dedizione della Fallaci allespressione di sé iniziò molto presto. Ricorda di aver scritto brevi storie ingenue a nove anni. «Ma continua iniziai a scrivere davvero a sedici, quando divenni reporter a Firenze. Ho iniziato con il giornalismo per diventare scrittrice.» Quando le chiesero quali circostanze fossero state importanti per la sua carriera, la Fallaci rispose: «prima di tutto il fatto di appartenere ad una famiglia liberale e impegnata politicamente. E poi, il fatto di aver vissuto durante linfanzia i giorni eroici della Resistenza in Italia attraverso mio padre che ne era leader. E ancora, il fatto di essere fiorentina. Insomma, è il risultato di una certa civiltà e cultura. Comunque, a volte mi chiedo se il fattore più motivante non sia stato il fatto di essere nata donna e povera. Quando sei una donna, devi combattere di più. Di conseguenza, devi vedere di più e pensare di più ed essere più creativa. Lo stesso quando nasci povero. La sopravvivenza è una grande motivazione.» Il fine della sua scrittura, secondo quanto lei stessa ha riferito, «è quello di raccontare una storia con un significato, non certo i soldi». Invece, il fattore motivante di tutti i suoi libri è «una grande emozione, unemozione psicologica o politica e intellettuale. Niente e così sia [1969], il libro sul Vietnam, per me non è nemmeno un libro sul Vietnam, è un libro sulla guerra». Lettera ad un bambino mai nato (1975), nacque a causa della perdita di un bambino. «Un uomo [1979] è stato scritto in seguito alla morte... 1/2 A cura della Redazione Virtuale Milano, 8 ottobre 2001-26 settembra 2006 |
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I commenti dei lettori
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