CARLO EMILIO GADDA, INGEGNERE IN SARDEGNA, LOMBARDIA E ARGENTINA, È UN MODELLO PER GLI SCRITTORI DELLA NEOAVANGUARDIA

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Carlo Emilio Gadda 1893-1973

(ROMAN)

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L'ingegnere elettrotecnico Carlo Emilio Gadda dedica alla letteratura la sua vita così dolorosamente solitaria e distaccata dal mondo cosiddetto «normale».

asce a Milano, in via Manzoni 5, il 14 novembre 1893, da una famiglia della media borghesia lombarda, caduta in gravi difficoltà a causa dei disastrosi investimenti economici del padre («industriale idealista» che si rovina «in parte con gli esperimenti di coltivazione del baco da seta», e in parte facendo costruire una villa a Longone, in Brianza). Così Carlo Emilio Gadda trascorre «un'infanzia tormentata e un'adolescenza anche più dolorosa».

Dopo la morte del padre (1909), la madre provvede al mantenimento della famiglia a prezzo di gravi sacrifici, pur senza disfarsi della villa di Longone. Per volontà materna è costretto a rinunciare agli studi letterari, e ad iscriversi alla più proficua Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano.

Con la vana speranza di dare ordine, senso e forza, alla sua vita «orribilmente tormentata» si arruola volontario nella grande guerra, durante la quale scrive una serie di diari, editi nel 1950, e in forma più completa nel 1965, con il titolo Giornale di guerra e di prigionia. Al rientro a casa nel 1919, la notizia della morte del fratello aviatore, precipitato con il suo apparecchio durante un combattimento, lo getta in un stato di profonda depressione, da cui si riprende assai lentamente. Laureatosi in ingegneria elettrotecnica, lavora come ingegnere prima in Sardegna e in Lombardia, e poi tra il 1922 e il 1924 in Argentina.

Ritornato a Milano, si iscrive alla Facoltà di filosofia (ma non discuterà mai la tesi), e si mantiene insegnando matematica e fisica al liceo Parini.

Nel 1925 riprende l'attività di ingegnere; e nel 1926 inizia a collaborare alla rivista fiorentina «Solaria», pubblicandovi saggi e racconti. Tra il 1928 e il 1929, durante un lungo riposo dovuto a motivi di salute, elabora vari testi rimasti incompiuti. Nel 1931appare il suo primo libro La Madonna dei filosofi. Nel 1931 intraprende a scrivere Un fulmine sul 220, una novella, divenuta racconto lungo, poi romanzo in cinque capitoli, e infine abbandonato quando, dalle carte accumulate inizierà a profilarsi il contorno robusto dei Disegni milanesi dell'Adalgisa. Il romanzo incompiuto verrà successivamente ricostruito per l'editore Garzanti da Dante Isella (2000) sulle carte e i quaderni autografi di Gadda.

Fallito il tentativo di vivere solamente con il suo lavoro letterario, torna all'ingegneria, ma continuando ad intensificare il suo impegno in campo letterario. Nel 1934 esce il suo secondo volume Il Castello di Udine, che vince il premio Bagutta.

Nel 1936, in seguito alla morte della madre, vende la villa di Longone ed inizia a scrivere il romanzo La cognizione del dolore, che verrà pubblicato incompleto su «Letteratura» tra il 1938 e il 1941, mentre in volume uscirà nel 1963 (ottenendo il Prix International de Littérature), e poi nel 1970 con l'aggiunta di due capitoli inediti.

Abbandonata definitivamente la professione di ingegnere, dal 1940 al 1950 vive a Firenze, dove si lega a scrittori e critici, come Bonsanti, Montale, Bo, Landolfi e molti altri. Negli anni della guerra escono Le meraviglie d'Italia (1939), Gli anni (1943), e la raccolta L'Adalgisa (1944). Nel '50 l'incarico di redattore dei programmi culturali della Rai viene a migliorare la sua disperata situazione economica. Nel 1953 ottiene il premio Viareggio con Le novelle del Ducato in fiamme; inoltre, sempre nello stesso anno, l'editore Livio Garzanti lo persuade a portare a termine Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (pubblicato parzialmente su «Letteratura» dal 1946 al '47), che uscirà nel 1957 ottenendo un vasto consenso di pubblico.

Negli anni successivi cresce notevolmente la sua fama. Diviene modello per gli scrittori della Neoavanguardia; e vengono pubblicate molte sue opere rare o inedite: la raccolta di saggi I viaggi e la morte (1958), Verso la certosa (1961), la raccolta di novelle Accoppiamenti giudiziosi (1963), Eros e Priapo (1967), La meccanica (1970), Novella seconda (1971). Ciò nonostante non muta il suo distaccato e traumatico rapporto con il mondo: Gadda continua a vivere nel suo doloroso e tormentato isolamento fino alla morte, che lo coglie a Roma il 21 maggio 1973.

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Davide Carrozza (davidecarr@yahoo.it), Gallipoli (Le), 16/02/2003

Chi ha accostato l'opera di riscoperta del linguaggio dialettale fatta da questo grande autore, (soprattutto nel Pasticciaccio) ai vari Belli e Porta, a mio avviso ha profondamente frainteso il tutto. Mentre nei famosi autori di poesia dialettale, sopra citati, l'esigenza del dialetto era quella di dare una consistenza di rappresentazione più completa del reale, in Gadda non vi è adesione alla realtà. Traumatizzato dagli orrori del Fascismo, e dalla caduta di quei valori come senso della gerarchia e obbedienza ai superiori, ai quali non può più credere, Gadda si sente "umilato e offeso". Forse da qui ci spieghiamo la sua consapevole deformazione linguistica, che accosta al dialetto il termine dotto o burocratico, quasi a voler rappresentare quel "caos" che è la realtà di tutti i giorni e della quale lui non si sente più parte.


Raffaele Morelli (b.cassiel@tiscali.it), Genazzano (Rm), 10/02/2003

Intelligenza, logicismo e una profonda conoscenza dell'architettura dell'animo umano in tutte le sue esternazioni: gioia, dolore, ironia, amore,...L'osservatore Gadda "sa", e non ha bisogno di inventare alcunchè! Semmai deve frenare questo torrente in piena di sensazioni, immagini e sogni che, come in un vortice, lo spingono al centro ed alla radice della psiche dell'uomo. E' stupendo.


Damiano Quarta, (damrta@libero.it), brindisi, 09.10.2002

L'ingegnere Gadda sa che "la ragione è morte, il sentimento è vita".Solo chi conosce la complessità e il vuoto delle formule e dei numeri,può davvero assaporare la poesia e l'arte. Parola di ingegnere,come lui!


Matthias Krautkrmer, (krauti2@hotmail.com), Magonza (Germania), 1/08/2002

Un autore di mentalità quasi tedesca.


Daniele Cascianelli (daniele.cascianelli@tin.it), Roma. 19.11.2000

Gadda è la sua lingua. Gadda si addentra nella complessità del linguaggio, come nel fitto, spinoso sottobosco del suo dolore esistenziale. Attraverso la continua, appassionata, spasmodica ricerca della parola l'ingegnere-soldato sembra voler contorcersi, articolarsi per evitare i graffi dei rovi. Ma il corpo voluminoso da pacifico mammifero non era per traversare sentieri spinosi, e il suo spirito superiore, delicato e schivo non era per districarsi senza ferite far i fatti quotidiani, ostili e acuminati, dell'esistere. I suoi capolavori solo esito dei suoi sforzi di vivere.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 15 feb 2008

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