LUCIO MASTRONARDI è LEGATO AL RITRATTO DI VIGEVANO, "CAPITALE DELLA CALZATURA" E DELLA FIGURA DEL "MAESTRO"

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Lucio Mastronardi (1930-1979)


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uando il Nordest, per indicare quello che una volta si chiamava Triveneto, ancora non esisteva, ed era l’opulenta provincia lombarda ad interessare le inchieste giornalistiche, Lucio Mastronardi faceva cronaca. «Il Giorno» mandò Giorgio Bocca dalle parti del Ticino per raccontare i luoghi che avevano ispirato l’epopea dei vigentini, dei "Malavoglia del boom", come qualcuno ebbe a definire i protagonisti dei romanzi di Mastronardi.

Figlio di maestro e maestro lui stesso; figlio di immigrati dall’Abruzzo, perché il padre era stato perseguitato nel Ventennio a causa dei suoi articoli (usava lo pseudonimo di Scudiscio). Lucio stesso e sua sorella maggiore, Letizia, avevano dovuto subire continue e silenziose discriminazioni, tanto che lui dovette sostenere sempre gli esami da privatista.

Insegnò come maestro supplente nella scuola carceraria di Vigevano, poi divenne di ruolo nel 1955. In questo stesso anno pubblicò su «Il Corriere di Vigevano» quattro racconti. In quegli stessi anni venne in contatto con Vittorini che sul primo numero della rivista «Il Menabò» gli fece pubblicare nel 1956 il suo primo romanzo, Il Calzolaio di Vigevano, poi, pubblicato per la casa editrice Einaudi, nella collana i Coralli. Questa prima uscita editoriale ebbe un successo più di critica che di pubblico: si meritò anche una recensione di Eugenio Montale sul «Corriere della Sera».

Sull’onda di questi riconoscimenti, nel 1960 terminò il secondo di quella che sarebbe diventata la trilogia vigentina, Il Maestro di Vigevano, pubblicato due anni dopo, questa volta per interessamento di Italo Calvino, ancora per i Coralli dell’Einaudi.

In quegli stessi anni Mastronardi comincia la collaborazione giornalistica con «l’Unità» e cominciano le riprese del film di Elio Petri con Alberto Sordi, che renderanno nazionali le polemiche paesane suscitate dal ritratto crudele e spietato della “capitale della calzatura”. Per un fatto avvenuto nel 1961 – una lite con un ferroviere ad Alessandria – Lucio Mastronardi fu persino arrestato e condannato a due anni di manicomio criminale.

Nel 1963 termina la stesura dell’ultimo romanzo della trilogia, Il meridionale di Vigevano, che l’Einaudi pubblicherà nel 1964. In questo stesso anno viene trasferito ad Abbiategrasso, dove, dispensato dall’insegnamento, viene assegnato alla segreteria. E nel 1968 si trasferìsce ancora, a Milano come bibliotecario. L’approdo nella capitale del Nord segna anche il tradimento dell’Einaudi ed il passaggio alla Rizzoli, che pubblica il racconto, La ballata del vecchio calzolaio, nel 1969. E nel 1971 sempre la Rizzoli pubblica il suo ultimo romanzo, A casa tua ridono. Seguirono la raccolta di racconti L’assicuratore nel 1975 e nel 1977 Gente di Vigevano, che raccoglie i primi tre romanzi e due racconti estratti da L’assicuratore.

Una domenica del 1979, dopo che gli avevano diagnosticato un neoplasma polmonare, il suo cadavere viene trovato suicida nel fiume Ticino.

Sperimentale per la scelta stilistica dell’uso sincretico di dialetto, neologismi ed espressioni gergali, profetico nella sua cinica e non pietistica denuncia sociale: gli immigrati ammassati nei ballatoi (chiamati “marocchini”!); lo Stato predone identificato con il Sud; la crisi del ceto medio impiegatizio e la sotto-cultura dei nuovi arricchiti, fanno di Mastronardi un Gadda “sociale”, ovvero un Kafka “grottesco”.

Consapevolezza stilistica e profondità di analisi danno grande dignità letteraria al limite di un’opera che in questo modo, al contrario, acquista una preveggente modernità. Non è un caso che l’Einaudi abbia di recente ripubblicato la trilogia.

Resta la forza tragica di uno dei personaggi dei suoi romanzi che, come lui muore suicida…

«Lui era nel giusto, siamo noi che sbagliavamo…», dice un passante, uno di Vigevano.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 28 novemvre 2004
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