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CONFRONTO TRA L'OPERA DELLA GIOVANISSIMA RIVELAZIONE PAOLO DI PAOLO E L'OPERA DI PAOLA CAPRIOLO, SUL TEMA DELLA MEMORIA

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L'opera di due scrittori a confronto. Due generazioni: Paola Capriolo e la giovanissima rivelazionePaolo Di Paolo, enfant prodige che ci è venuto a trovare a Il giardino d'inverno, ciclo d'incontri organizzato a Milano dall'Associazione ItaliaLibri «Org.», il 14 dicembre 2004
(di Roberto Caracci)


Paolo Di Paolo

Paolo Di Paolo

Paolo Di Paolo

Paolo Di Paolo
(foto © ItaliaLibri)
Paolo Di Paolo è nato a Roma il 7 giugno 1983. Studia Lingua e letteratura italiana all'Università La Sapienza. Ha vinto il Grinzanescrittura 2000, promosso dal Premio Grinzane Cavour, ed è stato finalista al Campiello Giovani 2003. Con Dacia Maraini ha curato Il respiro leggero dell'Abruzzo, testo teatrale interpretato da Franca Valeri (Gioia Vecchio 2001), Milena Vukotic (Chieti 2003) e Arnaldo Ninchi (L'Aquila 2004). Per le Edizioni Empir“a ha pubblicato Nuovi cieli, nuove carte (2004, finalista al XVI Premio Italo Calvino per l'inedito). Ha scritto per numerose testate, tra cui «Nuovi Argomenti». Collabora con la redazione di alcuni periodici letterari ed è collaboratore di ItaliaLibri dal 2001.
ue narratori, due generazioni a confronto. Da una parte una scrittrice affermata (classe 1962) Paola Capriolo, diventata celebre già con il premio Giuseppe Berto ricevuto per i racconti de La Grande Eulalia, Feltrinelli, poi confermatasi con i romanzi Il nocchiero del 1989, Il doppio regno del 1991, Vissi d’amore del 1992, La spettatrice del 1995, Un uomo di carattere del 1996, Barbara del 1998, Il sogno dell’agnello del 1999, Una di loro del 2001; saggista e studiosa di fiabe; traduttrice di Mann, Keller, Goethe; tradotta lei stessa in molti paesi del mondo. Dall’altra il giovane talento Paolo di Paolo, studente universitario scoperto da Dacia Maraini, sostenuto dalla stessa Capriolo e autore di un’opera prima di notevole suggestione, Nuovi cieli nuove carte, Empiria edizioni 2004, già vincitore del Grinzanescrittura nel 2000 e finalista al Campiello giovani nel 2003.

La tematica della letteratura fra memorie storiche e individuali può essere dibattuta fra i due narratori sulla base di talune analogie che, pur nelle profonde differenze di poetica, di stile, di formazione, si possono ravvisare.

1. Innanzitutto entrambi i narratori hanno a che fare con il Tempo, un tempo vissuto, rivissuto, raccontato. E’ il tempo della storia, una storia che non è solo del soggetto, del Soggetto narrante, o Io lirico, ma anche e soprattutto di Soggetti altri, appartenenti più al passato che al presente, ma rivissuti come fossero presente, ‘attualizzati’. Entrambi hanno dunque il senso della durata, della diegesi, del tempo narrativo come sviluppo, tempo di formazione, come storia di anime. La vita è fatta di tante vite e di storie, storie che – dice Di Paolo – non finiscono mai.

2-In entrambi si respira un clima di oralità, di narrazione orale, detta, raccontata da una voce, come in un tempo che precede la scrittura. C’è il gusto del raccontare storie, al di là del solo significato, dell’affabulare, del tessere trame che procedono con la naturalezza di un racconto tramandato a voce.

3-Vi è un gusto della mimesi, dell’adesione tematica e stilistica alla materia trattata, ai luoghi e paesaggi descritti, ai personaggi raccontati: in Di Paolo il gusto mimetico influenza lo stesso registro linguistico, che si modella sul personaggio e la materia trattata; nella Capriolo, la mimesi è per così dire archetipica, ossia è il modo misterioso, enigmatico e fatale con cui il vissuto aderisce a un modello archetipica, mitico o allegorico.

4-C’è infine in entrambi un gusto post-moderno della ri-scrittura, della parafrasi, della citazione, ossia in altre parole della ritessitura di un testo, che sia un testo letterario o il vissuto di un personaggio storico, (in Di Paolo Simon Pietro, un personaggio boccaccesco, Cosimo 2° dei Medici ecc, nella Capriolo ad es. la rielaborazione fantasiosa della Tosca pucciniana attraverso la voce del barone Scarpia, in Vissi d’amore), oppure l’esperienza ai limiti dell’umano di personaggi fiabeschi che ricalca orme di una configurazione mitica, e dunque va archetipicamente o simbolicamente rimodellata e interpretata.

Leggere una storia, dice Di Paolo, vuol dire anche riscriverla, come nel racconto Domani che ha per protagonista il boccaccesco Girolamo.

5-Si potrebbe aggiungere che in entrambi l’identità del soggetto – per dirla con Ricoeur – si rivela una identità narrativa dei soggetti, che non necessariamente sono l’io poetico stesso, ma che certo sono parti del suo sé umano e letterario. Bisognerebbe scrivere un libro solo, dice con proustiana provocatorietà Di Paolo, in cui trovino spazio tutti i noi stessi che si sono dati il cambio, insieme agli anni e alle stagioni.

ietro queste analogie generiche vi sono profonde differenze di tematica, poetica e di stile. Possiamo enuclearne almeno quattro tra le tante:

1. Il tempo di Di Paolo è quello vissuto e veloce dello slancio vitale, irreversibile e burrascoso, drammatico e mutevole («riconciliarsi con la nostalgia, dice Di Paolo, vuol dire riconciliarsi col il tempo, con l’irreversibilità del suo passaggio») laddove il tempo della Capriolo ha un andamento lento, ciclico, naturale, placato, e tende a uniformarsi sui ritmi delle stagioni e ad assumere la configurazione dell’abito o dell’eternità, come tempo spazializzato. Dietro questo ritmo pacato, ciclico, mitteleuropeo, c’è la grande lezione di Thomas Mann.

2. Lo spazio è in Di Paolo anch’esso temporalizzato , ossia sottoposto ai ritmi diacronici, lineari, storicamente evolventesi in fughe senza ritorno che sono quelli stessi del tempo (Nuovi cieli, nuove carte), laddove al contrario assistiamo nella Capriolo a un tempo spazializzato, a un tempo vissuto che assume cioè la forma, la gestalt di configurazioni spaziali immobili, fuori del tempo, come vi fosse un disegno a cui il vissuto finisce prima o poi con l’aderire (mitico o archetipica o allegorico).

3. Di Paolo coltiva una mitologia privata che aderisce simbioticamente alle mitologie di personaggi del passati, letterari e storici, quasi espansioni dell’io multifunzionale o polivalente. E’ l’io poetico che si espande e assimila gli io della storia, della letteratura o del passato. Al contrario la mitologia privata nella Capriolo finisce con il combaciare con una sorta di mitologia collettiva jungiana, un io collettivo in cui le differenze individuali si annullano e ciò che resta è il disegno universale, quello di un destino che si riconosce alla fine come Forma, universale in re. Vi è nella Capriolo come la necessità fatale di una rivelazione, che passa attraverso la peripezia del protagonista, mosso spesso da un ossessiva ricerca della Verità, come ne Il nocchiero o in Una di loro. Una verità che spesso è l’abisso nel quale l’uomo si perde, per aver forse voluto violare lo spazio terribile del sacro (vedi la frase finale de Il nocchiero detta da un amico scienziato: …aveva la pretesa di sapere le cose come sono)

4. Nei nuovi cieli e nelle nuove carte di Di Paolo, tutto scorre e trascorre, come flusso eracliteo, e il teatro – per così dire – è senza cornice e a sipario sempre sollevato, laddove il teatro allestito dalla Capriolo è sostanzialmente fermo e contiene il flusso delle cose senza lasciarsi scappare nulla, inquadrando tutto, giustificando tutto, a parte quell’alone di mistero, di magia, di enigma senza fine che sorregge le sue trame. Dietro le complesse trame incantate della Capriole si profila lentamente un Disegno, che manifesta l’impronta della necessità: una doppia trama latente finora nascosta dietro quella manifesta. E’ ciò che avviene del resto anche nel continuo confronto tra un mondo di superficie- spesso quello dei vivi e dell’attualità presente- e un mondo infero, sotterraneo, quello di Ade o di Euridice, che rumoreggia sotto i piedi dei vivi (e dal quale i protagonisti della Capriolo sono spesso irresistibilmente attratti) come nella stiva della chiatta de Il nocchiero. La realtà è simbolo, è metafora, e spesso allegoria: comunque non è mai quello che sembra.

A questa tematica dell’apparenza si collega anche quella vagamente orfica del Doppio: doppio regno, doppia casa, doppia donna, o anche un luogo simbolico spesso presente in questa narrativa come l’Albergo, l’Hotel, confine di transito fra due mondi, linea di passaggio, precaria e provvisoria (una casa che non ha la stabilità della casa).


NOTA SULL'AUTORE
Roberto Caracci
Roberto Caracci e Paolo Di Paolo
(foto © ItaliaLibri)
Roberto Caracci, laureato in Filosofia e in Lettere moderne, abita, lavora e scrive a Milano, dove insegna Materie letterarie in un liceo scientifico.Ha pubblicato un volume di racconti, L'ingorgo, 1984, e testi narrativi su varie riviste. Oltre che di narrativa, si occupa di poesia, in qualità di saggista e critico. È redattore della rivista di poesia «Il monte analogo». Si occupa inoltre di filosofia e psicanalisi. Ha tenuto conferenze a Milano sulla Narratologia del sogno, una lettura narratologica del mondo onirico, fra letteratura e psicanalisi. Dal 1990 dirige un cenacolo letterario, il Salotto Caracci, che ospita poeti, narratori, filosofi , psicanalisti e raccoglie una discreta comunità di simpatizzanti.

Milano, 18 dicembre 2004
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http://www.italialibri.net - email: - Ultima revisione Mer, 29 ago 1956

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