LALLA ROMANO, SCRITTRICE, POETESSA E PITTRICE, BIBLIOTECARIA, DOCENTE DI STORIA DELL'ARTE

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Lalla Romano (1906-2001)


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Lei stessa ha dichiarato: «Le mie letture fanno parte della mia vita, come una gita in montagna». E la vita di Lalla Romano è parte delle sue opere.

alla Romano nasce nel 1906 a Demonte (Cuneo), da famiglia di antiche origini piemontesi. Cresciuta in un clima ricco di sollecitazioni culturali, dopo il liceo si iscrive alla facoltà di Lettere dell'Università di Torino, dove i professori Ferdinando Neri e Lionello Venturi influiscono profondamente sulla sua formazione. Su suggerimento di Venturi frequenta la scuola di pittura di Felice Casorati, e comincia ad occuparsi di critica d'arte. Nel 1928 si laurea a pieni voti in letteratura romanza con una tesi sui poeti del "dolce stilnovo".

Dopo aver fatto la bibliotecaria a Cuneo, si trasferisce a Torino con il marito, Innocenzo Monti, e con il figlio. Qui insegna storia dell'arte in vari istituti, continuando a coltivare la sua passione per la poesia e la pittura. I suoi quadri vengono esposti in diverse mostre personali e collettive. Inoltre il giudizio positivo espresso da Eugenio Montale su alcuni suoi versi, la incoraggia nel 1941 a pubblicare la sua prima raccolta di poesie, Fiore.

Durante la guerra torna a vivere presso la madre a Cuneo, dove entra in contatto con le bande partigiane di "Giustizia e Libertà" e aderisce al Partito d'Azione. Frattanto Cesare Pavese le commissiona la traduzione dei Tre racconti di Flaubert (1943).

Nel dopoguerra raggiunge il marito a Milano. Pertanto riprende l'insegnamento e inizia a lavorare ad una raccolta di brevi testi in prosa, Le metamorfosi, con cui nel 1951 esordisce nella narrativa. Dopo essere stato sottoposto al giudizio di Pavese, di Natalia Ginzburg e di Elio Vittorini, nel 1953 viene dato alle stampe il suo primo romanzo Maria, che ottiene, in seguito all'elogio di Montale sul «Corriere della Sera», un notevole successo di critica; e l'anno successivo vince il Premio Veillon.

Nel 1955 esce un libretto di poesie L'autunno, mentre nel 1957 il suo nuovo romanzo Tetto murato vince il Premio Pavese. Dopo la pubblicazione nel 1960 di un libro di viaggi dal titolo Diario di Grecia, l'anno successivo pubblica il romanzo L'uomo che parlava solo. In quello stesso anno, in seguito alla morte della madre, Lalla Romano ritorna a Demonte, a rivedere i luoghi della sua infanzia; ed inizia la stesura del suo quarto romanzo, La penombra che abbiamo attraversato, con cui nel 1964 si rivela al grande pubblico. Quindi nel 1969 raggiunge un successo ancor più grande con Le parole tra noi leggère, vincitore del Premio Strega e best-seller dell'anno.

Nel '73 pubblica un nuovo romanzo, sempre di natura autobiografica, L'ospite; ed inizia a collaborare a «Il Giorno». L'anno seguente esce la raccolta di poesie Giovane è il tempo, con cui vince il Premio Sebeto. La Presidenza del Consiglio le assegna la "Penna d'Oro" nel 1979, anno in cui Lalla Romano pubblica il capolavoro Una giovinezza inventata, e Lo stregone. Nel '75, oltre al volume di racconti La villeggiante, appare il singolare libro, dove "le immagini sono il testo e lo scritto un'illustrazione", Lettura di un'immagine, ristampato nel 1986 col titolo Romanzo di figure, e ulteriormente incrementato nel 1997 col titolo Nuovo romanzo di figure.

Nel 1981 esce Inseparabile, e nel 1986 La treccia di Tatiana, con fotografie di Antonio Ria. Nel 1987 il romanzo Nei mari estremi rievoca la malattia e la morte del marito. Infine nel 1989 vince il premio Procida-Isola d'Arturo/Elsa Morante con Un sogno del Nord.

Negli ultimi anni ha pubblicato Le lune di Hvar (1991), Ho sognato l'Ospedale (1995), In vacanza col buon samaritano (1997), L'eterno presente. Conversazione con Antonio Ria (1998), Dall'ombra (1999).

Muore a Milano, il 26 giugno 2001

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Daria Riviera (dariariv@tiscali.it), Paullo (Mi), 07/03/03

Mi sono riavvicinata a Lalla Romano, perchè con il mio gruppo di teatro abbiamo in programma domani nel mio paese, una lettura di sue poesie inedite. Un serata intensa al femminile.


Daniela (damag@davide.it), Piacenza, 06.10.2002

Ho letto, per ora, soltanto "Le parole tra noi leggere" e dopo questo incontro con l'autrice mi sono riproposta di leggere tutti i suoi libri. La leggerezza e la delicatezza del suo linguaggio mi hanno stupita e lasciato dentro qualcosa di bello. Non sono in grado di esprimere come vorrei quanto ho apprezzato questo scritto. E' stato come riassaporare qualcosa di antico e bello che ognuno di noi ha dentro, non una nostalgia, ma più che altro un desiderio, il desiderio di una vita piena nel senso di reale, vera. Poter leggere la nostra lingua con la maestria con cui lei la scrive mi ha riconfortato in questa epoca di "inglesismi" ecc. di cui spesso anche chi li dice non ne conosce il significato. Grazie Lalla


Angela Floccari (angelafloccari@email.com), Milano, 19.1.2002

Sono entusiasta di Lalla Romano. Per me è come se, leggendo alcuni suoi romanzi -"Dall'ombra", "Nuovo romanzo di figure", "La penombra che abbiamo attraversato"- mi ritrovassi imbevuta del suo mondo spirituale quale lo sento, inverosimilmente simile, sin da bambina. Lalla è gelosa di tutto ciò che le appartiene ma, nonostante ciò, amorevolmente ti ricopre di particolari descrittivi di ricercata speculazione introspettiva attraverso i quali entri compiutamente in un universo ricco e speciale per il suo essere percettibilmente realistico e quindi anche disperatamente e irrinunciabilmente soggiogante.


Marco Di Pasquale (marco18dicembre@hotmail.com), Macerata, 1.1.2002

Ho approcciato da poco le opere della Romano, iniziando da un racconto lungo, L'ospite, dedicato alla scoperta del Fanciullo, in questo caso il nipotino ancora in fasce: mi ha affascinato la sua scrittura leggera, nervosa, saettante, appena venata da un continuo e soffuso riferimento incrociato tra Vita e Cultura. Un'autrice di cui sto scoprendo ora le potenzialità, che avevo precedentemente sottovalutato, e che sa oltretutto rendere la lettura un piacere: mai scontato, mai immobile, sempre vivo e scattante. Davvero una bella scoperta!


Elisabetta Saccon (elisabetta@saccongomme.it), Ponte della Priula, Treviso, 9.11.2001

L' autrice è molto espressiva e sembra, leggendo, di capire quasi gli stati d' animo dello scrittore. Il libro che preferisco e «L' ospite» perchè ha descritto con fin troppa naturalezza lo stato d' animo di una nonna così sconvolta ma allo stesso tempo felice per la nascita del nipotino emiliano che, lei donna di grande cultura, le fa cambiare abitudini. Guarda il nipote con occhi sapienti ma, che si ritrovano stupefatti da quel bimbo che anche senza parlare riesce ha farsi capire e far cambiare le persone che lo circondano.


Amanda di Ferdinando (amy76@katamail.com) Teramo 17.07.2001

nel 1995 ho letto "le parole tra noi leggere". é stata la folgore! Non l'ho più abbandonata! é stata parte di me, della mia vita, dei miei sogni, è stata prima del sonno, durante i sogni! I suoi libri mi hanno dato più anima, più cuore! Mi sono sentita piena, vera, e soprattutto donna! Avrei voluto incontrarla! Le mando un grazie speciale!


Paolo Di Paolo (rosbin@tiscalinet.it) Roma, 28.06.2001

Lalla Romano mi sembrava di conoscerla bene, con le fotografie sbiadite della gioventù, lei bambina sopra un seggiolone e sul naso occhiali troppo grossi, con la voce dei suoi ricordi mille volte ascoltata, limpida e splendida. Ma c'è una foto più recente, una foto niente sbiadita, di questa signora che il Tempo aveva finora trattato con cortese riguardo forse per ricambiare il riguardo di lei, una signora bella, i capelli bianchi coperti da un cappello nero, guarda in alto, ma non sappiamo dove. Sorride. Mi piaceva indovinare nei suoi occhi molte cose, molte storie: l'allegria della maturità, l'infanzia sempre tra i piedi, la passione per i papaveri, la gentilezza con le «persone belle», i colori dei suoi quadri, la strada tortuosa che lega il passato col presente e il futuro, la paura del buio («noi temiamo la notte»), di essere assorbita dal nulla, dai mari estremi. L'ho ripresa in mano oggi, quella foto. Con il rimpianto di una lettera mai spedita, una lettera che volevo scriverle e che aveva molto da dire, la passione immensa per la letteratura, e l'amore e l'ammirazione per lei, signora dallo sguardo severo, compagna di viaggi per sempre, Lalla Romano.


gigi bignotti (gigi.bignotti@gazzettino.it), Venezia 26.06.2001

Con Lei scompare oggi una grandissima e sensibile interprete: un vuoto impossibile da colmare.


Eustacchio Leone (lion@katamail.com (Laterza, Taranto) 02.03.2001

Sono un ammiratore di Lalla, sia come srittrice che come pittrice. Però mentre posseggo quasi tutti i suoi libri ho visto poco della sua produzione pittorica. Volevo sapere se per caso non intende allestire una mostra qua nel sud, magari a Bari? Vi prego di far pervenire a Lei questa email perchè altrimenti non saprei come raggiungerla. Forza Lalla, da Leone, tuo ammiratore


Ester Bonelli, (estersil @tiscalinet.it) Caltagirone 08.10.2000

Lalla Romano è entrata nella mia vita per curiosità, quando mi sono trovata fra le mani "Nei mari estremi", era una domenica pomeriggio quando divorai quel libro e, alla fine, avevo gli occhi pieni di lacrime. Decisi di saperne di più, su di lei e, procedendo un po' a caso, lessi "Le parole tra noi leggere" e poi, instancabilmente, "La penombra che abbiamo attraversato" e via via gli altri romanzi. La sensazione più rassicurante provata nel leggere le sue opere, è sempre stata quella di poterci entrare dentro, di poterle fare mie: in ciascuno dei suoi libri ho trovato qualcosa di me,questo me li ha resi cari, come amici a cui ricorrere al momento del bisogno, compagni di sere solitarie o di giornate spese a riflettere. Questo mi ha reso cara anche lei, la scrittrice, un'ideale amica lontana. Non importa che ciò che scrive sia più o meno autobiografico, io penso che dentro i suoi libri si possa trovare la biografia del genere umano, senza distinzioni di sesso; non sono libri "al femminile" come qualcuno li ha giudicati, sono libri di sentimenti e di pensieri universali. La bimba Lalla che osserva il mondo dei grandi e l'effetto che questo fa su di sè, la ragazza Lalla alle prese con gli studi ed i primi amori, la donna Lalla, madre complessa e attenta, la nonna Lalla, tenera e pietosa, la donna, Lalla, pregnante di un senso morale che è tutt'altro che bigotto e convenzionale, riassume in sè un insieme straordinario, nella sua semplicità e naturalezza. Io posso affermare di provare affetto per questa sconosciuta scrittrice che sa parlare anche di me, seppure non sa che esisto; provo gratitudine per le parole che ha scritto, per la poesia e la dolcezza che mi ha regalato.Così,una fra le scrittrici più "autobiografiche" della narrativa italiana, è, in realtà, a mio giudizio, quella meno chiusa in se stessa, quella che parlando di sè ha parlato di tutti, quella le cui opere possono diventare di tutti, e ciascuno può viverle atraverso se stesso.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Ven, 6 ott 2006

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