TRA I GRANDI SCRITTORI MERIDIONALISTI FORTUNATO SEMINARA DIPINSE LA CALABRIA, SIMBOLO DI UN SUD LUOGO DI INGIUSTIZIE ED ERRORI

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Fortunato Seminara (1903-1984)


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i famiglia contadina, Fortunato Seminara nacque a Maropati, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, il 12 agosto 1903. Dal 1915 al 1918 studiò nel Seminario di Mileto, poi a Reggio Calabria. Terminati gli studi liceali, studiò Giurisprudenza a Pisa e Napoli dove si laureò nel 1927.

Nel 1930 emigrò in Svizzera dove aderì al Partito socialista e pubblicò su «Le travail» di Ginevra, articoli contro il fascismo. Si spostò poi a Marsiglia, in Francia, e cominciò a leggere (da sue dichiarazioni) Hugo, Balzac, Zola, Tolstoi, Turgheniev, Cechov, Dostojewski, Gide, Claudel. Degli scrittori italiani, approfondì la lettura di Deledda, Serao, De Amicis, Fucini, Tozzi, Pratesi

A Maropati rientrò nel 1932 e si stabilì nella sua casa di Pescano, contrada rurale di Maropati, dove visse e lavorò sino a quando, nel 1975, un incendio, molto probabilmente doloso, gliela distrusse insieme ai libri e ad alcuni manoscritti. Fu un duro colpo che si portò dentro sino alla morte avvenuta il 1° maggio 1984, a Grosseto, in casa del figlio.

Scrittore solitario e schivo, Seminara restò sempre attaccato alla sua Calabria e al suo paese, (“paese del Sud” povero e desolato), che tanta parte avranno nelle sue opere. Del 1942 è Le Baracche, uno dei suoi più importanti romanzi. Nelle baracche di un paese della Piana vivono, nel primo dopoguerra, persone povere e derelitte, lacere, affamate, che sono espressione di una realtà crudele, ineluttabile. I personaggi sono vari e con tante storie diverse, ma tutti accomunati dall’essere dei “vinti”, dall’accettazione rassegnata del proprio destino. Ecco Cata, una fanciulla del popolo che cerca di opporsi alle voglie del figlio di un benestante padrone di terre, Micuccio Caporale, ma dopo una serie di violenze, cede. Le baracche saranno poi distrutte da un incendio improvviso in una notte di settembre. Con questo romanzo lo scrittore contribuiva a dare l’avvio al Neorealismo italiano.

Altre opere narrative di Seminara sono: Il vento nell’oliveto (1951), Disgrazia in casa Amato (1954), La fidanzata impiccata (1956). Protagonista di quest’ultima opera è Laura, prigioniera della vita che conduce fatta di pettegolezzi e di curiosità, ai quali alla fine soggiacerà. Ne Le donne di Napoli (1953), Seminara rappresenta il mondo piccolo-borghese di Napoli. Ma ne Il mio paese del Sud (1957), una serie di racconti, ritorna insistentemente la Calabria. Anche qui viene descritto un mondo di sofferenza, tutti i personaggi appartengono al mondo degli umili e dei derelitti. Il paese è un simbolo di storture ed errori, come lo specchio microscopico di un più vasto mondo che è il Sud. Gli abitanti sono contadini, pacifici ma puntigliosi i quali inaspriscono le liti fino a farle sfociare in risse feroci.

Altre opere dello scrittore sono La masseria (1952), Il diario di Laura (1963), L’altro pianeta (1967), Quasi una favola (1977). In epoca recente sono stati pubblicati da Antonio Piromalli due romanzi inediti L’Arca e La dittatura.

Oltre all’attività di scrittore, va anche ricordata la collaborazione di Seminara ad alcune riviste quali «Avanti!», «Messaggero», «Tempo», «Gazzetta del Mezzogiorno», «Omnibus», «Meridiano di Roma», «Ansedonia», «Oggi».

Seminara può essere senz’altro considerato tra i più importanti scrittori meridionalisti del Novecento, assieme ad Alvaro, Strati, La Cava. Italo Calvino, in occasione della sua morte, scrisse che nelle Baracche il neorealismo «si collegava più direttamente che in altri alla tradizione del verismo paesano meridionale» e che ciò che contraddistingueva Seminara «anima ricca di nobiltà e di ritegno», era «un ritmo interiore amaro e come tormentato da un oscuro rovello».

A Maropati è attiva la Fondazione Seminara, che ha lo scopo di diffondere le opere dello scrittore, promuovendo convegni, pubblicando opere inedite e ristampando le edite.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 16 febbraio 2004
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Lupo (wlf.s@libero.it), Torino, 05/01/2004

Ho letto 'America primo amore',finalmente pubblicato da Sellerio. Lo studente italiano in America ha lo stesso sguardo feroce e innocente del 'Giovane Holden' di Salinger. L'America negli anni 50, anche se piena di contraddizioni, rimane una delle più grandi democrazie del mondo; ma scoprire quello sguardo in un giovane italiano negli anni 30 é ssemplicemente sconvolgente. LUPO 90




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