SATANA A GORAY, DI ISAAC B. SINGER. L'ERESIA DEL FALSO MESSIA, SABBATAI ZEVI, NEL CRUCIALE ANNO 1666, PER LA CABALA (QABALA, KABBALA) E PER L'APOCALISSE DI S. GIOVANNI

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Isaac Bashevis Singer

La vicenda poggia sulla narrazione di antiche leggende, spiriti, folletti, e demoni, presenze fantastiche e magiche, benigne o sataniche, caratteristiche della cabala ebraica
(di Margaret Collina)


Tarocchi
Nello Sephirot, l'albero della vita della cabala ebraica, il Diavolo si trova in corrispondenza del cammino ventiseiesimo, tra Hod (lo Splendore) e Tipharet (la Bellezza) .
Corrisponde alla quindicesima Casa dell'Arte dei Tarocchi e significa asservimento della coscenza ad opera dell'illusione della materia e, per contrasto, libertà dall'illusione che conduce alla trasformazione. Forza fisica, dignità.
In Alchimia, corruzione e putrefazione si purificano nell'oro. La quindicesima Casa corrisponde proprio a questa iniziale dissoluzione.
Segno zodiacale: Capricorno, Periodo dell'anno: da Natale all'Epifania.
l dybbuk prese allora a gridare: – Guai a te e che tu sia maledetto, uomo perfido, perché hai praticato l’iniquità e ti sei insozzato l’anima con ogni cosa indegna…–»

Satana a Goray, del 1935, è il romanzo d’esordio di Isaac Bashevis Singer, riproposto dalla Longanesi nella traduzione di Bruno Oddena, derivata a sua volta da quella di Jacob Sloan dallo Yiddish, vale a dire la lingua colta degli ebrei dell’Europa Orientale: tedesco scritto con caratteri ebraici e trasferito dalla Germania, durante il Medio Evo, ai paesi dell’Est europeo che accolsero gli ebrei in fuga. Quasi sempre era avvenuto che Singer, dopo aver abbozzato le sue opere in Yiddish, le traducesse egli stesso in inglese - magari con l’aiuto di scrittori americani già molto noti - ; esse venivano poi trasposte in altre lingue, allo scopo di renderle fruibili al grande pubblico.

Il romanzo narra la vicenda della cittadina di Goray, la quale, dopo essere stata quasi distrutta dai cristiani nel 1648, risorge faticosamente alcuni anni più tardi. E proprio in questa piccola comunità, verranno gettati i semi maligni dell’eresia del falso Messia, Sabbatai Zevi, attraverso il suo emissario Gedaliya, il quale convincerà gli abitanti del villaggio che operando ogni genere di nefandezza avrebbero affrettato la resa definitiva al male, e con essa la redenzione finale, secondo l’interpretazione del messianismo cabalistico. La storia si svolge attorno all’anno 1666 (cifra che contiene il numero della Bestia secondo l’Apocalisse di S. Giovanni), cioè l’anno di avvento del Messia, secondo i calcoli della cabala.

Tutta la vicenda poggia sulla narrazione di antiche leggende: ogni pagina è fitta di figure di spiriti, folletti, e demoni, presenze fantastiche e magiche, benigne o sataniche, caratteristiche della tradizione ebraica ma soprattutto ostjudisch, che l’autore (qui e in quasi tutte le sue opere) intende perpetuare e tramandare affinché non se ne perda la memoria. Come intende fare, allo stesso modo, con la lingua yiddish, che continuerà ad utilizzare ostinatamente proprio perché ormai sconosciuta anche alla gran parte degli ebrei suoi contemporanei.

Singer si definirà uno scrittore “fantasma” (rappresentante di una civiltà e di una lingua quasi ignorate), come fantasma è lo stesso dybbuk: l’invasore, il possessore maligno, protagonista della parte finale del romanzo. Il dybbuk, infatti, non è un demone, bensì un’anima errante che non potendo godere della pace eterna a causa del peccato, si aggira con inquietudine sulla terra impossessandosi del corpo di talune creature.

Eiphan Levi
Nella corrente mitologia massmediale, qualcuno ha provato a paragonare il Diavolo dei Tarocchi a Darth Vader (Guerre stellari), un'entità estremamente cattiva e manipolatrice che rappresenta la figura paralizzante del padre, come la goccia d'ambra che tiene intrappolata l'ape nella immobilità della sua trasparenza.
Questa carta provoca paura e ansia. E' l'Ombra che racchiude la parte più negativa e bassa del soggetto. Ciò che rappresenta ci permette di gettare uno sguardo introspettivo dentro a noi stessi
E a questo scrittore fantasma e alla sua lingua spettrale, verrà attribuito nel 1978, il Nobel per la Letteratura. La sua passione per l’occulto, la magia e i riti superstiziosi delle antiche popolazioni da cui discende, lo accomunano singolarmente ad un altro Nobel, il poeta William Butler Yeats, che dell’esoterismo aveva tratto ispirazione vitale e artistica in epoca meno vicina. L’attribuzione della massima onorificenza artistica a Singer però (proprio come avvenne per la nostra Grazia Deledda) fu contestata, adducendo le ragioni di una presunta povertà linguistica e letteraria. In realtà, la sua prosa scarna, semplice, caratterizzata da periodi brevi e dall’aggettivazione non ricercata –ma tutt’altro che banale- risulta efficacissima per dipingere i quadri vividi e fascinosi delle storie “epiche” che intende narrare. Singer, infatti, più che scrittore, deve intendersi narratore di una cultura che potrebbe perdersi per sempre, portavoce di una comunità di minoranza e delle sue tradizioni più antiche. Nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel egli dirà, tra l’altro, che compito dello scrittore nei confronti del lettore è quello di «sollevare il suo spirito, fornirgli la gioia e l’evasione che sempre la vera arte garantisce». «Nondimeno, è anche vero che uno scrittore serio del nostro tempo deve essere profondamente impegnato sui problemi della generazione alla quale appartiene.»

Singer, pur conoscendone perfettamente i meccanismi (mirabile la descrizione dello stato depressivo in cui cade uno dei protagonisti, il vecchio rabbino Benish), non si occupa della psicopatologia individuale; non sottolinea un’interpretazione di isteria collettiva, bensì la visione corale dell’allontanamento dalla legge e delle sue devastanti conseguenze sulla collettività, le quali termineranno con il giudizio e la condanna, dapprima rifiutati e poi accettati in espiazione, secondo una logica che taluni definiscono “dantesca”.

Singer è un Romanziere: la sua dimensione è in tutto quella del romanzo, cioè di un mondo che conosce ma che vive fuori da sé, proprio come nell’astrazione divina; in un suo scritto afferma, infatti, che «Dio è un romanziere e il suo romanzo è il mondo».

I.B.Singer
Isaac Bashevis Singer
E’ altresì importante sottolineare anche alcune notazioni riguardanti il parallelismo tra gli aspetti demonologici della cultura ebraica e di quella cristiana. In Satana a Goray, la descrizione di Rachele, posseduta dal dybbuk e ingravidata da Satana in persona, è talmente particolareggiata e aderente alle rappresentazioni di possessioni diaboliche di origine cristiano-cattoliche (dal Malleus Maleficarum ai Diavoli di Loudun di Huxley, dalle “cronache” dell’Inquisizione, ai film noti al grande pubblico come Rosmary’s baby e L’esorcista), da far pensare che tutta l’iconografia satanica, storica, letteraria e cinematografica, non abbia conosciuto differenze rilevanti nella tradizione giudaica e in quella cristiana. Parrebbe che non ci fossero distanze significative tra i giudizi sommari della santa Inquisizione e quelli degli “uomini giusti” degli antichi villaggi ebrei. Talvolta, per ciò che riguarda le opere d’immaginazione più recenti, non si può che immaginare una diretta ispirazione alle vivide descrizioni delle opere singeriane.

Singer scriverà la maggior parte delle sue opere negli Stati Uniti (già ormai scrittore affermato e apprezzato), dove era fuggito per scampare alla persecuzione nazista: e nello stesso Satana a Goray si potrebbe cogliere l’allegoria del “bene” perseguito attraverso l’aberrazione del male- ovvero attraverso l’eliminazione totale del popolo ebreo- interpretata questa volta tramite una perversa logica “cristiana”.

A cura della Redazione Virtuale

Milano, 8 luglio 2002

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«A l'alba sùlfer, ai pàsser che fan festa/l'è un rusià de nèvur malascènt/che fòsfer, clori, arsenegh e remèsta/de Breda, de Nerviàn un firmament/ t'infèscia sü Milan de malattia,/che sura i cupp schilìga me la gent/che per cità van umber d'un'arlìa.»

(Franco Loi, L'arlìa)



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