MARIO SOLDATI, SCRITTORE COSMOPOLITA A SUO AGIO COL ROMANZO LUNGO E CON LA NOVELLA O IL RACCONTO BREVE, IL CINEMA, LA STORIA DELL'ARTE E IL MELODRAMMA

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Mario Soldati (1906-1999)


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ul conto di Soldati, figura anomala nel panorama letterario italiano del novecento, la critica è stata spesso, più che miope, strabica, pronta a circoscriverne e magnificarne aspetti isolati dell’opera piuttosto che a coglierne l’unitarietà, sfaccettata e complessa. Colpa, o merito, di Soldati stesso, sempre incline a sdoppiarsi, a spiazzare, mosso dalla sua disponibilità, umana e artistica.

Nato a Torino nel 1906, dopo la laurea in Lettere e una specializzazione in Storia dell’Arte, ha un precoce battesimo da narratore con la raccolta di racconti Salmace (1929). Intraprende nel frattempo le sue frequentazioni con pittori (il Gruppo dei sei) e con gli ambienti cinematografici. Qui da un primo apprendistato di sceneggiatore approderà alla regia, e trarrà ambienti e personaggi per molte sue opere successive, quali Ventiquattro ore in uno studio cinematografico (1935), Le due città (1964), El Paseo de Gracia (1987).

A disagio nell’Italia fascista, dietro invito di Prezzolini si trasferisce negli Stati Uniti dove prosegue gli studi e ha l’occasione di insegnare in un college.

Quest’esperienza estremamente formativa per il suo carattere non meno che per la sua arte, gli detterà la sua prima opera matura e senz'altro contribuirà decisivamente a farne il nostro scrittore più cosmopolita del ‘900, e con le tante altre contribuirà a conferirgli la nomea di mondanità che ha nuociuto non poco a una sua meditata collocazione critica.

ario Soldati è nato il 17 novembre 1906 a Torino. Compie i primi studi presso i Gesuiti, poi si laurea in Lettere e in seguito frequenta a Roma l’Istituto superiore di Storia dell’Arte. Nel 1929 consegue una borsa di studio e si reca in America, dove rimane fino al 1931. Nasce dal suo fellowship presso la Columbia University il libro America, primo amore. Prima di partire per l’America aveva pubblicato nel 1929 Salmace. Portò sullo schermo numerosi romanzi della fine dell’Ottocento, come Piccolo mondo antico, Malombra. Ridusse, tra l’altro, per il cinema Le miserie di Monsù Travet, da una commedia di Bersezio, ed Eugenia Grandet di Balzac. Vissuto a lungo fra Roma e Milano, ha trascorre la sua vecchiaia in una villa di Tellaro, nei pressi di La Spezia, fino alla morte, avvenuta nel 1999.

Opere

Pilato (tragedia in tre atti), Torino, Sei, 1925; Salmace (sei novelle), Novara, “La Libra”, 1929; ripubblicato con una nota di C. Garboli, Milano, Adelphi; America primo amore, Firenze, Bemporad, 1935, poi: Roma, Einaudi, 1945; Milano, Garzanti, 1956; Milano, Mondadori, 1959 e 1976; Milano, Emme Edizioni, 1975; (Con lo pseudonimo di Franco Pallavera) Ventiquattro ore in uno studio cinematografico, Milano, Cortina, 1935, poi: Palermo, Sellerio, 1985; La verità sul caso Motta, Milano, Rizzoli, 1941, poi: Milano, Mondadori, 1967 e 1973; L’amico gesuita (racconti), Milano, Rizzoli, 1943, poi: Milano, Mondadori 1979; Fuga in Italia, Milano, Longanesi, 1947, poi: Milano, Edizioni Scolastiche Mondadori, 1969; A cena col commendatore, Milano, Longanesi, 1950, poi: Milano, Mondadori, 1961 e 1977; L’accalappiacani, Roma, Atlante, 1953; Le lettere da Capri, Milano, Garzanti, 1954, poi: Milano, Mondadori, 1961, 1976 e successive edizioni; La confessione, Milano, Garzanti 1955, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1980 e Milano, Adelphi, 1991; I racconti, Milano, Garzanti, 1957; Il vero Silvestri, ivi, 1957, poi: Milano, Mondadori, 1959 e 1971; La messa dei villeggianti, ivi, 1959, poi: 1982; I racconti 1927-1947, ivi, 1960 (riedizione dei Racconti, Milano, Garzanti, 1957); Canzonette e viaggio televisivo (poesie), Milano, Mondadori, 1962; Storie di spettri, ivi, 1962; Le due città, Milano, Garzanti, 1964, poi: ivi, 1985; La busta arancione, Milano, Mondadori, 1966, poi: ivi, 1984; I racconti del maresciallo, ivi, 1967; Fuori, ivi, 1968; Vino al vino. Viaggio alla ricerca dei vini genuini, ivi, 1969, poi: ivi, 1981; I disperati del benessere (viaggio in Svezia), ivi, 1970; Il meglio, Milano, Longanesi, 1970; L’attore, Milano, Mondadori 1970, poi: ivi, 1975, quindi Milano-Novara, Mondadori-De Agostini, 1986; 55 novelle per l’inverno, Milano, Mondadori, 1971; Vino al vino 2, ivi, 1971, poi: Milano, Mondadori, 1981; Da spettatore, ivi, 1973; Un prato di papaveri, ivi, 1973; Il polipo e i pirati (fiaba illustrata), Milano, Emme Edizioni, s.d. [ma 1974]; Lo smeraldo, Milano, Mondadori, 1974, poi: ivi, 1985; Lo specchio inclinato, ivi, 1975; Vino al vino 3, ivi, 1975, poi: ivi, 1981; La sposa americana, ivi, 1977, poi: ivi, 1980; Lettere a Mario Soldati, ivi, 1979; Addio diletta Amelia, ivi, 1979; 44 novelle per l’estate, ivi, 1979; La carta del cielo (antologia per la scuola media a cura di N. Ginzburg), Torino, Einaudi 1980; L’incendio, Milano, Mondadori, 1981; La casa del perché, ivi, 1982; Lo scopone, in collaborazione con Maurizio Corgnati, ivi, 1982; Nuovi racconti del maresciallo, Milano, Rizzoli, 1984; L’architetto, ivi, 1985; L’avventura in Valtellina, Bari, Laterza, 1986; Ah! Il Mundial!, Milano, Rizzoli, 1986; El Paseo de Gracia, ivi, 1987; Regione regina (raccolta di scritti già editi dedicati alla Liguria), Bari, Laterza, 1987; Rami secchi (ritratti e ricordi), Milano, Rizzoli, 1989. Dell’opera omnia si segnala: Opere. I: Racconti autobiografici, a cura di C. Garboli, Milano, Rizzoli, 1991; Tentazioni, prefazione di C. Garboli, Novara, Interlinea, 1996.
Fa quindi piacere leggere su «la Repubblica» del 22 gennaio 2003, che Carlo Fruttero, in un’intervista su Simenon, paragoni Soldati all’autore belga per la sua «forza elementare», e lo definisca «scrittore di sguardo». Paragone che può suonare riduttivo. Oltre alla parziale coincidenza dei risultati, Soldati è ben altro. Visivo e talvolta visionario, come chi possiede uno sguardo educato alle arti figurative, sa rendere un turbamento d’animo con la precisione prospettica d’un paesaggio, come sa aggiungere commozione umana alla descrizione di cose inanimate. A suo agio col romanzo lungo non meno che con la novella o il racconto breve, nervoso e scorrevole nello stile, non solo per inclinazione naturale ma per scelta deliberata. Soprattutto capace di stilizzare ogni conoscenza, spesso di prima mano, che gli derivi dall’aver frequentato la cultura francese e anglosassone, il cinema e la televisione, la storia dell’arte e il melodramma. Incastonati in un mosaico policromo di provincialismo e cosmopolitismo, fin dai racconti d’esordio (il già citato Salmace, 1929, che presenta una prima tavolozza di casi estremi e vertiginosi), i suoi temi e la sua voce di scrittore si consolidano nella fiction/non-fiction di America primo amore (1934 ), resoconto romanzato delle sue esperienze negli Stati Uniti. Che a quest’altezza Soldati possieda una sua voce matura e riconoscibile è fuor di dubbio, se un lettore finissimo come Henry Furst, recensendo il libro nel ‘36, può dirne «here at last we have a young European who has been ‘formed’ in the United States, without at the same time ceasing to be in every pore a real European.»

Furst avrebbe potuto scrivere a tutte lettere italian, anziché european. Il mosaico di Soldati è cementato da un fondo di severa formazione cattolica, gesuitica, unita a un profondo legame con la provincia che l’autore torinese non ha mai rinnegato, semmai integrato, bilanciandoli, con esperienze contrarie, come un libertino avventuriero del ‘700.

La cifra della narrativa di Soldati è una e universale: i meccanismi che regolano le azioni umane sono soggetti a deviazioni che risiedono nella natura stessa delle cose. Niente e nessuno è quel che sembra o crede d’essere, da premesse normali scaturiscono conseguenze teratologiche. Perché questi sono i meccanismi della vita, della sciolta e impetuosa pienezza vitale,…pienezza sensibile, come ha scritto Sanguineti a proposito del romanzo La confessione (1955). In questa chiave si possono leggere le sue opere maggiori, come Le lettere da Capri (1954) o La sposa Americana (1977), storie d’adulterio complicate dal linguaggio (dico proprio il linguaggio, il parlare con se stessi e con gli altri che intorbida le acque e acceca davanti alle più elementari verità). Fino alla vertigine dei mascheramenti, dei sentimenti veri distorti da azioni false, dei casi di coscienza nati dal quotidiano e cresciuti fino a dimensioni abnormi. Non a caso i suoi personaggi sono colti nel momento della verità, in un gesto o in un atteggiamento che contraddice radicalmente tutto il loro essere ed essere stati: vili che diventano inopinatamente forti, intellettuali aggiogati alla schiavitù dei sensi, onesti che si corrompono per inezie.

Una sorta di manuale del confessore aggiornato, che si dispiega in opere tese e geometriche come coreografie, quali La giacca verde (1950), La Finestra (1950), La busta arancione (1966), L’attore (1970), dove le menzogne dei personaggi s’inanellano l’una nell’altra costituendo una catena più forte e necessaria di qualsiasi realtà.

Alla vasta produzione narrativa, il mercuriale Soldati ha affiancato quella di sceneggiatore e regista cinematografico, dirigendo ventotto film fra gli anni ’30 e 50, alcuni dei quali ancora godibili, e si è concesso il lusso di esperienze tabù per il medio scrittore italiano, dal prestarsi come testimonial a un noto vino, al recitare in Napoli milionaria accanto a Peppino De Filippo, al progettare, dirigere e condurre programmi televisivi, a suo agio sia con Bassani sia con Mike Bongiorno. A suo agio con la vita.

Verrà il tempo di valutazioni critiche più serene e complete, e forse avremo la sorpresa (sorpresa annunciata, a dire il vero) di veder Soldati collocato nel ruolo che gli compete, di massimo descrittore dell’Italia del ‘900 dal primo all’ultimo decennio. (G.A)

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 05.02.2003
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Lupo (wlf.s@libero.it), Torino, 05/01/2004

Ho letto 'America primo amore',finalmente pubblicato da Sellerio. Lo studente italiano in America ha lo stesso sguardo feroce e innocente del 'Giovane Holden' di Salinger. L'America negli anni 50, anche se piena di contraddizioni, rimane una delle più grandi democrazie del mondo; ma scoprire quello sguardo in un giovane italiano negli anni 30 é ssemplicemente sconvolgente. LUPO 90




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