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Contributi
Gertrud Kolmar
Tra i critici prevale l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letteraria
(di Valeria Consoli)
Hella Haasse
Gertrud Kolmar

Profondamente laica e perfettamente integrata nelle sfere alte della cultura e della società tedesca, in presenza dell'aggressione nazista, Gertrud Kolmar si vede costretta a fare i conti con la propria appartenenza razziale, dando a quest'ultima una connotazione storica e politica.
Accostatasi con un atteggiamento del tutto 'sperimentale ' alla poesia come scelta di vita, la scrittrice affronta un progressivo lavoro di raffinamento sia nelle tematiche sia nelle forma della metrica. Il verso poetico le consente una dilatazione dell'esperienza amorosa. Una vicenda poetica ed esistenziale, che può ricordare quella di Antonia Pozzi.
il lungo racconto Susanna ci lascia una testimonianza pregnante, consegnandoci la sensazione violenta di un pensiero vivo, soppresso quando era al culmine - e nella pienezza - della sua maturità, ma già nel 1935 la scrittrice, forse sollecitata dal presagio degli eventi, stendeva il dramma Cécile Renault, sugli ultimi giorni del rivoluzionario francese Robespierre, ormai abbandonato da tutti, consapevole del fallimento della sua politica e presago del giudizio dei posteri.
Il suo nome appare di rado nelle antologìe tedesche ed è quasi sconosciuta altrove. Tra i critici prevale l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letteraria. Sotto un profilo esistenziale, la sua vicenda può ricordarci quella di Etty Hillesum, l'intellettuale e pensatrice di origine olandese. Dopo l'ultima lettera, scritta il 21 febbraio del 1943, di Gertrud Kolmar non si ha più avuto notizia. Una di sei milioni, vittima dell'Olocausto.
Questo contributo fa parte di un'articolata analisi che, insieme a Fausta Cialente, Hella Haasse, Helga Schneider Karin Boye e Alki Zei, Valeria Consoli allarga ad abbracciare alcune figure femminili significative della letteratura europea del Novecento.


Il canto del mare indiano non bagna
le mie isole Mergui
che silenziose si levano dal mare
della notte, alte verso un perenne
crepuscolo senza tempo.(1)

onsiderata una delle più grandi e più intense voci della lirica tedesca del Novecento, di certo la più importante tra quelle di origine ebraica, Gertrud Kolmar (2) nasce il 10 dicembre 1894 da Ludwig Chodziesner – uno dei più noti avvocati penalisti dell'epoca – e da Elise Schoenflies, brillante pianista, anche lei di origini ebraiche, a Berlino, dove trascorre l'infanzia e l'adolescenza nel sobborgo residenziale di Westend, in una casa confortevole, che la presenza di altri tre fratelli – Georg, Hilde e Margot – una vasta rete di parenti (3) nonchè le floride condizioni della famiglia (4) rendono un luogo di incontri e svaghi ricorrenti.

Louis Christian Hess
Louis Christian Hess
Parco con sedia rossa
(Monaco di Baviera 1929)
Olio su tela cm 80 x 99

Come quella di molti altri ebrei, tedeschi e non, la sua potrebbe essere una vita destinata a passare senza tracce in mezzo all'indifferenza dietro cui – usando la famosa espressione di Hannah Arendt – si cela la banalità del male,(5) se in lei l'amore per la cultura, per le lingue straniere,(6) per la letteratura ma soprattutto per la poesia non avessero costituito in effetti la sua vera ragion d'essere.

Come asserisce Marina Zancan,(7) che della Kolmar è forse la studiosa italiana più attenta, Gertrud è una donna ebrea, profondamente laica e perfettamente integrata nelle sfere alte della cultura e della società tedesca del tempo, che in presenza dell'aggressione nazista si vede costretta a fare i conti con la propria appartenenza razziale, dando a quest'ultima una connotazione storica e politica.

La sua 'vocazione' ad essere dunque l'ebrea, la straniera o semplicemente l'altra,(8) definizione, quest'ultima, che le si attaglia soprattutto in rapporto alla sua travagliata vicenda sentimentale, segnata in modo indelebile dalla relazione con K.J., da lei vissuta negli anni della Prima Guerra, quand'era poco più che ventenne,(9) quasi simbolicamente la introduce a quella professione del poetare, che di lì a poco diventa la sua cifra esistenziale, quasi riflesso speculare di quella «felicità del quotidiano», che da quel momento sarebbe parsa a lei sistematicamente negata.

«Per quanto mi riguarda io (...) avrei potuto volentieri dedicarmi alla casa e ai bambini senza troppi rimpianti. Senza, per questo, e mi devi credere, diventare superficiale e piatta. No, queste cose semplici, quotidiane avrebbero assunto per me un significato diverso, più profondo.(...)»(10)

Scrive alla sorella Hilde, che nel frattempo è diventata madre della piccola Sabine,

«Se poi tu pensi che in questo modo io mi sia sentita spronata a "non fermarmi" agli inizi, devo aggiungere che, per questa maturazione, ho pagato un prezzo molto alto. Oggi, per fortuna, so che in questo scambio non sono stata imbrogliata e che quello che ho ottenuto valeva quello che ho dovuto pagare.»(11)

Nel primo periodo di vita e di scrittura, accostandosi con un atteggiamento del tutto 'sperimentale ' alla poesia, che considera pertanto alla stregua di una scelta di vita, Gertrud Kolmar affronta con costanza un progressivo lavoro di raffinamento sia nelle tematiche sia nelle forma della metrica.

Louis Christian Hess
Louis Christian Hess
Natura morta con testa di statua
(Monaco di Baviera 1928)
Olio su tela cm 82 x 71

Il suo primo volume di poesie, uscito postumo,(12) quaranta per la precisione, è organizzato in tre cicli: Madre e figlio, Uomo e donna, Tempo ed eternità. Nel '34 pubblica la raccolta Stemmi prussiani, mentre nel '38 – l'anno in cui il nazionalsocialismo rafforza le sue posizioni antiebraiche (13) – uscirà il volume, subito mandato al macero, La donna e gli animali.

In un perenne 'gioco di specchi' tra la realtà esterna e quella interiore della coscienza, il verso poetico consente a Gertrud una dilatazione dell'esperienza amorosa, che in questo modo si sottrae -quasi 'scorporandosene' - alle dinamiche della sua dimensione umana.

«Il mio sentimento diventava allora una specie di Re Mida capace di trasformare in oro tutto quello che toccava con le sue mani; si levava grande come un sole e indorava ogni stagno, ogni pozzanghera».(14)

Una vicenda poetica ed esistenziale, quella di Gertrud Kolmar, che sotto molti aspetti può ricordare quella di Antonia Pozzi, la poetessa ed intellettuale milanese morta suicida a soli ventisei anni nel '38, di cui Graziella Bernabò ci ha dato recentemente uno straordinario ritratto nel suo saggio intitolato Per troppa vita che ho nel sangue:(15) come Gertrud, di famiglia altoborghese – anche il padre di Antonia Pozzi era un famoso avvocato – anche lei (analogamente alla poetessa berlinese) prigioniera di un amore infelice, che lascerà una traccia indelebile in tutta la sua opera letteraria ed anche lei frequentatrice assidua dell'intellighentia cittadina del suo tempo.

Ne L'oppressa nostalgìa della luce, tratta da La vita sognata – quasi una piccola collana all'interno della raccolta Poesie – ispirata all'amore per Antonio Maria Cervi,(16) così scrive Antonia:

Allora hai voce
tu in me,
con quella nota
ampia e sola
che dice i sogni sepolti
del mondo,
l'oppressa
nostalgìa della luce.

Similmente in Ritratto di donna di Gertrud Kolmar, la poetessa sembra chiedere solo di poter vivere «in una lettura intessuta d'amore» , così come è stata la sua scrittura.(17)

Il mio richiamo è leggero, sottile,
tu senti quello che dice, ma comprendi quello che sente?

Speyererstrasse
Speyererstrasse, aprile 1936

Tra la fine del dicembre 1939 ed il febbraio 1940, quando insieme all'anziano padre - rimasto nel frattempo vedovo – i Chodsziesner sono costretti a vendere, abbandonandola, la loro bella casa di Finkengrug, un sobborgo residenziale di Berlino, per trasferirsi nel piccolo ed affollato appartamento al 10 della Speyererstrasse, una via 'ghettizzata' nel cento della città, che farà da sfondo alle Lettere alla sorella Hilde,(18) – dopo un lungo periodo di silenzio, Gertrud Kolmar scrive il lungo racconto Susanna,(19) ultima opera dell'autrice sottratta alla distruzione nazista.

In una piccola città della Germania nordorientale, in un inverno gelido, una giovane donna di eccezionale bellezza ma malata di mente sembra condurre la sua nuova istitutrice attraverso un misterioso, labirintico percorso verso la follìa, come in un gioco intermittente di chiaroscuri in un caleidoscopico sdoppiamento di ruoli, i quali altro non sono che le facce della complessa personalità dell'autrice.

Dunque il narrato di «un'esperienza vissuta»(20)

«Gli scrittori devono sempre far luce sui moventi delle azioni:la vita si sottrae a questa incombenza e lascia in ombra le giustificazioni; e quel che io qui ho descritto è un'esperienza vissuta.»'(21) di cui l'autrice tuttavia nega possa trattarsi di una storia vera:

«Fossi una sctittrice, scriverei una storia. Un bel racconto con un inizio e una fine scriverei con quel che so. Ma non posso farlo. Non sono un'artista.
Soltanto una vecchia istitutrice».
(22)

Scrivendo a Hilde di un secondo racconto, purtroppo andato perduto,'(23) nonché di un terzo probablmente ancora in nuce, in questi terminile parla alla sorella lontana della sua 'poetica':

«La mia ultima piccola opera, un racconto, l'ho creata esattamente un anno fa e adesso penso che, se realizzerò qualcosa, si tratterà probabilmente di un altro racconto».(24)

Anche senza soffermarsi, almeno per il momento, sul contenuto della vicenda, urge tuttavia riconoscere che Susanna è un testo importante non solo perché, essendo l'ultimo, ci lascia una testimonianza pregnante dell'autrice, consegnandoci la sensazione violenta di un pensiero vivo soppresso al culmine – e nella pienezza – della sua maturità: ma anche perché documenta la complessità di elementi, con cui Gertrud costruisce la sua prosa, un genere, per lei così avvezza alla 'bellezza assoluta del verso', probabilmente considerato secondario e quanto meno imposto dalle circostanze nonché da uno stile di vita così diverso da quello abituale e ciò malgrado fatto proprio dalla trama inconfondibile del suo pensiero.

Louis Christian Hess
Louis Christian Hess
Modella con foulard
(Monaco di Baviera - 1931)
Olio su tela cm.54 x 20

«Quando ho fatto anche solo un piccolo progresso e sento che quello che ho fatto va bene e mi piace, sono, a volte, davvero felice...penso che si tratta di arte vera, autentica, indipendentemente dal tempo a disposizione, da una scrivanìa e da una sedia, dalla tranquillità di una stanza di lavoro, dalla pace e dalla calma esterne, ma in grado di superare ogni avversità di tempo e di spazio...un segno che non si tratta solo di un po' di talento(...) ma è qualcosa di tanto profondamente radicato che non si può svellere e, nonostante tutte le lacerazioni e tutti gli strappi, germoglia e riemerge sempre di nuovo».(25)

Intessuta interamente sul filo dell'amour fou della protagonista per un uomo, a sua volta succubo di una madre autoritaria, la vicenda attrae tuttavia, oltre che per il suo equilibrio compositivo - per l'intersecarsi su più piani della narrazione: il punto di vista dell' istitutrice, quello della protagonista, quindi il rapporto panico di quest'ultima con la natura e con gli animali (nella fattispecie con l'amata cagna Zoe, che già nel nome stesso personifica la natura.(26)

«"Io sono un animale" dice di sé Susanna: lo aveva detto senza sorridere, lo aveva affermato tranquillamente, così come un'altra, discorrendo di origini e di popoli, avrebbe potuto dire: sì, sono polacca. Oppure: sì, sono olandese.»(27)

per quella particolare, affettuosa attenzione tutta femminile nei confronti di oggetti e di cose a tutta prima insignificanti, che finiscono per acquistare in questo modo una certa patina di realismo magico.

«Ci sono parole che si possono prendere in mano. E altre che si possono annusare...Per esempio: padella. Non mi piace dire "padella", perché tutta la stanza si riempie subito dei vapori della cucina.»(28)

«La cucina era vuota e desolata come ogni cucina alle prime luci del giorno: le piastrelle nude, il focolare freddo - e qui, per giunta, l'inferriata alla finestra - , il fatto stesso di trovarsi in ordine, le davano un'aria corrucciata. In una cucina le pentole devono ribollire, i bricchi fumare, le stoviglie sbattere in grande confusione: solo allora diventa allegra e accogliente.»(29)

Queste ultime frasi, in particolare, ci riconducono senza alcuna soluzione di continuità a Servire – una delle poesie della sezione Mondi (30) – in cui la poetessa sembra prendere per mano il lettore, introducendolo tra i vapori fumiganti, le spezie e gli odori di quella che doveve essere la cucina di una casa della buona borghesìa dell'epoca...

'Perché mi maltrattate?
perché mi deridete?
Perché il mio mondo è piatto, pochi passi in quadrato,
rinchiuso,
pieno di cose senza gloria, modeste, di faccende insignificanti,
riempito dallo sbattere delle scodelle, dal brontolìo della
pentola,dallo sgradevole odore di grasso che si
rosola, del latte che trabocca?
Perché apro panciute madie di farina, barattoli d'erbe,
grattugio la noce moscata,
trito i cavoli, spremo il succo di limone in una ciotola di
vetro, frullo il tuorlo giallo - dorato in un'azzurra
scodella?...(...)

L'interesse di Gertrud Kolmar per la prosa non si limita tuttavia al racconto: già nel 1935 (31) infatti la scrittrice, forse più o meno consciamente sollecitata dal presagio dei tragici eventi che di lì a poco avrebbero costituito una minaccia per la sua stessa sopravvivenza, stendeva il dramma Cécile Renault, una ripresa degli studi su Robespierre,(32) cui specialmente i saggi del Mathiez l'avevano indirizzata (33): nel Cécile Renault venngono descritti gli ultimi giorni del rivoluzionario francese, ormai abbandonato da tutti e consapevole del fallimento della sua politica nonché del giudizio negativo dei posteri.(34)

Dopo aver concluso quello, che sarà il suo ultimo ciclo poetico, Mondi,(35) torna al teatro con Notte - Leggenda drammatica in quattro atti.(36)

Il 1938 è un anno particolarmente infelice per la Kolmar : il suo volume di poesie Donne e animali (37), da poco pubblicato dall'editore Erwin Loewe, viene mandato al macero da quegli stessi apparati di regime, che di lì a poco le avrebbero imposto la vendita della bella casa di Finkenkrug. Profetici possono sembrare dunque, già nel 1933 – non a caso l'anno dell'ascesa al potere del nazismo – i versi de La parola dei muti,(38) dove compaiono corpi privi di anima, liste di proscritti, uomini, donne e bambini avviati al patibolo: ormai non più che larve e fantasmi disumani, piegati sotto una 'croce nuda'.

' Quelli che s'aggirano qui sono corpi soltanto,
non hanno più anima,
soltanto nomi nel registro dello scrivano,
carcerati: uomini, ragazzi, donne,
e i loro occhi fissano vuoti

con lo sguardo sbriciolato, distrutto
per ore in una fossa buia,
soffocati, calpestati, picchiati alla cieca.
Il loro gemito tormentoso, il loro pazzo terrore,
una bestia, sulle mani e sui piedi, carponi..
(39)

Louis Christian Hess
Louis Christian Hess
Nel camerino
(Monaco di Baviera 1932)
Olio su tela cm. 63 x 51

Scrive Lidia Storoni Mazzolani (40) all'inizio della sua Postfazione a Leggenda drammatica sulla notte di Tiberio:

«E' interessante piuttosto - e starei per dire sconcertante - il movente segreto, l'affinità profonda che indusse la scrittrice ebrea, (...) a creare un "ritratto immaginario" di Tiberio negli anni del suo esilio volontario a Rodi.»

Ma che cosa poteva aver spinto la Kolmar ad analizzare oltre che comprendere – fra le tante icone della' tirannide infelice' – questo personaggio nonché il periodo storico, in cui visse?

«Lo scrittore – sostiene Marguerite Yourcenar – è come un signore seduto al tavolino d'un caffè. Vede passare la gente. Una fisionomia lo colpisce, cerca di saper chi è quel passante, ne approfondisce la personalità, ne indaga l'animo. Così ha fatto la sventurata poetessa germanica su la figura di Tiberio.»(41)

La visione offertale dalla conoscenza degli storici latini – Svetonio e Tacito in particolare – potrebbe essere stata in lei progressivamente sostituita dalla lettura in qualche modo 'riabilitatrice', che la storiografia tedesca dell'Ottocento - in particolare quella afferente a Theodor Mommsen , di cui di sicuro le aveva parlato il padre, suo grande ammiratore negli anni dell'Università(42) , unitamente al dramma di Gregorovius La morte di Tiberio(43) a lei noto - può averle fatto credere: Weltanschaung, questa, in cui la crudeltà dell'imperatore, così come era stata tramandata dalle cronache, verrebbe riletta dalla scrittrice come «atteggiamento di disgusto per la corruzione degli antichi costumi repubblicani» in un uomo, in cui severità e malinconìa vengono schiacciate da un potere, che la sua misantropìa latente finisce per ridurre a cieca tirannide.(44)

Intorno a Tiberio - scrive Vanna Perretta,(45) che lo definisce «grande solitario alla disperata ricerca di risposte al perché delle cose» – regna la stessa notte, che incombe anche sulla Germania di Gertrud Kolmar: notte, che sembra appartenere a un passato, ormai lontanissimo, e che invece risorge fatalmente al presente: una notte tetra, spettrale ed impenetrabile, in cui l'equazione sincretistica fra monoteismo e politeismo, il connubio fra credenze greco - romane e culti vicini e medio-orientali, tra sphaera graecanica e sphaera barbarica rivelandosi fallace ed implacabile, ha come risultante solo il più immotivato e crudele dei sacrifici, quello di un'innocente.(46)

Pressocchè ignorata in vita e benchè il suo nome appaia assai di rado nelle antologìe tedesche e sia quasi sconosciuta altrove, prevale a tutt'oggi tra i critici l'opinione che Gertrud Kolmar sia estranea ad ogni corrente poetica e letteraria: Karl Krolow (47) l'accosta al gruppo cosiddetto dei 'lirici della natura', accanto ai nomi di Loerke, Lehmann, Eich, Piontek ed altri, attivi nel periodo tra le due guerre, salvo restando il disimpegno politico di questi seguaci del 'dio verde', specie se rapportato al ciclo kolmariano de La parola dei muti.

Hans Byland, che alla poetessa ha dedicato la sua tesi di Dottorato,(48) sembra di contro avallarne l'estraneità a tutte le altre correnti.

Louis Christian Hess
Louis Christian Hess
Nudo di spalle allo specchio
(Monaco di Baviera 1931)
Olio su tela cm. 58 x 34

Altri critici, come Albert Soergel, Heberhard Horst e Ilse Langner (49) sono propensi a scorgere nella Kolmar l'influsso di Annette Von Droste Huelshof,(50) mentre Rudolf Keyser - riallacciandosi alla medievale Roswita di Ganderheim, attraverso la Von Droste e soprattutto ad Else Lasker-Schueler, accosta Gertrud Kolmar alla schiera delle 'poetesse veggenti', paragonandola al veggente per antonomasia, il poeta francese Arthur Rimbaud.

Sotto un profilo più compiutamente esistenziale, la sua vicenda terrena può forse farci venire alla mente quella di Etty Hillesum, l'intellettuale e pensatrice di origine olandese, anche lei ebrea e come lei, morta in un campo di sterminio - a Westerbork , al confine con la Germania - pur sapendo di avere la possibilità di salvarsi: anche Gertrud infatti, pur di restare accanto all'anziano padre, rifiutò la possibilità dell'esilio: dopo l'ultima lettera a Hilde, scritta il 21 febbraio del 1943,(51) di lei non abbiamo più notizia: la deportazione in massa ad Auschwitz degli Ebrei, che come lei venivano impiegati nelle fabbriche,(52) avvenuta il 27 febbraio, ci fa pensare che sia stata una dei sei milioni di morti dell'Olocausto.(53)

Bibliografia ( nella traduzione dal tedesco di Giuliana Pistoso)

Gertrud Kolmar, Il canto del gallo nero, (selezione di poesie e lettere) con Prefazione di Marina Zancan, Essedue Edizioni, Verona, 1990

Gertrud Kolmar, Susanna, con Prefazione di Marina Zancan, Essedue Edizioni, Verona, 1992

Gertrud Kolmar, Notte: leggenda drammatica, con Prefazione di Vanda Perretta e Postfazione di Lidia Storoni Mazzolani, Essedue Edizioni, Verona, 1994


NOTE
1 Gertrud Kolmar, Le isole Mergui, da Poesie.
2 Pseud. di Gertrud Chodziesner, da Chodziesen, località della Polonia – il cui nome tedesco è per l’appunto Kolmar – da cui era originaria la famiglia paterna.
3 Tra queste il filosofo Walter Benjamin, autore de L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, morto suicida per non cadere nelle mani dei nazisti.
4 v. a questo proposito la lettera alla sorella Hilde del 17.luglio 1942:
“La nostra vita di un tempo, quando le cose in famiglia andavano ‘molto bene’, quella vita per me non aveva nessun senso (…) invece quanto mi viene richiesto in questo periodo, lo possiedo interamente, so di essere all’altezza dell’”oggi”’
5 Hannah Arendt, La banalità del male, Eichman a Gerusalemme, in cui la famosa pensatrice del Novecento, anch’essa ebrea ed allieva a sua volta del filosofo M.Heidegger, teorizza come il sorgere dei regimi totalitari altro non sia il più delle volte che il prodotto dell’indifferenza dei più. Tale concetto è stato recentemente ripreso da Renate Siebert, che della Arendt è stata allieva, nel suo libro Le donne, la mafia, (Ed.Il Saggiatore, Roma, 1995), dove la sociologa tedesca affronta il problema della criminalità organizzata, specie in certe aree del Sud Italia.
6 Dopo le scuole secondarie a Berlino ed un corso di economia domestica ad Arvedshof, nei pressi di Lipsia, Gertrud si dedica allo studio delle lingue, ottenendo un diploma per l’insegnamento del Francese, Inglese e Russo. Solo negli ultimi anni della sua breve esistenza – morirà ad Auschwitz nel ’43 – inizia lo studio dell’ebraico, in cui scrisse anche alcune poesie (purtroppo andate perdute) come scrive alla sorella Hilde in data 15 maggio 1940:
‘Ieri, 14 maggio, dopo la quinta lezione, ho “combinato” la mia prima poesia in ebraico. Prima o poi te la farò sentire, forse è ancora imperfetta,però ne sono orgogliosa come lo sarà Sabine quando avrà scritto la sua prima “vera”parola.’
7 Marina Zancan, Il canto del gallo nero e Susanna (Prefazione a) di Gertrud Kolmar, Essedue Edizioni, Verona, 1990 e 1992.
8 v. Marina Zancan , Prefazione a Il canto del gallo nero . p.15 (v. nota n. 7)
9 L’uomo era sposato.
10 Lettera del 13.05.1939
11 Lettera del 13.091938.
12 Gertrud Kolmar, Poesie (edizione postuma).
13Tra queste la più tristemente famosa è la Kristallnacht (la notte dei cristalli), così chiamata perché in essa avvenne la distruzione sistematica dei negozi e delle botteghe di tutti i commercianti tedeschi di origine ebraica.
14 Lettere a Hilde, 13.09.’38 ( v. Prefaz. di Marina Zancan a Il canto del gallo nero, Edizioni Essedue, Verona, 1990)
15 Graziella Bernabò, Per troppa vita che ho nel sangue, Antonia Pozzi e la sua poesia, Milano, Viennepierre Edizioni, 2004.
16 op.cit. , p. 147.
17 Marina Zancan, Prefaz. a Il canto del gallo nero, Essedue EDIZIONI, Verona, 1990, p.11
18 v. in proposito la nota n. 4. Hilde Chodsziesner, sposata Wenzel, si era rifugiata a Zurigo, insieme alla figlioletta di cinque anni.
19 Gertrud Kolmar, Susanna (Prefaz. di Marina Zancan ), Essedue Edizioni, Verona, 1992, traduzione di Giuliana Pistoso.
20 v. p. 58.
21 v.. op.cit. pp.57/58.
22 v. op.cit. p. 29
23 v. lettere del 5 marzo, del 13 aprile 1942 e 21 febbraio 1943 da Il canto del gallo nero, pp. 241, 244, 290.
24 v. op.cit., 21 febbraio 1943, p.290. Dopo questa, che è l’ultima lettera indirizzata alla sorella, di lei si perdono le tracce.
25 v. op. cit. , 5 marzo 1942, p.243.
26 in greco Zoe significava ‘natura’
27 v. Susanna, p. 42.
28 v. op. cit., p. 35.
29 v. op.cit. pp. 39/40.
30 Il canto del gallo nero, p. 173. In tedesco Welten, la raccolta, che risale alla fine del 1937, fu la prima opera di Gertrud Kolmar ad essere pubblicata dopo la guerra dall’Editore tedesco Suhrkamp. Per la storia delle reazioni al volume e delle rivelazioni dell’identità del ‘cigno’ , cui si rivolge la Leda dei versi, cfr. Gertrud Kolmar (1894/1943), bearbeitet von Johanna Woltmann, «Marbacher Magazine», 63/1993, catalogo della mostra che lo Schiller – Nationalmuseum di Marbach ha dedicato all’autrice in occasione del cinquantenario della sua scomparsa ad Auschwitz.
31 Vanda Perretta, Prefazione a La notte di Tiberio ( con Postfazione di Lidia Storoni Mazzolani)
32 Nell’autunno del 1933, la Kolmar scrive un Ritratto di Robespierre, peraltro influenzato dal saggio di A.Mathiez, Robespierre terrorista.
33 Non bisogna dimenticare d'altro canto l'interesse, sul piano esistennziale oltre che storico, manifestato dalla Kolmar per Napoleone Bonaparte, che l'aveva portata non ancora ventenne a scrivere un ciclo di poesie dedicate a Maria Walewska, Napoleone un Marie, nei cui versi sembra unire l'amore per l'uomo alla politica di emancipazione da lui promossa. L'ammirazione per Napoleone era d'altra parte assai diffusa ancora nel Novecento tra le intellettuali ebree tedesche integrate. V. anche il bel saggio di Marie Luise Wandruska, Orgoglio e misura - Quattro scrittrici tedesche, Rosemberg e Sellier soggetto donna, Torino, 1993 nel capitolo dedicato a Else Lasker-Schueler, altra grande poetessa tedesca, anche lei ebrea e anch'essa facente parte di quell'intellighentia berlinese frequentata dalla Kolmar.
34 v. nota n. 30.
35 Scritta dal 17 marzo al al 15 giugno del 1938, viene pubblicata per la prima volta nel 1947. Si tratta di un dattiloscritto di 39 pagine numerate, che sotto il titolo reca la firma Gertrud Chodsziesner ed in aggiunta (tra parenteso e in penna) lo pseudonimo Gertrud Kolmar, evidente offesa delle leggi razziali, che vietavano agli ebrei anche il diritto all’uso di pseudonimi (!)
36 in tedesco Die Frau und die Tiere
37 v. G.Kolmar, Il canto del gallo nero, p.153.
38 v. Nel lager, p.161.
39 v. nota n. 31.
40 v. Postfazione, p.163.
41 v. Il canto del gallo nero (Notazioni biografiche), pp. 297/98.
42 Scritto nel 1851.
43 Riguardo alla figura di Tiberio, la Notte compare anche in una novella di Colerus von Geldern dal titolo duplice Die Nacht des Tiberius (1926) o Tiberius aus Capri (1929).
44 Prefazione a Notte – Leggenda drammatica, p.15.
45 L’esilio di Rodi acquista senso, al di là di quanto la storia racconti: Ishta, la giovane’ barbara’ figlia di Israele, la quale vive anch’essa a Rodi una vita da esule, introduce l’imperatore al culto di un dio unico. Mosso dall’ ansia spasmodica di arrivare alle ‘sorgenti del divino’, Tiberio si lascia condurre alle soglie di una nuova ‘conoscenza’ : quella di una divinità, grandissima e terribile, che richiede ai suoi adepti dei sacrifici inenarrabili. Vittima dei sacrifici di Tiberio al dio, sarà proprio la giovinetta ebrea.
46 Karl Krilow, Aspekte zeitgenoessischer deutscher Lyrik, Berlino, 1961, pp.48/49..
47 Hans Byland, Zu den Gedischten Gertrud Kolmars, Tesi di Dottorato discussa all’Università di Zurigo, I Facoltà di Filosofia, 1971.
48 Ilse Langner, Drei Deutsche – Juedische Dichterinnen,, in “ Frankfurter Hefte”, maggio 1979, pp.37/40
49 A proposito di A. Von Droste Huelshoff, poetessa e scrittrice tardoromantica, v. il già citato saggio di Marie Luise Wandruska, Orgogllio e misura - quattro scrittrici tedesche.
50 V. nota n.23.

Milano, 26 maggio 2005
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