EMILIO SALGARI, L'AUTORE DI SANDOKAN E DI PIU' DI UN'OTTANTINA DI ROMANZI D'AVVENTURA, MORTO SUICIDA NEL 1911

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Emilio Salgari (1862-1911)


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unico viaggio che Emilio Salgari ha veramente fatto è stato per tre mesi su e giù lungo l’Adriatico a bordo dell’Italia Una. Ma questa noiosa spola marittima è stata sufficiente ad alimentare una delle più fertili e suggestive fantasie della letteratura mondiale.

Lo scenario dei romanzi salgariani è fatto di mari e nature lontane e selvagge. Il cuore pulsante della narrazione è l’avventura: le sue opere, dunque, lo collocano a fianco di altri grandi classici dell’avventura che hanno fatto fantasticare milioni di giovani lettori nel mondo: Mark Twain, Rudyard Kipling, Herman Melville.

Salgari nasce a Verona nel 1862. Intraprende gli studi nautici ma non li conclude — cosa che non gli impedirà di fregiarsi per tutta la vita del titolo di "capitano".

Il suo primo lavoro edito è un racconto in quattro puntate, I selvaggi della Papuasia, scritto a vent’anni e pubblicato su un settimanale milanese, ma il personaggio più importante della sua produzione, Sandokan, la “tigre della Malesia”, prende corpo a puntate sul giornale veronese «La nuova Arena» a partire dal 1883.

La sua prima opera, scritta nel 1887, è La favorita del Mahdi. Comincia così la sua impressionante produzione romanzesca fatta di 80 opere, distinte in vari cicli avventurosi, e l’invenzione di altri personaggi di grande successo, come il Corsaro Nero, questa volta eroe dei mari occidentali.

Nel 1892 sposa Ida Peruzzi, che sarà continuamente affetta da disturbi di salute mentale, e si trasferisce con la famiglia a Torino. Salgari stesso dovrà affrontare continui problemi di salute e presto anche notevoli ristrettezze economiche.

I misteri della jungla nera, inaugura nel 1895 la saga di Sandokan, che continuerà nel 1896 con I pirati della Malesia, il libro che dà nome al ciclo di romanzi d’avventura di Emilio Salgari. Con il romanzo Le tigri di Mompracem, scritto nel 1900, inizia l’epopea salgariana di Sandokan e del fido Yanez de Gomena, eroi di avvincenti imprese in India e nell’arcipelago indonesiano.

Nel 1910 lo stato di malattia della moglie si aggrava e Salgari tenta una prima volta il suicidio. Successivamente, al ricovero definitivo della moglie in manicomio, egli si toglie la vita. Come aveva fatto suo padre nel 1889 e come farà pure suo figlio Romero nel 1931.

La popolarità degli eroi salgariani è provata dalla grande diffusione di falsi: più di un centinaio, attribuiti allo scrittore da editori senza scrupoli — messi in giro, addirittura, dai figli stessi.

E così che personaggi come Sandokan, Yanez o il Corsaro Nero hanno vissuto di “vita propria”, sono stati conosciuti in tutto il mondo, senza limiti geografici o di tempo, anche da chi non ha mai letto una sola pagina della voluminosa bibliografia di Emilio Salgari.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 26 luglio 2004
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