L'ORIGINE DELL'UTOPIA. IL GENERE UTOPICO, DA OMERO E PLATONE AL RINASCIMENTO

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Immagni da un mondo rovesciato

Una forma di pensiero che affonda lesue radici in epoca remota.


Alcinoo

Danza dei figli di Alcinoo
(part., 1790-1792) Antonio Canova

el periodo dell'antichità classica la maggior parte delle narrazioni che appartengono al genere utopico, descrivono un luogo ideale o un mondo in cui tutti sono ugualmente felici e liberi dal male e dalla miseria.

Ed Alcinoo di nuovo: Ospite, un’alma
Già non s’annida in me, che fuoco prenda
Sì prontamente. Alla ragione io cedo,
E quel, che onesto è più, sempre io trascelgo.
(Omero, Odissea, XVII, 390-393)

Platone

La prima proiezione utopica conosciuta risale a Omero, (Odissea, Libro VII), che descrive il giardino utopico di Alcinoo, dove le fioriture si susseguono, senza soluzione di continuità, con il progredire delle stagioni. Esiodo (VIII-VII sec a.C.) ne Le opere e i giorni, propone il primo esempio di poema didascalico, dove raccoglie consigli per l’agricoltura e la la navigazione e pone al centro dell’attività umana il lavoro, che conferisce dignità e pone l’uomo nel sistema ordinato della giustizia. Pindaro (518-438 a.C.) allude a una mitica isola degli uomini "felici e beati". Infine Platone (428-347 a.C.), nella Repubblica e nelle Leggi, discetta sulla formazione dello stato e sulla natura della giustizia. L'esempio di Platone è probabilmente il più celebre e autorevole di tutta la letteratura utopica classica, ed ha influenzato gran parte delle opere che sono seguite, di cui la più importante è quella di Thomas More, anche se Massimo Cacciari contesta, nel suo Geofilosofia dell'Europa, che in Platone si tratti di utopia, suggerendo invece il termine di atopia: non fuori luogo, ma fuori dall'ordinario.

Tra gli scrittori che si sono succeduti in epoca classica, citiamo ancora Aristofane (445-388 a.C., Gli uccelli, Lisistrata, Le donne a parlamento), Evemero (III sec. a.C., Scritto sacro, la sua isola si chiamava Pancadia), Plutarco (46/50 a.C.- dopo il 120 ), Publio Ovidio Nasone (43 a.C.- 18, Fasti), Publio Virgilio Marone (70-19 a.C., Bucoliche) e Quinto Orazio Flacco, (65-8 a.C., Satire).

Le utopie cristiane, scritte tra il II ed il XVI secolo, si preoccupano soprattutto del regno ideale di Dio sulla terra, che deve essere realizzato o dalla Chiesa cristiana nella sua totalità, o da uno dei movimenti al suo interno. Nell'era cristiana si possono riscontrare molte utopie religiose, alcune delle quali sono in stretto rapporto con lo sviluppo del monachesimo, mentre altre sono manifestazione di una delle possibile forme del millenarismo.

Dante Alighieri

Dante Alighieri
(Domenico di Michelino 1465)

I testi più significativi della cultura italiana, rientrano in un percorso che si snoda intorno a un progetto di pace (Gian Mario Anselmi, Mappe della letteratura europea e mediterranea, Bruno mondadori, 2000), stimolato forse dall’eterno conflitto tra Chiesa e Impero e da quello parallelo, che contrappone il Cristianesimo all'Islam, per la riconquista di Gerusalemme. I più importanti sono: De civitate Dei, di Agostino (354-430), una sistemazione della cultura e della storia in un ottica teologica; la Monarchia di Dante Alighieri, l’opera in cui viene trattata con maggior chiarezza l’utopia politica del poeta fiorentino, ma anche la rappresentazione fantastica del viaggio compiuto da Dante nella sua Commedia, dalle invettive e la dura condanna dell’avversario politico all’ardore profetico di una pace meritata, lascia trasparire una funzione etica e salvifica di speranza.

Tommaso d’Aquino (1221-1274) non ha pregiudizi di fronte alle tre forme classiche di governo, monarchia, aristocrazia e democrazia, a patto che non degenerino nella tirannide, pericolo condiviso anche dalla democrazia, qualora non rispetti la giustizia.

Dedicato a Lorenzo de’ Medici, il Principe (1513) di Niccolò Machiavelli è un compendio di regole di opportunità politica e discute la possibilità di un principato innovativo. In quest’opera, come nei quasi contemporanei Ricordi (1512-1530) di Francesco Guicciardini, l’utopia non interessa un luogo, ma un individuo. Ma in Machiavelli, il principe, che concentra in sé virtù e gusto e si adopera al governo dello stato con lo stesso spirito di un artista che si dedica a un opera d’arte, il criterio dell’utilità prevale sul concetto di etica, mentre per Guicciardini non è realistico operare il male, sia pure per conseguire il bene della comunità.

La città ideale

Piero della Francesca, La città ideale

Utopie architettoniche

Ma questo periodo è anche culla di una delle tante utopie parallele a quella letteraria. Nei dipinti medioevali e del primo Rinascimento spesso si puo scorgere la città ideale del cristianesimo, incastonata nello sfondo del quadro, come nell’Adorazione dell’agnello (1432) di Van Eyck (circa 1391-1441), o come soggetto principale, come nelle prospettive de La città ideale, attribuita a Piero Della Francesca (circa 1420-1492).

Nella sua opera più famosa, Dieci libri sull’Architettura, Leon Battista Alberti (1401-1472) pone i fondamenti per l’utopia che vedrà il suo maggiore sviluppo nell’Idealismo inglese del secolo XIX, e descrive una città costruita intorno a una piazza quadrata.

(In Dall'utopia all'anti-utopia, la fortuna di un genere letterario che si è mantenuto attuale attraverso i secoli evolvendosi, dal trattato filosofico al romanzo, alla fantascienza)

Milano, 12 febbraio 2003
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