Cesare Zavattini nasce a Luzzara (Reggio Emilia) nel 1902, dove vive fino alletà di sei anni. Studia a Bergamo, ma prosegue gli studi prima a Roma, dove i genitori si sono trasferiti dopo aver affittato il Caffè Zavattini (1916-17), poi ad Alatri (1918-20). È in questi anni che incomincia ad avvicinarsi al teatro, al cinema, alla letteratura: Viviani, Petrolini, il Variété 17, gli spettacoli del trasformista Fregoli, le riviste di cinematografia, e poi Dostoievskij e lUomo finito di Papini, il libro che gli resterà più impresso. Si iscrive alla facoltà di Legge a Parma (non si laureerà mai), e nel 1922 entra come istitutore nel collegio Maria Luigia, dove ben presto si distingue per il suo carattere estroso, facendo divertire gli studenti con giochi e bizzarrie. Qui conosce Guareschi, col quale collabora al primo giornale umoristico della sua carriera, e Attilio Bertolucci. Nel 1926 collabora alla «Gazzetta di Parma», nel 28 lascia il collegio, e nel 29 a Firenze, per il servizio militare, entra in contatto con lambiente della rivista «Solaria».
Nel 1930 si trasferisce a Milano. È in difficoltà economiche, per questo è costretto a lavorare di giorno presso Rizzoli e di notte presso Bompiani. Nel 30 scrive su «Cinema illustrazione» la rubrica Cronache da Hollywood, inventandole e firmandole con vari pseudonimi. Nel 31 inizia con Bompiani lAlmanacco letterario. Sempre per Bompiani, nel 1931 pubblica il suo primo libro, Parliamo tanto di me. Lo stile leggero e la giocosità caratterizzano la prima produzione zavattiniana, e unoriginalità che si rifà ai tre punti fondamentali della sua poetica: il rifiuto del romanzo, capolavoro degli eroi; il rifiuto della prosa darte, a favore del frammento, del lapsus, della forma breve, del motto di spirito (un linguaggio vicino alla psicanalisi); il comico inteso come umorismo pirandelliano, denuncia e rappresentazione critica della realtà.
Il libro, presentato da Massimo Bontempelli al premio Viareggio, è un successo. Rizzoli poco dopo gli affida la redazione di importanti periodici e della prima collana editoriale I giovani. Nel 34 Zavattini, che sarà sempre sostenitore di iniziative di solidarietà, promuove il Premio della bontà. Nel 35 comincia a lavorare come soggettista e sceneggiatore, esordendo con Darò un milione e proseguendo con altri film di minor spessore. Nel 36 comincia a lavorare per Mondadori, curando il settore Walt Disney, i fumetti per ragazzi, il periodico «Le grandi firme» su cui pubblica racconti delle grandi firme della letteratura italiana.
Nel 1937 esce il libro I poveri sono matti. La follia è vista come un momento di libertà e dinvenzione, come sinonimo di infanzia e di povertà. I poveri sono i poveri di spirito, i semplici della tradizione cristiana, e se per Zavattini Cristo è un mito, un modello per luomo, egli stesso non apparterrà mai né ad una fede religiosa, né ad una fede politica. Lamore, luguaglianza, la solidarietà sono per Zavattini totalmente laici.
Per un esaurimento nervoso, lascia la Mondatori e si ritira a Oltre il Colle (Milano). Qui si avvicina per la prima volta alla pittura (che per lui sarà curativa) e da allora non la lascerà più. Il suo stile naïf predilige soggetti minuti e dimessi: funeralini, cimiterini, autoritratti. Nello stesso anno inizia il Diario di cinema e di vita. Nel 1939 conosce Vittorio De Sica: è linizio di unamicizia che li vedrà in tutti gli anni 50 protagonisti della stagione doro del Neorealismo, con Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano, Umberto D. Nel 1941 esce Io sono il diavolo. Qui il tema irrazionale dellinconscio e delle problematiche sotterranee delluomo si fa più evidente, in linea con il Surrealismo più aggressivo di Georges Bataille. I cambiamenti nello stile e nel linguaggio sono dovuti al momento di crisi che Zavattini sta attraversando e che lo porta ad avere maggior consapevolezza della complessità delluomo e di se stesso, delle sue ipocrisie e del suo egoismo. Lumorismo diventa grottesco, fino a raggiungere forme di crudeltà e di sadismo.
Nel 1943 vince il Premio Cavallino per pittori-scrittori. Scrive Ipocrita 1943, che uscirà completo nel 55. È il primo atto di un programma di Zavattini per uscire dal dibattito che ha seguito la fine della seconda guerra mondiale sul ruolo degli intellettuali durante il ventennio fascista. Zavattini si dissocia dalle polemiche astratte e decide di operare concretamente mettendo luomo al centro della sua riflessione. Gli altri saranno il modo per liberarsi dal senso di colpa per non aver agito contro il Fascismo.
Sempre del 43 è il libro Totò il buono da cui verrà tratto il film di De Sica Miracolo a Milano. Riprende la poetica della meraviglia e il tono favolistico della narrazione, e continua la poetica dellamore e della solidarietà per cercare di dare un senso alla vita esorcizzando la morte.
Nel 49 vince lOscar con Ladri di biciclette di De Sica. A partire dallimmediato dopoguerra, va svolgendo una funzione rilevante nelle associazioni degli autori cinematografici e delle cooperative. Nel 55 vince il Premio Lenin Mondiale per la pace. Il tema della pace sarà sempre caro a Zavattini: sua è lidea di introdurre discussioni sulla pace nelle scuole. Agli anni 60 risale la lunga presenza a Cuba, da dove lo chiamano per collaborare alla nascita del nuovo cinema dopo la rivoluzione. Nel 67 pubblica Straparole, di cui fanno parte Lettera da Cuba a una donna che lo ha tradito, Riandando, Viaggetto sul Po; nel 70 Non libro più disco, che non fu ben accolto dalla critica; nel 73 Stricarmn dna parola, poesie in dialetto luzzarese. Nel 76 Un paese ventanni dopo, La notte che ho dato uno schiaffo a Mussolini, Al macero. Dal poemetto Ligabue viene tratto uno sceneggiato televisivo sul pittore. Del 1982 è La Veritàaaa (sic), di cui è soggettista, sceneggiatore, regista, attore. A questopera affida il messaggio morale e poetico di tutta una vita.
Muore a Roma nel 1989.