METASTASIO (PIETRO TRAPASSI) CELEBRE AUTORE DI MELODRAMMI, SEPPE MESCOLARE SAPIENTEMENTE MUSICA E TESTO TEATRALE

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Pietro Trapassi detto “Metastasio” (1698-1782)


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no dei maggiori poeti arcadi, Metastasio riuscì ad acquistare fama in tutta Europa grazie ai suoi melodrammi, contribuì alla diffusione della lingua italiana, che consolidò il suo primato sugli altri idiomi nell’ambito musicale.

Nato da famiglia borghese di modeste condizioni, già fanciullo si distinse per le sue particolari doti letterarie e per la sua capacità d’improvvisazione poetica. Invitato all’età di undici anni presso alcuni salotti romani, il ragazzo ebbe la fortuna di conoscere Gian Vincenzo Gravina, uno dei fondatori dell’Accademia dell’Arcadia, che lo prese sotto la sua protezione, introducendolo allo studio dei classici. Fu proprio il suo pedagogo a grecizzare il suo cognome in Metastasio.

Il discepolo seguì il maestro a Napoli e poi a Scalea, dove seguì i corsi del filosofo cartesiano Gregorio Caloprese. Il tipo di preparazione che Gravina aveva pensato per il giovane Pietro rispondeva ai canoni estetici del classicismo e del razionalismo, volendo che l’allievo diventasse un grande poeta tragico, figura del tutto assente nella letteratura italiana dell’epoca.

Nel 1715 però il maestro cambiò idea e lo spinse a dedicarsi agli studi giuridici e a prendere gli ordini minori, tralasciando la sua attività poetica. Alla morte di Gravina, che lo lasciò erede dei suoi beni, nel 1718 Metastasio si trasferì a Napoli cercando lavoro nello studio di un avvocato. Come giurista ebbe scarso successo, ma risultò molto fecondo nella composizione poetica, in particolare di tipo occasionale. La decisione di dedicarsi completamente alla letteratura fu presa dall’autore in seguito all’incontro con la Romanina, ossia la cantante Marianna Bulgarelli, che lo introdusse negli ambienti musicali e lo spinse alla composizione di testi teatrali. Al 1724 risale il suo primo melodramma, la Didone abbandonata, che incontrò subito il favore del pubblico, spingendolo a proseguire in questa direzione la sua attività poetica.

Il successo che ottennero anche le opere successive portò il Metastasio a una tale notorietà da essere chiamato a Vienna dall’imperatore Carlo VI, che gli affidò l’incarico di “poeta cesareo”, precedentemente appartenuto ad Apostolo Zeno. Le sue migliori composizioni sono datate tra il 1730 e il 1740; a esse seguirono opere di debole ispirazione, che, in virtù della loro eleganza e struttura, continuarono a essere largamente apprezzate. La scarsa vena poetica, dovuta alla pressione degli obblighi di corte, subì un netto declino nel 1780, alla scomparsa dell’imperatrice Maria Teresa, da tempo sua fedele protettrice: l’autore sprofondò in una grande malinconia che lo accompagnò fino alla morte.

L’opera drammaturgica del Metastasio conta venticinque melodrammi più volte musicati da differenti compositori, quali Albinoni, Hasse, Gluck, Galoppi, Jommelli, Scarlatti, Paisiello, Piccinni, Cherubini, Mozart e Beethoven. Tra essi si ricordano: Didone abbandonata, Demetrio, Olimpiade, Attilio Regolo, Demofoonte, La clemenza di Tito, Achille in Sciro e Ruggiero.

Anche se notoriamente al poeta è attribuita la riforma del melodramma, è possibile asserire che la sua fama non sia legata tanto alle sue innovazioni, quanto alla sua eleganza e alla sua superba abilità letteraria. In Metastasio si riassumono e si conciliano diverse tendenze artistiche del suo tempo: l’equilibrio del classicismo, la sensibilità per i temi galanti e patetici, e l’amore per il gusto musicale e melodico.

L’idea riformatrice dell’autore mirava a ridare dignità al testo, attribuendo ai versi un’autonomia poetica ed espressiva funzionale alla partitura musicale, ma non secondaria a questa. Inoltre voleva che la sua esperienza arcadica si trasferisse su opere di maggior respiro, che trattassero argomenti seri e fossero dotate di un intreccio complesso.

Il poeta attinse largamente alla tradizione teatrale precedente, riportando sulla scena un repertorio non tanto innovativo dal punto di vista contenutistico quanto da quello drammaturgico, poiché carico di una forte sensibilità scenica. Non di meno i suoi testi sono apprezzabili come opere letterarie destinate alla lettura e non solo alla rappresentazione. L’interesse del pubblico é catturato dal Metastasio non attraverso la proposta di soggetti originali, ma tramite la sapiente struttura dell’intreccio che si slancia in un crescendo di tensione fino allo scioglimento finale, seguendo un’unità di tono e di ispirazione che si muove sulla musicalità di versi spontaneamente melodici. Ma l’eccessivo ordine e razionalismo, in cui il poeta inquadra le situazioni e i sentimenti, risulta un limite, in quanto i personaggi si muovono non motivati psicologicamente, ma come ingranaggi del meccanismo della storia stessa, e le loro passioni perdono d’intensità, spente dalla calma dei prati arcadici, a cui Metastasio resta fortemente ancorato.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 30 aprile 2004
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