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KARIN BOYE NASCE A GÖTEBORG. ESPONENTE DI CLARTE' E' AUTORE DI UNA DISTOPIA, KALLOCAINA, DI ROMANZI E DI ELEGANTI VERSI POETICI
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Il più noto dei cinque romanzi da lei scritti, Kallocaina, si distingue dalle altre distopìe per la concezione della dittatura, che nel romanzo di Karin Boye agisce come un qualcosa di interno allanimo del protagonista.Esponente di Clarté, cultrice dell'Ellade, muore suicida all'indomani dell'invasione nazista della Grecia.Questo contributo fa parte di un'articolata analisi che, insieme a Fausta Cialente, Hella Haasse, Gertrud Kolmar, Helga Schneider e Alki Zei Valeria Consoli allarga ad abbracciare alcune figure femminili significative della letteratura europea del Novecento.Come posso dire se la tua voce è bella
Nata a Göteborg, nel Sud della Svezia, da una famiglia di origine tedesca per parte paterna il nonno era stato Console di Prussia il 26 ottobre del 1900, mostra fin dalladolescenza una notevole inclinazione per la psicologìa, letica e la religione, nello specifico per il Buddismo. Coltiva successivamente gli studi umanistici presso lUniversità di Uppsala, dove accanto al greco ed alla storia della letteratura apprende il norreno (4) con tutto quel bagaglio di leggende e cicli mitologici caratterizzanti lepopea scandinava e che contribuiscono senza alcun dubbio a farle precocemente introiettare quella dialettica degli opposti, che si esplicita in lei massimamente nella concezione di bene e di male, di vita e di morte: convinzione questa, cui Karin Boye era pervenuta anche attraverso la lettura di Zarathustra di Federico Nietzsche, da lei definito il nuovo Colombo e che le infonde quel culto per la Grecia classica, che nel 1938 - dopo un lungo viaggio avente come prime tappe Berlino, Praga e Istambul - la porta a materializzare e a vivere il sogno dellEllade come lei stessa lo definiva e a calpestare il sacro suolo di quella, che riteneva essere la culla della civiltà europea: sogno, che in lei si infrange di lì a poco, allorchè siamo già in piena guerra la raggiunge ad Alingsas, piccola località nei pressi di Göteborg, dove si era rifugiata presso unamica inferma, la notizia ferale che le truppe naziste hanno invaso la Grecia: è il 23 aprile del 1941 e, nella quiete della natura, Karin Boye trova la morte. Accomunata dalla problematica del suicidio a Virginia Woolf, che per una funesta coincidenza si toglie la vita di lì a poco, il 28 aprile, ed a Marina Cvetaeva, che lo porta a compimento nel giugno dello stesso anno, la Boye aveva spesso sostenuto Io non voglio morire, ma devo. Non posso vivere, rendo tutti infelici (5) Sullindividuo grava pertanto una sorta di Anankhe (6), che ne fa in questo modo un capro espiatorio lantico tràgos per lappunto - che si offrirebbe in un Sacrificio Volontario allintera società. A tale assunto Karin Boye perviene in Kallocaina, un romanzo avveniristico con elementi di realismo magico, che demandano ad una matrice kafkiana.
Ciò che distingue Kallocaina (1940) dalle altre distopìe è tuttavia la concezione stessa della dittatura, che nel romanzo di Karin Boye non si esplicita come un elemento puramente esteriore, bensì agisce come un qualcosa di interno allanimo del protagonista. In unepoca indefinita della Storia ma si potrebbe pensare ad un futuro abbastanza prossimo rispetto al momento, in cui il romanzo è stato scritto, il 1940 in uno Stato ormai universale senza più confini o frontiere, lo scienziato quarantenne Leo Kall mette a punto una sorta di siero della verità da lui perciò chiamato kallocaina che avrebbe il compito di garantirne la stabilità e la sicurezza, ma i cui esiti si rivelano via via sempre più sconvolgenti: non soltanto infatti la verità finisce per sfuggire ad ogni strumentalizzazione, ma evidenzia sempre più la complessità e linafferrabilità dei rapporti umani e soprattutto dei rapporti tra le persone che maggiormente stanno a cuore. Da qui linevitabile presa di coscienza da parte del protagonista che Verità e Potere restano due assiomi inconciliabili, mentre a poco a poco il suo granitico Super-io comincia a cedere il posto a quei sentimenti che fino ad allora si era costantemente negato: la fede nellamore, nella libertà ed in tutti quegli ideali, senza i quali anche lesistenza umana perde di valore e di significato. Per Karin Boye libertà significa agire in modo conforme alla propria natura: pertanto (anche se ciò può sembrare una contraddizione in termini!) lunica via da seguire è quella della necessità, dell Anankhe (12) sopra accennato, che condurrà anche lei a quel Sacrificio Volontario, che caratterizza i protagonisti del romanzo, i quali in verità - più che rappresentare dei veri e propri personaggi, assurgono a portatori di ideologìe e di valori. Ma è senza alcun dubbio nellanalisi del rapporto estremamente contraddittorio, che Leo Kall manifesta nei confronti della moglie Linda, che lassunto della vicenda raggiunge il suo acme, connotandosi di toni drammatici: «Si ha un bel parlare dell amore come di un concetto antiquato e romantico, ma io temo che esista, e che contenga, fin dallinizio, un elemento di indicibile dolore. Un uomo è attratto da una donna, una donna da un uomo, e per ogni passo che compiono avvicinandosi, sacrificano una parte di sé; una serie di sconfitte, dove non si aspettavano che vittorie» (13) «Sogno spesso di tornare ragazza e di soffrire di un amore infelice. Sai che è invidiabile essere giovani e amare senza speranza, anche se al momento non lo si capisce?Una ragazza giovane crede che ci sia qualcosaltro, una libertà che deve venire con lamore, un rifugio che troverà nelluomo che ama, una sorta di calore e di riposo qualcosa che non esiste. Un amore infelice, che dà quella confortante disperazione di non aver avuto fortuna con la persona amata, ma lasciando la convinzione che altri possano averla avuta, e che esiste, e che si può avere. ( ) Ma un amore felice conduce al vuoto. Non cè più uno scopo, non cè che la solitudine; e perché poi dovrebbe esserci qualcosaltro, perché dovrebbe esserci un senso per ciascuno di noi? Ti ho amato troppo, Leo, e così non ci sei neanche tu. Credo che ora potrei ucciderti.» (14)
Nel 1932, anche nel tentativo di chiarire a se stessa le ragioni della propria bisessualità, Karin Boye si reca a Berlino, per sottoporsi ad un trattamento di terapìa analitica, che tuttavia non riesce a condurre a termine a causa della mancanza di denaro: qui, in una Germania ormai alla vigilia dellascesa del potere nazista, la scrittrica si innamora di Margot Hanel, una giovane di estrazione borghese di origini ebraiche. Il loro è un legame molto tormentato, anche a causa della differenza detà Margot ha infatti appena ventanni nonché sul piano culturale. Specchio di questo rapporto contraddittorio e irrequieto è lampia produzione poetica della Boye a cui da questo momento in poi comincia ad affiancare sempre più quella di impronta narrativa (forse per meglio oggettivare i suoi stati danimo), cui possono fare riferimento questi versi, che in più parti riecheggiano l antica epica nordica. «Ho sognato spade stanotte. Lampegggiava forte dalla tua mano, Ho sognato sangue stanotte. Tu non notavi affatto che io cadevo. Ho sognato fuoco stanotte.
Non cè da stupirsi dunque se, in un momento di grave depressione la scrittrice e poetessa svedese, allorchè le forze dellAsse, cui la Seconda Guerra era dapprima favorevole, il 23 Aprile del 1941 invadono la Grecia, mitico simbolo dellamore per la bellezza da lei sempre nutrito, mentre è ospite di Anita Nathorst, per lei più che una cara amica, una sorta di madre spirituale, ad Alingsas (22) si allontani dallabitazione della donna, scomparendo e cercando la morte in mezzo alla natura: il suo corpo esanime verrà ritrovato alcuni giorni dopo semicoperto dallerica. Come in un funereo gioco di scacchi, la Morte ha vinto. «Armata, diritta e corazzata Voglio gettar la armi, Ho visto i semi secchi Potente è la gracile vita La primavera albeggia nelle regioni invernali,
In Italiano, sparsamente e non con lattenzione e la cura che avrebbero meritato, sono state tradotte soltanto poche poesie,(26) fra le quali ci piace ricordare questa, che forse più di ogni altra riassume la sua personalità poliedrica e tormentata: Sei la mia consolazione più pura, No, niente fa male come te. Milano, 18 febbraio 2006 NOTE 1. Karin Boye, da L'altro sguardo: antologia delle poetesse del Novecento, a cura di Guido Davico Bonino e Paola Mastrocola, Milano, Mondadori, 1996.2. v. a questo proposito V. Consoli, Fausta Cialente e la cultura triestina, in «La Mosca di Milano», n.11, Il Confine, gennaio 2005, p.22.3. Karin Boye, Kallocaina (traduzione dallo svedese di Barbara Alinei), Milano, Iperborea, 1993.4. L'antica lingua nordica delle origini, in cui ci sono pervenute le versioni originarie dell'Edda antica - silloge di carmi tramandate da un codice adespoto del secolo XIII della Biblioteca Reale di Copenhaghen - e dell'Edda dell'islandese Snorri Sturluson, il più noto rappresentante della poesia cosiddetta scaldica, quest'ultima in prosa e risalenteanch'essa al XIII secolo.5. Karin Boye, Poesie (v. Introduzione di Daniela Marcheschi, p.14), Il nuovo melograno, Ed. Le Lettere, Firenze, 1994.6. Parola greca, che significa 'costrizione', 'necessità',7: V. a questo proposito il saggio di Vittorio Barabino, Il linguaggio dell'UtopÏa - Analisi della neolingua in 1984 di George Orwell. http://www.intercom. Publinet.it. /NewSpeak.htm.8. A.Huxley, Il mondo nuovo, pubblicato nel 1932.9. Leader della dissidenza letteraria nei confronti di Stalin e padre della moderna DistopÏa.10. Pseudonimo di Eric Arthur Blair (1903 - 1950), 1984, Milano, Mondadori, Aprile 1973, nella traduzione di Gabriele Baldini. Dal romanzo di Orwell, il regista e sceneggiatore americano Michael Radford ha girato, giusto nel 1984, l'omonimo film con musiche di Eurythmics e Dominic Muldonney.11. Fondato dallo scrittore francese Henry Barbousse (1873 - 1935) ed estesosi ben presto in tutta Europa, ne fecero parte Georges Duhamel, Selma Lagerloef, Blasco Ibanez, Stephan Zweig, trae il suo nome dall'omonimo romanzo di Barbousse, Clartè (Chiarezza) da lui scritto nel 1919. Nel 1922 si afferma anche in Svezia, dove la Boye diviene redattrice dell'omonima r ivista.12. v. nota n. 6.13. K.Boye, Kallocaina, Iperborea, Milano, 1993, p.21.v. op. cit. , p.179.15 (1849/1912) .Il più importante scrittore svedes a cavallo del secolo.ed uno dei più grandi drammaturghi europei. La sua opera è vastissima e comprende tutti i generi letterari, dalla lirica all'autobiografia, dalla narrativa al teatro.Il continuo desiderio di andare oltre, nel tentativo tormentato di smascherare le certezze della società ,segnano a fondo l'opera di A.ugust Strindberg, conferendole un carattere innovativo ed anticipatore. Tra i suoi drammi, Il pellicano (1907), La via di Damasco, (1898-1901), Il Padre (1887).16, Nato a Uppsala nel 1918, è uno dei maestri indiscussi della cinematografia internazionale. Figlio di un pastore protestante della Corte reale, debutta come drammaturgo negli Anni Quaranta, dando voce al clima angoscioso dell'epoca con una serie di opere nel solco della tradizione strindberghiana. Conquista la fama internazionale negli Anni Cinquanta come regista cinematografico. Suoi capolavori sono Il posto delle fragole, (1957), Il settimo sigillo, (1956), che gli valse il Premio Speciale della Giuria a Cannes, Alle soglie della vita (1963), Il silenzio (1963), Sussurri e grida (1973), Scene da un matrimonio (1975), SinfonÏa d'autunno (1978).17. Giganti mostruosi della mitologia nordica.18. V. nota 119. Asi ed Elfi. Con il nome di Asi vengono designati gli dei (buoni) di cui è a capo Odino. Gli elfi sono spiriti, forse in origine le anime dei morti, divinità intermedie tra cielo e terra.20. v. Note a Karin Boye, Poesie (a cura di Daniela Marcheschi), Edtice Le Lettere, Il nuovo Melograno, Firenze, 1994, p.145.21. La divinità nordica corrispondente allo Zeus dei Greci e al Giove dei Latini.22. Località della Svezia del Sud nei pressi di Göteborg.23. Voglio accogliere.Kallocaina a cura di Barbara Alinei, pag. 9, Iperborea Milano 199324. (sved.) - Raccolta di scritti a cura di Margit Abenius, Stoccolma, 1947/1950, voll. 1/11. I testi della giovinezza sono stati riuniti da Barbro Gustavsson, rispettivamente in Mansang e Det Stora Undret, Uddevalla, 1979 e 1981.25. ( sved.) Un libro su Karin Boye. Vita e poesie, Stoccolma, 1951 (nuova edizione del 1966 con il titolo Karin Boye), ma anche il capitolo Karin Boye in Gunnar Brandel - Jan Stenqvist, Svensk Litteratur, 1870/1970, Stoccolma, 1974/1975, vol.2, pp.188/197 e vol.3, p.191.26. Cfr. Augusto Guidi, Poeti svedesi (1888/1942), Roma, 1945, pp. 119/123. Giacomo Oreglia, Poesia svedese, con Prefazione di Salvatore Quasimodo, Milano, 1966, pp.193/197. Mario Gabrieli, Cinquanta anni di poesia nordica, traduzioni di Silvia De Cesaris, Epifani, Roma, 1967, pp. 183/189, riproposte più tardi da Ludovika Koch nel volume A.A.V.V. , Parnaso Europeo, Roma,1990, 2 voll.27. v. nota n.1.
(Giono, Goethe, Gracq, Hemingway, Stendhal...) Ligusticità di Enrico Bonino
Ve lo racconto in un istante...
Avvocato di professione, Giorgio Saviane difese il valore di "vittima" nel significato morale del termine e pose al centro della sua produzione letteraria affascinanti tematiche filosofico-religiose con il vincolo della tenuta psicologica. (di Alessandro Moscè)
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