EDOARDO SANGUINETI, LETTERATO, POETA, INTELLETTUALE, ACCADEMICO, AUTORE DI TEATRO, CRITICO, SAGGISTA, TEORICO DEL GRUPPO 63 E DELLA NEOAVANGUARDIA

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Edoardo Sanguineti (1930)


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l professore Maestro, giacca e cravatta, il volto magro. Dal 1951, anno in cui in una rivista fiorentina di arti figurative apparivano le sue prime poesie, di tempo ne è passato. Edoardo Sanguineti aveva vent’anni. Il suo uditorio si è allargato come egli stesso dice nella dichiarazione di poetica I santi anarchicici:

«Si comunica, a principio, con una ristrettissima cerchia di complici. Poi, quando accade, se accade, l'uditorio si allarga, e l'orizzonte dei destinatari, ma sarebbe più esatto dire dei committenti, si dilata, e diviene un pubblico vero. Ma si è comunque segnati per sempre, in una certa misura, da quei lettori primi, settari e faziosi, che formano una microsocietà di favoreggiatori e di conniventi. Perché chi scrive, scrive, in sostanza, per la semplice ragione che non trova, disponibili e prefabbricate, per quanto si guardi in giro, quelle poesie, quelle scritture in genere, che vorrebbe precisamente leggere, e deve costruirsele da solo. La poesia è un autentico fai-da-te che trova una convalida iniziale, se si è fortunati, in una limitata cerchia di consumatori, altrettanto insoddisfatti delle merci letterarie che circolano nel mercato dei versi e dei libri.»

Una figura di letterato a 360 gradi, fuori e dentro il mondo accademico. Poeta, intellettuale, professore di letteratura all’Università di Torino, Salerno e Genova, autore di teatro, critico, saggista, l’attività di Edoardo Sanguineti, nato a Genova il 1930, continua fino ad oggi impegnata in una battaglia culturale iniziata con l’esperienza avanguardistica degli anni Sessanta.

Insieme ad Angelo Guglielmi, Edoardo Sanguineti fu infatti il teorico più famoso del Gruppo 63, tanto che Giuliani nella prefazione ai Novissimi così dice: «Credo che Sanguineti sia caratterizzato dall’uso intellettuale dei pensieri e dal fatto di aver saputo grandiosamente razionalizzare il paludoso linguaggio dell’avanguardia europea di questo mezzo secolo».

Quando apparve l’antologia di poesia I Novissimi i critici italiani notarono subito che forme di poesia sperimentale erano già state provate da molti altri. Sanguineti era infatti allievo di Pound e del Surrealismo, ma quel gruppo, e con Sanguineti gli altri poeti della Neoavanguardia, si iscriveva nell’ «onnipotenza» del capitale, nel mondo capitalista apparso con Marx, dove il cammino dello scrittore era verso una direzione di rifiuto, verso una letteratura rivoluzionaria.

Anche se qualsiasi aggettivo affiancato alla parola poesia ci sembra possa chiuderne e restringerne il mondo, occorre dire che la poesia di Sanguineti fu da subito una poesia “politica”, del mondo, della “polis” appunto, delle “umane faccende” basata sullo stretto rapporto in chiave marxista tra ideologia e linguaggio.

Sanguineti poeta.

Le prime raccolte poetiche di Sanguineti, Laborintus ( 1956) Opus metricum (1961) poi comprese in Catamerone (1951 –71) portano fortemente questa impronta ideologica. La palus putredinis di Laborintus è da attraversare per permettere al poeta di uscirne, per permettergli un nuovo cammino, una nuova direzione; il labirinto moderno è la metafora di un nuovo orientamento, del caos come contraddizione necessaria in cui muoversi, da cui deriva che il plurilinguismo della poesia di Sanguineti è una scelta politica, poichè nella ricerca, in una poesia dove la lingua non è isolata, il dialogo nascerà dalla contaminazione. Una Weltliteratur che non si arrende all’alienazione ma la organizza. «Fare dell’avanguardia un’arte da museo», passando, in una visione dantesca, dal disordine. Una lingua che registra la crisi storica di un ideologia borghese, una dissoluzione del linguaggio come dissoluzione dell’intellettuale divenuto “soggetto sociale”. Avere memoria della tradizione, per dimenticare, sovvertire.

Gli anni 70 vedono l’opera di Sanguineti più orientata ai giochi linguistici, all’uso ironico della parola. Wirrwar (1972) Postkarten (1978) fino a Stracciafoglio (1980) e Scartabello (1981) sono il frutto di questa impronta. Rimane l’idea di straniamento del soggetto che nel pastiche ironico mette in luce quella trasgressione di discorsi e parole ormai logore che Giuliani, Pagliariani, Balestrini e Porta avevano espresso nella rivista «il Verri». Il rifiuto della sintassi con la distruzione di ogni idea sublime ed aristocratica della poesia è alla base delle poesie di occasione, con un registro diaristico o addirittura da cartoline da viaggio. Occasioni di vita quotidiana che recuperano la comunicazione parlata, multietnica, in un ottica globale e internazionale dell’esistenza. Troviamo quel filo rosso di allora nelle ragioni di quel marxismo, anche nelle raccolte poetiche successive Segnalibro (1982), Bisbidis (1987) Corollario ( 1997 ) e Cose (1999) molte delle quali raccolte nell’ ultima opera Il gatto lupesco.

Sanguineti narratore

Anche nei romanzi, Capriccio italiano (1963) e Il gioco dell’oca (1967) Sanguineti procede a un uso ludico della parola smontando le forme di narrazione tradizionale, sovvertendo l’uso della punteggiatura e interrompendo continuamente il corso narrativo con ricordi e sogni.

Capriccio italiano ne è l’esempio, 111 capitoli brevi per rappresentare la crisi tra l’io narrante, frammentato e diviso dalla continua alternanza tra sogno e realtà, e la moglie Luciana in attesa del terzo figlio. E’ qui presente un uso della lingua bassa e colloquiale come a rendere a portata di tutti le esperienze della neoavanguardia. Vediamo rappresentate le esperienze erotiche del narratore, i sospetti di tradimento, la malattia, la paternità, il corpo, ma soprattutto il gioco, delle carte, delle sedie, che è poi il gioco del romanzo.

Nella produzione artistica di Sanguineti le opere narrative hanno sicuramente rappresentato un ulteriore tentativo di esplorazione della lingua ma è stato poi l’esercizio poetico quello che meglio si è adattato alla visione delle “umane faccende” dello scrittore, per il valore di occasioni inesauribili che hanno da subito rappresentato.

Sanguineti teorico e critico

Anche la produzione saggistica mette in evidenza la visione tagliente dell’esistenza dello scrittore e la nuova figura dell’intellettuale

Andando a ritroso negli anni troviamo:

Il chierico organico. Scritture e intellettuali (2000), l’ultima raccolta di saggi che in maniera coerente con gli studi precedenti, ripercorre l’attività letteraria svolta in 50 anni di storia attraverso figure rappresentative quali Boccaccio, Foscolo, Leopardi, Montale, Calvino fino ad arrivare al plurilinguismo nelle scritture novecentesche.

Dialogo che in qualche modo possiamo far risalire alla sua opera antecedente La missione del critico (1987) un'altra raccolta di saggi dove Sanguineti, con uno spirito da saltimbanco, ripercorre in maniera critica altri grandi nomi della letteratura.

Ma è soprattutto Il chierico organico a rappresentare l’intellettuale. Sulla scia di Gramsci, infatti Sanguineti afferma che l’intellettuale, lo voglia o no, è «organico» a un «gruppo sociale» per cui l’atto artistico è un atto sociale, per la realtà che, seppur parziale e relativa, presenta.

Con l’arte del découpage, come un collage di immagini, vediamo che tutti gli intellettuali di cui Sanguineti ci parla, sono impregnati fin nelle radici nelle realtà in cui hanno operato. Marx e l’arte quindi. Nella terza parte si trovano infatti le Tesi sul Manifesto già pubblicate a introduzione de Il Manifesto del Partito Comunista dove ne viene messa in luce la profezia «dei tempi della globalizzazione imperialistica»

Sempre di questa impronta era l’opera Ideologia e linguaggio presentata in tre edizioni 1965, 1978, 2001 e continuamente arricchita e rivista.

Anche in questo caso lo sguardo di Sanguineti si posa in maniera critica sulle esperienze letterarie comprese quelle dell’avanguardia poetica:

«Le ragioni dell’avanguardia, per noi, avranno da ristrutturarsi, ad ogni modo, a partire da una spietata critica della ragione poetica dell’avanguardia medesima, poiché sono ancora tutte aperte le due questioni cui diede forma precisa l’ultima delle avanguardie storiche…»

«Fu questo, oggettivamente, anche il significato delle nuove e nuovissime avanguardie, nei già lontani anni cinquanta, e questo fu il nodo reale delle loro poetiche e delle loro speranze. Perché si tratta pur sempre, come si diceva anche allora, e come sarebbe bene tornare a dire anche oggi, io credo, di cambiare la vita, e di modificare il mondo»

Da ricordare nella produzione saggistica sono sicuramente gli studi di Sanguineti su Dante:

Tre studi danteschi (1961) Interpretazione di Malebolge (1961) e Il realismo di Dante (1965) fino a Dante reazionario (1992). Non è possibile prescindere da Dante leggendo Sanguineti, per l’Inferno da cui la lingua di Dante derivava, per il multilinguismo della varietà di allegorie e figure della sua Commedia.

Ma Sanguineti è stato anche autore teatrale. Una raccolta di testi per il teatro è K e altre cose (1962) e Teatro (1962).

Sanguineti ha inoltre scritto libretti per le musiche di Luciano Berio, soggetti per un adattamento dell’Orlando furioso per la regia teatrale di Luca Ronconi, animato da ulteriori possibilità linguistiche che anche la drammaturgia poteva offrire.

Opere teatrali da ricordare sono inoltre Storie naturali (1971) e Faust. Un travestimento (1985). Travestimenti appunto, le maschere del teatro.

Forse tutta l’opera di Sanguineti è stata in qualche modo teatrale, quel teatro della vita fatto di saltimbanchi, di divertissements, di sberleffi e di caos, di rebus ed enigmi che sono necessari ad interpretare la Storia.

Sanguineti è stato inoltre autore di un Antologia della Poesia italiana del Novecento (1969) nonchè giornalista di quotidiani quali «Paese sera», «l’Unità» e «Il lavoro», i cui scritti sono raccolti in opere quali Giornalino 1973-1975 (1976), Giornalino secondo 1976-1977 (1979), Scribilli (1985), Ghirigori (1988) e Gazzettini (1993).

E’ stato consigliere comunale di Genova e, nel 1979, deputato al Parlamento per il Partito Comunista italiano

Attore per il cinema, ha collaborato anche per l’artista Enrico Baj scomparso il 15 giugno 2003, il dada della pittura e il dada della letteratura.

Una lunga intervista rilasciata a Fabio Gambaro dal titolo Colloquio con Edoardo Sanguineti. Quarant’anni di cultura italiana attraverso i ricordi di un poeta intellettuale (1993) è sicuramente un’occasione per avere da questa figura poliedrica alcune risposte, alcuni sguardi sul mondo che da tempo lo attraversa.

Milano, 14.08.2003
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Massimo Sannelli, Genova, 1/10/'04

Per Sanguineti nel Novecento esiste solo l'avanguardia, la cui tecnica fondamentale è il montaggio (cioè il criterio fondamentale del cinema, e un principio su cui Pasolini ragiona diffusamente, e in modo definitivo per la sistemazione di una poetica, in Empirismo eretico; basti questo per dire come gli schemi non sono mai così assoluti: anzi, possono esistere per la loro stessa precarietà). Solo l'avanguardia: il resto non conta, esattamente come non conta l'infanzia nel mondo degli adulti o la vecchiaia nel mondo dei giovani. La ferocia linguistica e inventiva del primo Sanguineti raggiungeva una potenza extra-ordinaria, assolutamente non-italiana. Questi testi rimangono come punto di riferimento. Non solo: quella ferocia non derivava solo dalle "qualità dei tempi" (cfr. Laborintus, 1), ma da una cultura che poteva spingersi nel montaggio perché ne conosceva i materiali in modo non dilettantistico. Se ora Sanguineti nega qualsiasi valore alla poesia dei giovani (e ammette con riserva solo alcuni narratori) è anche come reazione a un ipotetico dilettantismo di base. Ma è un segno di generalizzazione ultraideologica non pensare che, in qualunque momento, qualcuno potrà fare il salto di Guido, "leggerissimo", oltre il sepolcro: oltre la casa comune dei morti.




http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Lun, 9 ott 2006

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