DOLOROSAMENTE RIPIEGATO IN UN PESSIMISMO ASSOLUTO NEI CONFRONTI DELLA REALTA' DEGRADATA, PIER PAOLO PASOLINI, CORSARO DALLA DISPERATA VITALITA'

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975)


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igliorata intanto la sua situazione economica, si trasferisce in un appartamento nel quartiere di Monteverde Nuovo. Prosegue nel contempo la sua produzione poetica: nel 1954 raccoglie tutti i versi scritti in dialetto, specie a Casara durante gli anni della guerra e del dopoguerra, nel volume La meglio gioventù. Al fitto lavoro di studio e riscoperta della tradizione dialettale italiana che accompagna la sistemazione di questa raccolta, sono legate due importanti antologie: Poesia dialettale del Novecento, scritta con M. Dell’Arco (1952) e Canzoniere italiano. Antologia della poesia popolare (1955). Alla poesia dialettale Pasolini tornerà poi solo nel 1974 con Seconda forma de «La meglio gioventù», rifacimento della prima. La prima e la seconda forma della raccolta verranno infine pubblicate nuovamente nel 1975, con il titolo La meglio gioventù.

Nel 1955, con gli antichi compagni d’università, Leonetti e Roversi, fonda a Bologna la rivista critica «Officina» (5), che vede anche la collaborazione di Fortini, Volponi e molti altri critici e intellettuali militanti. In quello stesso anno dà alle stampe il primo romanzo, destinato a dargli il successo e la fama, Ragazzi di vita. Nel chiuso orizzonte degli anni Cinquanta il libro suscita accese polemiche e Pasolini viene incriminato per oscenità.

Stringe intanto nuove amicizie, in particolar modo con Alberto Moravia, Elsa Morante e con l’attrice Laura Betti; e si fa protagonista di varie polemiche politiche e intellettuali. Nonostante la notorietà, tuttavia, Pasolini continua a trascorrere la maggior parte della sua vita «al di là del confine della città, oltre i capolinea». E il mondo del sottoproletariato romano gli ispira, oltre ad alcuni versi contenuti nelle raccolte di poesie Le ceneri di Gramsci (1957) e La religione del mio tempo (1961), un nuovo romanzo Una vita violenta (1959).

A partire dal 1960 Pasolini passa dalla letteratura al cinema. Nel giro di pochi anni firma, oltre a varie sceneggiature, la regia di numerosi film, inizialmente di scarso successo, ma che comunque impongono la sua figura sulla scena pubblica, suscitando spesso scandalo e polemica. Nell’autunno del 1961 è vittima di una campagna diffamatoria e viene addirittura accusato di rapina a mano armata. La sua fama intanto si diffonde anche sul piano internazionale e le sue opere vengono tradotte in numerose lingue.

Ai viaggi con Alberto Moravia in Africa e in India — da cui è nato L’odore dell’India (1962) — nel corso degli anni, seguono numerosi altri viaggi in tutto il mondo, soprattutto in Africa e nei Paesi islamici. L’attività cinematografica, inoltre, gli consente di allargare i suoi contatti con gli ambienti più diversi. Stringe amicizia con la grande cantante lirica Maria Callas, protagonista del film Medea, ma in molti suoi film fa recitare anche l’amico, il ragazzo di borgata Ninetto Davoli, quel “barbaro” innocente che per Pasolini incarna il mito della Roma assediata dai “barbari”, al sud-est della cintura urbana. E di alcuni film Pasolini è interprete egli stesso.

Nel contempo, anche negli anni Sessanta, prosegue la sua attività di narratore, di poeta, di saggista e polemista. Nel’60 escono Roma 1950, Diario, Sonetto primaverile, Il sogno di una cosa (romanzo scritto tra il ’48 e il ’49) e Passione e ideologia (raccolta di saggi critici scritti tra il ‘48 e il ‘58); mentre nel ’64 viene pubblicata la raccolta di poesie Poesia in forma di rosa, cui segue nel’65 Alí dagli occhi azzurri (volume che raccoglie una serie di racconti e bozzetti).

Nel 1964 grande risonanza ha il suo intervento sulla «questione linguistica»: la tesi da lui espressa nel saggio Nuove questioni linguistiche è criticamente controbattuta da filologi, linguisti, letterati, scrittori e sociologi.

Il 1965 segna l’inizio della sua produzione teatrale. Oltre alla stesura del Manifesto per un nuovo teatro (pubblicato nel 1968 sulla rivista diretta dal ’66 con Moravia e Alberto Carocci, «Nuovi Argomenti»), scrive e pubblica con tempi e modalità diverse una serie di sei «tragedie»: Pilade, Affabulazione, Calderón, Orgia, Porcile (legata all’omonimo film) e Bestia da stile.

I suoi numerosi saggi critici e interventi degli anni Sessanta sulla letteratura, il cinema e la lingua sono raccolti nel volume Empirismo eretico (1972); mentre una scelta di testi della rubrica di corrispondenze con i lettori tenute, da ’60 al ’65, su «Vie nuove», è contenuta nel volume Le belle bandiere, uscito postumo nel 1977.

Nel 1968 suscita scalpore e accese polemiche il suo clamoroso intervento poetico Il Pci ai giovani!!, con cui attacca duramente e amaramente il Pci e difende i poliziotti d’origine proletaria contro gli studenti, figli di borghesi e piccolo-borghesi. Nel 1971 dà alle stampe Trasumanar e organizzar, la raccolta di versi in cui si trovano già parzialmente svolti i temi dei suoi successivi scritti giornalistici.

Negli anni successivi, infatti, s’intensifica notevolmente la sua attività di critico militante sui giornali e sulle riviste. Sul settimanale «Tempo» tiene dal ’68 al ’70 la rubrica Il caos, i cui interventi sono stati parzialmente raccolti nel volume postumo Il caos (1979); mentre sempre sullo stesso settimanale dal ’72 al ’74 curerà una rubrica di critica letteraria, la cui fitta serie di rigorose e nitide recensioni sono state pubblicate anch’esse postume in Descrizioni di descrizioni (1979).

Il vertice della saggistica provocatoria dell'autore è costituito, però, da due volumi: la raccolta di interventi apparsi su vari giornali dal ’73 al ’75, Scritti corsari (1975), e Lettere luterane, raccolta — uscita postuma nel 1976, ma già progettata con questo titolo dall’autore — di articoli pubblicati sul «Corriere della Sera» e su «Il Mondo» nel corso del 1975, fino all’intervento per il congresso del partito radicale, letto dopo la morte di Pier Paolo Pasolini.

In questi scritti, rivelatisi con il trascorrere degli anni profetici, Pasolini, come un «corsaro», eretico, solitario e controcorrente, si fa censore del costume nazionale, scagliandosi contro tutto ciò che sente inautentico. Contro il mondo borghese, il capitalismo e il neocapitalismo, la società di massa e il consumismo, il villaggio globale, la televisione, l’omologazione, la rivoluzione antropologica, il Palazzo (6), contro il Sessantotto, l’aborto, il divorzio, contro lo stalinismo e l’invasione dell’Ungheria…

Ferocemente e dolorosamente ripiegato in un pessimismo assoluto nei confronti della realtà violentemente degradata, Pier Paolo Pasolini, il corsaro dalla disperata vitalità, muore assassinato in circostanze oscure tra il I° e il 2 novembre 1975. All’alba del 2 novembre viene trovato ucciso in uno spiazzo polveroso, all’Idroscalo di Ostia, e per una raccapricciante fatalità, proprio nella periferia suburbana di Ragazzi di vita, di Una vita violenta e di Accattone.

Pochi giorni dopo la morte, esce La divina Mimesis, singolare «riscrittura» dell’Inferno dantesco; dopo di che negli anni seguenti vedono la luce numerosi altri suoi testi inediti, sparsi o incompiuti. Ricordiamo, per quanto riguarda la narrativa, Amado mio. Atti impuri (1983) e Petrolio (1992); per la poesia, Le poesie (antologia, 1975), Poesie e pagine ritrovate (1980), Poesie dimenticate (1980). Per quanto riguarda la saggistica e gli scritti giornalistici, oltre ai volumi già menzionati, sono usciti postumi Il sogno del centauro (1983), Lettere agli amici. 1941-1945 (1976), Lettere 1940-1954 (1986), Volgar’eloquio (1987), Lettere 1955-1975 (1988), Il portico della morte (1988), I dialoghi (1992), Antologia della lirica pascoliana (1993), Vita attraverso le lettere (1994), Interviste corsare (1995).

Le sorprendenti analogie nella vita, nell'opera e nella morte di Pasolini e Caravaggio, vengono trattate nell'articolo Dove l'acqua del Tevero s'insala.

Un abbozzo di esposizione del rapporto di Pasolini con i dialetti si trova nell'articolo La so storia a è duta lì, lavorà, preà, patì, murì

Nell'articolo L'anima e la carne, nella tensione tutta mortale dei personaggi dei film Il Vangelo secondo Matteo o di Una vita violenta, viene trattato uno dei drammi più violenti dell’uomo Pasolini.

La voracità con cui l'autore si nutre del reale, e ci si getta a capofitto — energico e vigoroso come un ragazzo che prende di petto un’estate e la vita — la vita come una lunga estate – viene analizzata nell'articolo L'estate, la sera. Atmosfere, luoghi, tempi in Pier Paolo Pasolini.

Nel saggio La filologia politica di Pier Paolo Pasolini, la proposta dello scrittore aggiunge un particolare nuovo al modello lirico italiano: la filologia come capacità di collegare i frammenti per poter indovinare, in mancanza di prove e indizi, i «nomi» dei «colpevoli».

(FINE)
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(1) È affascinato dai corsi di Storia dell’arte di Roberto Longhi.
(2)Stroligut” significa piccolo stregone o indovino, mentre “di cà de l’aga” significa al di qua dell’acqua. Il titolo indica la precisa localizzazione del dialetto adoperato, la sponda destra del Tagliamento.
(3) Pasolini fu assolto. Tuttavia, questo fu solo il primo di una lunga serie di processi (ben trentatré) che lo scrittore subì nella sua vita, segnandone il destino e il ruolo pubblico di «diverso», di emarginato e di ribelle. Lo scandalo divenne quasi un suo modo di essere esistenziale e politico. Come intellettuale di sinistra e come omosessuale, venne disturbato e aggredito anche da gruppi neofascisti.
(4) Sergio Citti fu per Pasolini il consulente dei gerghi malandrini, il suo «vivente lessico romanesco»; partecipò anche al suo lavoro nel cinema.
(5) Le pubblicazioni della rivista s’interruppero nel 1959 a seguito di un epigramma di Pasolini in morte di Pio XII.
(6) Termine usato da Guicciardini e rilanciato da Pasolini per indicare il centro occulto del potere economico e politico.

A cura della Redazione Virtuale

08.11.2000
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Guerino Patriarca, Ferentino (Frosinone), 16/09/'04

Leggere Pasolini è doloroso.Provoca stati d'animo che miscelandosi vorticosamente verso l'alto mi porta alla certezza che solo con la poesia, posso(spero anche per voi) dare colore e calore ad un mondo che senza il filtro della poesia sarebbe grigio e freddo.Questa è la sua grandezza, scopriva la poesia in tutto ciò che lo circondava.Con la sua opera ci ha donato molta della sua "sterminata vitalità" .Tutti gli dobbiamo molto.


Massimo Sannelli, Genova, 21/07/'04

Tre anni dopo l'altro commento aggiungerei che in realtà la scelta del dialetto è filologica e politica, nella stessa misura. Soprattutto nel ritorno al friulano degli anni '70, quando Pasolini crea opere 'non finite', volutamente grezze, e in cui la filologia ha una funzione importante (Petrolio, La divina mimesis, Scritti corsari). Testi, cioè, in cui l'intervento filologico del lettore è desiderato dall'autore (vedi la nota introduttiva a Scritti corsari). Il dialetto è lingua del non-potere; la filologia è critica del discorso e soprattutto arte del confronto. Solo chi sa collazionare le fonti, filologicamente, può capire da solo, come lo scrittore, i nomi dei "responsabili delle stragi", anche senza avere prove. Pasolini è il poeta delle 'buie viscere', ma la loro espressione è legata ad una forte attività intellettuale, che si espande sempre.


Michele, Tauriano (Pn), 1/07/'04

E' un mito xké è FRIULANO com me!


Marta, L'Aquila, 14/06/'04

Grandissimi!!!!!!!!!!!! un immenso grazie a chi ha riassunto la biografia di pasolini, la cercavo da tantissimo tempo, e è stata 1fortuna ke l'ho trovata oggi dato ke domani c'ho gli esami!!! ancora grazie siete i miei eroi personali


David Ferrucci, Francavilla al mare (Ch), 13/06/'04

Per me non aveva capito niente delle teorie comuniste, l'ha meritata l'espulsione dal partito. Mi dispiace ma io la penso così, chi non è daccordo può anche scrivermi.


Roberta Bracaglia (robertagirl85@libero.it), Frosinone, 5/06/'04

È un grande!!!


Luigi, Milano, 28/05/'04

Pasolini era un eroe intellettuale, che teneva nel cuore le origini della semplicità e della chiarezza. Per questo ammiro i suoi interventi sulla vita globalizzata ormai insediata!


Anonimo (maggiemcgill@virgilio.it), 17/ 04/'04

In Pier Paolo Pasolini implodono i sentimenti tormentati di un uomo che si conosceva alla perfezione e che altrettanto lucidamente era in grado di cogliere il recondito sociale. La passione e la disperazione per alcuni aspetti dell'essere, il dolore del non potersi vedere borghese e del non sentirsi neanche anti-borghese. Un fascino femmineo e penetrante, Pasolini ride malinconico e scrive colpendo la società al fianco, la scruta attentamente e sa dipingerla, a parole, con immagini, coi colori...un artista in totem come pochi, nel pubblico e nel privato


Damia, 17/04/'04

Leggere il teatro di Pasolini significa addentrarsi, con lui poeta vittima uomo, nei meandri di un mondo corrotto.attraversare possedere comprendere il suo messaggio e il suo urlo. Pasolini rende magistralmente il soffio di anomalia che pian piano diviene bufera, la voce di chi viene schiacciato da un potere che aliena. Un consiglio:guardate gli allestimenti di antonio latella su pasolini (pilade,porcile e il prossimo bestia da stile)perchè trapela fortemente la carica delle parole di pier paolo.


Pasquale Apone (pasqualeapone@aliceposta.it), Caserta, 09/04/'04

Pier Paolo Pasolini è stata quella coscienza critica, controcorrente,intrisa di puritanesimo antico o meglio di quel fondamentalismo sacro e religioso proveniente dalle regioni fertili e arcaiche della cultura contadina italica,che non poteva ,come tutti i fondamentalismi,subire senza l'atroce sofferenza della lotta inane quei derilanti,rapidi,violenti processi di omologazione che si innervavano dalle terre oscure del mezzo,del tecnicismo,del monetarismo,dell'usura e dell'industrialismo,che attraverso i servi curvi della politica stavano lacerando il paese in isole straziate,quelle della Torino o della Milano,e quelle del sottoproletariato delinquenziale ed amorale delle scalcinate città del sud . Una tale coscienza doveva essere messa a tacere per sempre, specie oggi che un capitalismo infernale anglo-ebraico-americano sta massacrando quei popoli che ancora cercano disperatamente di resistere con il loro fondamentalismo religioso all'avanzare del nichilismo economico industriale.


Alessandro Di Lelio (alexys@libero.it), Roma, 14/06/03

Sono un ragazzo di 19 anni e tra pochi giorni farò gli esami di maturità. a me piace moltissimo Pasolini e ho incentrato tutto il mio percorso d'esame su di lui: era una persona di straordinaria lungimiranza e con uno spirito critico notevolissimo per questo mi piace


Tamira Virgilio (crvall@tin.it), Napoli, 19/01/2003

Ho letto il bell'articolo Paralleli: Pasolini- Caravaggio e vorrei aggiungere un altro frammento: entrambi sono stati a Napoli ,dove hanno vissuto uno stesso luogo: il vicolo del cerriglio, Caravaggio frequentava la taverna del Cerriglio- dove fu aggredito degli sgherri del maltese - e Pasolini girò nello stesso vicolo un episodio del Decameron. Dopo secoli di abbandono e degrado l'antichissimo locale della taverna é diventato lo" spazio sociale il Cerriglio", che organizza eventi culturali, in un contesto che porta i segni profondi delle "presenze" di Caravaggio e Pasolini


Paolino Scala, Liveri (Na) 11.10.2002

Il mio commento è una poesia, ve la dono.

All'Idroscalo

fino all'idroscalo
sosta all'Idroscalo
freddo all'Idroscalo
silenzio all'Idroscalo
campetto all'Idroscalo
recinto all'Idroscalo
baracche all'Idroscalo
miseria all'Idroscalo
tramonto all'Idroscalo
ombra all'Idroscalo
corpo all'Idroscalo
notte all'Idroscalo
naufrago all'Idroscalo
delitto all'Idroscalo
derelitto all'Idroscalo
alba all'Idroscalo
due novembre all'Idroscalo
residui all'Idroscalo
mistero all'Idroscalo
complotto all'Idroscalo
verità all'Idroscalo
anima all'Idroscalo
memoria all'Idroscalo
epilogo all'Idroscalo


Silvana Sarubbi (spleen23@hotmail.com), Roma, 02.08.2001.

Ho iniziato a leggere Pasolini all`età di 15 anni riuscendo con gli anni ad andare oltre le sue opere in sè...ho apprezzato il suo coraggio di uomo, la sua umiltà di fronte a scelte personali e sociali di non poca importanza. Dalla saggistica alla cinematografia, dalla poesia alla pittura penso che la figura di Pasolini sia stata fondamentale per la comprensione di fenomeni come la borgata, la violenza innata dei dereliti, la libertà sessuale, la sperimentazione di un nuovo linguaggio e, non per ultimo la denuncia.a proprie spese di crmini,ingustizie omertà politiche e mafiose. Ogni volta nel leggerlo o nel vederlo,acsoltando le sue semplici parole lo ringrazio della sua continua incessante vitalita


Gioia Pica (gioia.pica@libero.it), Viterbo, 22.06.2001

Finalmente una biografia dettagliata su Pasolini! Mi piacerebbe sapere in che anno è stata scritta la poesia "Supplica a mia madre" e chi dei due è morto prima. Inoltre, non sono riuscita a trovare testi con un'adeguata analisi testuale (metrica, prosodica, lessicale etc) delle poesie e del racconto "Amado mio" di Pasolini, che pure era un profondo conoscitore delle tecniche espressive letterarie. Potreste consigliarmene voi? Grazie.


Pasquale Cacchio, Castelluccio Valmaggiore, Foggia 24.11.2000

Il parallelismo Pasolini-Caravaggio mi fa venire in mente altri artisti: Villon, Artaud, Rimbaud, Jarry, Bloy, Dostoevskij, M.Bulgakov, Cvetaeva, Von Kleist, Hoelderlin, Vang Gogh, Marziale, Simone Weil, Ortese, Michaelstaedter, Leopardi........, come li chiamerebbe Henry Miller, suicidati dalla società.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 14 set 2006

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