PER BUZZATI NELL'AMORE DIVINO; PER DICKENS NEL DONARE, PER JOHN GRISHAM LO SPIRITO DEL NATALE SI TROVA IN SANTA CLAUS, BING CROSBY E NEL TACCHINO ARROSTO

ITALIALIBRI - RIVISTA MENSILE ONLINE DI LIBRI ITALIANI, BIOGRAFIE DI AUTORI E RECENSIONI DI OPERE LETTERARIE







Notizie ItaliaLibri

Ricevi gratis i notiziari periodici con le novità librarie e le notizie di italialibri.net.
Gratis!



Google
Web
www.italialibri.net
www.italialibri.org


Lo Spirito del Natale secondo J. Grisham (e secondo Dino Buzzati)
(di Margaret Collina)


Santa
ome sarebbe stato bello evitare il Natale, cominciò a pensare. Uno schiocco delle dita ed è il due gennaio. Niente albero, niente compere, niente regali inutili, niente mance, niente confusione e impacchettamenti, niente traffico e folle….niente spreco di soldi» (John Grisham).

La lettura dell’ultimo, esilarante e feroce romanzo di Grisham Fuga dal Natale, è stato un fortunato pretesto per rileggere uno di più bei racconti sullo “Spirito del Natale” che siano mai stati scritti: quel Racconto di Natale di Dino Buzzati che nella sua brevità e apparente candore, coglie con profondità e intuizione tutta buzzatiana l’essenza più autentica di una festa che, per la maggior parte dei popoli occidentali, di religioso non contempla ormai quasi nulla.

Il breve racconto di Buzzati, in cui Dio si allontana via via che qualcuno tenta egoisticamente di appropriarsene, per poi riapparire nella chiesa solitaria e grandiosa (mirabile la descrizione di quel luogo gelido e desolato, eppure tutto pervaso dalla presenza divina), adorato dall’anziano Arcivescovo, sembra racchiudere in poche pagine -così lontane dall’“ortodossia”- tutto il sapere teologico sulla venuta del Cristo. Il Cristo che nasce per darsi al mondo, per moltiplicarsi e smembrarsi infinitamente, fino a divenire di ciascuno e di nessuno in modo esclusivo. Il Cristo che non “appartiene”, ma possiede, che non cerca ma si fa trovare dagli uomini di buona volontà, e che nasce consapevole della necessità di una morte sacrificale e salvifica la quale non ammette eccezioni né privilegi: «Dio pareva farsi sempre più raro, e chi ne possedeva un poco non voleva cederlo (ma nell’atto stesso che lui rispondeva di no, Dio scompariva, allontanandosi progressivamente).»

Certo, tutta la produzione artistica di Buzzati è accompagnata da un’aura fiabesca, eppure, il laico, il surrealista, il neogotico Buzzati- autore di alcuni tra i più bei racconti della letteratura italiana-, nel suo piccolo capolavoro natalizio riesce, forse solo tra i tanti che si sono cimentati sull’argomento (comprendendo lo stesso Dickens, cui probabilmente l’autore si è ispirato nell’incipit del suo racconto), a farci sentire – noi credenti o laici- del tutto impreparati di fronte ad una così semplice e, allo stesso tempo maestosa, verità sull’Amore.

E così, mentre per Buzzati lo Spirito del Natale sta nella condivisione dell’amore divino, e per Dickens nel disgelo della singola e personale capacità di donare, per la società descritta da Grisham esso risiede, fondamentalmente, nel numero spropositato di lampadine (anche decine di migliaia) con cui ogni famiglia americana riesce ad addobbare la propria villetta, o nel pupazzo di neve da issare sul tetto.

Leggendo le centocinquanta pagine del cinico e grottesco racconto dello scrittore statunitense, la prima reazione è quella di pensare «…ma quella è l’America: qui le cose sono diverse». In realtà, come sempre accade nella buona letteratura, ogni metafora deve attagliarsi perfettamente ad un “universo”, altrimenti tale non potrebbe definirsi. E in questo caso, tutta la storia- raccontata con prosa tanto semplice e “liscia” da risultare quasi sdrucciolevole come un pavimento troppo lustrato- e la descrizione puntigliosa e fedele di un tipico Natale americano, altro non sono che la micidiale metafora di un qualsiasi natale occidentalizzato.

Luther Krank, mediocre fiscalista e protagonista della storia esemplare, dopo aver fatto un po’ di conti (in fondo è il suo mestiere), ed essere inorridito di fronte alla spaventosa cifra di 6100 dollari (più di dodici milioni di vecchie lire) spese per l’apparato natalizio dell’anno precedente, approfitta dell’assenza della figlia Blair e decide di “saltare il Natale”, sostituendolo con una crociera ai Carabi per sé e per la moglie. «Non era in collera e non avrebbe gridato “ipocriti” a tutti coloro che gli avessero augurato un lieto Natale. Stava semplicemente saltando il Natale per andare in crociera».

Naturalmente il caso ce la metterà tutta per impedirgli di realizzare il suo scandaloso sogno di libertà, e il finale (a metà tra il vaudeville e le comiche di Stanlio e Ollio), in un crescendo di incidenti e maldestri tentativi di restaurazione natalizia, scoppierà tra le mani del protagonista (e tra le righe del romanzo) proprio come il più tradizionale dei petardi di Natale.

Un finale all’americana però, in cui, come tutti sappiamo, il lieto fine non può mancare. Ed ecco, finalmente, anche qui lo Spirito del Natale affiorare, ripulito da ogni sospetto di consumismo, di superficialità e di ostentazione, sotto la forma luccicante della solidarietà: termine abusato e maltrattato, ma certo più “politicamente corretto” degli ormai impronunciabili carità e fratellanza.

E il lettore cinefilo, non può non ricordare le immagini sbiadite eppure confortanti come una coperta calda di La vita è meravigliosa, e si chiede se a questo mitico film di Capra si sia ispirato Grisham – magari inconsciamente –per il finale del suo romanzo, abiurando al cinismo e alla spietata denuncia sociale con cui l’aveva brillantemente iniziato.

Ma si sa, gli americani, anche i più coraggiosi, non se la sentono proprio di affondare il buon vecchio Santa Claus, le canzoni di Bing Crosby, e il tacchino arrosto. Così, se proprio non si riesce più a credere ad uno Spirito del Natale eterno e immutabile, mistico e intimistico, si può sempre rispolverarne il suo patetico simulacro, ormai sepolto nella cantina dei ricordi.

«Un garzone lavorava con impegno ad un’esposizione di cioccolatini natalizi. Un cartello al banco della macelleria invitava tutti i clienti a ordinare il loro tacchino al più presto. Nuovi vini per Natale! E prosciutti per Natale! Che spreco, pensò Luther: perché per celebrare la nascita di Cristo mangiamo e beviamo a dismisura?».

In collaborazione con «La Voce di Ferrara-Comacchio»

Milano, 15 dicembre 2002
© Copyright 2000-2001-2002-2003 italialibri.net, Milano - Vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso di italialibri.net


«[...] il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo era al 60 per cento nel 1980, e nel 1983, alla fine del governo Spadolini, era salito al 70 per cento; nel quadriennio 1983-1987 (governo Craxi) raggiunse il 92 per cento, fino a toccare addirittura il 118 per cento nel 1992, anno del crollo della lira e del rischio d’insolvenza dello Stato.»

(Marco Travaglio, La Scomparsa dei fatti)



Novità in libreria...








AUTORI A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
OPERE A-Z
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
PAROLE NUOVE

La collezione della cultura
(Cultura delle collezioni)

La Galleria degli Uffizi ospita una delle maggiori raccolte d'arte del mondo: il Rinascimento di Masaccio, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, e Botticelli, Perugino, Pollaiolo, Tiziano. Il Rinascimento nel Rinascimento. Basta affacciarsi alle sue grandiose finestre per ammirare Palazzo Pitti, la cupola di Santa Maria del Fiore, Forte Belvedere. (di Elena Marocchi)
«L'unica immortalità in cui credo»
La vita del poeta come allegoria dell'esistenza
La vita dell'artista, è un'immagine esemplare della vita di ogni essere umano. Travasata nell' opera, è allegoria in sé ed è strumento per il lettore, per mantenere e per sviluppare quella facoltà di pensiero che è la somma di tutte le libertà: religiosa, politica, civile... La vita di Virginia Woolf in quanto vita d'artista si rinnova nelle sue opere e ci aiuta così a restare liberi. Nadia Fusini, a colloquio con Paolo Di Paolo presenta la sua biografia della scrittrice di Bloomsbury.

Ereditarietà e predestinazione nei personaggi de “I Viceré”
Romanzo-simbolo della decadenza e della fine non solo di una stirpe ma di tutta una condizione sociale.

L'itinerario stilistico di Federico De Roberto può considerarsi inscritto sull'asse verismo-naturalismo-psicologismo. "I Viceré" è il risultato dell'elaborazione dei vari passaggi che lo hanno svincolato da ogni precedente "ismo". Nel romanzo la storia della Sicilia post-garibaldina viene delineata attraverso le vicende private degli Uzeda di Francalanza., il cui ultimo discendente è soltanto un groviglio di cromosomi degenerati. (di Anna Maria Bonfiglio)
Primo Levi (1919-1987)
Secondo decennale della scomparsa

Lo scrittore era nato a Torino. Deportato ad Auschwitz riuscì a sopravvivere, fatto di cui non seppe darsi pace. Se questo è un uomo, La Tregua, Se non ora quando?, sono alcuni dei suoi libri che ci trasmettono inossidata la testimonianza più aggiacciante e vivida dell'Olocausto ebraico.


ALTROVE

M.Luzi
Mario Luzi. 1914-2005

Poeta mistico, più che poeta cristiano, drammaturgo, saggista e traduttore dalla vastissima multiforme opera.
L’itinerario di Luzi non è tanto dall’ermetismo alla chiarezza, quanto dal narcisismo di una sola voce alla pietas di una coralità di voci attive e di “scribi” che sono disponibili a scrivere


Antologia della Poesia Erotica contemporanea
Raccolta di materiali.
Scadenza: 15 settembre 2006

L'Antologia della Poesia Erotica contemporanea si propone di costruire un ponte tra il popolo dei poeti e il vasto pubblico dei lettori. Le opere saranno analizzate da un Comitato Scientifico costituito dai responsabili delle partecipanti Riviste di Poesia e da ItaliaLibri, a cui si affida di raccogliere i materiali dalla Rete. Ecco una selezione dei versi ad oggi pervenuti e delle citazioni suggerite dai lettori.

Luther Blisset
«Vado oltre Calvino»
Un eroe troglodita in fuga dal collasso

Marco Walden, protagonista del romanzo Guerra agli umani, lotta per sopravvivere alla distruzione di una società che ha concesso troppi ambiti all'economia. Ce ne parla Wu Ming 2, a colloquio con Roberto Borroni e Vanessa Sorrentino.


Dinanzi alle Terme di Caracalla
Tratta dalle Odi Barbare, sispira alla rievocazione commossa del paesaggio storico
La voce pi intima di Giosu Carducci, gi individuata nel senso doloroso, seppur virile, della morte del tutto, nella stagione della estrema maturit, scarta ancora i limiti angusti della cronaca e della storia, per scendere nella profondit dellio per indagare le ragioni ultime dellessere. Questa ricerca sottintesa dalla sicura consapevolezza di una poetica della malinconia e dallacquisto di un nuovo senso creativo della immagine e della parola, in una misura in cui coincidono prodigiosamente poetica e poesia. (di Reno Bromuro)






http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Gio, 3 ago 2006

Autori | Opere | Narrativa | Poesia | Saggi | Arte | Interviste | Rivista | Dossier | Contributi | Pubblicità | Legale-©-Privacy