Filippo Ravizza, poeta e critico, ha pubblicato saggi e poesie e collabora a varie riviste letterarie

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Filippo Ravizza (1951)


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ato a Milano, dove risiede, Filippo Ravizza, poeta e critico, ha pubblicato saggi e poesie su varie riviste letterarie, tra le quali «In folio», «L'ozio letterario», «Materia», «Poesia», «La corte», «Quaderno», «La Clessidra», «Induna», «Atelier». È stato uno dei direttori del quadrimestrale di poesia «Schema» e uno dei fondatori, nel 1988, del semestrale di scrittura, pensiero e poesia «Margo», di cui poi è stato direttore.

Ha pubblicato nel 1987 il volume Le porte e, nel 1995, Vesti nel pomeriggio, uscito nella collana «Collezioni di poesia» dell'editore Campanotto. È stato direttore artistico delle due edizioni (1995 e 1996) del Festival Nazionale di Poesia di Induno Olona e Varese dove, nel 1995, insieme a Franco Manzoni ha presentato il «primo» Manifesto in difesa della lingua italiana. Insieme ad altri cinque autori è stato scelto a rappresentare la poesia italiana contemporanea alla XIX Esposizione Internazionale della Triennale di Milano (1996). Giornalista, ha lavorato dal 1979 al 1986 presso la redazione milanese del quotidiano «la Repubblica», occupandosi specificatamente di poesia, letteratura e della cronaca culturale cittadina. Per il settimanale«Il Mondo» è stato critico teatrale.

Questi versi sono tratti dalla collezione Bambini delle onde (Campanotto 2001):

Padre o padre
delle cure
ho cominciato
la vita
nella libertà
della lingua
e in questa
sonorità mi
sono riconosciuto
in lei bambino
ho visto per la
prima
volta
la terra
lì mi sono sentito
figlio e tu
mi sei apparso
non solo padre per te
ma padre mio
per conto
e in nome
della terra
e del padre tuo
e di suo padre
e ho visto tutti
i figli
che mi avrebbero seguito.

Da Vesti del pomeriggio:

In questa grande sera
offriti alle falene
ai campi dell'oscurità
amico mio che transiti
dagli uffici di una stanca
pietas che non ci chiama
e dispera la capacità
della lince mentre le sorelle
aggirano le diversioni,
cantano una manutenzione
ripetuta, la fissità dei
corpi e delle cose.

Esprime a pieno la poetica di Filippo Ravizza, sospesa tra cielo e terra; tra due orizzonti opposti, tra vocazione aerea e natura terragna, Prigionieri del tempo, la raccolta pubblicata nel 2006.

Milano, 29 Maggio 2001
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Sandro Montalto (smontalt@libero.it), Biella, 16.04.2002

Caro Ravizza, ho letto la sua raccolta "Bambini delle onde" e mi voglio complimentare per l'originalità e l'impostazione della sua poesia, per l'economia forse dovuta alla sua professione giornalistica e che sa non cedere ai tempi di oggi, sciocchi, vanitosi e televisivi.


Aristodemo Del Gatto (ari.paola@libero.it), Anzio, 8.02.2002

Ho assistito alle tue apparizioni in tv ("Harem", Chiambretti, ecc...); credo che ti manchi una cosa essenziale per essere definito "un grande": l'umiltà.




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