BIOGRAFIA DI BEPPE FENOGLIO, LO «SCRITTORE-GENTILUOMO» DELLE LANGHE

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Beppe Fenoglio (1922-1963)



«Scrivo with a deep distrust and a deeper faith». [«Scrivo con una profonda diffidenza e una più profonda fede» In Ritratti su misura di scrittori italiani, a cura di Elio Filippo Accrocca, Venezia, Sodalizio del libro, 1960]

eppe (Giuseppe) Fenoglio nasce nella capitale economica delle Langhe, ad Alba (Cuneo), il 1 marzo 1922 da Amilcare e Margherita Faccenda. Nonostante l’estrazione modesta della sua famiglia — i genitori gestiscono una macelleria nella zona delle vecchie case intorno al Duomo — arriva a frequentare il liceo. Qui incontra due insegnanti di gran valore: il professore di filosofia, Pietro Chiodi, e quello d’italiano, Leonardo Cocito — entrambi antifascisti e partigiani combattenti. Agli anni del tanto amato liceo risale la sua fortissima passione per la lingua e la letteratura inglese e americana: per James, Lawrence, Conrad, Yeats, Coleridge, Shakespeare.

In seguito s’iscrive alla Facoltà di Lettere di Torino, ma per la chiamata alle armi interrompe gli studi universitari, senza mai più riuscire poi a conseguire la laurea. Nel 1943 frequenta un corso per allievi ufficiali; quindi viene trasferito a Roma, da dove, dopo l’armistizio dell’8 settembre, riesce a tornare ad Alba.

Qui si arruola tra i partigiani, prima in un gruppo comunista, poi, nell’estate del ’44, in formazioni monarchiche, nei cosiddetti «azzurri» o «badogliani», e precisamente nel reparto di Enrico Martini Mauri e di Piero Balbo. Negli ultimi mesi di guerra è ufficiale di collegamento con la missione inglese di stanza nel Monferrato. Nel corso della lotta armata sulle colline i suoi genitori vengono arrestati per rappresaglia dai fascisti, ma poi rilasciati.

Dopo la liberazione, ritorna — e per sempre — nella sua amatissima Alba. Solamente nelle Langhe, Fenoglio, il gentleman-writer dal carattere duro e ostinato, ritroso e selvatico, ritrova e riconosce intero se stesso e il mondo. S’impiega pertanto come procuratore presso un’azienda vinicola, la ditta Marenco: lavoro che fino alla fine non vorrà mai abbandonare. «Se andassi da un’altra parte — confessa a sua madre — non troverei più il tempo per scrivere». Infatti, è proprio all’indomani della guerra che Fenoglio inizia a dedicarsi alla narrativa. Molti dei suoi manoscritti sono vergati sul retro delle carte commerciali della ditta.

La sua vita si svolge così, tra gli affetti familiari — nel 1960 sposa Luciana Bombardi e nel 1961 nasce la figlia Margherita — e il lavoro d’ufficio, la passione per lo sport e la dedizione alla scrittura.

Il suo esordio letterario, tuttavia, non è affatto facile. Nel 1949 l’editore Einaudi rifiuta la sua prima raccolta Racconti della guerra civile; e l’anno successivo Elio Vittorini, sempre per Einaudi, gli consiglia di sacrificare il romanzo La paga del sabato per ricavarne due racconti. Solamente nel 1952 Vittorini gli pubblica, nella collana di narrativa I gettoni, di Einaudi, la raccolta di racconti I ventitre giorni della città di Alba. Poi, nel 1954, sempre nella stessa collana, esce il romanzo breve, centrato sul mondo delle Langhe, La malora.

L’anno successivo viene pubblicata, sulla rivista «Itinerari» con il titolo La ballata del vecchio marinaio, la traduzione di The Rime of the Ancient Mariner, di S.T. Coleridge, ristampata nel 1964 (e poi nel 1966) da Einaudi. Deluso dalla sfavorevole accoglienza della critica e dalle riserve espresse da Vittorini su La malora, rompe con Einaudi e nel 1959 pubblica presso Garzanti il romanzo Primavera di bellezza, per il quale nel ’60 gli viene assegnato il Premio Prato.

Nel 1962, inoltre, vince il Premio Alpi Apuane per il racconto Ma il mio amore è Paco, apparso sul n.150 di «Paragone». E proprio in Versilia dove è andato a ritirare il premio, per la prima volta, in modo acuto e allarmante si fa sentire il male che presto lo condurrà alla morte.

Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio 1963 Fenoglio muore a Torino per un cancro ai polmoni.

Nello stesso 1963 viene edita, insieme con Una questione privata, la raccolta di racconti Un giorno di fuoco, che ottiene il Premio Puccini-Senigallia. Lo stesso volume viene riedito nel 1965, ma con il titolo Una questione privata.

Postumi appaiono, inoltre, Frammenti di romanzo su «Cratilo» (luglio 1963), Aloysius Butor su «45° Parallelo» (1964) e L’affare dell’anima su «Fenoglio inedito» (1968). Dai manoscritti, raccolti ad Alba in un apposito Fondo Fenoglio — che tanti problemi filologici e critici hanno sollevato — sono stati ricavati anche altri volumi: Il partigiano Johnny, vincitore del Premio Prato (1968), e La paga del sabato (1969).

E ancora sono usciti Un Fenoglio alla prima guerra mondiale (1973), La voce nella tempesta (1974), riduzione teatrale del romanzo di Emily Brontë, Wuthering Heights (Cime tempestose) e Il vento nei salici (1982), traduzione di The Wind in the Willows, di Kenneth Grahame.

Nel 1978 è stata pubblicata, infine, presso l’editore Einaudi l’edizione critica delle sue Opere, diretta da Maria Corti.

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Non ho mai visto le langhe ma adoro fenoglio, alba, milton johnny e matè. adoro le langhe .


Diego Francone, Barcelona (Spagna), 23/07/'04

Sono nato ad Alba, sento le mie radici profondamente conficcate in Langa..ho passato i piu' bei momenti di solitudine della mia vita al Pavaglione...alla Lunetta..a Mombarcaro...a San Benedetto..ora vedo la Langa da un altro "punto di vista"...rileggo Fenoglio..rido con Fenoglio...amo Fenoglio..


Anonimo, 31/05/'04

Ho letto il libro "la malora" di Fenoglio e devo dire che l'ho trovato noioso ma soprattutto incomprensibile. a me piace leggere libri che si comprendono subito e chiaramente! mi dispiace scrivere queste cose ma è quello che penso!!!


Niccolò Saviozzi, Pisa, 28/05/'04

Costretto a leggere 1 maledetto libro proprio sulla fine dell' anno; dopo aver scartato (purtroppo) un libro corto scelgo senza esitazione "il partigiano johnny" che già dal titolo mi aveva molto incuriosito...leggendolo mi colpisce sempre più per i contenuti arrivando a leggere 50 pagg al giorno (roba che mai avevo pensato di fare). La trama è davv molto bella, diffice spiegare senza averlo letto...si sofferma molto sulla descrizione dei particolare senza però eccedere nella noia..!!!10+ allo scrittore.


Anonimo, 13/05/'04

Sono stato costretto a leggere questo libro, e per la fretta non sono riuscito a cogliere la bellezza di questo libro.


Martino Pederzolli, Trento, 26/04/'04

Fenoglio conduce il lettore attraverso strade percorse da pochi; è capace, con la sua maestria, di esaminare ogni ambito, da quello puramente descrittivo a quello psicologico


Claudio Tadoldi, Turi (Bari), 25/03/'04

L'essenziale, il poetico, umanesimo barbaro ed eterno. Beppe Fenoglio: esempio di lotta morale senza retorica e condizionamenti


Anonimo, 11/01/2004

Mi sono ritrovata ieri sera con con il partigiano johnny fra le mani e mi é venuta un'irrefrenabile voglia di leggerlo. Ë nella libreria da parecchio ma ancora mi sembra irraggiungibile per la forma letteraria originale e geniale che Fenoglio é riuscito a raggiungere in questa opera. l'ho scoperto a 16 anni questo grande della letteratura, sottovalutato purtroppo. ha descritto l'Italia delle campagne con la malora come nessuno é stato in grado di fare, e quella della guerra e del dopoguerra con una poesia che pochi sono riusciti ad adottare... ed ha anticipato la forma cinematografica del romanzo con la paga del sabato. a per un pugno di libri per fortuna ogni tanto ricordano anche queste opere meno conosciute...


David: Seracini,(milton1174@yahoo.it) Strada in Chianti (Fi), 19/12/03

Sono contentissimo di inserirmi in questa galleria di impressioni su Fenoglio. Egli è di gran lunga il mio scrittore preferito e, come potete vedere, al personaggio di un suo libro ho dedicato anche la mia e-mail. Mi è ancora difficile comprendere le ragioni per cui mi sento così legato a questo autore e coinvolto emotivamente da tutto ciò che scrive. Deve essere per via delle mie radici, che sento piacevolmente immerse in quella civiltà contadina collinare che egli riesce a rappresentare così bene. Per il suo attaccamento alla terra e al paesaggio. Le descrizioni del paesaggio nel Partigiano Johnny sono stupefacenti ed assolutamente necessarie, secondo me, a tutto il contesto. Il mio romanzo preferito, comunque, resta Una Questione Privata ma per tutta la sua opera nutro un'ammirazione infinita.


Valeria Scaccianoce (sebscac@tin it), Catania, 18/11/'03

Sono all ultimo anno di liceo linguistico e studiare e ricercare gli autori, italiani e non, e' molto faticoso. Anche se non e stato facile trovare questo sito, adesso che l'ho trovato sara' la mia fonte di ricerca per quanto riguarda la vita e le opere degli autori. Vi ringrazio!


Mirko Buglione (mirko.buglione@libero.it), Nola (Na), 16/11/'03

Da poco ho concluso la lettura di alcuni frammenti di romanzi di beppe fenoglio. Anche se a tratti la narrazione si presenta piuttosto noiosa, in tutti i suoi brani è presente l'immagine della morte che impedisce ad ogni uomo di capire il vero senso della vita. Ma la cosa che più risalta dalla lettura delle sue opere è la capacità dell'autore di rapportarsi ai grandi avvenimenti che coinvolgono l'intera Europa senza mai "spostarsi" dalla su regione natia, dalle langhe.Penso che Fenoglio rappresenti il modello di scrittore neorealista.


Gualtiero Via (gualtierov2000@yahoo.it), Bologna, 10/10/'03

E' un piacere poter incrociare parole di altri su uno stesso autore, così amato. Molti commenti indugiano su di una supposta limitata conoscenza di Fenoglio da parte del pubblico... Ora, nei tascabili Einaudi, in fondo, riportano il numero di edizioni e di ristampe dei vari volumi pubblicati. Pochi autori -almeno negli ultimi, credo 10, 15 anni- sono stati leti e ristampati come Fenoglio. Restano, due cose: - il "sistema letterario" (termine a mio avviso pressoché osceno, ma pure designante un mondo esistente, ahimè) sottostima Fenoglio (ma come potrebbe fare altrimenti, senza negare sé stesso?) o ne fa un campo di battaglia (o di anatomizzazioni) ad uso di sofisticati dipartimenti universitari; - l'industria culturale lo snobba (non è facile, comunque, da metabolizzare). - in Italia si legge pochissimo, in generale, a paragone con (immagino) qualunque altro paese, europeo o no. Ma tutte e tre queste cose hanno ache fare molto con le nostre (italiane, cioè) miserie, e poco o nulla con Fenoglio. Chi anche solo un poco ha conosciuto la civiltà contadina, dall'appennino toscoemiliano in su, finché è esistita -io ho avuto questo privilegio- non potrò che riconoscere in La Malora un capolavoro assoluto. Chi ha studiato la Resistenza -sui racconti di protagonisti oltre che su libri di storia- non potrà che considerare insostituibile I ventititrè giorni (ma anche più o meno tutte le altre cose di Fenoglio sull'argomento) se hanno ancora un senso i termini epica e stoicismo, questo senso lo si ritrova, con una forza abbagliante tonica e feconda nelle pagine di Fenoglio non è vero che sia un autore per pochi È un autore sicuramente non "per le masse", ma sicuramente per (potenzialmente) qualunque buon, vero lettore


Silvia Pallino (silvia.gattino@email.it), Cremona, 24/09/'03

L'autore non mi dispiace anche se non ho capito tanto la trama dei ventitrè giorni della città di alba e una questione privata poi mi piacerebbe sapere il vero legame che c'era tra fenoglio e pavese (oltre alle origini molto vicine). ciao e rispondete


Valter Fascio (valterfascio@tin.it), Torino, 26/08/'03

Johnny, Fulvia e il professore Il partigiano Johnny si arrese quarant'anni fa, il 18 febbraio all'Ospedale Molinette di Torino. Come il suo alter ego, Beppe Fenoglio era nato il 1° Marzo 1922 ad Alba. <<Sempre sulle lapidi, a me basterà il mio nome, le due date che sole contano, e la qualifica di scrittore e partigiano>>. Lasciò disposizioni chiare, il guerriero di Cromwell: funerali civili, senza fiori, senza soste, senza discorsi (d'altronde, aveva convenuto l'amico Don Bussi,<<trovata la linea verticale, l'orizzonte non conta più nulla>>), un biglietto dolcissimo per la figlia Margherita (<<Ogni mattina della tua vita io ti saluterò, figlia mia adorata), in che ordine riordinare i suoi racconti. Torino, era casa Einaudi, dove esordì con lo splendido libro che è <<I ventitre giorni della città di Alba>>, fino alla fine, con il postumo capolavoro <<Il partigiano Johnny>>. Ma la città della Mole, per l'alter ego di Milton, fu soprattutto una donna e un professore. E' il mondo di Fulvia, l'antica promessa scandita nella <<Questione privata>>:<<Il giorno stesso che la guerra finisce correrò a Torino a cercarla>>. Già: caro Beppe: da quanto tempo non accendevi una sigaretta a Fulvia? Ed è a Torino, l'Università dove approderà Pietro Chiodi, professore di storia e filosofia nel liceo <<Govone>> di Alba, traduttore di Heidegger, accanto all'allievo sempre: dalla scuola, appunto, alla guerra civile, al passo d'addio, all'estremo viaggio a casa (<<la dolorosa voglia di Alba>>), e intorno <<l'ampio cerchio delle colline, avvolte in veli di nebbia, in un coro di stupore e di infinito silenzio>>. Anche adesso, che tutto e compiuto, come si fa a non volerti bene caro Beppe...


Rita Scalas, Madrid (Spagna), 24/07/03

L'opera che preferisco di Fenoglio È La paga del sabato. Credo che nessuno meglio di lui abbia saputo descrivere la sensazione che prova la persona che in determinate circostanze assume importanti responsabilità e poi, a causa del cambio di dette circostanze deve accontentarsi di ricoprire un ruolo notevolmente inferiore a quello a cui era abituato. Credo che questa situazione l'abbiano vissuta molti giovani, soprattutto negli ultimi anni di crisi del mondo del lavoro.


Emanuele Boffa, Alba (Cn), 27/05/03

Anche se sono molto giovane ho avuto occasione di leggere molte opere di questo autore tra cui "Una crociera agli antipodi",da poco rtrovata.Amo di Fenoglio la scioltezza con cui scrive inserendo espressioni dialettali, che rendono bene il significato storico e culturale della nostra regione. Sicuramente il mio romanzo preferito è "I ventitre giorni della città di Alba", libro storico che, al contrario di molti altri, non stanca mai. ciao Lele B.


Giovanni Gallizio (galliziogio@libero.it), Nichelino (To), 15/02/2003

Credo che "Il partigiano Johnny" sia un libro stupendo. Conosco le langhe, conosco i paesi, i paesaggi in cui Fenoglio ambienta i suoi libri perchè sono anche i miei luoghi.La rude schiettezza con cui riesce a descrivere, o meglio, far intendere,sentimenti e emozioni lo rendono davvero unico. Mi sembra di provarle io stesso..


Julie Mampuy (julie_mampuy@hotmail.com), Anversa (Belgio), 11/02/2003

Sto traducendo in neerlandese un brano di Primavera di Bellezza per la mia tesi di laurea... e mi sono già molto divertita! Fenoglio è un uomo molto interessante e scrive in modo impressionante!...


Daniele, Verbania, 08/01/2003

Di Fenoglio sto leggendo: "Il partigiano Johnny" per l'esame di maturità. Nel libro Fenoglio trasmette tutta la sua passione e la verve ma c'é un problema: "Il partigiano Johnny" ha un linguagio troppo aulico per essere compreso da un pubblico vasto e non mi riferisco solo al continuo utilizzo della lingua inglese!


Monica Lettore (mocai@tiscali.it), Milano, 25.07.2002

Mi ha incuriosito la sua 'anglomania'. Belle le invenzioni inter-linguistiche come "il romper del giorno". Sarei curiosa di sapere da dove viene quel "scrivo with a deep distrust and a deeper faith" - a me pare una citazione, ma non ho idea da dove. Gran bella dichiarazione, in ogni caso.


Stefania D' agostino, Torino, 12.06.2002

Il mio giudizio su Beppe Fenoglio e che secondo me e una persona meravigliosa stando a tutto ciò che ho letto su di lui, penso che sia stato una persona favolosa che ha vissuto una vita frenetica ma allo stesso tempo molto intensa, di Beppe Fenoglio ammirro il suo amore verso la propria città, ho letto molti libri di diversi autori ma non ho mai letto che una persona di fama rimanga nella propria città vorrei solo dire che per me un autore che riesca a coinvolgere un lettore come lui non esiste nelle sue opere esprime il dolore il sentimento vero e riesce ha trasmetterlo quasi a tutti. Lo ammiro molto cosa che non mi era capitata leggendo molti altri libri di autori diversi.


Vincenzo Fenoglio, (http://vincenzodemasi.interfree.it/), Corsano, Lecce, 10.06.2002

E' l'arte della verità.


Nik Lisco (niklisco@libero.it), Bari, 11.03.2002

Stile asciutto, rapido, tagliente, antiretorico, poetico, bellissimo. Fenoglio è uno dei tanti grandi semi-dimenticati dalla snobberia di critici in cerca soltanto di languorose incomprensibilità.


Alfonso Riso (alfonsorisoit@yahoo.it), Corsano, Lecce, 15.02.2002

Io, Fenoglio, lo avevo definito già, la malattia e la cura, il tormento e la pace.


Alessandro Santini (maldito@katamail.com), Novara, 13.11.2001

Non si riuscirà mai a dire quanto Fenoglio è grande. Libero dalla retorica della Resistenza, dipinge questa pagina fondamentale della storia italiana con una forza e una schiettezza difficilmente attaccabili. Ogni volta che penso al fatto che non possa più darci grandi libri mi assale una gran tristezza.


Claudio Pescarmona (claudiopescarmona@hotmail.com) Brusasco, Torino, 02.07.2001

Fenoglio è stata una mia passione di gioventù, l'ho letto per curiosità, poichè sono anch'io originario delle Langhe, e ne sono rimasto affascinato. Purtroppo nelle scuole superiori ben raramente viene menzionato, ma sarebbe opportuno che i giovani lo leggessero, io ne ho avuto una forte impressione ed anche rileggendolo in età adulta la mia impressione giovanile non è mutata. Grazie Beppe per quel che ci hai lasciato e peccato che la vita ti sia stata così breve.


Lilla xxx (metempsic@libero.it), Tirano, Sondio 13.05.2001

Beppe Fenoglio è un grandisimo scrittore! Andrebbe davvero valorizzato di più, soprattutto nella scuola superiore. Lui sì che racconta la guerra e l'uomo! Le sue opere raccontano la Resistenza, non la mitizzano e basta, ma la rendono ancora più forte grazie alla loro realtà. Sfortunatamente ci ha lasciato troppo presto, altrimenti avremmo potuto leggere ancora qualcosa che esce da una delle più grandi penne del '900. Grazie!


matteo pisu (pisu_sabrina@.yahoo.it) Pula, Cagliari 23.04.2001

È uno scrittore che mi ha colpito molto.....sopratutto il racconti il partigiano jonny e il trucco che ho finito di leggere da poco. E anche se non è uno scrittore tanto conosciuto io lo ammiro.


Simone Angelozzi (Armorsim@yahoo.it) Atri (Terni), 12.04.2001

E' strano quanto un film possa cambiare il destino postumo di uno scrittore, "non molto fortunato" e poco conosciuto dal popolo, così poco affrontato nelle scuole (almeno fino alle Superiori) e... ; ma qui il discorso si prolunga.. Perchè i suoi lavori erano poco considerati dalle case editrici? Perchè ancora oggi ripudiamo innovazioni letterarie e continuiamo con la solita pappaglia di autori? Ci vuole qualcosa di nouvo, c'è bisogno che il popolo legga ma non i romanzini d'amore, c'è bisogno
di sincerità come Fenoglio che nei suoi racconti non si lascia turbare dai venti della politica, delle mode. Personalità è la parola chiave, l'originalità è la stanza buia in cui pochi riescono, Fenoglio è un esempio da seguire (ANCHE SE ORA FORSE VERRA' STRUMENTALIZZATO).


Andrea Fantino (psykoman@tiscalinet.it) Roccavione (CN), 17.12.2000

Fenoglio è un grande scrittore. Non ci sono dubbi. Ho letto "Il partigiano Johnny e "Una questione privata": bellissimi! Ho faticato un opo' ad adattarmi al suo stile, ma poi me ne sono abituato, stupito dalla sua bravura.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 28 lug 2006

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