Immagini da un mondo rovesciato Luogo di solitudine perfetta, dove luomo ritrova se stesso e si misura con il mistero di un'Evento che potrebbe realizzarsi ma non si realizza mai
topia come non-luogo o come regione della felicità e della perfezione, idea irrealizzabile, o trasposizione socio-politica del modello teologico dellagostiniana Città di Dio? Forse a nessuna di queste definizioni si può agevolmente ricondurre il pensiero buzzatiano. E qualsiasi modello letterario dutopia, non ha nulla a che fare con le tematiche di Buzzati. Ma Buzzati a ben vedere, forse inconsapevolmente, ha dato vita nella sua opera ad una personale regione fantastica e ideale ampiamente utopica che va ad aggiungersi alle già codificate figure di utopia.
Sulla maestosa e onnivalente metafora buzzatiana e sui luoghi letterari che lo scrittore ha trasformato in simboli di luoghi dello spirito la montagna, il deserto, il mare troppo si è detto. Così pure dei sentimenti dellattesa e del mistero che pervadono tutta la sua produzione letteraria.
Forse però, proprio nel significato più profondo di attesa e di mistero (luogo di frontiera tra reale e immaginario) e finanche nel senso della sfida la provocazione ardimentosa che consente di diventare finalmente uomini e di vincere le proprie inconfessabili paure sta rinchiusa lidea utopistica dellautore.
Certo non si potrà parlare di utopia sociale, o in qualche modo collettivizzabile. Buzzati crede fino in fondo al valore ineguagliabile dellunicità umana, e alla responsabilità delluomo di fronte a se stesso: «Unimmensa piazza dunque, con intorno uninfinità di case, questa è la vita; e in mezzo, gli uomini che trafficano fra di loro e nessuno mai riesce a conoscere le altre case; soltanto la propria e in genere male anche questa perché restano molti angoli bui .E la verità si trova soltanto nelle case e non fuori. Cosicché del restante genere umano non si sa mai niente.»
Di conseguenza lutopia dovrà intendersi non come costruzione ideale di una città diversa, bensì come una non-città, luogo di solitudine perfetta, (ecco il deserto, dove i sogni possono liberarsi) dove luomo ritrova se stesso e si misura con il mistero. O, viceversa, come la scoperta di una città altra dove la magia si annida nel quotidiano ed è capace di trasformare il banale in inusitato. In tutta lopera di Buzzati utopia è sinonimo di immaginazione, ed è proprio attraverso limmaginazione, che la città si muta in un luogo fantastico e perciò tollerabile, vivibile, e al tempo stesso viene resa partecipe dellattesa dellEvento.
E probabilmente, è proprio nellEvento (da molti critici identificato nella morte) che sta il significato ultimo dellutopia buzzatiana; lEvento che non si realizza, ma potrebbe realizzarsi e che costituisce, dunque, fonte di continua disillusione e di rinnovata speranza.
Ma se anche lEvento fosse autenticamente riconoscibile nella morte, al di là della vera o presunta religiosità di Buzzati, certo non potrebbe ipotizzarsi unutopia più perfetta, in cui ogni percorso trova compimento ed il cerchio dellansiosa ricerca, finalmente, si chiude.
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