GIUSEPPE PONTIGGIA, NARRATORE, SAGGISTA E CRITICO LETTERARIO

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE


Giuseppe Pontiggia (1934-2003)


AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z

OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z



iuseppe Pontiggia, nasce a Como il 25 settembre 1934, narratore, saggista e critico letterario, si occupa sia di autori classici sia contemporanei. Collabora alla rivista «Il Verri», diretta da Luciano Anceschi. A partire dagli anni Sessanta scrive per la casa editrice Adelphi, presso cui pubblica il suo secondo romanzo L’arte della fuga, opera che verrà, poi, riveduta nel 1990.

Successivamente inzia la sua lunga collaborazione con la Mondadori, e in particolare all’ «Almanacco dello Specchio» sin dal primo numero uscito nel 1961. Il padre, funzionario di banca, gli trasmette la passione per i libri e la madre, attrice dilettante, un certo interesse per la recitazione.

A diciassette anni, ultimato il Liceo Classico, inizia a lavorare in banca per poter far fronte a necessità economiche. E da questa sua esperienza nasce il suo primo racconto, un breve romanzo autobiografico, La morte in banca, che pubblica, nel 1959, nei “Quaderni” della rivista «Il Verri». Quest’opera rivela già lo stile narrativo di Pontiggia, strettamente legato ai temi ricorrenti della quotidianità, delle frustrazioni derivanti dalla noia di un lavoro non sempre desiderato ma accettato a malincuore e da cui si vorrebbe fuggire o, almeno, affiancarlo ad attività più gratificanti e che non sempre si riesce a realizzare. Ed ecco che allora si sprofonda nel grigiore, nel torpore di una esistenza sempre uguale, di routine, ci si “muore”.

Il racconto La morte in banca è seguito da sedici storie che narrano gli aspetti anche i più quotidiani e, quindi, realistici, di una vita sempre più legata ad una struggente monotonia. Il libro può definirsi il suo trampolino di lancio, dato che Elio Vittorini, dopo averlo letto, lo incoraggiò a dedicarsi alla narrativa. Sempre nello stesso anno si laurea alla Cattolica di Milano con una tesi sulla tecnica narrativa di Italo Svevo. E proprio sull’arte dello scrivere si è maggiormente concentrato il suo interesse di saggista. Pontiggia, dopo aver lasciato il lavoro in banca, si era dedicato all’insegnamento serale, e in una intervista rilasciata a Paolo Marcesini (www.caffeeuropa.it) sostiene che «non si diventa scrittori se non si è prima dei grandi lettori», come aveva insegnato ai suoi allievi nei corsi di scrittura creativa che aveva fondato al Teatro Verdi di Milano. I suoi allievi, più che essere presi dall’ansia di scrivere il loro primo romanzo, erano spinti a leggere accanitamente tutti i libri che Pontiggia suggeriva nel corso delle sue lezioni. E proprio questo che turba lo scrittore, la mancanza, oggi, di interesse per la lettura, considerata quasi un’attività noiosa, e nell’attuale società delle informazioni dovremmo maggiormente porre la nostra massima attenzione alla lettura critica e non svogliata. Non dimentichiamoci che il padre gli ha trasmesso non solo la passione per i libri ma, soprattutto, la passione per conoscere ogni cosa attraverso i libri.

Nel 1978, dopo la lettura di un saggio su una rivista di studi classici inerente una polemica piuttosto violenta tra due filologi, Pontiggia scrive il suo terzo romanzo, Il giocatore invisibile (Premio selezione Campiello 1978). Del 1983 è il romanzo Il raggio d’ombra (Premio Rhegium Julii), storia, ambientata nel 1927, di un gruppo di comunisti clandestini traditi da un infiltrato.

A questo punto, il successo di Pontiggia come narratore è ormai ben delineato, e si permette, quindi, una breve pausa tanto da potersi dedicare alla sua antica passione, quella di saggista e di critico letterario, di un gran lettore con la passione dello scrivere che lo porta a sviscerare dall’interno tutto ciò che legge, come aveva insegnato ai suoi studenti del corso di scrittura creativa. Traduce Ausonio, Microbio, Bonvesin. Nel 1984 pubblica il saggio Il giardino delle Esperidi, in cui l’autore parla di Pindaro, di Verne, del gioco degli scacchi e della stupidità degli uomini.

Le successive opere di Pontiggia ottengono il plauso della critica: nel 1989 La grande sera ottiene il Premio Strega e nel 1994 il Premio Super Flaiano gli viene assegnato per l’opera Vite di uomini non illustri, ritratto di uomini più o meno conosciuti di un’epoca che va dalla fine dell’Ottocento al Duemila.

Del 1991 è il saggio Le sabbie mobili (Premio Satira Politica Forte dei Marmi 1992), una pungente satira della società italiana. Nel 1996 e nel 1998 pubblica altri due saggi, L’isola volante (Premio Palazzo al Bosco) e I contemporanei del futuro-Viaggio nei classici (Premio Brancati – Premio Rhegium Julii).

Del 2000 è Nati due volte, in cui Pontiggia affronta il drammatico rapporto di un padre con il figlio affetto da tetraparesi spastica, quindi un disabile che deve affrontare per ben due volte il mondo in cui vive. Da quest’ultimo libro è stato tratto il film di Gianni Amelio Le chiavi di casa, candidato al Premio Oscar 2004-2005.

La sua ultima fatica, Il residence delle ombre cinesi (2003), pubblicato postumo nel 2004, è una raccolta di racconti e saggi, vari articoli pubblicati sui giornali e che ora trovano la loro giusta collocazione nel firmamento della letteratura italiana. Tra i saggi, ricordiamo un ritratto di Francesco Guicciardini che Pontiggia ci offre traendolo dalle pagine del terzo capitolo dell’ Uomo senza qualità di Robert Musil e Etica del romanzo e estetica del potere, in cui tratta del rapporto tra etica e romanzo facendo riferimento alle opere più significative della letteratura mondiale (Swift, Manzoni, Collodi, Cervantes, D.H. Lawrence ed altri ancora) e di alcuni, ad esempio Lawrence, Flaubert e H. Miller, riferisce la loro condanna per immoralità, ma più che altro, dice Pontiggia, a causa della «indifferenza erotica dei loro lettori». Sostiene anche, riportando il pensiero di Marta C. Nussbaum, come la narrativa sia al primo posto per «esplorare la natura e la storia dell’uomo».

Giuseppe Pontiggia muore a Milano il 27 giugno 2003 all’età di 68 anni stroncato da un collasso cardiocircolatorio.

Per uno studio e per una sintesi della vita e dell’opera di Giuseppe Pontiggia, consultare anche l'approfondita intervista rilasciata nel novembre dell'anno 2000 e il Ricordo che ne ha tracciato Paolo di Paolo. Rsulta utile inoltre la consultazione del sito ufficiale www.giuseppepontiggia.net .

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 23 marzo 2005
© Copyright 2005 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net





Novità in libreria...




Per consultare i più recenti commenti inviati dai lettori
o inviarne di nuovi sulla figura e sull'opera di
Giuseppe Pontiggia

|
|
|
|
|
|
|
I quesiti
dei lettori




I commenti dei lettori


I nuovi commenti dei lettori vengono ora visualizzati in una nuova pagina!!



http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Dom, 8 ott 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy