RENÉ GHÉNON, IL FILOSOFO FRANCESE DEDITO ALL'ESOTERISMO AUTORE NEL 1925 DEL SAGGIO L'ESOTERISMO DI DANTE

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René Guénon

Una verità chiamata "Tradizione"
(di Francesco Carbone)

a decifrazione paranoica può essere applicata a qualunque testo: si può ricavare l’albero genealogico di Snoopy leggendo a saltapicchio l’elenco telefonico di Timbuktù, come vaticinare le recensioni di Pickwick del 2005 giocando ai 666 cantoni con la tredicesima centuria di Nostradamus. È una tecnica capziosa che «popola di avventure i libri più calmi» (Borges): avventure sempre gratificanti, essendo i deliri fatti apposta per «ristrutturare una realtà che non si domina» (le Garzantine. Psicologia) in una ghirlanda di conferme.

Sui dantisti dementi, che «sotto il velame de li versi strani» raspano il tartufo di cabale, esoterie, iniziazioni, eresie ecc., Bompiani nell’89 pubblicò una raccolta di saggi, L’idea deforme, con un’introduzione di Umberto Eco. Qui proprio Guénon è presentato come l’autore che meglio permette «la completa immersione nel paradigma esoterico».

Siamo infatti nel «pensiero della somiglianza universale», paranoico in quanto non riconosce l’esistenza di «somiglianze casuali e illusorie» (Eco). Tutto ha senso in quanto voce criptata del medesimo segreto: Cristo, Shiva, l’alchimia, Dante, Pitagora, l’orfismo ecc. sono i rami luminosi di un unico albero, di cui le tenebre di quella notte che è il mondo nascondono il tronco. Non il singolo ramo, ma ridiscendere al “tronco” è ciò che interessa a Guénon.

La presenza di elementi analoghi (il numero 3, san Bernardo di Chiaravalle, la rosa, la croce, le stelle…) in Dante, nella massoneria, nell’Islam più sapienziale, nell’induismo, nei Templari, in Pitagora ecc., prova la loro origine da una “metafisica” comune e vera.

Questa verità, che Guénon chiama “Tradizione”, sarebbe da tempo segreta, sia perché da sempre perseguita, sia perché è per sua natura cibo prezioso per iniziati.

Accedere dal di fuori al circolo della sacra paranoia è infatti impossibile. Lì valgono altri galatei, e si prendono per buone «notizie non documentate, testimonianze imprecise fondate sui ‘si dice’» (Eco).

Seguire Guénon senza sussulti nel suo rapido svolazzo sul labirinto della Commedia richiede la pazienza di Alice nel Paese delle Meraviglie e un’applicazione ascetica del principio che Coleridge chiamò di “sospensione dell’incredulità”.

Eco, ricordando il meno paranoico dei racconti di Poe, La lettera rubata, invitava invece ad ascoltare quanto di infinitamente misterioso un testo non dice “sotto”, ma in sé. Quanto agli ermetici, «c’è più gusto a sfidare Pico della Mirandola che Guénon».

Per gli amanti, insomma, più che di Dante, dell’esoterismo.


R. Guénon, L’esoterismo di Dante (Adelphi, 2001)

Milano, 28 giugno 2004
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