appiamo tutti che lultimo secolo è stato quello in cui si è potuto affermare che «Dio è morto» (Nietzsche). Il dio absconditus, il dio silenzioso dinanzi allOlocausto, il dio fuggitivo, il dio che attende nondimeno il Novecento si è chiuso con una ripresa fiduciosa dellanalisi teologica e filosofica sul concetto e la realtà di Dio 1. In particolare, Petrocchi2 ci ricorda che la stessa nascita della lingua volgare avviene nellhumus dellesperienza religiosa ed assume la primigenia forma della lauda con Francesco dAssisi e il grande Jacopone da Todi. Il laudario di questultimo, in particolare, raggiunge toni alti anche di poesia evocativa e narrativa (come nellindimenticabile Pianto della Madonna) e ci consente di dire che la nostra letteratura delle origini contiene già in embrione, dentro gli spigoli di una metrica povera, il respiro e le forme che prenderà la poesia a venire. Quanto alle motivazioni spirituali fondamentali lansia di purezza e il bisogno di una continua comunicazione con Dio le ritroviamo pienamente attuali (e semmai più intense) nel Novecento, a distanza di otto secoli.
Scrutando ora il Novecento, vorrei partire dallesperienza letteraria e umana di Primo Levi, ricordare il suo magistero sul dovere della memoria e linsondabilità delle scelte individuali. Anche Quasimodo è fortemente impegnato sul dovere di testimoniare e perplesso, come Levi, sul silenzio divino nella tragedia bellica. Sappiamo però quale fu la risposta a chi si chiedeva dove fosse Dio, guardando il corpo di un ragazzo penzolare da una corda in un lager: Dio è qui, Dio è quel ragazzo. E in questo significato simbolico si potrebbe anche condividere laffermazione niciana sulla morte di Dio. Su quel secondo delitto delluomo del Novecento è ancora aperta linchiesta, vivo il dibattito culturale.
Una grande ricchezza di temi e di spunti la troviamo nel filone di quei poeti atei o dubbiosi che si sono confrontati con Dio e la fede: tra tutti Jorge Luis Borges e Giorgio Caproni. Nei loro incontri con la divinità danno prova di grande onestà intellettuale e della qualità della parola poetica anche nel suo uso speculativo. In particolare, il coraggioso confronto di Caproni con Dio produce quasi una contro-preghiera. Daltronde il poeta, pur definendo una ateologia il proprio pensiero su Dio, non abbandonerà mai la lettura del Purgatorio dantesco, lasciandoci chiara testimonianza della continuità della sua ricerca. Borges rivendica invece lumanità di Cristo e crede con forza nelleternità (che predisse in un volto perennemente di fronte alluomo).
Il filone più propriamente religioso della poesia italiana del Novecento vede la presenza di molti autori, alcuni assolutamente imprescindibili: Pascoli, Corazzini, Rebora, Ungaretti, Luzi, Betocchi, Turoldo, Guidacci, Cattafi, Campo e Mundula3. Ma anche Alda Merini, Patrizia Valduga e Davide Rondoni sono entrati prepotentemente in rapporto con Dio nella loro produzione poetica.
Mentre nellOttocento si riscontra una scarsa presenza di Dio in letteratura in unepoca che ha visto il massimo dispiegamento del Realismo e linfatuazione positivista ma che pure ci consegna le lacerazioni di Dostoevskij nel Novecento si rinnovano le attenzioni al problema di Dio anche, come già detto, a causa delle due ravvicinate tragedie della prima e seconda guerra mondiale, che hanno costretto tutte le culture coinvolte ad una riflessione epocale. Lorizzonte letterario si riapre, prevalentemente, sul dio cristiano e si rivedono, sullo sfondo, anche tematiche e problemi collaterali, tipicamente occidentali (la tolleranza, il rapporto tra fede e conoscenza, limpegno sociale). Solo qualche nome dalle altre letterature: gli inglesi Graham Greene e Gilbert K. Chesterton, Charles Peguy e gli altri poeti francesi del primo Novecento convertitisi numerosi al Cattolicesimo, lo spagnolo Juan Ramon Jimenez, lamericano Thomas Merton, convertitosi nel 1941 alla fede cattolica ed entrato in un monastero trappista del Vermont (del quale dovrebbe leggersi almeno lopera fondamentale, La montagna dalle sette balze).
Ma come abbiamo visto, spesso Dio entra nella letteratura contemporanea da porte lasciate socchiuse, come problema o come ricerca sotterranea di autori che potremo definire non praticanti e comunque senza alcuna storia religiosa particolare. Basti solo pensare allincombenza di un giudizio soprannaturale in Kafka, alle attese e ai presagi di Buzzati, al male oscuro di Berto, alla grottesca umanità di Landolfi. Essi registrano ansie e domande diffuse, vedono (o lasciano che noi vediamo) in questo Dio introvabile una possibile spiegazione dei timori e delle insicurezze del nostro tempo.
1Tra filosofia e teologia è appunto il sottotitolo di un bel saggio di Bruno Forte, Dio nel Novecento, Morcelliana, 1998.
2Giorgio Petrocchi, Il sentimento religioso allorigine della letteratura italiana, San Paolo, 1996. Da segnalare anche Luigi Pozzoli, Immagini di Dio nel Novecento: Gesù, lo Spririto e il Padre nella letteratura contemporanea, ed. Paoline, 1999.
3Ferruccio Ulivi e Marta Savini, Poesia religiosa italiana, Piemme, 1994.
«Eppure a volte non è amaro andare / nel teatro che è in me, di me deserto / ma con me capocomico impresario / spettatore che assonna / Ma intanto è dolce se ricordo di te / vive di colpo sulle assi / polverose del palcoscenico / se il frusciare dei panni mi ridesta / alle voci di allora»
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