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PREDE O RAGNI. LA TEORIA DELLA COMPLESSITA' RAPPRESENTATA DA UNA GRANDE RAGNATELA
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DA NEWTON A SANTA FE 1984, New Mexico, USA. In un monastero sconsacrato si riunisce un gruppo di giovani scienziati con il codino, con la chiara e insana ambizione di rivoluzionare la scienza, avvicinandola alla comprensione del reale nella sua straordinaria complessità. Nasce lIstituto di Santa Fe. Non più algidi teoremi, ma un tuffo nella realtà, pur con strumenti rigorosi: ecco, in uno slogan, la teoria della complessità. Lo studio della complessità prende lavvio da una sensazione, dalla consapevolezza della scarsa conoscenza dei fenomeni che accadono attorno a noi. È proprio questa la molla che fa scattare il desiderio di una comprensione sempre maggiore e accurata della realtà. Instabilità, non-equilibrio, irreversibilità, caos e disordine sono alcune delle parole dordine di questa nuova scienza. Il punto di partenza è rappresentato dalle ricerche nel campo della termodinamica del premio Nobel Ilya Prigogine (1917-2003). Lo sviluppo della teoria della complessità è stato però tumultuoso, disordinato, multidisciplinare. È così possibile trovare, nellambito della complessità, contributi di fisici, matematici, informatici, biologi, filosofi, letterati, economisti, studiosi di management e quantaltro. Anche i centri di ricerca sulla complessità sono numerosi in ogni parte del mondo. I primi centri sono stati fondati negli Stati Uniti, sulla scia del già citato Istituto di Santa Fe, mentre successivamente linteresse generato dai nuovi studi ha portato alla nascita di diversi centri anche in Europa. LA RAGNATELA DELLA COMPLESSITA
Oggetto della complessità sono i sistemi complessi, caratterizzati da numerosi elementi qualitativamente diversi tra di loro, e da numerose connessioni non-lineari tra gli elementi. Questo significa che piccole variazioni nei comportamenti degli elementi possono generare effetti inimmaginabili. Gli studiosi di complessità si riferiscono a questo fenomeno con il nome di effetto butterfly, preso in prestito dalla meteorologia: il battito di una farfalla in Cina può generare un tifone negli Stati Uniti. Come in una grande ragnatela, in cui tutto è interconnesso. Ciascuno di noi è un sistema complesso, costituito da numerosi e diversi elementi in relazione tra di loro. Sistemi complessi sono anche lazienda in cui lavoriamo e le associazioni che frequentiamo. Internet è un sistema complesso. Cellule, organismi, cervello, economia, reazioni chimiche, fluidi. E così via. ALLORLO DEL CAOS Tutti questi sistemi sono accomunati da una suggestiva caratteristica. Numerosi studi e ricerche hanno reso evidente che essi, per evolvere, si situano in una zona che si posiziona tra gli estremi dellordine e del disordine che è stata chiamata orlo del caos (edge of chaos). Pensiamo alla vita di ciascuno di noi. Se ricerchiamo solamente lordine, ci conformiamo sempre alle regole e ci abituiamo alla normalità, siamo destinati alla fossilizzazione. Daltro canto, la spasmodica ricerca della novità, linfrangere le regole e la vita spericolata possono portarci alla disintegrazione. La vita è allorlo del caos.
Lorlo del caos, lontano dallequilibrio, è un luogo di creazione, ma può essere anche un luogo di distruzione. Rischia di precipitare da due lati. Da una parte si ritrova un ordine troppo statico per tenere il passo della vita e dellevoluzione. Dallaltra parte si ritrova un disordine frenetico e incontrollabile, potenzialmente distruttivo, uninstabilità di fondo che non si sa dove porta. Il celebre romanziere Michael Crichton, autore del best seller Jurassic Park del 1990, non fa mistero di amare la teoria della complessità e soprattutto questa zona tra ordine e caos. Nella prefazione del suo libro Il paradiso perduto (1997) descrive lorlo del caos come «una zona di conflitto e di scompiglio, dove il vecchio e il nuovo si scontrano in continuazione». Lorlo del caos è là dove la vita ha abbastanza stabilità da sostenersi e creatività sufficiente da meritare il nome di vita. Solo mantenendo il passo dellevoluzione, solo cambiando, i sistemi complessi possono rimanere se stessi. Lorlo del caos è pertanto il luogo del cambiamento, dellinnovazione, della discontinuità. PREDE O RAGNI?
È molto importante notare che la legge di elevamento a potenza è molto comune in natura. È stata osservata nellattività solare, nella luce emessa dalle galassie, nel flusso di corrente elettrica che attraversa un resistore e nel flusso di acqua in un fiume. I grandi impulsi sono rari, quelli piccoli sono comuni. Nel 1956 i geologi Beno Gutenberg e Charles Richter (famoso per aver ideato la Scala omonima) scoprirono che i movimenti tellurici seguono in realtà una legge dellelevamento a potenza: in ogni data area geografica il numero annuo di terremoti che liberano una certa quantità di energia è inversamente proporzionale a una certa potenza dellenergia.
Lorlo del caos rappresenta quindi la zona del cambiamento, dellinnovazione, della creazione di novità, della creatività. Tutti i sistemi complessi per evolvere si trovano in delicato equilibrio tra ordine e disordine. Siamo pronti a cambiare, quando necessario? Pronti a cogliere lattimo? Domande poco rassicuranti. Eppure il messaggio positivo è che ciascuno di noi può cambiare la propria realtà. E se pensiamo alleffetto butterfly, possiamo anche sognare che ciascuno di noi possa cambiare il mondo. La complessità può essere vista come una intricata ragnatela, in cui agendo in prima persona possiamo recitare la parte dei ragni. Altrimenti, in questa ragnatela, non potremo che essere prede. Un messaggio che ci invita allazione in prima persona, al cambiamento. Non poteva che essere così, visto che è stato diffuso da un gruppo di giovani scienziati che hanno deciso di cambiare la scienza. Milano, 07 febbraio 2006 |
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Cinque anni con ItaliaLibri
Il 23 dicembre 1999 nasceva questo sito, con l'obiettivo di promuovere la lingua, la letteratura e la cultura italiana nel mondo attraverso Internet. Col tempo, l'iniziativa di due individui si è trasformata nel progetto idealistico e corale che vede impegnato un popolo. |
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«[...]di pescivendoli, ortolani, fioriste, acquafrescai – insomma, tutta la vita traboccante di suoni di quella città libera, selvaggia, oscura e beata insieme, nota in tutta Europa per la sua gioia, di cui dava esca, talora, un ignoto quanto insensato dolore, giustificato, presumiamo, dalle precarie quanto strane sue condizioni politiche: di capitale di un regno senza fondamento di bontà o ragione, e perduto nello sfrenato Immaginario.»
(Anna Maria Ortese, Il cardillo addolorato) |
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